Serenità, il pianoforte della propria vita.

Serenità. Che bella parola.

Penso che… tutta la vita umana, senza rendercene conto, sia incentrata su questa parola.

La si cerca, la si brama. Si lotta e si prega per… un po’ di serenità.

La serenità è un elemento così importante per la vita dell’uomo che si è disposti a tutto pur di trovarla. In passato le popolazioni intraprendevano viaggi o guerre contro altri popoli per garantire la propria serenità. E… anche le guerre odierne in fin dei conti non sono tanto differenti da quelle che la storia ci ricorda. Perché serenità e benessere sono due cose che vanno a braccetto. Un uomo che non sta bene, è un uomo a cui difficilmente vedi un volto sereno, disteso.

Esistono, così, tanti metodi per sopperire alla mancanza di serenità. L’uomo per sua natura, tende ad adattarsi alle situazioni… ed è anche disposto ad ingannarsi da solo. E’ un istinto alla sopravvivenza che ci porta a sostituire con altro ciò che manca.

Mentre scrivo, sono in una piccola biblioteca dell’università. Sono rimasto solo dopo aver studiato tutta la mattina con un mio collega. Ho voglia di continuare… in questo periodo sto realmente dando il massimo da questo punto di vista.

Ho le cuffie alle orecchie… e per poter riflettere in pace, ho messo “Concerto Per Piano N.21 In Do Maggiore – Andante” di Mozart. Il mondo ha un colore tutto diverso quando ci si immerge nella musica.

Di fronte a me c’è una bella ragazza che studia e che ogni tanto si distrae col suo ragazzo. Si scrivono bigliettini… e io li osservo sommessamente sulle note di questo magnifico pianoforte.

E’ periodo d’esami per tutti questo… e così, scambiarsi quei bigliettini e scherzare col ragazzo diventa un metodo per distrarsi dalla tensione degli esami. Rilassarsi due secondi, pensare ad altro invece che a quegli esercizi – che le fan solo mettere le mani ai capelli – è una necessita della quale non può fare a meno.

E’ bello quando l’amore da serenità. Però – allo stesso tempo – la serenità non deve darla l’amore.

E’ un gioco di parole che sembra un controsenso. Riflettendoci un po’ meglio però, ci si rende conto della sottile differenza che esiste tra le due frasi.

Perché è vero che l’amore, quello vero, dona tanta serenità dentro. Regala un senso di appagamento e benessere che ci fa addirittura dimenticare tante altre difficoltà.

Però è anche vero che… se stiamo cercando la Serenità, non possiamo cercarla nell’amore. Perché amore e serenità rimangono comunque due cose diverse.

Probabilmente ci staremmo ingannando da soli, sempre per quell’istinto di sopravvivenza.

Qualche settimana fa, parlando con una persona, le dicevo che stavo ritrovando la mia serenità e che ero felice di questo. Lei invece, parlandomi di una nuova storia mi disse “io la mia serenità non l’ho cercata… mi è capitata…” perché era un periodo duro anche per questa persona ed aveva trovato casualmente un nuovo amore.

Quella frase mi ha fatto riflettere tanto in queste settimane… e sul momento risposi solamente “questione di carattere”.

Perché è vero che è questione di carattere… ma è anche vero che – secondo me – tanta gente confonde le due cose. Non sa neanche distinguerle.

Un paio di anni fa, lessi alcuni libri di De Mello, uno psicoterapeuta nato in India. Ne estrapolai alcune riflessioni che, in quel momento, non riuscirono a dare i loro frutti. Avevano bisogno di tempo per maturare dentro me. La riflessione che però in questo periodo è divenuta il mio cavallo di battaglia, è quella che due anni fa, con tanta speranza di riuscirci, definii “La chiave“.

Perché sapevo che il segreto era tutto li ma non avevo ancora la forza interiore per riuscirci.

E’ passato del tempo e… sono cresciuto. Me ne rendo conto sempre di più, in questi giorni in cui quella frase è così viva dentro me che a chiunque dico sempre “sembra che nulla possa più abbattermi”. Ho raggiunto il Santo Graal della serenità già a quest’età? No… tranquilli, non è ancora così, perché so bene di avere ancora alcuni talloni d’Achille sui quali rifletto ed ai quali mi sto preparando. Però penso di essere almeno sulla buona strada. 🙂

L’amore non può e non deve essere la soluzione alla nostra mancanza di serenità. Perché ci renderà legati a qualcosa che non sta dentro di noi. E… tutto ciò che non è dentro di noi, è qualcosa che potremmo anche perdere. Cosa succederà in tal caso? Avevamo affidato la nostra serenità a qualcuno/a che è andato/a via lasciandoci privi di una fonte di benessere.

