{"id":8721,"date":"2011-06-21T18:31:15","date_gmt":"2011-06-21T16:31:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/?p=8721"},"modified":"2011-06-21T11:44:40","modified_gmt":"2011-06-21T09:44:40","slug":"il-quarto-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/2011-06-21\/il-quarto-stato\/","title":{"rendered":"Il quarto stato."},"content":{"rendered":"<p>In questi giorni la sveglia <strong>suona alle 6 e 40<\/strong>. Alle 7 e 20, dopo una doccia fredda <strong>obbligatoria<\/strong> ed una colazione\u00a0veloce, esco da casa. Alle 8 sono in un&#8217;industria a circa 40km da dove vivo.<\/p>\n<p>E&#8217; un ambiente diverso da quello in cui lavoro di solito. La <em>location<\/em> \u00e8 composta da tanti <strong>capannoni<\/strong> che oserei\u00a0definire storici: negli anni quaranta\/cinquanta li utilizzava un colorificio che nel dopo-guerra non and\u00f2 troppo distante.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8722\" title=\"Il quarto stato\" src=\"\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/2011-06-21_il_quarto_stato.jpg\" alt=\"Il quarto stato\" width=\"500\" height=\"250\" \/><\/p>\n<p>All&#8217;interno dell&#8217;aerea, cui si accede solo se si ha il permesso necessario, lavorano <strong>alcune centinaia di operai<\/strong> che\u00a0producono, ventiquattro ore su ventiquattro, liquidi di contrasto (<em>avete presente quando vi fate un&#8217;ecografia&#8230;?<\/em>).\u00a0L&#8217;impianto non si ferma mai, <strong>non esiste la notte o il giorno<\/strong>, quelle pompe, valvole e condotte vanno avanti da anni.<\/p>\n<p>Io, ogni mattina, alle 8 e 15 <strong>salgo le scale<\/strong> all&#8217;interno di un vecchio capannone. Stiamo modellando una nuova parte\u00a0di impianto e, questa volta mi tocca dirlo, mi \u00e8 stato assegnato un compito noiosissimo. Non \u00e8 di questo che vorrei\u00a0parlarvi per\u00f2.<\/p>\n<p>Il vecchio capannone in cui entro dovete immaginarlo proprio come uno di quelli inquadrati <strong>in alcuni film americani<\/strong> degli anni &#8217;50: c&#8217;\u00e8 una grande area in cui gli operai lavorano e poi, al centro, c&#8217;\u00e8 una struttura autoportante, in\u00a0ferro, da cui anni fa il capo cantiere <strong>urlava gli ordini<\/strong>. Io salgo l\u00ec sopra e al posto di un\u00a0vecchio ufficio polveroso incontro&#8230; un vecchio ufficio polveroso con vari computer in aggiunta.<\/p>\n<p>E&#8217; tutto impolverato, tant&#8217;\u00e8 che mi \u00e8 facile notare <strong>la comodit\u00e0<\/strong> del bagno con le luci coi sensori automatici dell&#8217;ufficio da cui provengo. Non \u00e8 questo che mi impressiona per\u00f2.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che mi ha colpito di pi\u00f9 sono <strong>gli operai<\/strong>. Li vedi andare in giro per l&#8217;area industriale con le tute da lavoro &#8211;\u00a0delle salopet blu navy &#8211; gli scarponi di sicurezza e i caschetti gialli. <strong>Non so se siano felici<\/strong> vestiti tutti uguali.<\/p>\n<p>Ho scoperto che la pausa sigaretta\/caff\u00e9 avviene <strong>in una piccola stanza<\/strong>, su uno dei viali dell&#8217;industria. L\u00ec, tra\u00a0le finestre anni &#8217;40 e le mattonelle &#8211; grigie a terra e <strong>giallo scolorito<\/strong> alle pareti &#8211; hanno piazzato alcuni\u00a0distributori automatici. Fumano l\u00ec dentro e non oso immaginare cosa possa diventare quella stanza quando,\u00a0d&#8217;inverno, quelle <strong>piccole finestre basculanti<\/strong> vengono chiuse per proteggere dal freddo chi fa una pausa. A me, per contrasto, appare al volo l&#8217;immagine della mia sala &#8220;pausa&#8221; che ha persino il frigo e il microonde per chi vuol prepararsi un t\u00e9 al volo.