“Waiting for DSMOS” fix.

Avete aggiornato ad El Capitan e non riuscite ad avviare il vostro Mac? Se avviando in modalità “verbose” (CMD+V) avete scoperto che il processo di avvio si ferma su “Waiting for DSMOS”, il problema risiede al 99,9% nei file kext (Kernel Extension file, nient’altro che file “driver” di OS X) che potrebbero non avere una firma digitale accettata da OS X El Capitan. La soluzione fortunatamente, una volta riconosciuto il problema, è molto semplice.

Avviare in modalità di recovery (avviare premendo il tasto ALT/Option e selezionare il disco di Recovery o con CMD+R), attendere il caricamento delle utility, aprire il terminale e digitare:

cd /System/Library/Extensions/
mkdir Unsupported/
ls -lO

Con tali comandi avrete creato la cartella “Unsupported” e avrete ricevuto la lista dei file .kext presenti nella vostra installazione.

mv <nome file> Unsupported/

Utilizzate il comando indicato qui sopra per spostare man mano tutti i file senza @ tra i permessi. I driver di device non presenti nell’installazione di default infatti non vengono contrassegnati come “hidden” (nascosti) in fase di installazione e sarà facile identificarli.

La modalità più complessa prevede l’utilizzo del comando:

system_profiler SPExtensionsDataType > /tmp/kextList.txt

Tale comando crea una lista dei file kext che vien salvata nel file kextList.txt. Raggiunto tale file potrete individuare i driver “Not Signed“. System_profiler però non sempre riesce ad avviarsi correttamente dal disco di recupero pertanto la prima strada indicata è quella più rapida e comoda.

Al prossimo riavvio dovreste raggiungere l’agognato desktop con l’unico inconveniente che alcuni device esterni collegati al Mac durante gli anni dovranno esser installati nuovamente (con driver aggiornati questa volta!).

Emanuele

Note per vecchi blogger.

Sebbene questo blog possa esser sembrato fermo per un mese, al suo interno ha combattuto con un bug di Jetpack, ha abbandonato Flash per tutte le tracce audio e sta per farlo anche per tutti i video a favore di quanto offerto dall’HTML5.

Mantenere un sito non significa solo rifare un template in maniera responsiva ma avere anche a mente che, quotidianamente, centinaia di persone vi accedono non tramite la homepage ma attraverso chiavi di ricerca che puntano alle più impensabili e nascoste pagine del proprio archivio. [1]

Emanuele

[1] Tip in regalo: uno dei plugin storici di questo blog è “Broken link checker” il quale scansiona costantemente i link presenti in tutto il database e avverte nel caso in cui qualcuno sia morto. Silenziosamente, negli anni, ho corretto centinaia di link. “Un buon link è un link che non muore mai” ma – Wikipedia a parte – in pochi sembrano ormai ricordarsi di questa sana regola.

OSX Snow Leopard e iOS 9.3.

Errore iTunes con iOS 9.3Il mio Macbook con Snow Leopard è ufficialmente obsoleto. Lo era già per tante altre funzioni, ma riuscivo ancora ad utilizzarlo per quelle “vitali“. [1] Non avere più accesso all’iPhone e/o all’iPad via iTunes è limitante (e fastidioso). Ho già in programma l’acquisto di un Mac nuovo, ma speravo di non ritrovarmi così in difficoltà durante gli ultimi mesi…

Emanuele

[1] Non lavoro più con questo Macbook da parecchio nonostante ciò, con un po’ di pazienza, rimane un buon compagno per qualche ricerca su internet, per archiviare le foto dei viaggi, per fare pulizia via FTP, per scrivere qualche e-mail più articolata o un post come questo, per gestire il password manager o, appunto, per effettuare i backup in locale dei dispositivi con iOS.

Utilizzare Flickr come sistema di backup delle proprie foto.

Ho caricato una copia di tutte le foto archiviate in questi anni, con risoluzione originale, su Flickr.

Mi sfugge perché pagare iCloud, Dropbox o Google Drive per questo genere di attività. Il rilancio di Flickr voluto da Marissa Mayer probabilmente non ha riportato la piattaforma ad essere l’eccellenza nel settore, ma comunque si presenta con una proposta di tutto rispetto: 1TB gratuito per chiunque.

Se anche tu stai cercando dove conservare le tue foto, prova a dargli un’occhiata. Ovviamente – e vale per tutti i servizi in cloud – questi servizi non vanno mai considerati oltre semplici sistemi di backup. L’improvvisa chiusura/blocco del tuo account per la ragione più assurda può portare a momenti di sudore, se non alla perdita definitiva dei contenuti.