Su questa cosa ho riflettuto tanto in questi anni perché succedeva anche a me. Ogni qual volta Fabiana andava via, io mi sentivo morire dentro. Credevo fosse la fine del mondo. Ve l’ho detto, non mi vedevo felice, e così ho iniziato a fare un punto della situazione. Cosa c’era che non andava? Cosa volevo? Cosa mi mancava? Perché le cose non cambiavano?

E’ una domanda che non deve suonarvi nuova. In quelle regole, che mi sembrano sempre più perfette ogni giorno che passa, avevo parlato anche di questo. Avevo cercato di analizzare il problema, senza prendermi in giro. Ho iniziato a credere in me, nelle mie capacità… ed ho iniziato a combattere nonostante – come in ogni guerra – abbia dovuto affrontare delle perdite.

Un guerriero accetta la sconfitta. Non la tratta con indifferenza, non tenta di trasformarla in vittoria. Egli è amareggiato dal dolore della perdita, soffre all’indifferenza. Dopo aver passato tutto ciò, si lecca le ferite e ricomincia tutto di nuovo. Un guerriero sa che la guerra è fatta di molte battaglie: egli va avanti.

Tratto da: “Monte Cinque” di Paulo Coelho

La serenità bisogna cercarla dentro se stessi. E’ l’unico modo per esser sicuri che nella vita niente e nessuno possano portarcela via.

E’ una strada tutta da scoprire, tutta in salita… ma come al solito non si può pretendere che le cose ci cadano dal cielo.

Non si può affidare la serenità all’amore, ma non la si può affidare neanche ai beni materiali. Quello di avere-avere-avere, oltre ad essere un affanno, è qualcosa che non potrà mai soddisfarci pienamente. Il mondo è pieno di esempi di persone che cercando la serenità nella ricchezza han finito di vivere perché nulla li soddisfava mai abbastanza.

La serenità deve diventare un “modo di affrontare le cose”. E’ un atteggiamento positivo che deriva da una adeguata coscienza e conoscenza di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Conoscere se stessi. L’altro giorno – scherzando con una ragazza che mi diceva “prima o poi riuscirò a conoscerti”, le ho risposto “il vero problema è che prima dovrò conoscere io me stesso”. Se non ci si conosce, come si fa a farsi conoscere? E’ una cosa tipo “io non so come sono, vedi tu?!”. 😛

Così, come penso di avere tanto da scoprire nel resto del mondo, tanto da non volermi fossilizzare solo su certi aspetti, in questo periodo sto cercando di scoprire meglio anche me stesso. Perché abbiamo tanto che, secondo me, non venendo mai a galla, non immaginiamo neanche di possedere. 🙂

E… io sono sereno? Forse ve lo starete chiedendo… dopo tutte queste riflessioni a riguardo. E insieme a voi… me lo chiedo anch’io.

Credo di non essere sereno (e adesso mi immagino un “ma noooooo, ma comeeeee…” di delusione da parte di tutti… :-D). Bene, spieghiamo.

Penso che questo sia un bel periodo per me. Molto tranquillo e privo di sbalzi di temperatura, però non mi accontento. Voglio di più per certi versi. Credo che sarò veramente sereno solo quando non avrò neanche più il pensiero di mettermi a ragionare su cosa sia la serenità.

Un po’ come il respiro. E’ talmente scontato per noi dover respirare che non ci mettiamo mai a rifletter per ore su come si respiri e quale aria sia la migliore. 🙂

Ecco, so di essere sulla buona strada. So di star bene così… ma voglio che serenità e respiro diventino due cose molto simili. Solo quel giorno immagino che potrò ritenermi soddisfatto.

Ecco perché un paio di giorni fa scrivevo “credo di esserci riuscito“. Perché sto finalmente trovando una serenità che va al di là delle difficoltà, delle brutte notizie, delle perdite e dei dispiaceri. E’ una serenità disposta ad accettare tutto perché è tutto frutto della volontà di Dio.

Comunque… adesso quella bella ragazza è andata via insieme al ragazzo, senza che me ne rendessi conto. Ero immerso tra queste parole e volendoci scherzar su, ho visto “l’amore andar via”.

