Paura di volare.

Nel 1968, quando l’espertissimo pilota di Formula 1 Jim Clark morì in gara, tutti rimasero sconvolti. Potrebbe succedere a chiunque di noi, dicevano i suoi colleghi. Dopo l’incidente al volo della Germanwings il ragionamento è più o meno lo stesso. Non è come il caso dell’aereo malese che volava su una zona di guerra in Ucraina, o quello dell’aereo algerino in Mali: stavolta si tratta di un apparecchio europeo che volava sull’Europa occidentale. L’unica lezione che se ne può trarre è che può succedere ovunque. Ma quando le cause non sono ancora chiare, come in questo caso, la statistica ci viene in aiuto.

 

Volare è sicuro? Si, rispondono i dati. Nel 1989 ci sono stati 35 incidenti mortali, nel 2000 solo 21, nel 2005 solo 15 e l’anno scorso appena 11. Ai viaggiatori però interessano le probabilità di essere coinvolti in un incidente simile. Nelle peggiori compagnie la possibilità sono una su un milione e mezzo, in quelle medie una su 3,4 milioni e nelle migliori una su dieci milioni. Secondo Arnold Barnett, del Massachussetts institute of technology, uno statunitense dovrebbe volare ogni giorno per quattro milioni di anni per essere sicuro di morire in un incidente. Vi sembra ancora troppo pericoloso? Facciamo qualche paragone. Le probabilità che facendo un bagno in mare siate attaccati da uno squalo sono una su tre milioni. Ma di solito il confronto è con gli incidenti stradali. Il consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha fatto il calcolo sette anni fa: la probabilità di morire in un incidente d’auto è 75 volte superiore a quella di morire in un disastro aereo. Quindi perché non abbiamo paura di salire in auto?

 

Ma i dati hanno un difetto. Non tengono conto della psiche dell’Homo sapiens, che si è formata decine di migliaia di anni fa nella lotta per la sopravvivenza. E questa logica, sebbene poco aderente alla realtà, dice che una persona che guida un’auto è più o meno padrona del proprio destino, mentre in aereo non lo è. L’esperienza del cacciatore ha la meglio su qualunque statistica.

 

Zbyněk Petráček, Lidove Noviny, Repubblica Ceca

Giusto per tenere i piedi per terra.

Emanuele

Albert Einstein ipotizzò un secolo fa che la gravità potesse deviare il percorso della luce. Aveva ragione: oggi gli astronomi usano le galassie o gli ammassi di galassie come fossero delle lenti di ingrandimento per osservare le stelle lontane.

Una volta Einstein disse ad un suo studente che la teoria della relatività era così bella che se non si fosse dimostrata esatta, gli sarebbe spiaciuto per Dio.

Emanuele

Piccoli registi crescono.

Attore: Mauricio Pinilla. Regia: mia sorella. Aiuto regista: mio fratello. Sceneggiatura: mia sorella e mio fratello. Direttore della fotografia: mia sorella. Montaggio: mia sorella. Direttore di produzione: mia sorella. Cliente: Umbro Italia Emanuele