L’erba del vicino…

Quella in foto è l’erba del giardino di casa mia.

Erba giardino di casa

Mentre scattavo mi domandavo: perché si vive sempre inseguendo paragoni?

L’erba del vicino è… l’erba del vicino. Nient’altro! 🙂

(guarda che bella la tua!).

Emanuele

10 commenti » Scrivi un commento

  1. E’ vero, eccome se è vero.
    Perchè siamo così eternamente insaziabili? :burp: :burp: :burp:
    A volte vorrei mettere uno stop ai desideri, ritornare bambina, e lasciarmi trascinare dalla vita.
    Ma più cresco e più mi allontano da quella bambina: e questo mi fa incazzare di brutto!
    Servirebbe anche a me una scossa!
    Buona serata,
    robi

  2. … Il non sentirsi appagati quasi mai fino in fondo è una caratteristica propria della natura umana e non credo sia qualcosa che debba leggersi sempre negativamente. L’essere sempre alla ricerca di qualcosa in più, è un bene, perchè ci porta in qualche modo a progredire, all’essere attratti dalle novità e da stimoli nuovi e a migliorarci. Se fossimo completamente appagati finiremmo per essere “esseri passivi”…potremmo sì starcene in panciolle beati ma saremmo piuttosto limitati. Nell’ “Elogio della follia” si legge che i bambini, gli anziani e i folli sono esseri felici… Quindi probabilmente il segreto starebbe tutto lì, cioè far sì che nella nostra vita non manchi la follia!
    Ps Dostoevskj l’ha espresso quel concetto ma non penso che neppure lui lo mettesse in pratica :-)..L’hai letto quel libro?..lascia un gran senso di amarezza e di pessimismo!

    • Anche No, concordo… l’avevo già detto qualche giorno fa, il desiderare sempre più ha spinto l’uomo ad evolversi e non può che essere positivo. Dall’altro lato però bisogna saper bilanciare questa sete mantenendo basso il desiderio – continuo – di raggiungere obiettivi spesso insignificanti. Desiderare l’erba del vicino non è detto che sia necessariamente costruttivo, al contrario potrebbe distorcerci dall’impegnarci in progetti ben più utili e gratificanti. Per fare un esempio terra terra, prendi una donna che inseguendo ansiosamente un certo canone di bellezza (obiettivo effimero) passa i suoi anni tra diete e palestre mentre potrebbe sviluppare altre sue doti come canto, pittura o non so cosa… (contribuendo realmente allo sviluppo della specie). La follia non deve mancare… ma è giusto concentrarla verso la direzione che porta più in alto!
      Riguardo Dostoevskj è certamente molto autobiografico quel pezzo… daltronde quale scrittore riesce a partorire pensieri così veri senza averli sperimentati e vissuti nel profondo?
      Ciao,
      Emanuele

  3. Mah… desiderare l’erba del vicino può essere utile se questo funge da stimolo per modificare qualcosa di sé che si percepisce come migliorabile. Per quanto riguarda il tuo esempio, dal mio punto di vista è condivisibilissimo, però è opinabile, perchè non è detto che obbiettivi che tu ritieni insignificanti lo siano anche per altri. La donna del tuo esempio potrebbe ritenere, quello che tu ritieni un “obiettivo effimero”, un fine valido e quindi considerare il tempo speso in palestra o il denaro sborsato al chirurgo plastico buoni investimenti, magari perché ne trae beneficio ottenendo una maggiore sicurezza di sé …e considerare il canto e la pittura delle colossali perdite di tempo. È questione di valori, principi, educazione, modi di vedere le cose, priorità e gusti. Ps Su Dovstoesky penso che sia parzialmente autobiografico….Anche perché la genialità di una autore sta anche nell’essere un ottimo osservatore del genere umano, nell’analizzare la psiche altrui oltre che la propria. Non penso che debba essere tutto vissuto personalmente altrimenti lo scrittore finirebbe per avere come unico protagonista dei suoi romanzi sempre sé stesso..

  4. Beh, se può servire da stimolo sicuramente… ma non sempre purtroppo è così. Molti si aggrappano a desideri inutili giusto per seguire la massa, senza neanche immaginare che possa portare un effetto benefico. Non sono contro l’evoluzione, questo post non vuole assolutamente esserlo e sono ben consapevole che persino l’ozio è momento di crescita (l’ho scritto ironicamente anche a mio nipote) ma anche non invidiare può esser costruttivo. Regala stabilità, insegna a gestire bene ciò che si ha, ad apprezzare le piccole cose che ci circondano e così via… in media stat virtus come al solito.
    Riguardo Dostoevskij sicuramente tutti i grandi artisti sono grandi osservatori… la loro più grossa capacità è poi quella di rimodellare ciò che negli anni hanno assorbito. Non sempre si è autobiografici, questo è vero e anch’io quando provo a scrivere qualcosina tento d’essere “semplicemente la penna”, però in certe verità… un briciolo d’esperienza vissuta esce sempre. Vuoi semplicemente perché in quel momento, in quel preciso istante, ti ritrovi a sfornare quel pensiero. Che poi possa essere generale è un altro discorso…
    Ciao,
    Emanuele
    PS: mi fa piacere rileggerti così! 🙂

  5. Beh sì,alla fine scrivere significa pure “mettersi un po’ a nudo”..E in certi casi alcuni pezzi possono essere volutamente criptici, e non è detto poi che vengano sempre interpretati in maniera univoca da chi li legge. Comunque il discorso vale per ogni tipo di produzione artistico-letteraria e musicale:le canzoni d’autore, per esempio, sono praticamente una messa in musica del proprio vissuto, il più delle volte. Io se fossi in te, comunque, non mollerei con l’abbozzare idee: una raccolta di racconti potrebbe risultare interessante!Ps Mi fa piacere che ti faccia piacere 🙂

    • No ma infatti non mollo. Però pubblico solo cose che “volano via dalle dita”, non so spiegarlo meglio. Quando scrivo un post normale mi vien facile scrivere. Quando invece devo metter qualcosa in “penna e calamaio” devo avere un turbine interiore che mi spinge a farlo… ho provato qualche volta a seguire un paio di tracce che mi erano venute in mente ma sono rimasti semplici txt conservati sul pc. Devo avere la giusta ispirazione, il giusto tempo, il giusto stato d’animo… devo persino sentirmi comodo mentre scrivo. Ovviamente non è possibile far coincidere tutte queste cose ogni sera… (però non ho ancora capito come possa diventare interessante una raccolta di racconti, anche perché son pochissimi al momento).
      Ciao,
      Emanuele

  6. Certo,perché un conto è chiacchierare e un conto è scrivere. E per scrivere servono concentrazione, idee ma soprattutto ispirazione! …Sì, non saranno tanti ma è lo stile quello che conta!…e dicevo una raccolta di racconti perché sarebbero meno gravosi (quantomeno in termine di tempo) di un romanzo: il romanzo avrebbe bisogno di una continuità, mentre i racconti sarebbero dei “flash” (d’ispirazione) a sé stanti…!

    • Si, esatto. Non è assolutamente la stessa cosa… comunque in effetti, oggi riguardavo la categoria e come “raccolta” è carina… poi è ovvio, io son di parte perché in quei pezzi rivedo tanti ricordi, emozioni, sensazioni… comunque vedremo se riesco a farla crescere pian piano! 🙂
      (c’è qualcuno che mi affitta qualche ora del suo tempo?! :roll:)
      Ciao,
      Emanuele

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