E a me non rimane che questo magnifico pianoforte alle orecchie… che è già sufficiente per farmi sorridere e convincermi di tornare a studiare. 🙂

Buon pomeriggio…

Emanuele

Credo di esserci riuscito.

E’ passata una settimana ormai. E’ passata una settimana da quello che doveva essere l’ultimo pugno.

Mi ero dato una settimana per capire. Senza dirvelo, sono stato una settimana ad osservare il mio umore, a guardare il mio atteggiamento, ad odorare il mio entusiasmo (si, perché l’entusiasmo lo puoi sentire nell’aria…).

Ancora però continuo a dirmi “vedrai che i pugni arriveranno in futuro…” e così, anche quello della settimana scorsa è passato senza farmi male. Senza rovinare la mia allegria, la mia positività, la mia voglia di trovare sempre il sole.

Stanchezza? Voglia di pensare ad altro o non pensare completamente? Non lo so. Sto continuando per la mia strada, con le mie gambe e sono orgoglioso di questo.

Continuo ad af-fidarmi (quanto mi piace questo verbo!) a Dio e trovare puntualmente la positività per me e per le persone che mi stanno accanto (che magari ne han bisogno). Come dicevo tempo fa, sono addirittura la mia forza. Giornalmente cerco di regalare un sorriso a chi ne ha bisogno. E’ una cosa bellissima, sia per chi riceve il mio affetto (babbio?! :-P), sia per me. E’ un atteggiamento preso alcuni mesi fa… che fa proprio bene al cuore. Provate anche voi.

Visto perché mi piace scrivere sul blog?! Mi aiuta a verificare al volo le mie mete, i miei obbiettivi. Posso capire se sto andando bene o devo raddrizzare qualcosa.

E qualcosa… io in questi mesi l’ho raddrizzata.

Non mi vedevo più felice. Mi immaginavo un futuro triste, quasi avvilito. Era triste immaginarsi così a 25 anni.

E per questo… ho voluto provare a saltare. Ho voluto aver coraggio. Ho voluto dire a tutti: “è stato bello, mi mancate e vi voglio bene, ma ho bisogno di viaggiare un po’ per la mia strada…”.

Perché, come ormai mi ripeto da mesi “vola solo chi osa farlo”. E io non volevo passare il futuro pensando di non essere in grado di volare. Dovevo dimostrarlo a me stesso. Volevo che quella Speranza che insegniamo agli scout non rimanesse solo una bella parola. Un po’ come tutti gli altri valori in cui credo. Un po’ come ho fatto con altre parole in passato.

Sarà il caso, ma… andate a rivedere l’immagine della homepage di questo dominio. C’è un bambino che salta una duna di sabbia… spicca il volo.

Questa immagine la scelsi anni fa, quando registrai il dominio “dreamsworld” – di cui magari un giorno vi spiegherò anche le ragioni.

Penso di aver preso una bella rincorsa ormai e sono felice… perché sono stato anche in grado di rendermi conto che per superare certi ostacoli, è necessario sforzarsi più del solito.

Quel bambino in questi giorni mi rispecchia tantissimo. Sia per come affronto le cose, sia perché… sto ritrovando me stesso.

Alcuni giorni fa ho scritto su msn “Dentro di me c’è un bambino che gioca ancora col triciclo”… e proprio ieri un mio amico mi ha detto che gli ricordo Charlie Chaplin per i miei modi di fare. Scherzare fa parte di me. E’ bello non perdere mai la capacità di guardare il mondo come dei bambini.

Mi sento così in questo periodo. Ho voglia di pensare che c’è un mondo ancora da scoprire. E… non voglio accontentarmi di ciò che non mi convince. Come canta Ligabue, “voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho”. E i miei sogni sono pochi ma… importanti.

Avrei tante cose da dire circa quella notizia. Avrei tante cose da dirle… ma ho ancora lo scotch sulla bocca e non credo che lo rimuoverò presto. Avrei tanti consigli da darle – da amico -. Ma non perché i miei consigli siano vitali… semplicemente perché sono i consigli di una persona che la conosce fin dentro l’anima e che le vuol bene sinceramente (e vallo a trovare un amico sincero di questi tempi…). Però mi rendo conto che non è tempo per me. E poi… in fin dei conti, penso che la regola #10 debba fare la sua parte. E’ giusto che si cresca soli. Un po’ come sto facendo io con me stesso…

Sono felice. Dio mi sta donando tanta serenità… e non so più cosa stia donando io a Lui. Mi inizio quasi a sentire in difetto perché… non riesco più a lamentarmi.

