Piove (e un po’ mi manca).

Ero sdraiato sul divano per una bella pennichella post-pranzo quando ho iniziato a sentire le prime gocce!

E quelle gocce mi han fatto tornare indietro nel tempo. Son volato fino agli inverni passati.

Ai vetri appannati dell’auto, ai giubbotti inumiditi dal freddo che sembrano non riscaldare mai abbastanza. Alla goffaggine che comportano nell’entrare o uscire da un’auto.

Ai tergicristalli che spazzano l’acqua e che spesso lasciano uno strato di bagnato irremovibile.

Alle guance fredde, congelate. Alla punta del naso che vorresti riscaldare, alle mani che infili sotto le cosce ogni volta che non servono.

Ai sorrisi che ti provocano le persone che tentano di coprirsi in fretta davanti le vetrine dei negozi.

E le luci. Ma non le lampadine… le luci che si riflettono sulle gocce che prendono, da posti diversi, infinite sfumature impossibili da decifrare.

Gli inverni, visti da dentro un auto, son qualcosa di stupendo. Con quella ventola che d’estate vorresti sparasse neve e d’inverno fuoco.

Torno sul divano, lascio la finestra aperta, ascolto e sogno…

Emanuele

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