Una piccola segnalazione: attenzione ad impostare tutte le foto degli album, oltre che “private” anche come inaccessibili dalla ricerca interna di Flickr, altrimenti – come accade spesso – quando gli internauti cercheranno foto di gattini su Flickr, troveranno anche il tuo micio. Puoi anche farlo da “Organizza“, selezionando tutte le foto interessate e attivando la voce Autorizzazioni → Mostra/nascondi dalle ricerche pubbliche. Caricare semplicemente le foto come “Privatenon basta a nasconderle del tutto.

Emanuele

Scarpe nuove.

Un mese senza un post su questo blog. Non accadeva dal Settembre 2004. Forse era persino qualcosa che non credevo possibile, in un modo o nell’altro qualcosa – in un mese – capita sempre di volerla scrivere. Nell’ultima dozzina d’anni questa congettura è sempre stata una asserzione mai messa in discussione ma quando ho visto il primo Febbraio duemilasedici nel calendario mi son reso conto che il tempo era scaduto inesorabilmente: non ero riuscito a scrivere.

Scarponi amazzonia

Non so ancora quanto di me stia cambiando, quanto di me sia “una persona diversa” rispetto a quella dozzina d’anni fa, ma – per certo – sento responsabilità diverse. Queste da un lato galvanizzano, dall’altro rapiscono. Pesano e si fanno apprezzare allo stesso tempo. Non si finisce mai di crescere, ma le fasi della vita sono un po’ come i gradini di una rampa di scale: il processo è continuo, ma ogni tanto avverti (nella testa, sulle spalle, sotto i piedi) di avere per davvero un nuovo percorso davanti, nuove avventure da dover intraprendere. Il passato è passato e ciò che ti ha lasciato in dono è un gran carico di esperienze.

Ho rotto gli scarponi. O meglio, mi hanno abbandonato nei primi metri dentro la foresta Amazzonica. Erano i miei più fedeli compagni di viaggio da quasi 18 anni. Mi sento un vecchio quando – incredibilmente – riconosco questa cifra. Hanno percorso con me, senza dubbio, qualche migliaio di chilometri. Hanno girato l’Italia e l’Europa e l’hanno fatto per lo più su strade non asfaltate. Son volati con me in Africa, in Cina e non potevano mancare l’avventura in Sud America.

L’avvenimento è uno specchio magnifico di questo periodo in cui il matrimonio – incantevolmente – segna un nuovo gradino raggiunto e tanta strada da compiere. Riconosco i sogni da costruire con sorprendente lucidità ma avverto le responsabilità sempre più incalzanti. Non posso più sottrarmi come in quel distante 2004: la vita chiede esattamente a me d’esser costruita. Mi domando spesso dove-come sarò tra una decina d’anni, quando i quaranta saranno belli che raggiunti.

Serviranno scarponi nuovi, forti, robusti. Servirà sceglierli con cura, in attesa del prossimo gradino.

Emanuele

Cimici dappertutto.

«Troppo spesso il dibattito pubblico riguardo i rischi su internet si concentra su aspetti come il furto di identità e le frodi sulle carte di credito», ha detto Ben Wizner, direttore dell’ACLU’s Speech, Privacy & Technology Project. «Per molta gente, però, una frode sulla carta di credito ha un impatto minimo. Cosa ne pensereste invece se esistesse un database che conosce dove è stato il tuo telefono ogni giorno tra le 3 e le 5 del mattino? Per certi versi quel database sarebbe un registro della persona con cui eravate a letto. Beh, quel database esiste, perché avete un telefono. Nessuno in giro dovrebbe, arrogantemente, sentirsi al sicuro.»

I metadata che i nostri device iper-connessi raccolgono, conservano, trasportano e comunicano, hanno un valore molto maggiore di quel che abbiamo sul conto corrente bancario. Un tradimento, una bugia, possono avere conseguenze disastrose dal punto di vista economico, affettivo, progettuale. Il caso Ashley Madison è solo un esempio di come una innocua iscrizione possa trasformarsi in un incubo in cui il numero della carta di credito ha un valore praticamente nullo.

Soffermarsi semplicemente sulla sicurezza del sistema di accesso implementato dalla nostra banca non dà la vera misura dei rischi che l’internet delle cose porta in grembo. Considerando l’esplosione di IoT che ci aspetta, l’educazione alla sicurezza dovrebbe focalizzarsi proprio su questi aspetti.

Emanuele