La sera mi addormento e lo ringrazio sempre… sebbene le giornate per ora siano “tutte le stesse”. Lo vedete anche voi. In questo periodo non c’è giornata in cui non sia entusiasta per qualcosa.

Chissà… forse “sentirsi in difetto” mi spingerà a credere ancora di più in Lui. Però… se questo circolo vizioso non si interrompe, prima o poi mi sentirò dire “e smettila di dirmi Grazie!”. Ne sono sicuro! 😛

Buona notte…

Emanuele

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Emanuele

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Emanuele

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Coders4fun: amici programmatori.

C’è chi apre un blog come me, per scrivere cazzate (e tentare di rinchiuderle tra queste pagine per liberarne la propria vita), c’è chi invece lo apre per condividere conoscenza.

Il blog che vi presento oggi è tenuto in piedi da un paio di amici nonché colleghi programmatori.

Rispetto a me sono un pizzico meno 2.0. Non adorano la programmazione web-oriented (che a me invece piace mmm) però nel loro campo sanno il fatto loro.

Per i poliglotti consiglio di seguire anche la versione inglese del loro blog che grazie alla maggiore diffusione della lingua ha un audience più vasto.

Non sono heavy-blogger come me e così spesso mi chiedono consigli. Dovessi darne uno adesso, sarebbe semplicemente: cambiate header! (ma gliel’ho già ripetuto mille volte).

A me non piace tanto… a voi?! Magari se glielo diciamo tutti insieme si convincono… 😉

Perché questo post? Boh, in primis mi andava di farli conoscere un po’ di più, poi perché so già che apprezzeranno un po’ di sano-PR ed infine perché da mesi mi hanno inserito nel loro blogroll e non avevo mai ricambiato la piccola attenzione che mi han riservato. 🙂

Coders4fun, seguiteli e buon divertimento.

Emanuele

Anyone else but you.

Ieri sera una mia amica mi ha fatto vedere su Youtube lo spezzone di un film che adesso sto scaricando (e mmm… non scarico film da tempo immemore!).

Ho voluto salvarlo anche qui…

Mi piace, oltre alla dolcezza delle due voci ed al testo della canzone, la scena molto serena che è rappresentata.

C’è una casa dietro, molto grande e vissuta… che ricorda l’affetto, il calore e l’accoglienza di una famiglia.

C’è una bicicletta di lato, che ricorda i sogni, la voglia di fuggire, la sensazione di libertà che si ha correndo con il vento in faccia… il sorriso che provoca gridando mentre si pedala in una strada di campagna.

C’è un grosso albero, simbolo della stabilità, delle radici, dell’attaccamento al passato… della saggezza e delle esperienze che ognuno di noi porta dentro.

E poi… ci sono loro due, al centro di tutto che si guardano, ma nessuno dei due sovrasta l’altro… neanche con la voce. C’è rispetto, sia nelle posizioni, che nei sentimenti.

Una scena molto ben realizzata (o mi drogo molto bene io se riesco a vedere tutto questo!).

Emanuele

PS: la canzone è “Anyone else but you” dei The Moldy Peaches.

Comprendere gli altri, vi racconto la mia.

Mi sono rialzato dal letto… dovrei dormire – perché è giusto farlo – ma non ci riesco.

Perché? Mi giravo e rigiravo pensando…

Penso che una delle cose che più amo ed odio di me sia proprio questo. Passo ore ed ore a pensare, a riflettere.

Alcune volte Spesso mi perdo nei miei pensieri anche mentre qualcuno mi sta parlando…

Però più che pensare… io proprio parlo con me stesso.

Alcune volte mi dico “Basta Manu, dai, dormiamo…” e neanche 3 secondi dopo sono di nuovo li a parlare tra me e me, tanto che mi scappa pure un sorriso perché più tento di spegnermi più ottengo l’effetto contrario.

In questi giorni ho ricevuto tante belle soddisfazioni. Devo dire che una cosa che non manca affatto nelle mie giornate siano gli apprezzamenti da parte di altre persone.

Un paio di mattine fa, mi sono addirittura svegliato con un sms che finiva così “Grazie di esserci, e grazie di essere così speciale”.

