Giocando a fare il capitano.

Le industrie, la notte, hanno il rumore di una grande nave che viaggia tranquilla. In queste due notti di lavoro mi ronza in testa, inesorabile, questa sensazione. Tra le carte della sala di controllo, mentre mi assicuro che tutto il processo produttivo non abbia interruzioni, lavoro all’ampliamento di un’area. Straordinario nello straordinario: cerco di andare avanti col lavoro visto che il carico, negli ultimi giorni, è impressionante.

Venti minuti fa, durante la pausa “di rito” da consumare nella casetta dove gli operai possono fumare, chiacchieravo con un operatore sorseggiando un caffè notturno. Lui, ex capo-reparto promosso ad operatore della sala controllo, mi raccontava che anni fa, era necessaria molta più gente durante la notte. L’automazione ha semplificato tutto: da diciotto metri di altezza dal suolo – in una sala piena di monitor – si ha la possibilità di giocare a fare i capitani. Bello si penserà. Il tempo degli operai-schiavi impegnati in lavori usuranti in orari proibitivi volge sempre più al termine.

C’era una bella aria estiva e una strana quiete stasera. Quattro sedie fuori la casetta ci accoglievano. Le luci dell’impianto e il vibrare nell’aria dei rumori provenienti da quell’infinità di condutture ci circondava.

Nella mia testa però pulsava anche una perplessità che ho confessato: l’automazione toglie posti di lavoro. Tutta la gente che serviva anni fa non è stata rimpiazzata quando è andata via: visibilmente si fanno (tanti) soldi con molta meno gente. Istintivamente, cercando una soluzione, penso che il mercato cui bussare si sposterà verso altro. Mi convinco di ciò ma nel dubbio e nell’angoscia di questo pensiero, eccomi qui a perder tempo per due minuti. Così, giusto per illudermi che possa servire a qualcosa, proprio come una minuscola onda che muore infrangendosi sul fianco di una enorme nave ma che – per tutta la sua vita – ha creduto incessantemente di poterla spostare dove voleva lei.

Emanuele

3 commenti » Scrivi un commento

  1. Ciao Manu,
    forse all’Uomo, a volte, manca la fantasia.
    Intendo dire che sono felice che non esistano più le fabbriche velenose e massacranti della rivoluzione industriale. Penso anche che nel mondo ci siano comunque tantissimi lavori che si possono fare, ma che si devono ancora inventare.
    Penso che la burocrazie italiana blocchi la fantasia, perchè tutto è troppo complicato e soprattutto costoso.
    Se ci fossero più libertà e meno tasse, sicuramente nascerebbero tanti piccoli lavori che non potrebbero essere svolti dalle macchine o dai computer. Se si investisse più nel sociale e nell’ambiente, ci sarebbero opportunità per tanti. Purtroppo il nostro Paese taglia proprio nel sociale, perchè non produce denaro, ma lascia liberi i ricconi di evadere in maniera spaventosa.
    E’ solo un accenno dei pensieri che mi frullano per la testa, sono ancore un’idealista che sogna un mondo nel quale, quando si apre il telegiornale, non si senta parlare di Borsa ma, per esempio, di quel bellissimo movimento di pazzi che di giorno e di notte pianta fiori in città: i Guerrilla Gardening.
    Per ora non è così; io, però, continuo a sognare.
    Buona giornata 🙂
    robi

  2. Non lo condivido molto il tuo ragionamento. Il lavoro si è spostato in realtà su ruoli meno logoranti migliorando la qualità della vita degli operai. L’idea che debba esistere un operaio per muovere almeno dieci valvole non mi stimola. E non stimolava neanche la fantasia di quell’operaio.

  3. Sapete che c’è? C’è che siete stati convincenti. E non lo dico giusto per… ma mi rendo conto che alle tre di notte, dopo ore e ore di lavoro, certi pensieri vengan fuori agitati, confusi da altro.
    Mi piace l’approfondimento di Roberta sulla fantasia, sulla necessità di una politica orientata verso una maggiore libertà personale (che probabilmente porterebbe verso cose ancora non scoperte) e approvo, ma lo facevo anche prima in realtà, il fatto che la qualità della vita tenda a migliorare grazie a lavori meno logoranti. Su questo però ho un appunto: è vero che l’automazione libera l’uomo da certi lavori, ma è anche vero che “l’automazione stessa” non si può auto-costruire, così i vari cinesi (giusto per dire) che lavorano ancora in catene di montaggio facendo turni/lavori disumani esistono ancora e dubito potranno scomparire mai. Semplicemente, in questo periodo storico, non abbiamo più “certi lavori” giornalmente sotto gli occhi. Non pensate?
    Ciao,
    Emanuele

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