{"id":2189,"date":"2008-06-27T14:40:21","date_gmt":"2008-06-27T12:40:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/?p=2189"},"modified":"2016-05-17T10:45:30","modified_gmt":"2016-05-17T08:45:30","slug":"uomo-e-ancora-merce-nel-2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dreamsworld.it\/emanuele\/2008-06-27\/uomo-e-ancora-merce-nel-2008\/","title":{"rendered":"Uomo: \u00e8 ancora merce nel 2008."},"content":{"rendered":"<p>Alcuni giorni fa, una amica mi raccontava <strong>la sua esperienza<\/strong> con un gruppo di ragazzi di una nota associazione giovanile. Se non vado errato, il suo ruolo \u00e8 stato quello di monitorare il progetto ed estrapolare da esso le valutazioni complessive.<\/p>\n<p>Tra i tanti dati emersi, ne usc\u00ec uno che &#8211; <em>a suo dire<\/em> &#8211; <strong>stup\u00ec<\/strong> un po&#8217; tutti: le persone che vivono accanto ad un campo <a title=\"Wikipedia - Rom (popolo)\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rom_%28popolo%29\" target=\"_blank\">Rom<\/a> <strong>non hanno paura di vivere nel loro quartiere<\/strong> e non temono la loro presenza.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 nata una bella riflessione che vorrei <strong>condividere anche con voi<\/strong>, soprattutto per confrontare quest&#8217;esperienza, <strong>tutta siciliana<\/strong>, con quella di persone che vivono in altre zone d&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Personalmente credo che esista un <strong>clima di terrorismo generale<\/strong> che porta a guardare con <strong>scetticismo<\/strong> chiunque sia visibilmente diverso da noi (per aspetto, cultura, religione, livello sociale&#8230;).<\/p>\n<p>Il dato emerso da quella analisi <strong>non \u00e8 tanto distante<\/strong> da ci\u00f2 che ho vissuto io alcuni anni fa durante il mio anno di servizio civile in un oratorio salesiano di uno dei <strong>quartieri pi\u00f9 disagiati<\/strong> di Palermo (prostituzione, abusi sui minori, gestione immigrati, mafia&#8230; c&#8217;era tutto).<\/p>\n<p>Inutile ricordare per filo e per segno tutte le ragioni per cui credo che sia <strong>pi\u00f9 il nostro pregiudizio che altro<\/strong> a tenerci distanti. Vi racconto per\u00f2 solo una cosa, che penso si descriva da sola. Come sapete <strong>mi piace<\/strong> andare in bicicletta&#8230; e quell&#8217;anno la bicicletta fu <strong>quasi totalmente<\/strong> il mio mezzo di locomozione per raggiungere l&#8217;oratorio. Dovendo seguire (<em>da animatore\/responsabile\/educatore<\/em>) la vita di quell&#8217;oratorio, non era raro che superassi le mie ore <em>&#8220;da militare in servizio&#8221;<\/em> per seguire riunioni organizzative o finire di sistemare il materiale ed i locali dell&#8217;oratorio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec durante l&#8217;inverno, tornavo spesso anche la sera tardi attraversando alcune stradine di quel quartiere. Durante quei dodici mesi, <strong>non mi successe mai niente<\/strong>. Al contrario&#8230; ero, per loro, <strong>uno di loro<\/strong>. Non dimenticher\u00f2 mai un ragazzo (che gi\u00e0 a 16 anni faceva il fruttivendolo) che quando incontro al mercato <strong>mi saluta<\/strong> ancora. E neanche quello che ha il pap\u00e0 che fa il posteggiatore alla Stazione (<em>ed avrei miliardi di storie da raccontarvi a riguardo&#8230;<\/em>) che&#8230; ogni volta che devo posteggiare mi trova un posto al volo.<\/p>\n<p>Ero diventato un loro amico, loro <strong>non avevano fatto alcuna distinzione<\/strong> circa la mia provenienza, il mio ceto sociale, il mio livello d&#8217;istruzione. Al contrario &#8211; tristemente &#8211; mi rendo conto che quei calcoli <strong>me li ero fatti io<\/strong>.<\/p>\n<p>Viviamo in una societ\u00e0 che <strong>ci abitua<\/strong> a diffidare dagli altri. Non ci <strong>educa a convivere<\/strong>, ci insegna a difenderci &#8211; in partenza -. Questa mentalit\u00e0 \u00e8 radicata cos\u00ec profondamente in noi che diventa quasi impossibile riuscire a rendersi conto quando si sta <em>esagerando<\/em> con la *necessit\u00e0 di proteggersi*.<\/p>\n<p>E da questo discorso vorrei riallacciarmi anche al tema dell&#8217;<strong>immigrazione<\/strong>. Con questa mia amica riflettevo sul fatto che&#8230; ancora, nel 2008, <strong>trattiamo l&#8217;uomo come merce<\/strong>.<\/p>\n<p>Un immigrato \u00e8 qualcuno che viene a <em>romperci le uova nel paniere<\/em>. Viene a <strong>disturbare<\/strong> il nostro equilibrio. Viene ad <em>invadere la nostra terra<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Ridiamo dei cani<\/strong> che tracciano il territorio con la pip\u00ec ma noi &#8211; nel 2008 &#8211; <strong>non siamo da meno<\/strong>. Ci sentiamo infastiditi da queste presenze.