Archivio dei post taggati ‘Scout’

Liberi (ci sembrerà di essere più liberi).

Scritto il 23 aprile 2011 alle 23:35

Questa giornata non poteva finire sprecata, imprigionati tra quelle mura di cemento (che tanto avrebbero apprezzato i tre porcellini ora che ci penso), così nel pomeriggio con un amico ci siam fiondati nel bosco.

Bosco Rio Vallone - Sentiero

Tra sentieri più o meno tracciati il divertimento era già assicurato fin dalla partenza, l’amico rimasto a casa mi aveva avvisato: “vedrai che bello quando ti ritrovi a masticare terra”. Non volevo dar peso a quelle parole più di tanto ma dopo una decina di chilometri ho sentito anch’io quello strano sapore in gola.

Eppure non vedo l’ora di tornare ad immergermi come oggi perché pedalare in giro per una città è affascinante ma andarsi a distruggere per venticinque chilometri in un bosco è qualcosa di unico. Le gambe devono spingere in continuazione e i tratti fuori dai sentieri diventano un modo unico per tornar bambini, coi ricordi della tua infanzia che riaffiorano uno alla volta, ripescati con cura ad ogni pedalata.

Non so se sia più l’equilibrio uomo-bicicletta ad entusiasmare o il rumore della gomma posteriore che in qualche curva perdeva aderenza e in altre sparava ghiaia e terra verso l’alto ma non ho saputo ascoltare musica oggi pomeriggio. La natura era già una musica favolosa.

Sapete, venerdì sera sono stato alla Via Crucis del paesino che da alcuni mesi mi ospita e durante una stazione il lettore ha ricordato una bella frase della mamma di Don Bosco. Faceva pressappoco così:

Finché ti capiranno, parla ai giovani di Dio.
Quando non ti capiranno più, parla a Dio dei giovani.

Quella frase, così semplice, mi è rimasta dentro e ripensavo alla mia (de)formazione che mi ha insegnato a vedere Dio nella natura che mi circonda così da permettere anche a chi non è più compreso di presentare Dio ai giovani. Geniale quel tipetto di B.P.

Adesso però chiudo questo maledetto computer e mi immergo in un altro bel libro… :-)

Emanuele

Roba che ti fa sentire vecchio (e nostalgico).

Scritto il 9 marzo 2011 alle 19:10

Non so perché, ma le ultime due domeniche in cui mi son ritrovato a Palermo, la coincidenza di orari/impegni mi ha sempre portato ad andare a Messa nella chiesa del mio gruppo scout (non vicinissimo a casa).

Eppure, l’ho già imparato, tornare lì è sempre una bella prova di resistenza per il cuore. Perché rivedi le panche che ti hanno accompagnato per anni, rivedi i posti in cui cavoli, eri piccolo anche tu e poi i posti che invece occupavi quando, crescendo, ti sei ritrovato ad accompagnare nella crescita altri ragazzi. Le hai vissute quelle panche lì.

Domenica scorsa il sacrestano – rivedendomi e chiedendomi puntualmente come me la stia passando al nord – mi assegna la raccolta delle offerte tra due file di panche. Un’ottima scusa, ingrata, per farmele scorrere tutte.

E però vedi che il coro è cambiato, che a cantare ci sono , sempre ragazzini e ragazzine, ma son giovani che non conosci, che non ricordi. Aria nuova.

Ti risiedi su quelle panche e dovresti esser lì per pregare e invece pensi. E pensi tanto anche dopo aver ripreso la Vespa, quando all’uscita ti ferma uno dei tuoi marmocchi. Aveva 9 anni e correva come un dannato quando entrò nel tuo gruppo scout. Durante un campo, non potevi far altro che tenertelo in braccio e farlo mangiare.

Mai. Mai chiedere “che mi racconti?”. Perché ti svela che è uscito dal gruppo e quello lo sai già, ma è arrivato all’ultimo anno delle superiori. Cavoli. Cavoli cavoli cavoli. Quanto sono vecchio? Quanto diamine. Aveva nove anni. Nove.

E così al semaforo hai fretta di ripartire, per chissà dove, per chissà quale altro presente da rileggere, un giorno, come distantissimo in modo che, almeno questo, non esista più.

