Unico rimedio.

Una volta soli, Dafni e Cloe, che allora per la prima volta avevano udito il nome di Amore, si sentirono l’animo turbato dal desiderio e, ritornati alle loro case sul fra della notte, confrontavano ciò che avevano udito con ciò che essi stessi provavano: “Gli innamorati soffrono, e noi soffriamo; non si curano più di nulla, così pure noi non ce ne curiamo; non possono dormire, e questo ora avviene anche a noi; si sentono bruciare, e noi abbiamo dentro il fuoco; desiderano vedersi l’un l’altro, e proprio per tal motivo noi desideriamo che si faccia giorno. Certo questo nostro è amore e noi siamo innamorati, si tratta di amore e l’oggetto di questo amore è ciascuno di noi. Perchè soffriamo così? Perchè ci cerchiamo a vicenda? Converrà dunque ricorrere all’unico rimedio: baciarci, abbracciarci e starcene insieme”.

Da “Dafni e Cloe” di Longo sofista (età ellenistica).

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Ingegnere. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Vive in una casa con un ciliegio insieme ad una moglie, una bimba e otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.

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