Ricorrenze

Giorgia oggi compie 4 mesi. Io 420. Condividere questo giorno con qualcuno non è mai stato così bello. I suoi sorrisi illuminano le giornate e sbiadiscono le mie paure.

Emanuele

“Activity records”.

Snowden propone di prendere l’abitudine di definire i metadatiactivity records” per rendere più evidente quel che sono.

Loro sanno che hai chiamato una linea erotica alle 2:24 del mattino e hai parlato per 18 minuti. Ma non sanno di cosa hai parlato.
Loro sanno che hai chiamato il numero per la prevenzione dei suicidi mentre eri su un ponte. Ma l’argomento della conversazione resta segreto.
Loro sanno che hai parlato con un servizio che fa test per l’HIV, poi con il tuo medico e poi con il gestore della tua assicurazione sanitaria. Ma non sanno di cosa avete discusso.
Loro sanno che hai chiamato un ginecologo, gli hai parlato per mezz’ora, e poi hai chiamato il consultorio locale. Ma nessuno sa di cosa avete parlato.

 

Le parole di Internet: metadati (e cosa se ne fa WhatsApp)

Io non so se con i più giovani – o con voi stessi – facciate mai educazione all’uso della tecnologia. Penso sia un tema dove esiste una disinformazione e un’ignoranza pazzesca. Purtroppo sebbene sia vero che l’ignoranza fa vivere sereni, per certi versi è un po’ come mettersi il prosciutto sugli occhi quando si decide di trascurare certi aspetti degli strumenti che usiamo quotidianamente.

Forse mi prenderete per radicale, talebano o noioso. In realtà mi viene da scrivere questi messaggi perché ho ben presente che giri facciano queste informazioni e come, in realtà, finiscono – attraverso altre strade – per influenzare la società.

Non ho mai amato Facebook (e non mi sono mai iscritto) per via dei suoi grandi paradossi. Non voglio consigliarvi di spegnere il cellulare quanto di conoscere e comprendere la quantità di informazioni che questi strumenti hardware o software, quali possono essere i social network, sanno di noi.

L’informazione è potere.

Emanuele

Moleskine.

I blog non sono morti, il mio respira ancora. E’ evidente però che negli anni la vita del “blogger” sia cambiata e così il numero dei post scritti ogni anno è variato in maniera inverosimile.
Numero dei post scritti sul blog Nel 2018 queste pagine andranno per i quindici anni ma per il giro di boa – quando il blog avrà accompagnato metà della mia vita – dovrò attenderne altri sei.

Un giorno forse studieranno gli effetti di queste vite digitali.

Emanuele

Da dove vieni?

Ciao figlia mia, tra qualche giorno nascerai e tra le tante cose, come la mia vita negli ultimi anni, sarai del nord.

Un giorno però arriverà il momento in cui verrà chiesto direttamente a te «da dove vieni?» e probabilmente la tua vita nordica ti avrà regalato un accento che io non avrò mai, un linguaggio pieno di parole che stento a capire, un atteggiamento che osservo divertito.

Non so cosa risponderai. Non so se distrattamente o razionalmente ti concentrerai su quanto scriveranno sulla tua carta d’identità. Non so neanche se avrai o meno voglia di raccontare. Non credo neanche di poter pretendere qualcosa di diverso da quel che vorrai dire.

C’è un punto però. Qualsiasi sia il tuo accento, qualsiasi siano le scuole e i compagni che frequenterai, qualsiasi cosa la maestra potrà mai raccontarti di questa amata Italia, certamente tu sarai anche figlia di una terra che ti insegnerò a conoscere.

Ricorda che dentro te esisterà sempre una parte di quel sole che io, inevitabilmente, mi impegnerò a far splendere sulla tua pelle.

Ci vediamo presto…

Emanuele

Aiutatemi voi.

E’ così la vita? Tutto un tratto accelera all’impazzata senza neanche darti tempo di abbassare la visiera? Me lo domando ma – al contempo – provo a chiederlo a voi e specialmente a chi è più avanti di me con l’età. O a chi, almeno questa risposta, ha la convinzione di saperla dare.

