Stiamo vivendo una vita fortunata. Chi ha questo privilegio non può concedersi di non aver coraggio.
Emanuele
Stiamo vivendo una vita fortunata. Chi ha questo privilegio non può concedersi di non aver coraggio.
Emanuele

«Nel futuro, tutti vorranno essere anonimi per quindici minuti».
Diventerà una nuova forma d’espressione per pochi privilegiati del futuro? Cosa fareste di quel tempo se – realmente – poteste non lasciare traccia?
Emanuele
Nell’ultimo decennio ho posseduto solo iPhone (4, 6, XS, 13Pro) e a Luglio del 2007 scrivevo:
No… l’iPhone non mi fa impazzire. O meglio, mi incuriosisce il suo sistema touchscreen ma per il resto non lo vedo superiore ai Nokia attuali.
Una cosa però la sta facendo… o meglio, la farà. Ed è più o meno quanto ha fatto Google con la sua Gmail. […]
Google con Gmail diede vita alla “rivoluzione delle webmail”. Spazi enormi, illimitati, giga o terabyte di spazio promesso. La cosa buona dell’iPhone è proprio questa: la sua visione dei cellulari forzatamente online. Un po’ come Gmail con le sue manie di spazio illimitato.
Questa nuova realtà arriverà anche in Italia e comporterà l’abbandono delle tariffe pseudo-flat dei nostri gestori di telefonia mobile. Sarà finalmente l’era dell’“always on”, ad un prezzo che andrà pian piano scendendo.
Le nostre abitudini di lavoro in mobilità sono cambiate radicalmente da allora e il mondo della telefonia è totalmente dipendente dall’always-on. I nostri device smettono di avere funzionalità notevoli se disconnessi dalla rete.
Il mega disservizio di Facebook di qualche giorno fa ha lasciato senza servizi miliardi di persone. Io da tempo sono fuori dal suo ecosistema così ne ho semplicemente letto prima lo stupore e poi i dettagli tecnici ma comprendo che per tante persone perdere in un sol colpo Whatsapp, Facebook e Instagram sia stato disorientante.
Il progresso tecnologico però non sta a guardare. C’è molto fervore nell’ambiente per il “web 3.0” e per quello che potrà rappresentare.
Per varie ragioni [1] i paradigmi client-server iniziano a star stretti, specie in ambienti in cui la tecnologia di comunicazione disponibile permette connessioni tra peer stabili e veloci.
La decentralizzazione non sarà necessariamente senza server ma passerà anche da sistemi federati, dove i nodi di ingresso e di uscita saranno tanti e indipendenti.
Il personal computing non è più dipendente dai “computer”, l’ecosistema dei dispositivi mobili lo ha soppiantato e superato per numero già da tempo così il web in costruzione è molto attento a esigenze e dinamiche dettate da device piccoli, con poca autonomia ma con grande capacità di connessione nell’ambiente circostante.
L’iPhone non sta tracciando la strada in questo momento ma, probabilmente, ha orientato la nave all’inizio del suo percorso.
Emanuele
[1] Molto molto in breve: centralizzazione dei dati e rischio di furto, possesso delle informazioni e conseguente controllo della massa, implicazioni sulla privacy degli utenti, capacità di offrire servizi resilienti.
Apri la bocca solo se quello che stai per dire è più bello del silenzio.
Proverbio arabo
Su segnalazione di IlaЯia.
Emanuele
Qualche giorno fa, in un gruppo di nerd, arriva una domanda: «Come trasferite i file verso i vostri iPhone?».
Ho scoperto che il cloud per tanti la fa da padrone. Io non amo far transitare, seppur temporaneamente, file all’esterno se – il fine – non è quello di portare i file fuori dalla mia rete. Uso il cloud molto poco (quando lo faccio, ho il mio personale) così uso AirDrop o la app Documents che fornisce un accesso webDAV al dispositivo.
Altra soluzione interessante di cui kOoLiNuS ha preparato una guida dettagliata è Waltr Pro. La sto provando da qualche giorno e nome bruttino a parte, l’applicazione fa quel che promette e lo fa molto bene: trasferisce rapidamente file all’iPhone senza passare da servizi esterni.
In un mondo sempre più orientato alla raccolta dati in cambio di un semplice servizio, fa piacere vedere che esistano ancora sviluppatori convinti che soluzioni decentralizzate possano avere il loro spazio.
Emanuele
La sete di tracciamento delle abitudini degli utenti durante la navigazione è sempre più grande. Di recente Google ha dichiarato che non userà più i cookie (resi sempre meno interessanti per via delle restrizioni sempre maggiori implementate nei browser) per passare ad una tecnologia totalmente client-side, definita – per gli addetti ai lavori – FLoC.
Molto brevemente – tramite FLoC – il tuo browser saprà indicare alle piattaforme di advertising a che tipologia di utente appartieni basandosi sulla tua cronologia recente. Pensa che bello: sarà direttamente il tuo Google Chrome scintillante ad effettuare il tracking, senza rendere complicata la vita a Google!
Sfortunatamente la scelta di Google è quella di rendere FLoC attivo di default sul suo browser demandando agli utenti l’eventuale scelta di opt-out dal sistema di tracciamento.
Come utente puoi decidere (fallo oggi!) di rimuovere Google Chrome passando ad un browser alternativo.
Come gestore di servizi web invece, puoi scegliere di segnalare che il tuo sito non vuol essere inserito nella lista dei siti dell’utente utili al campionamento. Questa operazione può esser effettuata attraverso una nuova Permission policy chiamata interest-cohort. Di default, se non presente, questa opzione avrà valore permetti.
Per rimuovere il tuo sito da FLoC, devi inviare tale permission policy attraverso l’header della risposta HTTP.
Permissions-policy è un nuovo header che permette ad un sito di controllare quali funzionalità e API possono essere utilizzate dal browser.
Per effettuare l’opt-out dunque, utilizza questo header:
Permissions-Policy: interest-cohort=()
Se hai accesso al file .htaccess sul tuo server Apache, puoi modificarlo inserendo questo codice per impostare tale Permissions-Policy:
<IfModule mod_headers.c>
Header always set Permissions-Policy: interest-cohort=()
</IfModule>
Infine, puoi usare questo sito per verificare se l’implementazione della policy sia avvenuta correttamente.
Questo blog, ha già implementato tale funzione, rendendo la tua navigazione tra queste pagine, un affare strettamente riservato. 😉
Emanuele
Prima di poter fare qualcosa di cattivo verso le persone con la coscienza pulita, tu devi deumanizzarle. Nel settore della tecnologia i designer e gli sviluppatori possono costruire sistemi che tracciano, profilano e monitorano la gente e poi andare a casa ad abbracciare i loro figli perché quelle non sono persone per loro, ma sono semplicemente «utenti» e «dati».
Emanuele
Per tutti quelli che «ma io non ho nulla da nascondere», ho appena scoperto che su Wikipedia esiste una pagina utile a smontare la superficialità di questo argomento.
Tra le critiche, mi è piaciuta molto quella del filosofo Emilio Mordini che sostiene che questo paradigma sia essenzialmente paradossale:
La gente non ha bisogno di avere “qualcosa da nascondere” affinché sia possibile nascondere “qualcosa”. Quel che è nascosto non è necessariamente importante. Invece, un’area che possa essere sia nascosta che celata solo ad alcuni è necessaria da quando, parlando da un punto di vista psicologico, noi diventiamo individui attraverso la scoperta che potremmo nascondere qualcosa ad altri.
Biometrics, identity, recognition and the private sphere – 2018
Bello. La privacy come tassello delle fondamenta di ciò che siamo.
Emanuele