Qualche giorno fa un’amica ha esaudito un desiderio che avevo da anni: rivedere qualche foto di me coi rasta! E’ assurdo ma nonostante li abbia tenuti quasi due anni di quel periodo non trovo foto e ogni volta che mi chiedono “devi farmi vedere come ti stavano!” non so mai come giustificare la cosa. Finalmente ne è arrivata una, preziosissima, con la speranza che riesca a recuperare anche le altre foto che dovrebbero esistere!
La foto che vedete mi fu fatta durante un campo scout e i capelli erano ben più selvaggi perché ai campi – nella mia visione delle cose di quell’età – si doveva vivere tipo Mowgli. Solitamente usavo una fascia per alzarli (anche perché i rasta davanti erano un fastidio tremendo per vedere).
Quel periodo della mia vita fu proprio strano e nacque per puro caso. Dovevo tagliarmi i capelli e mia sorella mi disse, molto disinteressatamente, «perché invece di tagliarteli non provi a farti i rasta?». E io, quel senso di sana-pazzia penso di averlo sempre avuto e così, come ho imparato ad andare sul monociclo semplicemente perché ho visto una ragazza passeggiare in centro su quella ruota, presi quelle parole molto sul serio e non andai più dal barbiere.
Iniziarono mesi strani, soprattutto per uno che non ha mai fumato neanche una sigaretta e che, considerando anche la salute e il proprio corpo un dono di Dio da rispettare, non si divertirebbe mai a farlo. Ovunque andassi c’era chi mi chiedeva se avessi cartine, fumo, sigarette o semplicemente un accendino. Poi c’era anche chi mi chiamava rastaman aspettandosi da me qualche segno di approvazione mentre io capivo ben poco di tutto quello stile…
La cosa più bella (ehm!) di quel periodo però fu scoprire quante ragazze fossero affascinate da quei capelli! Ogni tanto, anni dopo, ho persino pensato di farmeli nuovamente semplicemente per quel motivo…
Una volta una ragazza mi si mise letteralmente davanti la bicicletta pur di fermarmi per farmi i complimenti. Non si dimenticano certe esperienze, così come agli scout, quei capelli risultarono uno strumento incredibile per esser conosciuti. C’erano ragazzi che venivano a salutarmi o che ormai mi conoscono semplicemente perché in quel periodo “ebbi i rasta”. E’ assurdo!
Certo, il lato negativo esiste in ogni cosa e così ricordo d’esser stato rimproverato da un professore o fermato dai carabinieri semplicemente per i miei capelli… però era qualcosa che potevo sopportare all’epoca.
Altri due aneddoti da ricordare riguardando mio padre e il modo per farsi i rasta. Il primo perché quando due anni dopo li tagliai, vedendomi entrare a casa rasato esclamò – testuali parole – «Ho recuperato un figlio!», come se l’aver tenuto i capelli in quel modo fosse stato sinonimo di un figlio allo sbando. Il secondo aneddoto invece merita ore di racconti, ma sinteticamente, prima di finire da un ragazzo africano (cui bastarono una birra e 10€ per farmi sistemare i capelli) mi ritrovai con le mani di tutti gli amici immerse tra i capelli. La cosa grave però non furono le loro mani ma le loro idee. Provammo col caffè, con lo zucchero, con qualsiasi cosa passasse per la fantasia di ognuno di noi. Finché mi fu chiaro che non erano idee geniali, li lavai e cercai una strada un tantino più sicura…
Tutto questo per dirvi una cosa: fate attenzione quando mi proponete qualcosa. Potrei prendervi sul serio…
Emanuele
PS: la foto la metto piccolina che sono a petto nudo e questo blog deve rimanere adatto ai bambini.
PPS: certo che adesso – da ingegnere – sarebbe strafigo presentarsi in ufficio camicia e rasta…