<\/p>\n<p><em>Non so se siano felici<\/em>. A me, guardandoli, ricordano <strong>le lotte di classe<\/strong>, le prime rivolte, lo statuto dei\u00a0lavoratori, gli scioperi e i sindacati. \u00ab<em>Sono loro<\/em>\u00bb\u00a0dico tra me e me. Sono proprio <strong>loro<\/strong>, che si muovono in\u00a0squadre e che quando il capo squadra li invita a tornare al lavoro spengono la sigaretta per seguirlo verso una\u00a0delle strutture in cui scompariranno per qualche altra ora.<\/p>\n<p>In un angolo del &#8220;<em>Capannone 14<\/em>&#8221; in cui entro io la mattina c&#8217;\u00e8 un tavolo in cui alcuni operai del reparto\u00a0manutenzione <strong>riparano<\/strong> ci\u00f2 che \u00e8 arrivato. Alle pareti, oltre all&#8217;immancabile calendario sono appesi alcuni poster: due\u00a0donne nude, un poster sul calcio e qualche bella moto. Mi ruba un sorriso, non tanto la visione di quelle <strong>bionde siliconate<\/strong>, quanto lo stereotipo che quella scena rappresenta.\u00a0<em>Non so se siano felici<\/em>. Lo ripeto perch\u00e9 ho sentito che <strong>l&#8217;ambiente<\/strong>, in quest&#8217;industria, non \u00e8 delle migliori \u00ab<em>Va  avanti chi frega l&#8217;altro<\/em>\u00bb mi aveva\u00a0informato un collega giorni fa.<\/p>\n<p>E&#8217; tutto <strong>roba da cartolina<\/strong>. Avrei voglia di vagare per ore all&#8217;interno vestito come un giovane reporter degli anni &#8217;60. Purtroppo per motivi di sicurezza, nell&#8217;intera area, una volta varcato l&#8217;ingresso oltre a non poter scattare foto \u00e8 <strong>vietato<\/strong> persino utilizzare i cellulari che vanno, insindacabilmente, spenti. Tutti noi viviamo tutto il giorno col cellulare acceso; questo centinaio di persone, probabilmente, il cellulare lo utilizza nel weekend e anche questa <em>stupida<\/em> regola basta a farmi <strong>apprezzare<\/strong> (<em>come se non lo facessi gi\u00e0 abbastanza<\/em>) il lavoro che Dio ha voluto per me. Io, pi\u00f9 giovane di tanti l\u00ec dentro e <em>vergognosamente<\/em> pi\u00f9 fortunato.<\/p>\n<p>Intanto <strong>ho pranzato con loro<\/strong> nella loro mensa e una cosa mi \u00e8 chiara: non importa quanto il lavoro che fai sia duro, sporco o poco appagante. L&#8217;importante \u00e8 che il pane non manchi e <strong>che sia buono<\/strong>. E&#8217; cos\u00ec probabilmente che,\u00a0nella storia, i vecchi padroni riuscivano a <strong>rabbonire <\/strong>i lavoratori. E&#8217; cos\u00ec che, nel 2011, quelle persone\u00a0<em>&#8220;nonostante tutto&#8221;<\/em> svolgono giornalmente il loro lavoro. Senza troppi sorrisi ma con un pranzo <strong>migliore<\/strong> di quello che giornalmente mi tocca nei locali visibilmente pi\u00f9 <em>&#8220;in&#8221;<\/em> intorno al mio ufficio.<\/p>\n<p>Nonostante la sveglia suoni pi\u00f9 presto del solito, mi sembrano\u00a0<strong>una fortuna<\/strong> questi 40km mattutini. Tutto quello che vedi ai TG quando Marchionne richiede &#8220;<em>pi\u00f9 sacrifici<\/em>&#8221; ai dipendenti che non vogliono ascoltarlo, qui \u00e8 <strong>storia concreta e tangibile<\/strong> e poterne prendere coscienza cos\u00ec da vicino ti apre gli occhi e ti fa sperare che, tra quelle macchine, un bel giorno possano <strong>diffondersi<\/strong> anche solo due sorrisi in pi\u00f9. Perch\u00e9 \u00e8 tutta gente che non ha l&#8217;auto comoda ed elegante, ma porta avanti il paese con silenzio, fatica e tanti sacrifici.<\/p>\n<p><strong>Emanuele<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni la sveglia suona alle 6 e 40. 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