Mi sono svegliato di colpo… e mi son chiesto “ommiodio, che ho combinato?”. 😕

Era una amica che mi diceva di averle “insegnato tanto” in pochissimo tempo. Non so… io ho semplicemente vissuto come cerco di fare in questi mesi: allegramente.

E’ stato bello però, mi ha regalato un sorriso che ti ripaga dagli sforzi necessari per essere sempre comprensivi verso gli altri.

Ecco forse il segreto. Comprendere.

Quando mi metto a pensare a qualche situazione, cerco sempre di analizzare il fatto, non solo dal mio punto di vista, ma anche da quello delle altre persone coinvolte.

E non mi limito ai loro perché. Ormai, penso di avere raffinato tantissimo la tecnica.

Con l’immaginazione volo proprio dentro di loro. Cerco di imitarne il carattere, la voce, lo sguardo, l’atteggiamento…

Mi immedesimo più che posso in loro. Ed a quel punto inizio a domandarmi “ah, ma forse per lui è giusto così per questo, questo e quest’altro”.

E dopo che faccio questo passo, cerco anche di volare un po’ indietro e un po’ avanti. Nella loro storia, nel loro passato, nell’idea che hanno del loro futuro…

Ma neanche questo basta. Perché potrei rileggere tutto in base a ciò che interpreto io. Così inizio a fare attenzione ai particolari. Anche a quelli più piccoli. Se i capelli son pettinati o se le scarpe sono chiuse o aperte. Se i movimenti sono “i soliti” oppure se c’è qualcosa di diverso. Se gli occhi sono sereni o tesi. Se le mani sono curate oppure no. Se usano una parola invece di un’altra.

Tutto nasconde e trasmette – allo stesso tempo – qualcosa. Le persone (ormai è scientificamente provato) parlano anche col loro corpo e con tutto ciò che hanno intorno.

Superato questo passo, inizio a mettere tutte cose su un bel piatto della bilancia, che – per forma mentis – confronto con il “messaggio cristiano”.

E qui purtroppo, sono anche un pochetto categorico. Ho ben chiaro (oppure ho una chiarezza tutta mia, non so) cosa siano per me certi valori e… non si discute. O sono così, oppure sono zero. O nero o bianco. L’arcobaleno è bello da vedere solo in cielo o riflesso in una pozzanghera. Non mi piacciono le mezze misure per certe cose.

Non mi piacciono i rapporti freddi, poco chiari. Non mi piace la gente che si definisce cristiana e poi si ricorda del Signore solo per Natale (e manco) o che non ha il coraggio di parlarne in giro. Non mi piace chi dice di voler bene solo a parole. Non mi piace chi trasforma l’Amore in tanto altro: lasciamo che siano i prestigiatori a trasformare le cose. Noi siamo uomini e donne comuni. 🙂

Sono molto selezionatore in questo.

Fatto ciò… inizio a trovarmi un ruolo nella situazione (ovviamente se la situazione lo richiede eh) e cerco di dire la mia, sperando di mettere la buona. Non mi piace attaccare per far male. Non mi piace neanche non essere sincero. Se ho qualcosa da dire, la dico… anche se fa male. Piuttosto tento (entro i miei limiti ovviamente) di trovare le parole migliori per dirlo.

Ieri un amico mi ha chiesto il mio contatto msn. Dice che c’è una ragazza incuriosita da ciò che scrivo.

Non si trova in Italia… ma in Spagna. Tra me e me, di primo acchito mi son detto: “Adesso arrivano anche da la!“. 😮

Mi ha fatto sorridere questa cosa perché nel tempo, su questo blog, sono state molte le persone che mi han fatto i complimenti (e per par condicio faccio notare che non sono solo ragazze quelle che mi han chiesto il contatto msn. Segno che esistono anche tanti altri ragazzi riflessivi…) e che – a quanto pare – amano leggere questi post perché è piacevole come scrivo. Sentire che potevo essere interessante anche per una persona oltre i confini… caspiterina! Ma vi rendete conto che magico strumento è internet?!

Non so, forse la mia riflessività è uno di quei “doni di Dio” che il Signore quando ci fa tutti diversi ma allo stesso tempo a sua immagine e somiglianza (avete mai riflettuto su questa cosa?!) ha deciso di assegnare a me. Ognuno ha i propri talenti in fin dei conti, no?

