Dreams are desires?!

I sogni son desideri?!

Questo post ha il titolo in inglese per un motivo ben preciso: stanotte (o meglio… ieri notte) ho sognato di essere nuovamente a Londra.

Però… ho sognato di tornare nel ristorante dove lavorai per quasi 2 mesi circa 5 anni fa… una delle più belle esperienze che potessi fare… (ancora minorenne!). Ho sognato di tornare li… di incontrare nuovamente il proprietario e di parlare un pò. Chiedergli come va il ristorante… vedere le modifiche fatte (si, perchè immagino sempre che qualcosa debba necessariamente esser cambiato dentro il locale…). Scendere nuovamente giù per guardare la cucina, sperare di incontrare nuovamente quei “fantastici cuochi”… tanto poco italiani quanto bravi e simpatici.

Un’esperienza senza uguali… un’esperienza che porto ancora nel cuore dopo tutti questi anni. Gli odori… i rumori… le voci e gli accenti così diversi dai nostri… un mondo completamente diverso.

Ogni tanto mi immagino che debba finire in uno di quei programmi di Raffaella Carrà per poter vedere realizzato questo “incontro”… gli anni sono volati davvero… e purtroppo a quel tempo le e-mail erano così rare che… neanche a pensarci. I contatti sono così andati persi, nonostante conservi ancora, gelosamente custodito nel portafoglio, un bigliettino del ristorante…
Il ristorantino era di un milanese (se non erro), andato li a “cercar fortuna”… mentre io andai li a passare 2 mesi delle mie vacanze estive. “La nocciola”, era questo il nome. Mi ricordo che un giorno mi spiegò il perchè… purtroppo però non lo ricordo più. Dovrei chiedergli anche questo.

Chissà se è ancora tutto li… chissà se non è fallito e quel posto è diventato qualcos’altro… chissà se s’è ingrandito e gli affari hanno preso piede.

Era proprio all’inizio… aveva aperto da pochi mesi e così feci anche del volantinaggio per pubblicizzare il ristorante.

I miei compiti erano molto semplici… nonostante il mio inglese non fosse “da inglese” (riuscivo comunque a conversare alla meno peggio) mi era stato affidato di servire ai tavoli e ogni tanto prendere le ordinazioni (molto spesso le prendeva “lui”). C’era un piccolo ascensorino nel muro… da li dentro arrivavano i piatti caldi dalla cucina. Dovevo apparecchiare la tavola “in stile italiano” (cosa che senza dubbio sapevo fare alla grande)… compresa una candelina al centro, da accendere quando arrivavano i clienti.

Era bello star li… forse, data anche la mia età, vissi tutto un pò come un gioco. Mi ricordo che ogni tanto ci andavo prima giusto per far risplendere tutto… spazzare a terra e passare lo straccio. Fortunatamente il titolare m’aveva preso in simpatia… e così mi ripagava degnamente.

Ricordo anche che quando non avevo il turno, ero liberissimo di andar li… e mangiare “da gran signore”. Indimenticabile una pasta alla matriciana servita in… un piatto da pizza. Ero affamatissimo (e quando mai :-D) e così chiesi al cuoco di farmi taaaanta pasta. Mi prese in parola. E io… la mangiai tutta.

Effettivamente la cucina non era poi un granchè… la pasta si faceva nell’acqua che veniva cambiata si e no 2 volte a serata… (in questo modo era sempre bollente e la pasta cuoceva al volo…) e la pizza. Non parlatemi della pizza. E soprattutto, non fate vedere mai come può preparare una pizza un ristorante inglese. Un pizzaiolo italiano molto probabilmente si sentirebbe male.

Innanzitutto si utilizzano teglie rotonde e invece di esser cotta a legna finisce nel forno elettrico. Per allargarla… non si usavano le mani! Non si faceva volteggiare in aria… esisteva una macchinetta (del demonio!! :-P). Infilavi la pasta… e ti usciva una cosa tonda… un pizzico più grande di un piatto piano. A quel punto, due giri di mattarello e poi, iniziavi a punzecchiarla tutta con la forchetta. A quel punto potevi iniziare a condire.

Non gliel’ho mai detto ma questa cosa mi faceva letteralmente rabbrividire. 😀

Ritornando “in sala”… ricordo pure che insieme al conto, servivamo sempre anche 2 mentine per l’alito… una cosa carina effettivamente. Forse così… il conto bruciava un pò meno. 😛

Il menù non era grande come quello di un ristorante italiano: pochi primi, pochi secondi… e un numero ridicolo di dolci. Tanta gente però… al ristorante… prendeva il cappuccino. :O Che strani questi inglesi… vero?!

Tutto ciò che è italiano… li fa impazzire. E così, mi occupavo anche di questo… facevo i caffè ed i cappuccini con una macchina da bar… era divertente utilizzarla. Non l’avevo mai fatto… e così ho imparato.

La cosa più difficile spesso era dover rispondere al telefono e prendere le ordinazioni… devo però dire che magicamente, molto spesso ci riuscivo… questo dimostra solo una cosa: la lingua si impara solo vivendo nel luogo d’origine. Non ci sono scuole che tengano… quando sei obbligato a capire, il tuo cervello si apre per “legge di natura”. 😛

E’ stata un’esperienza stupenda… e mi è rimasta così tanto dentro che, anche dopo questi 5 anni, saprei parlarne ancora per ore ed ore… ci sarebbero così tante cose da dire.

Un quadro con due gambe di donna… e due mani che le tengono ferme. Era li… nelle scale verso la cucina. Era la prima cosa che vedevi scendendo le scale.

Il ritorno a casa… era sempre qualcosa di nuovo. Ho visto gente “fradicia” come non mai. Ho visto persone appoggiate con la sola faccia al muro… e il resto del corpo staccato. Stavano in piedi così… ubriache fradice.

Anch’io effettivamente bevevo più spesso, probabilmente per il freddo. Molto spesso capitava che al ritorno, uscendo dal ristorante prendevo una birra (…ve l’ho detto che gli stavo simpatico… :-P) e facevo la strada così. Altre volte invece, il cuoco mi dava uno strappo in macchina. Lui era arabo o giù di li… (maledizione, non ricordo più la nazione precisa…) ma sapeva parlare anche un pò di italiano, tedesco e francese. Aveva lavorato come cuoco praticamente in mezzo mondo.

La mia esperienza non si limitò solo ad un ristorante… ma questo è senza dubbio quello che più m’è rimasto nel cuore.

Adesso comunque è meglio se vado a nanna… sono appena (appena?! Sono arrivato alle 2 meno 20 a casa!) da una festa di compleanno… (durata poco, ma stranamente poco noiosa…). Domani mattina alle 10 dovrò essere in facoltà a studiare Intelligenza Artificiale… ci arriverò ad occhi chiusi.

Sogni d’oro a tutti…

Emanuele

PS: non ci posso tornare ma… almeno Google Earth mi ha permesso di rivedere Hammersmith (il quartiere dove trovai la stanza…) ed il percorso verso il ristorante… che nostalgia…!

Casa mia a Londra

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Ingegnere. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Vive in una casa con un ciliegio insieme ad una moglie, una bimba e otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.

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