Google, le donne sono Stupende.

Da giovane Google deve aver avuto bruttissime esperienze con le donne.

Google Instant Answer: Le donne sono...

Ironia a parte, questi sono i risultati che Google Instant Answer, il servizio di autocompletamento lanciato da Google quasi 10 anni fa, suggerisce all’utente che prova ad effettuare una ricerca.

I suoi algoritmi selezionano le possibili risposte in base a svariati parametri (non semplicemente il numero di ricerche di quella chiave) ma non è sano che a chiunque venga presentata un’immagine così distruttiva.

Gli ebrei sono il diavolo” è ciò che Google consiglia a Carole Cadwalladr, scrittrice per il Guardian, che analizza sconvolta e disgustata il problema: «E’ come se entrando in biblioteca e chiedendo informazioni sugli ebrei ti presentassero direttamente quattro libri complottistici in cui si demonizza quel popolo».

In un periodo in cui l’informazione su internet sembra essere in grado di indirizzare scelte e posizioni della società, questo rappresenta un problema che i motori di ricerca dovranno risolvere presto.

Emanuele

Come cifrare il tuo blog su WordPress.

Da ieri questo blog viaggia totalmente in HTTPS. Per i non avvezzi a certe terminologie, si tratta della connessione sicura che utilizzate già con la vostra banca: i dati viaggiano su un canale cifrato che non può essere intercettato a salvaguardia della privacy e dell’autenticità della comunicazione.

HTTPS è particolarmente importante attraverso le reti insicure (come i punti di accesso WiFi pubblici), dato che chiunque sulla stessa rete locale può sniffare i pacchetti e scoprire informazioni sensibili e non protette da HTTPS. Oltre a ciò, molti vengono pagati per impegnarsi nel fare “iniezione di pacchetti” all’interno di reti wireless allo scopo di fornire un servizio per le pubblicità delle proprie pagine web, mentre altri lo fanno liberamente. Tuttavia, questa operazione può essere sfruttata malignamente in molti modi, come iniettare dei malware su pagine web e rubare informazioni private agli utenti.

Fonte: Wikipedia – HTTPS

Sul web sono disponibili ottime guide per attivare HTTPS, così per agevolarti ti segnalo tutto quel che servirà per cifrare la tua installazione WordPress.

GUIDE:

  • Install free SSL WordPress: completissima, in pochi passaggi seguendo questo articolo riuscirete a completare il 99% del lavoro. Tempo necessario per seguire la guida: 15 minuti.
  • Migrating your WordPress website from HTTP to HTTPS: conclusa la configurazione SSL, in caso di installazioni WordPress esistenti, è bene migrare tutti gli URL interni dal protocollo HTTP a quello HTTPS. In questo articolo troverai le query già pronte da eseguire sul database [fai un backup prima!!]. Tempo necessario per seguire questa guida: 10 minuti.

Infine, per condurre automaticamente gli utenti che arrivano sul tuo sito tramite URL HTTP verso la stessa pagina in HTTPS, sostituisci la regola di WordPress su .htaccess con questa qui (la segnalo, perché è diversa da quella indicata sulla seconda guida):

# BEGIN WordPress
<IfModule mod_rewrite.c>
RewriteEngine On
RewriteCond %{SERVER_PORT} !^443$
RewriteRule (.*) https://%{HTTP_HOST}%{REQUEST_URI} [R=301,L]
RewriteBase /
RewriteRule ^index\.php$ - [L]
RewriteCond %{REQUEST_FILENAME} !-f
RewriteCond %{REQUEST_FILENAME} !-d
RewriteRule . /index.php [L]
 </IfModule>

STRUMENTI:

  • ZeroSSL: è un’interfaccia web, a prova di bambino, utile per generare il certificato e la chiave da installare nel proprio hosting. La guida indicata sopra utilizza questo sito.
  • Let’s Encrypt: è il CA (Certificate Authority) che rilascia gratuitamente i certificati. La lista dei browser compatibili con i suoi certificati la trovi qui.
  • WP Encrypt: banalissimo plugin per WordPress che si occuperà del rinnovo del certificato in automatico alla scadenza.
  • Why no padlock e SSL Check: tool utili per verificare quali risorse sulle tue pagine siano rimaste in HTTP e pertanto il browser non mostra il lucchetto verde ma un lucchetto giallo aperto.

Concluso tutto il bel percorso, ricordati di aggiungere su Google Webmaster Tools il nuovo URL in HTTPS del tuo sito e goditi il tuo sito in versione sicura-come-una-banca.

Emanuele

EdgeRouter X

Recentemente ho mandato in pensione il router che usavo [1] in quanto faticava coi 30Mbit sulla porta WAN della mia connessione Eolo e, avendo ricablato casa con cavi eth6 e connettori schermati, stavo cercando esclusivamente prodotti Gigabit-class. Avevo iniziato a valutare il glorioso Fritz! quando, stuzzicato da un amico, son finito con l’acquistare un “EdgeRouter X” della Ubiquiti.