E io adesso, crescendo, sto iniziando a farli valere.

L’altro giorno dicevo ad una amica “lo vedi? Sembra che in questo periodo tutto mi vada perfettamente, non ne sgarro una!” proprio perché per via della mia riflessività ed attenzione a ciò che dico e faccio avevo evitato un paio di malintesi con alcune persone. Ero felice di questo ed orgoglioso di me. Così felice che – addirittura – mi sembra che in questo periodo stia correndo in una strana direzione: quella dell’autoesaltazione. Io… che ho sempre da ridire su di me, adesso gira e rigira parlo bene di me. Ho paura che diventi un vortice turbinoso. Chi si loda si imbroda. Dovrei scrivermelo come fa mia sorella.

Mi basta poco in questo periodo per essere felice.

Alcune settimane fa ho portato in Chiesa una amica – con la scusa che dovevo andarci anch’io -. Aveva smesso di andarci da anni. Poi non gliel’ho chiesto più nonostante siano capitate altre domeniche in cui ci sono andato solo. Volevo lasciare un semino senza mettere altra acqua. Alcuni giorni fa mi ha detto che sta riflettendo se riprendere a frequentare, da sola.

Ero felice di questa notizia… anche perché io non avevo fatto praticamente nulla. La cosa più buffa tra l’altro è che con questa ragazza non c’ero neanche mai uscito prima da solo. Esco… e dove la porto?! 😀

Boh, c’è tanto da imparare seduti in quelle panche secondo me. Ero convinto che le avrebbe lasciato qualcosa dentro.

E… non credete che non abbia le mie difficoltà in questo periodo. Ne ho tante… e, per ora, ho un’altra amica alle quali tendo a raccontarle, ma è ben diverso rispetto a quando avevo una persona speciale alla quale potevo confidare tutte le mie difficoltà. Da quelle con lei a quelle col mondo.

Qualche giorno fa, per prendere ad esempio una mia difficoltà, Fabiana, dopo che andò via dicendomi alcuni mesi fa di scomparire dalla sua vita, voleva riaprire un dialogo. Le rispondo qui molto sinceramente (anche se penso che dalle risposte che le ho già dato si sia capito): non mi sento ancora pronto. Dio conosce i tempi di ogni cosa, probabilmente sarà lui a trovare la strada giusta (se è giusto che ci sia) ed il tempo per farlo. Non le ho detto “no, mai più”. La drasticità non è il mio forte quando si tratta di rapporti umani.

Adesso molte difficoltà le tengo dentro. Però ne faccio tesoro e mi rendo conto che sono ostacoli che bisogna imparare a superare da soli.

Ovviamente… era dolce parlare delle proprie difficoltà quando poi un nasino ti finiva sull’occhio e si fermava li. Era tenero, era Amore quello.

Ecco… questa cosa ormai mi fa sorridere, però credo che l’Amore non sia fatto di grandi gesta. Saper ascoltare, saper donare del tempo all’altro, saper fare una coccola spontaneamente. Quello è Amore unito alla comprensione.

Tutto il resto è fuffa per gatti. Sono scenate che confondono. Sono parole che aggiungono rumore. Sono azioni che significano solamente uno spreco d’energia.

Vi racconto tutto ciò perché mi piacerebbe enormemente vedere un mondo un pizzico meno impulsivo. Un mondo che stesse a riflettere sui perché e sui percome un po’ di più.

In passato ho visto tante potenzialità sprecate per via dell’impulsività. Un vecchio detto narra “prima di dire qualcosa, conta fino a 10”. Anche nei rapporti umani è così. Prima di fare una scelta, prima di scegliere l’atteggiamento da avere, prima di dire “non ti capisco”, contiamo fino a 10.

“Solamente chi va, senza fretta, l’amore sa come si fa” canta Niccolò Fabi in una delle mie canzoni preferite. E non fermatevi all’amore carnale. Non fermatevi neanche all’amore di coppia.

Pensate all’amore in generale. Quello di una mamma, di un papà, di una brava baby-sitter. Quello di un nonno o di un bravo insegnante.

Quello di un contadino innamorato della sua terra.

Quest’uomo vive lentamente. Aspetta mesi per vedere i risultati… e tutto l’anno, non fa altro che cercare di comprendere la sua terra.

Ecco che amore e comprensione, non sono due cose che vivono in pianeti differenti.

Adesso forse è proprio il caso che chiuda gli occhi anch’io…

Emanuele

Come combattere (e vincere) la paura di star soli.

