Voglio sentirmi vivo…

Parte tutto da qui.

Sono appena tornato dal primo incontro del Cineforum organizzato da due ragazze dell’Arciragazzi… e sono soddisfatto.

Siamo una quindicina di universitari (ehm… solo 4 ragazzi!) e la maggior parte arriva da lettere, psicologia o scienze sociali. Insomma… ero l’unico futuro-ingegnere li dentro.

Locandina del film ‘Ricordati di me’Il film, “Ricordati di me”* mi è piaciuto. Mi è piaciuto perché, nella sua realisticità, mi ha permesso di rispecchiarmi più volte nei vari protagonisti. Anzi, spesso mi ha addirittura portato a pensare certe cose… per rimangiarmele subito dopo.

Una famiglia che si ritrova unita per apparenza. Quattro persone che, come nella più tipica delle società moderne, cercano di colmare la propria insicurezza cercando di realizzarsi singolarmente.

Persone incapaci di ascoltarsi, di sentirsi… di trasmettere emozioni e sentimenti.

Persone che, però, dentro di loro soffrono ma non mostreranno mai il vero motivo della loro sofferenza. Preferiranno vivere tragedie piuttosto che cercare di accettare i propri limiti e debolezze. Persone poco sincere.

C’è il tema della scalata al successo come metodo per realizzarsi, c’è quello dei sogni nel cassetto come motivo di nervosismo, c’è quello della ricerca del vecchio amore indimenticabile e quello della… ricerca di un amore.

Fa riflettere… e la cosa più naturale che potessi fare era appunto rivedermi un po’ in tutti quei personaggi: immagino sia andata per tutti così. Nessuno è il cattivo, nessuno è da punire… sono forse tutti però, un po’ troppo insicuri ed incapaci di esser sinceri con se stessi.

L’unica figura che ne uscirà vittoriosa (tragicamente però) è quella di Alessia (interpretata da Monica Bellucci), che però rappresenta un personaggio secondario. Prenderà una decisione che porterà avanti nonostante tutto. Mi torna sempre in mente una frase che mi disse una amica oltre un anno fa: “le decisioni più mature sono quelle che si prendono senza avere alternative”. Beh, Monica Bellucci (Alessia) sposa alla lettera questa frase. Si rende conto di non amare più il marito e decide di non tornare più indietro. Ovviamente il clima non è felice in quanto distrugge un matrimonio con due figli: una vittoria per nulla indolore.

Così, dopo il film, si è aperto un bel dibattito sulla famiglia di oggi. Sulla difficoltà di dialogo e sull’incapacità di sopportare l’altro. Siamo stressati dal mondo esterno che ci vuole sempre al top, è vero. Però è anche vero che non c’è più quella concezione della famiglia come fine della propria autorealizzazione. C’è il successo, c’è il lavoro, c’è la vita sociale. La famiglia è messa da parte… e così si presta poco impegno. Si è, paradossalmente, disposti a penare di più per un buono stipendio che per salvare il proprio “nido d’amore”.

I personaggi del film sono un po’ estremizzati… sono l’insicurezza fatta persona, è vero, però fanno comunque riflettere tanto.

“Voglio sentirmi viva”. Lo dice Giulia, professoressa di lettere, al regista di teatro che le offre un posto.

La famiglia, il matrimonio come tomba dell’amore. Non sono stati in grado di rendere vivo ciò che avevano… e come nella più tipica delle menti, ci si rende conto dell’importanza di ciò che si ha, solo quando la si perde. Allora ci si sveglia…

Il film finisce lasciando le porte aperte. E’ romanzato, è vero, ma non si conclude come una favola in cui vissero tutti felici e contenti.

Insomma, come rimanere insoddisfatti dopo tutte queste riflessioni? Vi consiglio caldamente di vederlo. Non tanto per aprirne un dibattito… quanto per riflettere un po’ su se stessi. “Ricordati di me”, è un po’ uno specchio di quel che siamo.

Il prossimo appuntamento è per martedi prossimo… e così, vi do appuntamento alla prossima settimana per nuove riflessioni sul tema della famiglia.

Ciao,

Emanuele

PS: conclude il film una delle mie canzoni preferite…

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Ingegnere. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Vive in una casa con un ciliegio insieme ad una moglie, una bimba e otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.

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