Contrasti.

Siamo tornati e stiamo bene. Del viaggio di nozze ci sarebbe da parlare per ore. Dalla bellezza incontaminata del deserto cileno con le sue valli talmente sovrannaturali da esser paragonate a quelle lunari, al traffico di Santiago, dai geyser a 4400m di altitudine – i più alti del pianeta – a pochi passi da San Pedro de Atacama, al lago Titicaca, tra Bolivia e Perù, il più alto al mondo a permettere la navigazione (cosa che rende meno terribile la vita dei festaioli abitanti di Puno). E poi ancora del terremoto cileno, della fortuna sfacciata (la nostra) di trovarci in volo tra Cile e Perù in quell’esatto momento.

Perù: potrei riassumere dicendo che la loro cucina surclassa quella di tante nazioni europee, ma non posso trascurare il contrasto di due mondi che un bel brutto giorno (dipende dai punti di vista) di qualche secolo fa si sono incontrati. La cultura Quechua e quella spagnola si son rimescolate prepotentemente (è questa la parola giusta) tra loro. Si parla spagnolo ma ogni oriundo incontrato non fa altro che raccontarti dell’amore perduto per la cultura Inca che li ha forgiati. E così proprio sul lago Titicaca incontri gli Uros, popolazione fuggita dalla terraferma e abituatasi a vivere su delle isole galleggianti per fuggire agli Inca. Quegli Inca che, al contempo, hanno realizzato Machu Picchu, bellezza sconfinata delle opere dell’uomo, aggiunta di diritto alla lista delle sette meraviglie del mondo e patrimonio dell’umanità secondo l’UNESCO. Gli Inca, un popolo che viveva a contatto con la natura ma che era in grado di scuoiare i propri nemici ed usare le pelli per far tamburi e che in una manciata di secolo conquistarono un territorio più vasto dell’impero romano dei tempi d’oro.

Per finire, ci siamo immersi nella foresta amazzonica. Ci ha accolti, col suo caldo, Puerto Maldonado e dopo aver abbandonato le valigie per far spazio a dei più adatti zaini, tre ore di navigazione in una piccola barchetta sul fiume Tambopata e una ventina di minuti di marcia a piedi – con le torce – tra quegli alberi dall’altezza infinita abbiamo raggiunto il nostro rifugio. Per alcuni giorni ci siamo destreggiati (con una guida che ci ha saggiamente raccomandato di non toccare mai nulla) tra scimmiette, formiche carnivore, serpenti, stupende farfalle enormi, alberi semoventi ed alberi strangolatori, pappagalli enormi e coloratissimi e laghetti con rassicuranti caimani neri. Tutto molto bello, molto più bello certamente dei giaguari che non abbiamo avuto occasione di incrociare. Talmente bello ed a contatto con la natura che la struttura non aveva pareti. Così dormivamo con gli occhi aperti e abituati ai pipistrelli sopra il letto. Ma d’altronde all’accoglienza ci avevano dato un fischietto: “you know, in case of emergency…”.

Forse, tra tutti quelli fatti fin ora questo lo definirei il viaggio dei contrasti. Abbiamo attraversato due paesi, dal sud verso nord, un po’ in macchina, un po’ in aereo, un po’ in pullman ed anche col treno. Siamo arrivati così in alto da essere accolti in albergo con delle bombole di ossigeno e così in basso che alla reception ci hanno avvertiti dell’allerta tsunami. Siamo stati al freddo, abbracciati stretti per combattere i -9°C. raggiunti prima dell’alba in attesa che il sole decidesse di illuminare la piana di El Tatio e così caldi che dovevamo usare repellenti per zanzare e creme solari. Abbiamo vissuto l’eleganza delle grandi città (Lima, Santiago, Arequipa…) e la scomodità che galvanizza quando si sta vivendo un’avventura delle tappe più estreme. Abbiamo assaggiato i più piccanti cibi cileni, le carni più diverse (dall’Alpaca al Porcellino d’india) e i frutti più esotici che la foresta potesse offrirci. Ho salutato nuovamente l’oceano più esteso al mondo, che avevo già visto – qualche anno fa – a migliaia di chilometri di distanza da una costa iper-industriale cinese e ci siamo arrampicati su per le Ande. Abbiamo sognato in una stupenda veglia alle stelle, nel deserto di Atacama (il deserto più asciutto al mondo) in cui l’universo ci ha mostrato in tutta la sua grandiosità la Cruz del Sud, la costellazione di Pegasus e le nubi di Magellano e fatto bird-watching nascosti e muti come solo attività del genere possono richiedere. Difficile stabilire realmente cosa ci abbia affascinati di più. Riduttivo ricordare solo Machu Picchu.

Abbiamo migliaia di foto che aspettano ancora di esser selezionate, sistemate, archiviate e infine conservate con cura. Probabilmente abbiamo dormito poco rispetto ad una vacanza canonica ma non era assolutamente il momento e, ogni giorno, il programma ci consegnava nuove avventure da affrontare, tra biglietti, parole in spagnolo che non sempre capivamo e tanta – tanta – tanta voglia di vivere a pieno l’inizio della nostra vita insieme.

Emanuele

4 commenti » Scrivi un commento

  1. Grazie per aver condiviso un assaggio del vostro viaggio e del vostro inizio! Siete belli e solari come solo l’amore può rendere. Preservatelo e proteggetelo!
    robi

  2. Manu, dirti “grazie” non rappresenta in pieno ciò che hai donato a me e a chi legge questa tua testimonianza/racconto…Emanate serenità e gioia…e viaggiare assieme a voi tramite questo tuo post, è stato davvero magico.

    Grazie…grazie davvero 🙂

    Gianluigi

  3. Complimenti per le foto, il matrimonio, e per questa versione di DreamsWorld che non conoscevo e che trovo realmente bella.
    Buona vita ragazzi

  4. Pingback: Scarpe nuove. | …time is what you make of it…

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