Cimici dappertutto.

«Troppo spesso il dibattito pubblico riguardo i rischi su internet si concentra su aspetti come il furto di identità e le frodi sulle carte di credito», ha detto Ben Wizner, direttore dell’ACLU’s Speech, Privacy & Technology Project. «Per molta gente, però, una frode sulla carta di credito ha un impatto minimo. Cosa ne pensereste invece se esistesse un database che conosce dove è stato il tuo telefono ogni giorno tra le 3 e le 5 del mattino? Per certi versi quel database sarebbe un registro della persona con cui eravate a letto. Beh, quel database esiste, perché avete un telefono. Nessuno in giro dovrebbe, arrogantemente, sentirsi al sicuro.»

I metadata che i nostri device iper-connessi raccolgono, conservano, trasportano e comunicano, hanno un valore molto maggiore di quel che abbiamo sul conto corrente bancario. Un tradimento, una bugia, possono avere conseguenze disastrose dal punto di vista economico, affettivo, progettuale. Il caso Ashley Madison è solo un esempio di come una innocua iscrizione possa trasformarsi in un incubo in cui il numero della carta di credito ha un valore praticamente nullo.

Soffermarsi semplicemente sulla sicurezza del sistema di accesso implementato dalla nostra banca non dà la vera misura dei rischi che l’internet delle cose porta in grembo. Considerando l’esplosione di IoT che ci aspetta, l’educazione alla sicurezza dovrebbe focalizzarsi proprio su questi aspetti.

Emanuele

2 comments » Write a comment

  1. Bellissimo spunto di riflessione. E’ un discorso che di tanto in tanto rispunta, in qualche angolo della rete, ma posto con queste parole, con questi esempi, secondo me risulta più di impatto.

    E’ una questione che conosco tecnicamente molto bene. Ogni tecnologia proposta da qualsiasi azienda, oggi, include cimici. E ho qualche dubbio sulla reale utilità, sul reale miglioramento portato da nuove “mode tecnologiche” alla nostra vita. Quanto ci aiuta? Quando ci migliora la vita? Quando ci rende più felici? Domande che lascio aperte, ma di cui ho una mia idea chiara.

    In moltissimi casi però, non adeguarsi a questo cambiamento, può comportare l’esclusione sociale. Quindi che fare? Farsi spiare, aiutare consapevolmente diversi enti a costruire questo grosso database, con gli orari dei nostri spostamenti notturni, oppure rifiutare tutto ciò, ma avere ugualmente effetti collaterali dovuti a difficili connessioni col mondo circostante?

    Non sono un vecchio contro la tecnologia. Ci lavoro, la uso tutti i giorni. Ed esiste anche della tecnologia utile a impedire questo tracciamento di massa. Solo che non è quello che usa la massa. Se non hai la stessa interfaccia dell’altro, la connessione non può avvenire.

    L’educazione alla sicurezza andrebbe fatta ancor prima di entrare nell’IoT. Andava fatta anni fa.
    Ma su questo sono purtroppo pessimista. Non vedo cambiamenti all’orizzonte…

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