Da qualche tempo rifletto su questo argomento.

L’uomo è un animale sociale (alcuni son anche “socievoli” :-P) che naturalmente, per evoluzione, si è ritrovato a vivere in gruppi, più o meno piccoli.

Qualche settimana fa mi trovavo da solo nel bosco. Questa cosa penso di averla ripetuta più volte anch’io nella mia mente.

Sarei stato 2 giorni da solo, dovevo forzatamente vivere un weekend con me stesso.

Effettivamente non mi faceva piacere. Ho chiesto a più di un amico di venirmi a fare compagnia… o di venirmi a trovare.

Però, era una voglia di “condividere le giornate” diversa da quella di certe persone.

C’è tanta – forse troppa – gente che per paura di andare avanti da sola nella vita, si àncora alla prima persona che incontra.

Non voglio portare esempi di persone che conosco, perché l’ho già fatto in passato su questo blog e sarei ripetitivo.

Piuttosto, da alcuni mesi mi domando: perché non vincere anche questa paura?

Ammetto di averla sofferta anch’io in passato. La paura di lasciare le proprie “certezze” è una cosa che spaventa e che richiede grandi riflessioni (a meno di essere persone che vivono solo d’impulso: ma a questo punto mi chiedo a che serva tutto il rimanente chilogrammo di materia grigia…).

Avete letto più volte in questo blog la mia difficoltà, le mie “urla” per tentare di convincere “qualcuno ad amarmi” come intendevo io. C’era anche paura dietro (non solo quella ovviamente). C’era paura e lo ammetto perché è umano averla.

Però, mesi fa, quando mi dissi basta, decisi di iniziare una nuova strada.

E non stavo scappando da quella vecchia. Mi ero reso conto che per percorrerla dovevo prima imparare taaaanto altro. Perché c’erano cose che mancavano in me.

E così, ho perso una persona dalle grandi potenzialità (si Fabi, parlo di te… ed è anche così – ma non solo – che ti descrivo a chi mi chiede…) perché volevo smettere di aver paura.

Volevo dimostrare a me stesso che ogni paura può esser vinta se affrontata con impegno. E così anche questa doveva scomparire.

Io dovevo vincere.

La gente ha paura di immaginarsi un futuro da sola, senza nessuno accanto. In questi giorni ho visto anche altre persone succubi di questa paura. Io… per risolvere il problema ho iniziato a domandarmi: perché preoccuparmi del futuro?

Quando arriverà lo affronterò, inutile pensarci prima! 🙂

E questo non significa vivere alla giornata e non progettare la propria vita… c’è una differenza sottile ma ben definita. Significa semplicemente non esser preda delle paure e delle ansie dovute a decisioni future.

Non vivere con l’angoscia di un futuro che sembra non arrivi mai.

Pensiamo a ciò che c’è da viver oggi. Pensiamo agli impegni di oggi. Concentriamoci su quelli. Cerchiamo di essere oggi i testimoni dei valori che abbiamo dentro (se poi coincidono con quelli cristiani, tanto meglio).

Sono tornato come anni fa, quando dicevo a tante ragazze di no perché “aspettavo la ragazza dei miei sogni”. Perfetta e non perfetta allo stesso tempo (ci vuole un post a parte… ;-)).

E’ tornato insomma l’Emanuele che disse a Fabiana (una bellissima ragazza :-)) di no per 10 mesi, perché voleva esser sicuro che non fossero solo illusioni (per entrambi) ciò che sembrava stesse nascendo.

Vivo alla giornata. Anzi no, vivo DELLE mie giornate.

Sono una motivazione più che valida per essere felici e sereni.

E’ questo forse il segreto (insieme alle 10 regole per viver felici) che in questi mesi mi fa affrontare tutto positivamente. Capitano i momenti di amarezza, ma poi – puntualmente – ritrovo da solo la forza di rialzarmi e sorridere. Come dicevo qualche tempo fa“la tristezza non dura neanche 10 minuti”! 🙂

Altro che persona insicura… dovrei tenere più spesso a mente ciò che ho sentito dire da mia madre qualche giorno fa: “Emanuele sa il fatto suo!”. :joy:

Le strade vanno percorse con serenità ed allegria.

Si apprezza meglio il rumore del vento e si sente meno la fatica ed il sudore…

Buon inizio di settimana,

Emanuele