«Se mi cercate, non mi trovate…!».

Una cosa che mi manca della mia terra è l’uomo del sale. Lui, incurante degli anni che passano, della modernità che incombe sui ritmi e sugli stili di vita delle persone, continua imperterrito nel suo giro mattutino. Lo vedi passare per i vicoli dei quartieri più popolari col suo Ape giallo che abbannia (grida) verso i balconi attraverso un megafono installato con cura sul tetto del suo mezzo tripode.

“Quattro pacchi di sale, mille lire!”. E’ così che, da generazioni, vende la sua mercanzia e quand’ero piccolo – nonostante il mio non fosse un quartiere dei più popolari – la sua voce arrivava fin sopra il balcone di casa, in una di quelle giornate in cui all’asilo non eri andato ed eri a casa coi fratelli e la signora delle pulizie. Sdraiato per terra per combattere il caldo, buttavo un occhio al di sotto del parapetto in vetro rinforzato cercando di scorgere il suo passaggio. Gli alberi del condominio nascondevano per bene la strada e per questo, se mi riusciva, dovevo accontentarmi di godermelo per pochissimi secondi.

Quella scena mi è rimasta dentro negli anni e si è rifatta viva oggi mentre leggevo che – sul web – Google ha aperto gli inviti verso Google+; «l’ennesimo social network, l’ennesimo luogo in cui tutti attraverso strumenti di modernità si sentiranno al passo coi tempi» mi ripeto da giorni. Perchè il mondo su internet non è assolutamente diverso da quello sconnesso.

L’uomo del sale però ha fascino. Il suo spirito ribelle che nessuno vuol notare è qualcosa di autentico e genuino ed io oggi, proverò a seguire il suo esempio, come quando, incurante della possibilità odierna di comprare il sale altrove, avverte le signore dei borghi con un laconico “se mi cercate, non mi trovate”.

Rimarrò su queste pagine, forse da solo, forse più lento, ma felice di abbanniare a bordo del mio piccolo Ape mentre il mondo avanza veloce.

Emanuele

15 commenti » Scrivi un commento

  1. Non conoscevo “l’uomo del sale”; da noi, fino a qulache tempo fa, passava l’arrotino, sai quello che gridava “donne, è arrivato l’arrotino!”, e così penso di capire il fascino di queste figure fuori dal tempo.
    Riguardo a te, ammiro la tua scelta. Sarà bello sentirti “abbaniare” a bordo della tua personalissima Ape.
    Ciao e buona giornata
    robi

  2. Mi hai fatto ricordare il “ricottaro” che passava da casa mia quand’ero piccolo. Che buona la ricotta calda calda tirata fuori dalle formine fatte in canna (altro che plastica) e legate insieme da uno spago. Gnam!!

    • Robi, si l’arrotino passa(va?) anche al sud… ovviamente stanno diminuendo sempre più perché l’usa e getta la fa da padrone e la gente compra coltelli così sottili che fai prima a comprarli nuovi che ad arrotarli (e sono il primo a non aver mai arrotato un coltello di casa eh…).
      camu! Il ricottaro! Anch’io ho mangiato spesso da piccolo la ricotta di un fattore vicino la casa “di campagna” che avevamo… e ricordo anch’io i contenitori di canna legati con lo spago! Erano stupendi tra l’altro! 🙂
      Sembra che il fascino di quel mondo la gente l’abbia voluto far scomparire con forza!
      Ciao,
      Emanuele
      PS: ma la vera domanda è: da quanto tempo non vi sdraiate per terra?! 🙂

  3. …da ieri sera…giuro, e davanti casa, e chissenefrega di quello che pensano i vocini, che già so mi vedono un po’ matta… 😛

  4. Effettivamente il palazzo è strano, ma giuro che è così…
    Per le foto aspetta aspetta…

    • Ahah robi, allora non mi sbagliavo nel sorprendermi! 😛
      Robi, quando capirò che valore aggiunto riusciranno a dare alla mia vita… magari li prenderò in considerazione! Per ora vedo solo aspetti “negativi” per la maggiore: dal controllo di massa alla falsa idea di socialità…
      Ciao,
      Emanuele

  5. miii l’uomo del sale…odiavo quella voce nasale con cui ripeteva quella cantilena!!! 🙂

    p.s. sdraiata a terra? spesso…ed il + delle volte x giocare con i miei nipoti! 🙄

    • Dai però era caratteristica Lori!! 🙂
      Bravissima anche tu… e vedo che i nipoti tendono a farci stare molto di più per terra! 😛
      Ciao,
      Emanuele

  6. si è vero…ed il suo restare ancorato alla tradizione è quasi eroico 🙂
    xò che bello mi hai fatto ricordare la mia infanzia con le sue giornate estive piene di sole passate spesso a giocare a terra sul balcone di casa…

    • Si, non sono molte le professioni storiche che son rimaste immutate nel tempo! Belle e affascinanti però!
      Comunque non c’era troppo caldo nel balcone? Io ricordo che durante l’estate, da piccoli, si inseguiva l’ombra persino tra i mattoni su cui sdraiarsi! 🙂
      Ciao,
      Emanuele

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