Francoforte, una città che disorienta.

Ho passato l’ultima settimana a Francoforte e non ho ancora capito dove sia stato. Francoforte è business, è un centro a misura d’uomo e un posto legato alle tradizioni contemporaneamente, al punto che non è chiaro dove finisca l’uno e inizi l’altro.

E’ ricca [1]. E’ certamente dipendente dalla finanza, un po’ tedesca un po’ europea (qualcuno ha detto BCE?) e senza ombra di dubbio tutto ciò traspare anche dall’intensità dei lavori con cui stan trasformando la città per donarle uno skyline da cartolina.

Non è però una metropoli fuori controllo dove le infrastrutture non hanno retto (traffico milanese? Metropolitana di Londra? Trasporti romani?) e per questo sembra quasi a misura d’uomo. Si vedono tante biciclette in giro, tantissime piste ciclabili che piuttosto che interrompersi agli incroci come fanno in Italia, sono evidenziate con maggior enfasi.

A proposito di confronti, mi vien naturale ripensare ad una tecnologia assurda che hanno attivato nelle metropolitane. Praticamente dopo che fai il biglietto alla macchinetta (o lo acquisti in edicola) puoi raggiungere i binari e prendere la metro senza attraversare controlli, tornelli, barcode, verifica abbonamenti. Questa rivoluzionaria tecnologia la chiamano “civilità” ma sarà una trovata tedesca che certamente in Italia non può essere importata perché illegale.

Tirando le somme, mi è piaciuta ma non mi ha fatto impazzire. Un po’ per via della guerra (fu rasa al suolo al 70%), un po’ per la smania di renderla moderna, hanno riempito il centro “storico” di grattacieli tanto belli quanto asettici al punto che quando incontri due casette tedesche sorridi e pensi «ah, doveva essere così un tempo…».

Emanuele

[1] Fuor di metafora: in 5 giorni ho visto solo una Fiat Punto ma ho perso il conto delle Bentley incontrate.

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