{"id":7391,"date":"2010-06-12T00:58:18","date_gmt":"2010-06-11T22:58:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/?p=7391"},"modified":"2010-06-12T10:23:29","modified_gmt":"2010-06-12T08:23:29","slug":"perfezione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/2010-06-12\/perfezione\/","title":{"rendered":"Perfezione."},"content":{"rendered":"<p>Per quanti fogli potesse riempire, Tom non trovava mai quello perfetto. Li leggeva e rileggeva sempre con grande attenzione, smussava le virgole, intonava gli accenti, verificava i tempi, controllava e rivedeva ogni parola ma nessuno di quei racconti riusciva mai a soddisfarlo pienamente. Ogni pagina sembrava, puntualmente, perdere d&#8217;equilibrio da qualche parte. C&#8217;era quella che partiva veloce e rallentava dopo alcune righe, quella che stentava a decollare e che poi, come un arco di parabola con un fuoco altissimo, saliva ripida in maniera vertiginosa cos\u00ec che la linea perdeva di coerenza con quanto scritto prima, come se il colore nero potesse mai essere d&#8217;antifona per un giallo pieno e acceso. C&#8217;era quella che, infine, non sembrava mai acquisire alcun tono, nonostante l&#8217;indiscutibile quantit\u00e0 d&#8217;inchiostro riversata su quelle righe.<br \/>\nIl pi\u00f9 delle volte, per\u00f2, era l&#8217;armonia delle parole a non convincerlo totalmente. Perch\u00e9 casa, chiesa, curva, chiasso erano tutte parole che in bocca gli si impasticciavano terribilmente o c&#8217;erano quelle lunghe, troppo lunghe per esser dette con la giusta quantit\u00e0 di fiato, che proprio non riusciva a sopportare. Un giorno fiss\u00f2 la parola <em>metamorfosi<\/em> per svariate ore prima di riuscire ad accettarla nella sua opera. Era un lavoro certosino il suo, un lavoro che &#8211; di tanto in tanto &#8211; non capiva neanche perch\u00e9 si ritrovasse a fare. &lt;&lt; <em>Tanto non lo legger\u00e0 nessuno, tanto non importa a nessuno del mio lavoro<\/em> &gt;&gt; ripeteva sottovoce quando lo sconforto aveva la meglio sulla sua passione. Eppure era li, davanti quello scrittoio che aveva ormai impressi sul legno i segni di una vita passata a spalmare su carta parola su parola, sillaba su sillaba.<\/p>\n<p>&lt;&lt; <em>Non scriver\u00f2 mai la pagina perfetta<\/em> &gt;&gt;. Inizi\u00f2 cos\u00ec l&#8217;ultimo suo tentativo. Voleva essere un racconto breve questa volta. Voleva che i rischi di un equilibrio precario fossero minimi, voleva che le parole &#8211; selezionatissime &#8211; funzionassero tutte a dovere e che ogni singola lettera fosse capace di dar senso al resto del testo in maniera inequivocabile. Aveva in mente gli haiku giapponesi del diciassettesimo secolo. Ne aveva letti a migliaia nella sua vita. Quelle brevissime poesie composte da 31 sillabe erano fonte d&#8217;ispirazione. Inizio e fine. Yin e yang del suo lavoro.<\/p>\n<p>La mano, tremante, quella sera, aveva quasi paura d&#8217;avanzare. Sapeva che il minimo errore avrebbe vanificato il lavoro delle ore precedenti; non tanto per la correzione dell&#8217;inchiostro che avrebbe marchiato inesorabilmente il foglio, quanto perch\u00e9, nella sua mente era certo che il modo migliore per assicurarsi che tutto funzionasse a dovere era quello di non arrancare mai.<\/p>\n<p>Quello, aveva deciso, sarebbe stato l&#8217;ultimo tentativo prima di rassegnarsi, una volta per tutte, all&#8217;idea di essere un poeta mediocre, uno di quelli che sui libri di filosofia vi finisce solamente come paragrafo secondario nella sezione &#8220;autori minori&#8221;. Sentiva di star stretto l\u00ec, la sua vita era stata pi\u00f9 importante di quella sezione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, tra un pensiero e un tremolio delle dita, le lettere iniziarono a scorrere sul foglio, finch\u00e9, dopo poco non raggiunse il punto. Era la prima volta che si interrompeva di scrivere cos\u00ec velocemente, e mentre con la mano sinistra teneva lo spigolo del foglio, lesse nuovamente, con stupore, ci\u00f2 che in quell&#8217;attimo era balzato fuori.<\/p>\n<p>Poche semplici parole che gli fecero brillare gli occhi. Incredulo le fissava senza distogliere lo sguardo.<\/p>\n<p>Qualcosa di grande era accaduto. L&#8217;equilibrio era rotto ma lui riusciva a  sorriderne.<\/p>\n<p><strong>Emanuele<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per quanti fogli potesse riempire, Tom non trovava mai quello perfetto. 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