Ubiquiti - EdgeRouter X

Si tratta di un prodotto per soli nerd basato su Debian che funge esclusivamente da router (no modem, no access point [2]) dalle prestazioni micidiali, con firewall configurabile a zone o ad ACL, PoE in-out su due porte e che permette tutto quello che siete già abituati a fare in una shell. Non si tratta di un  prodotto accendi-inserisci-le-password-et-voilà ma di un dispositivo altamente configurabile con prestazioni superiori a qualsiasi router casalingo.

Lo uso da un mesetto e ne sono soddisfattissimo. Certamente è progettato per altri carichi ma sulla mia trenta megabit non fanno più paura il numero di connessioni e posso attivare il DPI sul router senza paura di rallentare il traffico. Consigliatissimo a casa di ogni nerd, si compra (anche) su Amazon a 65€.

Emanuele

[1] Trattasi di un Linksys WRT54GL preso un decennio fa con il progetto FON e convertito poi con DD-WRT che con Eolo 30/3 iniziava a dare segni di affaticamento.

[2] Al momento a fare da Access Point è rimasto un Netgear DGN2200v3 ma spero in Babbo Natale per poterlo sostituire con un Unifi

Apple is trolling us.

Ho atteso fine Ottobre praticamente tutto l’anno. Aspettavo un refresh dei MacBook Pro per sostituire il mio – ormai obsoleto – Macbook (bianco, policarbonato, annata 2007, amato tantissimo ma ovviamente a fine vita). Quasi un decennio di vita comporterà, certamente, uno speed bump notevole. Ciò non toglie, però, che mi sento preso in giro dalle ultime dichiarazioni Apple.

Apple Macbook Pro

Non voglio concentrarmi troppo sulla Touch Bar, che non avendo provato non posso giudicare [1] ma, devo certamente, sulla favoletta delle scelte coraggiose che ci hanno raccontato ad inizio mese: «abbiamo tolto il connettore degli auricolari dall’iPhone perché è una porta nata il secolo scorso, è obsoleta, ed è arrivato il momento di avere di meglio». Giusto. Verissimo. I periodi di transizione portano inevitabilmente fastidi: io prima vivevo in un monolocale, poi mi son sposato, abbiamo comprato una bella casa e adesso è stupendo. I mesi di ristrutturazione sono stati impegnativi. Quindi è comprensibile che cambiare possa richiedere fatica.

Però Apple questa volta ci sta trollando. Perché il MacBook Pro appena presentato non si adegua al “coraggio” di cui parlavano? Perché non han colto l’occasione per allineare le porte dei dispositivi? Perché sul nuovissimo Macbook l’obsoleta porta audio da 3.5mm è rimasta? Mi sembra di capire che nel futuro vedono la USB-C come unica interfaccia fisica e tutto il resto dovrà esser wireless. Perché allora non allineare iPhone e Macbook? Siamo arrivati all’assurdo per cui, se sono in treno e sto telefonando con gli auricolari, non posso ricollegarli al Macbook per continuare il film che avevo interrotto. iPhone con porta Lightning e Macbook Pro con USB-C. Doppio auricolare o ennesimo adattatore? Inoltre in dotazione all’iPhone vi è un cavo Lightining -> USB-A che obbligherà all’uso di un adattatore per il sync cablato con iTunes. Devo assolutamente credere che l’anno prossimo l’iPhone abbandonerà la porta Lightning in favore della USB-C o – davvero – certe dichiarazioni risultano offensive.

In tanti in questi giorni inneggiano al Surface Studio rilasciato da Microsoft. E’ vero che si tratta di un prodotto coraggioso – specie perché a rilasciarlo è proprio Microsoft – ma prima di parlar di successo aspetterei di vederlo in azione. Oltre ad essere un prodotto di nicchia (sia per prezzo che per l’utenza che effettivamente beneficierà di un dispositivo simile) per Microsoft, l’attenzione al dettaglio non è mai stato un cavallo di battaglia. Certamente ci si aspettava che Apple provasse a sorprendere il mondo, ancora, come quando presentò il primo iPod o il primo iPhone: prodotti che letteralmente distrussero il mercato attuale creandone uno nuovo. Non è avvenuto nel 2016.

Comprerò il nuovo MacBook? Quasi certamente si. Ho bisogno di un computer nuovo e cercando di salvaguardare un minimo del portafoglio, attenderò paziente il Black Friday con la speranza di qualche sconticino. [2] Perché lo comprerò? Perché macOS è superiore a Windows 10 per tanti e piccoli aspetti che solo chi usa un Mac può comprendere. Purtroppo per me quest’aspetto è predominante. Tutto questo però non giustifica Apple: comprerò il Macbook Pro solo perché l’idea di usare Windows 10 non mi esalta, non più perché reputo Apple un’azienda capace di innovare coraggiosamente.

