L’incontro.

Non era più questione di quando e neanche questione di come. Lei l’aveva aspettato e sempre l’avrebbe fatto. Sapeva che un giorno, uno qualunque, si sarebbero incontrati e mai più lasciati. Il trucco, diceva lei, sta sempre nella fermezza del pensiero. Un concetto, quando vacilla, è già caduto, perso, destinato all’oblio. Era tutta questione di particolari che avrebbero catalizzato per un istante l’universo intero. La precisione del gesso che lascia un solco su una lavagna nera e ben pulita, la decisione di una voce che convince, l’irremovibilità di uno sguardo che ipnotizza. Tanti erano gli elementi che avrebbe descritto e, di giorno in giorno, sembrava poterne inserire di nuovi. Come se quella lista destinata un giorno ad esser condivisa, non sarebbe stata completa se non pochi istanti prima, quando le due realtà sarebbero coincise, quando il sogno, il tempo e lo spazio si sarebbero uniti per descrivere un infinitesimo di ciò che significa, per un uomo avveduto, la libertà. Qualcosa che solo l’incessante trascorrere delle ore poteva far comprendere. L’enormità dello scorrer della vita paragonato all’infinitamente piccolo: la sensazione di un odore. L’odore. Ecco cosa portava dentro. Ecco cosa la spingeva a dar vita alla lista, a custodirla gelosamente e – contemporaneamente – a darne assaggio a chi aveva intorno. L’odore di qualcosa che non conosceva neanche ma che sapeva con assoluta certezza di dover mostrare. Di aver posseduto, forse in un tempo, in un’altra vita o – addirittura – in un futuro non ancora vissuto. Era tutto ciò che aveva, che era e che gli avrebbe donato prima o poi, se solo lui…

Emanuele

5 commenti » Scrivi un commento

  1. Che cos’è? (ignoranza, tremenda ignoranza… :roll:)

    No perchè questa frase potrei averla scritta io:
    “Non era più questione di quando e neanche questione di come. Lei l’aveva aspettato e sempre l’avrebbe fatto. Sapeva che un giorno, uno qualunque, si sarebbero incontrati e mai più lasciati.”

    E infatti sono qui, tra la fine di un giorno e l’inizio di un altro ad aspettare un gesto che con ogni probabilità non avverrà mai.

    Fortuna che sono maledettamente ottimista.

    • L’ho scritto io, così, di getto. Perché quando le mani vanno tu devi seguirle oppure si staccano. Non puoi frenarle. E finché non sono stanche loro parlano, mi parlano. E finisce che non ragiono più col cervello, che tutto diventa altro, che niente diventa tutto.
      Comunque oggi non te lo spiego, però so già che prima o poi lo farò. 🙂
      Ciao,
      Emanuele

  2. aspettare da sempre è l’azione di ASPETTARE che esiste perchè c’è un tempo.
    ma se togli il tempo,non aspetti nè sempre,ma ora,
    se tolgi il tempo, esistiamo da sempre,ora
    gli incontri sono da sempre programmati

    • E io aspetto e, con tanta immaginazione, aspetta anche lei. Perché come dici tu gli incontri sono programmati, DEVONO accadere.
      Però stiamo parlando di due cose diverse… sai? Tra qualche tempo lo spiegherò meglio… 🙂
      Ciao,
      Emanuele

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