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L’erba del vicino…

Scritto il 14 maggio 2011 alle 15:56

Quella in foto è l’erba del giardino di casa mia.

Erba giardino di casa

Mentre scattavo mi domandavo: perché si vive sempre inseguendo paragoni?

L’erba del vicino è… l’erba del vicino. Nient’altro! :-)

(guarda che bella la tua!).

Emanuele

Forever yellow skies!

Scritto il 14 aprile 2011 alle 10:12

Questa foto qui guardatela bene. Guardatela e abbandonate un attimo ciò che stavate per fare. :-)

Campi gialli in primavera

Giallo. Forse voi vedete solo delle piante gialle ma per me non è così. Per me è un’occasione e mi sento fortunato. In questi mesi sto avendo la possibilità di conoscere la vita fuori città, distante da traffico, smog, stress.

Sono felice delle opportunità che mi sono state date: l’anno scorso ho vissuto la Milano-imprenditrice e mi son ritrovato anch’io come milioni di milanesi che giornalmente si incolonnano (tutti uguali) sulle tangenziali o sull’A4, arteria incredibile di questo nord Italia. Questa primavera invece mi sta regalando la fortuna di passare ogni mattina da campi come questi con la bicicletta e la borsa da lavoro a tracolla, felice. L’aria è pura tanto che spesso senti e apprezzi l’umidità dell’erba che si diffonde in tutta la zona.

Da un po’ di giorni – e lo dico senza paura di sbilanciarmi troppo – penso persino di aver trovato il mio ambiente, il compromesso giusto tra contatto con la natura e la vita-da-non-eremita che da anni il mio Io insegue. Faccio una vita molto più a contatto con la natura adesso rispetto a quando non vivessi a Palermo, immerso tra palazzi in cemento e strade asfaltate.

Sapete, in questi anni quasi tutta la gente che ho conosciuto a lavoro ha comprato casa. Il contratto stabile che ho permette, almeno sulla carta, anche a me di fare un mutuo. Non è una priorità di questi giorni ma… questi mesi in campagna mi stanno facendo valutare con forza l’idea di non tornare mai più in città. Non a Milano o a Palermo. Non tornare più in nessuna città. Qualche giorno fa lo raccontavo anche a mia sorella e penso che quando sceglierò casa lo farò in primavera. Dovrò capire come diventa il mondo intorno in questo bellissimo periodo dell’anno. :-)

Perché la natura fa parte di ciò che sono io. Per anni mi sentivo libero e in pace con l’universo quando vivevo i campi scout, quando mi ritrovavo per strade disperse tra le montagne o quando dormivo in tende montate tra boschi mai calpestati. Qui, sto provando un po’ le stesse sensazioni con maggiore equilibrio. Niente più “fughe forzate dalla realtà” ma stupende opportunità di conciliare la vita normale con ciò che fa star bene nel profondo.

Esco dal lavoro e attraverso vari campi, non sono ancora così bravo da riconoscere il tipo di coltivazione ma quei colori ti regalano serenità e allegria. Quasi mi dispiace dover arrivare al lavoro o a casa!

Quel giallo di questa foto, mi ricorda tanto il giallo di una canzone che amo e così quando passo da lì pedalo sempre con più forza, le gambe spingono e poco importa se hai già fatto qualche chilometro e arriverai a casa sudato. Pedalo e sorrido e mi sento nel mio mondo. Mi sento perfetto in quel momento. Ho finito di lavorare, sono in bicicletta, ho la natura intorno e qualche ora di relax mi aspetta, cos’altro potrei chiedere?

Mi immergerei. Sarà che immagino troppe scene da film mentre vivo ma – seriamente – forse un giorno troverò il coraggio di lasciare la bicicletta di lato per mettermi a correre come un bimbo tra quei prati probabilmente sottovalutati.

Guardatevi intorno. Evitate il più possibile i luoghi in cui non vedete l’alba o il tramonto! Il vostro io non lo ritroverete mai distanti da madre natura: è parte di voi imprescindibile! :-)

Emanuele

Dire piano è tutto vero, è tutto vero…

Scritto il 9 dicembre 2010 alle 23:01

Stamattina Milano s’è svegliata con la nebbia. Mia madre, che ancora come il resto della famiglia non è diventata milanese, mi ha svegliato dicendomi “guarda, qui la mattina il cielo è così…”.

