{"id":8324,"date":"2011-03-04T00:45:12","date_gmt":"2011-03-03T23:45:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/?p=8324"},"modified":"2011-03-04T01:01:00","modified_gmt":"2011-03-04T00:01:00","slug":"tace-la-voce-grida-il-cuore-santagostino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/2011-03-04\/tace-la-voce-grida-il-cuore-santagostino\/","title":{"rendered":"Tace la voce, grida il cuore (Sant&#8217;Agostino)."},"content":{"rendered":"<p>Immerso in un silenzio che <strong>silenzio non \u00e8<\/strong>, provo a raccogliere parte dei miei pensieri. Sono appena arrivato a Milano, sdraiato sul letto, Macbook tra le gambe <strong>provo<\/strong> a dire tutto ci\u00f2 che in questi giorni ho <em>nascosto<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo esame d&#8217;abilitazione (<em>della mia vita<\/em>) \u00e8 tolto dai pensieri futuri, non ho ancora avuto l&#8217;esito ma <strong>sono positivo<\/strong>: ho consegnato 3 ore prima delle 8 previste.<\/p>\n<p>Sapete, mesi fa avevo <strong>un sogno<\/strong>. Era fine Agosto, da l\u00ec a poco mi sarei laureato e avevo gi\u00e0 sentore del lavoro che mi avrebbe catapultato in una nuova vita cos\u00ec sognavo di poter fare <strong>un gesto piccolissimo<\/strong> che per\u00f2, dentro me (<em>e forse solo per me<\/em>), aveva un valore enorme: volevo portare una domenica, dopo aver ricevuto il mio primo stipendio della vita, <strong>una guantiera di dolcini<\/strong> a casa. Volevo pranzare senza pensieri, pienamente felice, orgoglioso dei miei successi.<\/p>\n<p>E invece <a title=\"Perch\u00e9 gioia e dolore han lo stesso sapore.\" href=\"\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/2010-11-23\/perche-gioia-e-dolore-han-lo-stesso-sapore\/\">quella maledetta notte<\/a> ha <strong>stravolto<\/strong> i miei piani. Ho vissuto i mesi successivi portando nel cuore le <strong>bellissime parole<\/strong> che mio zio mi aveva consegnato come <strong>dono pi\u00f9 bello<\/strong> e che si sintetizzavano in un concetto che io amavo gi\u00e0 da tempo e che amo tutt&#8217;ora: <strong>portare gioia<\/strong>. Dovevo riuscirci &#8211; <em>addirittura<\/em> &#8211; attraverso la semplice presenza.<\/p>\n<p>E io riconosco tutt&#8217;ora <strong>la bellezza di quel compito<\/strong> ma i dolcini non sono mai pi\u00f9 riuscito a comprarli. Ogni domenica &#8211; in questi mesi &#8211; son tornato dai miei. Puntuale, parcheggio, vedo quel negozio di dolciumi all&#8217;angolo e mi torna in mente questa scelta. <em>Non posso<\/em> mi dico.<\/p>\n<p>Anni fa, mia sorella scriveva un po&#8217; dovunque una frase <em>stupidissima<\/em> di Che Guevara, una frase che, forse, qualsiasi adolescente in piena crisi esistenziale farebbe il suo cavallo di battaglia: <em>&#8220;Come si pu\u00f2 essere vivi e felici se non lo possono essere tutti?&#8221;<\/em>. <em>Forse<\/em> \u00e8 stato un po&#8217; anche il suo, non so. Intanto io l&#8217;ho saputa <strong>cum-prendere<\/strong> solo in questi mesi. In questi mesi in cui <strong>non ne sbaglio una<\/strong>. Il lavoro va, l&#8217;abilitazione \u00e8 volata come fosse una partita a biglie sulla sabbia, gli amici li sento presenti, vicini, <strong>veri<\/strong> e sinceri. Per\u00f2 <strong>chi amo davvero<\/strong> non \u00e8 pienamente felice ed \u00e8 dura combattere con questo <strong>squilibrio interiore<\/strong>. Perch\u00e9 non sono una persona che sa pensare a se stessa chiudendo porte e finestre. Per questo quella fortuna mi da un <strong>fastidio tremendo<\/strong>, per questo scrivevo post titolati &#8220;<em><a title=\"Tu, dall\u2019Alto, distribuisci meglio le cose quaggi\u00f9\u2026\" href=\"\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/2011-02-11\/tu-dallalto-distribuisci-meglio-le-cose-quaggiu\/\">distribuisci meglio le cose quaggi\u00f9<\/a><\/em>&#8221; o tutto ci\u00f2 che ho mi \u00e8 sembrato frutto di\u00a0<a title=\"E\u2019 un periodo di tentazioni.\" href=\"\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/2011-02-24\/e-un-periodo-di-tentazioni\/\">un periodo di tentazioni<\/a>. In questo periodo darei un braccio della mia fortuna per loro ma sembra che <strong>questo baratto<\/strong> non sia possibile: non \u00e8 un patto che Lui, dall&#8217;Alto, vuol accettare.