Qui i giorni volano. Ho, praticamente, smesso di scrivere sul blog. Poi ho iniziato a usare il cellulare per fare tutto. Perché? Perché è più rapido. Perché prendere il computer per fare certe cose era un lusso. Poi il tempo non bastava ugualmente, così ho iniziato ad usare i Promemoria. Prima una sola lista. Poi varie liste. Adesso ho anche la lista delle cose da fare nel weekend. Così torno a casa e combatto interiormente tra la voglia di riposarmi e la necessità di gestire cose che io stesso ho programmato per i weekend.

Forse sto sbagliando qualcosa. O forse dai 30 ai 40 anni si corre. Non so. Tra sei anni proverò a dire com’è andata. Per ora però mi manca un po’ il fiato interiormente.

Lamento da tempo la sensazione che il tempo non mi basti, che mi sfuggano le occasioni di fare tutte le cose che vorrei (ahah!). Manca circa un mese all’arrivo di una nuova inquilina in giro per casa e io so già che tanti amici rivedranno Sofia solo senza pancia: «in un mese non riusciremo a vederci».

Ma io davvero voglio presentarmi a mia figlia in queste condizioni?!

Emanuele

Come far vivere a lungo la batteria del proprio MacBook.

Da ieri, complice un’offertona irripetibile, il mio MacBook va in pensione per far posto a uno scintillante MacBook Pro da 15″. Non starò qui ad elencare i pregi del nuovo modello [1] quanto, piuttosto, a segnalare l’unico suggerimento che ho da dare a chiunque abbia a che fare con dei portatili.

Apple MacBook Pro 15" TouchBar

Il problema comune è la durata della batteria. Il mio MacBook tra 3 mesi avrebbe compiuto 10 anni (l’acquistai nel 2007) e nonostante l’età da record ha ancora una batteria che regge senza alimentazione per circa 2 ore.

Qual è il segreto? Ho sempre rispettato un’unica semplicissima regola: «quando puoi metterlo in carica, fallo!». Nel 2011 aveva raggiunto 400 cicli di carica e oggi è a 528.

In pratica quando è a casa il mio MacBook è alimentato. Punto. Vive senza alimentazione in tutti quei momenti in cui è scomodo tenerlo collegato ad una presa (ad esempio quando lavoro seduto su un divano), ma se smetto di usarlo, o ne ho la possibilità mentre lavoro, lo tengo in carica perenne [2] senza improvvisare complicati cicli di scarica-carica o decidere di tenerla smontata in un cassetto (a che pro? Il bello del portatile è che è subito pronto a seguirti non appena decidi di abbandonare la scrivania…).

Certamente un decennio di ricerca ha reso le nuove batterie più resistenti e da un po’ di anni Apple dichiara che le sue sono capaci di gestire fino a 1000 cicli di carica ma proprio per questo la tecnica da adottare è tentare di limitare il numero di cicli.

Utilizzo la stessa tecnica anche con l’iPhone: durante le mie 8 ore giornaliere ad una scrivania, l’iPhone è collegato al portatile via USB così da:

  1. ritrovarlo carico quando vado via.
  2. limitare i cicli della sua batteria.

Dato che la tecnologia di fondo è la stessa, a meno di indicazioni particolari da parte del costruttore, questa regola può avere senso per iPad o tablet, portatili e cellulari di altri vendor.

Emanuele

[1] Devo riconoscere però che la possibilità di utilizzare il Touch ID per sostituire tutte le occasioni di autenticazione sul Macbook è una goduria indescrivibile.

[2] Non è necessario spegnerlo, il mio MacBook ha vissuto i suoi anni in standby/sospensione.

Il web era open, indipendente ma interconnesso.

Ricordate come funzionava il web? Ricordate come si pensava dovesse andare?

Nei primi giorni del web, ognuno di noi pubblicava sul proprio sito web. Se non si era soddisfatti dal proprio web host, o se chiudeva, si potevano spostare i file e il nome del dominio altrove e nulla si rompeva.