Certamente Apple non può continuare su questa strada se vuol ricevere applausi. Il decennio passato è stato un periodo magico per lei, ma la gente, e proprio Microsoft lo sa bene, sa muoversi prestissimo verso chi – piuttosto che omologarsi – prova a pensare differente…

Emanuele

[1] ma ad occhio non mi sembra così rivoluzionaria da poter evocare il significato dell'”hello, again” utilizzato per anticipare l’evento a meno di non, voler, banalmente, sottolineare che erano un po’ di anni che non si facevano vivi…

[2] Non ho memoria degli ultimi anni e se Apple oltre a sconti sugli App Store proponga ancora sconti sull’hardware, ma nove anni fa, comprai il Macbook proprio in occasione di un “Apple Friday“.

Evoluzione.

Computer IBM 350 Disk File
L’armadio metallico qui sopra – fotografato nel 1956 mentre viene caricato su un aereo cargo – è uno dei primi computer: l’IBM 350 Disk File. Pesava una tonnellata, era lungo 150 centimetri, alto 172, profondo 74. Lo si poteva affittare per l’equivalente di 25 mila euro al mese e poteva registrare l’equivalente di 5 milioni di caratteri.

Da ingegnere informatico non potevo non salvarne una foto qui. Lamentarsi dello spessore dei portatili odierni fa sembrare dei bambini viziati.

Emanuele

Non otteniamo sempre tutto quel che vogliamo? Meglio così.

Secondo un vecchio proverbio, esistono due modi per essere infelici. Uno è non ottenere quello che si desidera. L’altro è ottenerlo. Il problema della felicità è che l’idea che possa finire ci intristisce. […] Secondo i veri buddisti, la soluzione è smettere del tutto di desiderare. Un’alternativa immediata più pratica è semplicemente ricordare che i desideri possono essere fuorvianti.

Can’t always get what you want? Don’t worry

Emanuele

Nel proliferare di manuali di digital detox, di discussioni (online) su come staccarsi almeno temporaneamente dai social network, l’uomo del ventunesimo secolo è ormai consapevole di essere vittima e artefice degli algoritmi. Il giovin signore midcult è abituato appena sveglio, ma non prima di aver controllato la performance del sonno con l’activity tracker, agli esercizi mattutini di Gmail: cestinare gli avvisi inviati dai siti cui si è iscritto (sconti strepitosi, il lavoro che potrebbe interessarti, vorresti aggiungermi – sono tua cugina – alla rete LinkedIn?, i seguenti articoli in base a articoli che hai acquistato in passato o che ti possono interessare); e di Facebook: ritagliare, eliminare con gli occhi le pubblicità dell’ultimo oggetto visto (per sbaglio) su Amazon, rispondere cortesemente alle notifiche, verificare i tag, aggiungerli al diario, vagare qua e là e cliccare mi piace; e di Twitter: salto con l’asta di tutti i cinguettii sponsorizzati, Sarah Stage, Luis Enrique, #ciaone. Con l’esperienza migliorano le performance del suo pollice opponibile che religiosamente scorre da sinistra verso destra per sbloccare, poi dal basso verso l’alto per scrollare i flussi, gli umori, i bocconi di notizie rimpastate.

Emmanuela Carbé – Io odio internet

 
Kobek – scrive la Carbé analizzando “I hate the internet” – ci ricorda che San Francisco è l’epicentro della più grande contraddizione di questo secolo: la libertà di parola e di espressione si sta esercitando in piattaforme web controllate da aziende il cui unico scopo è fare soldi.

Emanuele

Facebook traccia ovunque chiunque.

[…] In the past, we’ve only shown ads in these places [the web, ndr] to people who have Facebook accounts. Today, we’re expanding Audience Network so publishers and developers can show better ads to everyone – including those who don’t use or aren’t connected to Facebook.

Bringing People Better Ads

Facebook ha esteso il tracking su qualsiasi sito web anche verso gli utenti non registrati sul social network. Ovunque sia presente un bottone di Facebook (tipicamente quello del “Like”), Facebook registerà la navigazione e ne analizzerà il comportamento.

Tecnicamente salverà sul browser un cookie utile per rintracciarvi – come le briciole di Pollicino – su qualsiasi sito entriate in modo da poter studiare i vostri gusti ed interessi e da lì scoprire sesso, età, razza, religione, livello culturale, orientamento politico…

Un livello di pervasività immenso non più limitato a coloro che avevano accettato di far parte del social network e che non spaventa l’utente medio solo perché “invisibile“. Difficilmente accettereste di navigare con una persona che, seduta accanto a voi, continuamente annoti su un taccuino ogni singola pagina che visitate e – persino – i movimenti che fate col mouse.

Come difendersi? Un buon inizio può essere quello di installare (e configurare opportunamente) uBlock Origin su ogni browser che utilizzate.

Personalmente ho rimosso da questo blog qualsiasi bottone di Facebook [era stato inserito, preso da un raptus di modernità, solamente nell’ultimo restyling]. Non mi interessa raccontare a Facebook cosa cerchiate da queste parti.

Richard Stallman, programmatore e attivista, ha raccolto nel tempo un elenco considerevole di ragioni per cui stare alla larga da Facebook.

Emanuele