<\/p>\n<p>Dimentichiamo una cosa fondamentale: loro, come noi, <strong>sono Figli di Dio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Non hanno colpe<\/strong> se sono nati in una terra arida e poco fruttifera, non hanno colpe se sono nati in una terra &#8211; storicamente &#8211; piegata dalla guerra di altri prepotenti. Non hanno colpe se sono nati in una terra <strong>tristemente<\/strong> infestata da epidemie.<\/p>\n<p>Chi siamo noi per dire <strong>ad altri figli di Dio<\/strong> che questa terra non \u00e8 la loro? Che qui non possono metterci piede? Che&#8230; vengono a distruggere la nostra economia?<\/p>\n<p>Siamo cos\u00ec concentrati su noi, sul nostro &#8220;equilibrio di stato&#8221; che preferiamo questo alla VITA di tante persone che qui cercano <strong>solamente una salvezza<\/strong>. Che&#8230; sono disposti a pagare migliaia di euro per imbarcarsi su una zattera che &#8211; <strong>sanno benissimo<\/strong> &#8211; potrebbe anche farli diventare vittime del mare.<\/p>\n<p>E invece di fare una politica aperta al dialogo, aperta <strong>realmente<\/strong> ad <strong>aiutare altri figli di Dio<\/strong>, lasciamo che i nostri politici si divertano a dire <strong>&#8220;tolleranza zero&#8221;<\/strong> con una semplicit\u00e0 allucinante. Come se si trattasse di dire di no al pistacchio come <strong>gusto di gelato<\/strong> (<em>che \u00e8 buonissimo, ma \u00e8 un altro discorso&#8230;<\/em>).<\/p>\n<p>Siamo cos\u00ec immersi in questo modo di ragionare che quelle parole non provocano <strong>ribrezzo ed aberrazione<\/strong> in noi.<\/p>\n<p>Facciamo campagne per regolamentare <strong>come mandare via<\/strong> i cinesi, i polacchi, i rumeni, gli africani, gli algerini&#8230;<\/p>\n<p>Come fossero seriamente&#8230; <strong>pacchi di calzini usati<\/strong>.<\/p>\n<p>E&#8217; una mentalit\u00e0 sbagliata in partenza. Perch\u00e9 \u00e8 vero che bisogna gestire le risorse del paese. Non sono uno di quei <strong>sognatori<\/strong> che pensano che <strong>l&#8217;anarchia<\/strong> riesca a creare ordine e vivibilit\u00e0, \u00e8 ovvio.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 l&#8217;approccio che si ha con questi problemi. E&#8217; il ragionamento mirato <strong>alla cura del proprio orticello<\/strong> che non va bene.<\/p>\n<p>E cos\u00ec io mi chiedo&#8230; <strong>cosa farebbero i nostri politici<\/strong> se un giorno una grande calamit\u00e0 o epidemia coinvolgesse tutti i paesi industrializzati?!<\/p>\n<p>Avrebbero <strong>il coraggio<\/strong> di continuare a dire che <em>entrare in massa in un altro paese<\/em> significherebbe sconvolgere le loro economie? I loro equilibri?<\/p>\n<p>Avrebbero il coraggio di dire ai loro parenti, alle loro mogli, ai loro figli che&#8230; <strong>se non si trovano un lavoro<\/strong> devono tornarsene da dove son venuti?!<\/p>\n<p>Avrebbero la <strong>coerenza<\/strong> di fare tutto ci\u00f2? Oppure&#8230; \u00e8 facilissimo farlo adesso perch\u00e9 abbiamo avuto la <strong>fortuna<\/strong> (immeritata a questo punto) di nascere in una terra ricca e serena?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 invece di dire <em>&#8220;tolleranza zero&#8221;<\/em> non iniziano a ragionare su questo aspetto? Perch\u00e9 non provano a mettersi nei panni di queste persone ed iniziano a comprendere <strong>le loro ragioni<\/strong>?<\/p>\n<p>Sarei ben felice di esser vivo <strong>il giorno dell&#8217;apocalisse del mondo industrializzato<\/strong>.<\/p>\n<p>Sarei ben felice di vedere <strong>un nero<\/strong> venire da noi a dirci <em>&#8220;tu sei bianco, non ti conosco, mi fai persino paura&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Sarei ben felice di vedere i nostri politici <strong>attrezzarsi<\/strong> alla meno peggio per scappare da quella <em>terra sfortunata<\/em>.<\/p>\n<p>E&#8217; facile dire &#8220;tolleranza zero&#8221;, \u00e8 difficile comprendere le difficolt\u00e0 altrui purtroppo.<\/p>\n<p>Ecco di chi dovremmo <strong>avere paura<\/strong>. Non dei marocchini. Non dei cinesi. Non degli africani.<\/p>\n<p>Dovremmo avere paura di chi <em>governa<\/em> questa societ\u00e0 malata. Dovremmo avere paura di chi <em>approva<\/em> questa mentalit\u00e0. Dovremmo <strong>aver paura di chi non si ribella<\/strong> a questo modo di vivere e vedere le cose.<\/p>\n<p>Dovremmo avere paura di chi, nel 2008, tratta <strong>ancora<\/strong> l&#8217;uomo come fosse <strong>merce<\/strong>.<\/p>\n<p>Dovremmo aver paura di chi dimentica che quello che han di fronte \u00e8 un altro <strong>figlio di Dio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Emanuele<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni giorni fa, una amica mi raccontava la sua esperienza con un gruppo di ragazzi di una nota associazione giovanile. 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