Oggi, la maggior parte dei nostri scritti finisce in un piccolo numero di social network centralizzati, dove non è possibile spostare i propri contenuti, sono pieni di notizie false e pubblicità, e se uno di questi siti fallisce, i vostri contenuti scompaiono da internet. Troppi siti sono andati via portandosi via le nostre foto e i nostri post.

Io voglio incoraggiare di più la scrittura indipendente.

Con queste premesse Mantoon Reece propone su Kickstarter il suo progetto di Microblog, una piattaforma di cross-posting che permette di partecipare alla vita sui social-network senza abbandonare il proprio blog.

Personalmente credo che mantenere un blog indipendente sia anche una forma di tutela verso l’internet che i nostri figli navigheranno [1]. Se l’esigenza di luoghi autonomi scompare, l’incentivo a sviluppare nuove piattaforme non verrà e sempre di più il web si trasformerà in tre-quattro grandi contenitori, gestiti da privati, che hanno pieno potere sulle nostre informazioni.

Emanuele

[1] Il web è un’onda e noi i surfisti.

Come salvare video da segmenti m4s MPEG-DASH.

Recentemente avevo voglia di conservare un video presente online in streaming in formato m4s. A differenza dei metodi di pubblicazione fin ora incontrati, questo non prevedeva la presenza di un file contenitore o playlist che teoricamente aiuta ad occultare nel codice la sorgente del file mp4/mkv. [1]

Il formato MPEG-DASH prevede la presenza di chunk – pezzettini di file – che verranno uniti successivamente dal player integrato nel browser. In questo modo non è presente alcun link diretto al file e l’unico riferimento è il percorso (la cartella) in cui il player troverà i vari chunk. Questa tecnica, oltre a “nascondere” il video permette lo streaming adattivo: man mano che il video avanza il player può decidere, in base al buffer ancora a disposizione, se richiedere il prossimo chunk in alta o bassa qualità.

La tecnica, se allargata anche all’audio separa i due flussi e permette, ad esempio, di mantenere l’audio in alta qualità ed abbassare il bitrate del solo video. Ovviamente mi trovavo di fronte a quest’ultimo scenario.

Come procedere per unire i file m4s in un unico video? Per risolvere comodamente avrete bisogno di un download manager e di ffmpeg, il coltellino svizzero della gestione video.

  1. Per prima cosa è necessario scaricare tutti i chunk del video [2]. Io ho utilizzato InviDownloader, attraverso cui si può indicare il nome dei segmenti e il numero di elementi da scaricare (spesso le cartelle hanno il listing disabilitato e non è possibile effettuare un banale browse). Se lo streaming audio è separato, dovremo scaricare tutti i suoi segmenti.
  2. InviDownloader

  3. Successivamente è necessario unire tutti i segmenti in un unico file contenitore mp4. Per far questo, dal prompt dei comandi di Windows basta digitare:
    copy /b init.mp4 +segment_*.m4s video-output.mp4
  4. Prompt CMD Copy

  5. Lo stesso faremo con i segmenti dell’audio. Ci spostiamo nella cartella dove abbiamo salvato i chunk audio e digitiamo:
    copy /b init.mp4 +segment_*.m4s audio-output.mp4
  6. A questo punto abbiamo due file: video-output.mp4 e audio-output.mp4. Per unirli ci viene incontro ffmpeg. Raggruppiamo ffmpeg.exe, video-output.mp4 e audio-output.mp4 in un’unica cartella e da linea di comando eseguiamo:
    ffmpeg.exe -i video-output.mp4 -i audio-output.mp4 -c copy output.mkv

Il nostro file output.mkv è un file video leggibile sia da browser che da VLC. Volendo potremo decidere, successivamente, di convertirlo in mp4, avi e così via…

Emanuele

[1] inefficaci tecniche di security-through-obscurity che non servono a nulla se non a far guadagnare qualche euro in più alle web-agency.

[2] ricordo che MPEG-DASH prevede la prenza di un file init e di tanti segmenti. Il primo, tra le varie informazioni contiene in formato binario la segment-list che il player andrà a processare.