<\/p>\n<p>Luned\u00ec, prima dell&#8217;esame, mi son ritrovato in un bar a prendere <strong>un t\u00e9 con mia zia<\/strong>. Era necessario, dopo aver ricevuto l&#8217;ultima brutta notizia: i medici, da l\u00ec in avanti, avrebbero proceduto con <strong>una terapia di accompagnamento<\/strong>, perch\u00e9 dopo 100 giorni, decine di interventi, tentativi e soluzioni pi\u00f9 o meno collaudate si \u00e8 accettato che quel corpo non ha pi\u00f9 voglia di questa vita terrena. Andare a studiare, <strong>dopo quelle lacrime<\/strong>, uscendo dal reparto di terapia intensiva fu l&#8217;ennesimo <strong>strappo<\/strong> in cui ti chiedi per cosa ti stai sbattendo. Il dovere&#8230; <strong>il dovere<\/strong>. Questo <em>maledetto<\/em> dovere. Ma <em>dovere<\/em> per chi? <em>Dio o mammona?<\/em> Il giorno dopo, mentre svolgevo il mio bel compito il pensiero tornava alle parole dei medici ogni due righe di codice. Avrei <strong>buttato via la penna<\/strong> una dozzina di volte. Volevo urlare. Volevo <strong>distruggere<\/strong> quel compito. Volevo perdere, sbagliare, essere triste per qualcosa di mio. Volevo pareggiare quella nuvola di fortuna che mi avvolge <strong>battendola<\/strong> in maniera subdola: scegliendo, consapevolmente, di fallire.\u00a0So per\u00f2 che certe sparate mostrano irresponsabilit\u00e0, <strong>immaturit\u00e0<\/strong> e ingenuit\u00e0 e cos\u00ec ho tenuto i nervi saldi, ho continuato a scrivere e scrivere e scrivere. Ho consegnato quel compito con <strong>una rabbia interiore<\/strong> immensa.<\/p>\n<p>A mio zio non potr\u00f2 raccontarlo mai, in questi ultimi giorni \u00e8 peggiorato vistosamente, ma so che un d\u00ec &#8211; un bel d\u00ec -, in qualche modo, legger\u00e0 queste pagine. So che <strong>capir\u00e0<\/strong> che se ho stretto i denti \u00e8 stato per <strong>regalare felicit\u00e0<\/strong> per\u00f2 in qualche modo dovevo sfuggire a quel <em>dovere<\/em> continuo che assale la nostra generazione e che ci allontana dagli affetti, dalle cose pi\u00f9 <strong>profonde e vere<\/strong> della vita. Cos\u00ec, nel mio piccolo, ho deciso che potevo trascurare <strong>il blog. <\/strong>Era un <em>dovere<\/em> di cui potevo fare a meno: <em>&#8220;Devi rispondere, devi scrivere, devi sfogarti, tanta gente si aspetta un post&#8230;&#8221;. <\/em>Assolutamente no! Ho vissuto questi giorni tra il corridoio e la stanza dell&#8217;ospedale in cui riposa. Non ho incontrato amici, non ho preso birre, non ho girato Palermo, non ho mangiato <em>mezza<\/em> arancina. Mi andava di trascurare tutto ci\u00f2 che fa parte del <em>&#8220;devi assolutamente&#8221;<\/em> della vita&#8230; ma so bene che non si pu\u00f2 <em>dar di matto<\/em> e iniziare a venir meno alle proprie responsabilit\u00e0, cos\u00ec &#8211; sconsolato e innervosito &#8211; rieccomi a Milano. Stasera ho salutato mio zio con un bacio su quella fronte ormai lucida consapevole che sar\u00e0 <strong>l&#8217;ultimo bacio<\/strong>. E&#8217; stata dura salire sulla passerella dell&#8217;aereo. Sar\u00e0 dura, domani, esser soddisfatti di sentirsi <em>un lavoratore<\/em> che rientra dopo aver <em>consumato<\/em> tutte le sue ferie. Eppure, una suora raccontava che <strong>i veri cristiani<\/strong> sanno vivere la morte con gioia. E allora io ci prover\u00f2, perch\u00e9 la stessa cosa me l&#8217;aveva confidata mio zio poco prima della laurea.<\/p>\n<p>Fuori dal reparto di terapia intensiva c&#8217;\u00e8 appeso <strong>un quadro<\/strong> che non so in quanti leggano, ma so che \u00e8 la risposta a tutto.<\/p>\n<p>Dei bambini, hanno scritto semplicemente questo:\u00a0<em>&#8220;La vita \u00e8 un inno, cantalo&#8221;.<\/em> Ogni volta che rileggo questa brevissima dichiarazione mi rendo conto di quanto sia bella\u00a0perch\u00e9 gli inni, anche se intrisi di amarezza, sono la maniera <strong>pi\u00f9 aulica<\/strong> di scrivere che per passare alla Vera Vita \u00e8 necessario il calvario, la passione, la morte e con la nostra vita non possiamo far altro che testimoniare\u00a0<strong>l&#8217;accettazione<\/strong> del suo Mistero pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p><strong>Emanuele<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Immerso in un silenzio che silenzio non \u00e8, provo a raccogliere parte dei miei pensieri. 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