L’avanzare del tempo e degli anni ci porta sempre più a contatto con storie di dolore, paure e periodi di difficoltà più o meno grandi da attraversare. La mia vita, in questi ultimi anni, ruota discretamente bene. Le difficoltà quotidiane sono una passeggiata su un prato verde rispetto a problemi cui sono indirettamente a contatto.
L’inconsapevolezza della gioventù, quel regalo che l’universo ti fa per permetterti di esplorare senza remore, è ormai svanita e la certezza che prima o poi certi problemi saranno parte della mia quotidianità è un pensiero che ogni tanto appesantisce la mente e umanamente angoscia.
Non si può far altro che guardare sempre avanti. Non si può far altro che vivere la vita che ci è donata finché ci sarà, pur avendo chiaro che – comunque – rimarremo sempre e pur sempre niente di più di una scintilla nell’eternità dell’universo.
In questo periodo sto studiando tanto, sto studiando un po’ come se fossi tornato all’università ma il farlo per passione e non per necessità lo rende meno pesante e più divertente.
A proposito di passioni penso spesso che mia moglie completi ciò che sono perché sa condurre le figlie verso mondi, argomenti e materie distanti dal mio essere. Luoghi della conoscenza che balbetto ma che non padroneggerò mai e per i quali purtroppo non sarò mai Cicerone.
Proprio mentre studiavo, un pomeriggio di fine Maggio, Giorgia mi ha portato una scatola che aveva costruito dopo un po’ di lavoro alla sua scrivania. Sul coperchio, aveva deciso di scrivere una poesia di Antonia Pozzi, una poetessa scoperta proprio grazie alla sua mamma.

Quel messaggio scritto da una bambina che dell’inconsapevolezza fa ancora arma della quale servirsi e donato a me, in giorni in cui difficoltà di amici arrivano al mio cuore, mi è sembrato la risposta e la chiave per affrontare la vita.
Finché si può, saper vivere è un po’ scegliere cosa guardare, con gli occhi e con la mente. Aprire quella scatola è lo sforzo che dobbiamo fare.
Emanuele

Giorgina bella.