Grigio. Non si vedevano le Alpi, non si vedevano neanche i palazzi di alcuni isolati più avanti. Era tutto grigio, un grigio che si mescolava a quello dei camini del riscaldamento dei palazzi e al fumo che si arrotolava sotto le luci gialle delle strade. Eppure per me era un giorno speciale, così verso ora di pranzo c’era il sole.

Oggi primo giorno di lavoro. Devo ancora rendermi conto che è – realmente – iniziato un nuovo periodo perché per ora mi sento ancora mezzo-studente, mezzo-non-so-cosa e sono sicuro che sarà così ancora per giorni. Devo imparare a non lasciarmi scappare un velatissimo sorriso quando dico “vado a lavoro!”.

Milano mi ha dato il benvenuto condendo la giornata con un traffico allucinante (2 ore 2 per tornare a casa…) ma nulla era sufficiente per farmi smettere di vedere giallo ovunque. Al contrario, in macchina, ero felice. All’andata ringraziavo Dio per cosa stavo per iniziare, al ritorno lo ringraziavo per tutto ciò che era successo.

Sapete, io penso non ci si debba mai preoccupare troppo nella vita, perché chi si Affida riceve risposte (Chiedete sarà Dato vi dice niente?) e così nonostante sappia già che – ad esempio – il contratto scatterà dal 3 Gennaio (perché conviene fiscalmente all’azienda), qualche amico mi aveva chiesto se avrei perso la retribuzione per questi giorni di lavoro… e invece oggi il boss mi ha anticipato che cercherà di capire come pagarmi anche Dicembre sebbene fuori contratto! :joy:

Un po’ come quando, dopo aver visto tante schifezze durante lo sviluppo della tesi, pensavo che la mia tesi non sarebbe stata apprezzata più di tanto e invece è caduto dal cielo il massimo dei voti per la tesi più un punto bonus non previsto neanche dal regolamento. Piccole soddisfazioni che arrivano come veri e propri regali…

Perché bisogna saper pazientare e non pretender troppo. :-)

Adesso scappo a farmi una doccia che domani la sveglia suona nuovamente alle 7 e per le 8 sarò nel traffico (tempo che sfrutto ormai facendo chiamate e mandando sms… :-P ).

Gooooood night (si ma come mi addormento stasera?!?).

Emanuele

Silenziosamente!

Scritto il 15 ottobre 2010 alle 18:55

Forse è questo l’avverbio che descrive meglio il lavoro di questi giorni.

Ho quasi finito la tesi. O meglio, è “abbastanza definitiva“, ora inizia la fase di revisione e sperando che non sia smontata tutta dovrei aver finito.

Quest’avverbio mi piace, perché ho fatto le cose con calma, senza grosse preoccupazioni, senza neanche parlarne troppo in famiglia, senza vivere stressato o agitato ma semplicemente programmando gli obbiettivi da raggiungere giorno per giorno. Avevo una scaletta e l’ho seguita. E’ il mio modo di vivere. La serenità è quel pianoforte che anni fa inseguivo e che ormai so suonare. :-)

Però non mi sta bene. Ho vissuto questi anni con un livello di euforia sopra la media e mi dispiace assopirla proprio adesso, così oggi in macchina ho cercato di tornare in me. Coldplay a palla mentre le ruote della PandaPanda mordevano un chilometro dopo l’altro. In poco più di 15 giorni ne ho cavalcati oltre 1000. Viaggio molto si direbbe. :-)

E la mente vola già ai prossimi impegni, alle prossime scadenze, alla voglia che ho di riprendere il monociclo e tornare a pedalare un po’.

Spensierato. Con tanta musica alle orecchie e un mondo che ho colorato come piace a me intorno.

Emanuele

Serendipità.

Scritto il 30 agosto 2009 alle 12:00

Tramonto in Croazia

Lo Zahir è un pensiero che all’inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare.

Paulo Coelho (scrittore brasiliano)

Emanuele