Emanuele

Chissà se ha ancora lo stesso sorriso…

Scritto il 11 febbraio 2011 alle 13:42

Uno dei tronchi più felici che abbia mai conosciuto, l’ho incontrato ad un campo invernale scout due anni fa. Mi trovavo in un fortino ed ho ancora la sua foto, chissà come sta oggi. Secondo me le persone che lo incontrano dovrebbero prendere esempio da lui: può persino piovergli in faccia ma quel sorriso furbetto non si scompone mai!

Tronco sorridente

Domenica scorsa sono andato a salutare i ragazzi del mio gruppo scout, non li vedevo dall’estate e mi sono corsi tutti incontro quando ho posteggiato la Vespa. Mi mancano, mi manca terribilmente lo scoutismo e l’odore di erba umidiccia dei campi invernali.

Emanuele

(In)seguiamola ovunque.

Scritto il 23 dicembre 2010 alle 10:57

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Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali.
Però parlatene.

Paolo Borsellino

Uno è morto, l’altro invece dichiarò che Saviano, con Gomorra, ha semplicemente fatto pubblicità alla camorra. Perché la stupidità di certi uomini porta avanti uno stile unico e inconfondibile: nascondere la verità per salvare l’apparenza.

Chissà, forse quello che è morto era fin troppo ingenuo, ma io – tra i due – preferisco dargli almeno l’1% di fiducia in più.

Con questa breve, ma fondamentale, introduzione, voglio segnalarvi un blog, nato due anni fa da alcuni ragazzi che hanno vissuto l’antimafia proprio nella base scout Volpe Astuta di Palermo, un luogo in cui son cresciuto, che gli ha regalato un’esperienza così devastante da spingerli a non dimenticarla e a renderla, al contrario, punto di partenza per un luogo digitale d’informazione.

Lo utilizzano per segnalare eventi sull’antimafia. Probabilmente non piacerà al nostro premier, ma io certi blog, oltre a sentirmi in dovere di segnalarveli, li tradurrei almeno in dodici lingue. Sono esempi dell’internet che vorrei.

Emanuele

Perché alla fine dei vostri giorni, i soldi li vedrete come… carta.

Scritto il 4 dicembre 2010 alle 13:56

Soldi per la raccolta di beneficenza

No, stanotte non ho rapinato una banca o scippato una borsetta. Questi sono soldi vostri. O meglio, sono i soldi della raccolta fatta per la mia laurea. Gli amici, invece di comprarmi qualcosa, si son tassati. Avevo già spiegato le mie intenzioni ma in questi giorni una certa Samantha, proprio su quella pagina aveva esposto alcune perplessità: perché doveva darmi qualcosa invece di fare beneficenza per conto suo?

La domanda si allargava e sbordava in “perplessità” (più che lecite per una sconosciuta) che però mi hanno amareggiato un po’.

Non tanto perché non ci fosse fiducia nei miei confronti, quanto perché quella paura diretta, perentoria e a tratti arrogante è segno di tante cose. Mi piace leggere sempre tra le righe e negli spazi vuoti tra le parole perché la comunicazione è frutto di ciò che siamo o viviamo.

Quella sfiducia totale è segno di una insicurezza, paura e distacco verso prossimo impressionante. In un mondo ideale (quello che ho in testa purtroppo) la fiducia tra le persone non viene mai tradita e per questo è difficile che qualcuno dubiti di un fratello. La realtà è ben diversa e Samantha ne era la prova. E’ finita sul mio blog cercando come fare una donazione e si è spaventata pensando volessi rubare qualcosa agli sprovveduti del web.

Personalmente sono abituato a fare raccolte. Fin da piccolo, con gli scout, abbiamo raccolto soldi per le più disparate emergenze (dalla costruzione di un pozzo in Africa alle missioni in Brasile o alla riparazione di una base scout cittadina confiscata alla mafia e continuamente oggetto di vandalismi o furti) e così, quest’altra era – semplicemente – un’altra occasione per fare del bene. Niente di più, niente di meno.

Io so che esiste la violenza, la prepotenza, l’egoismo, ma quando guardo le persone cerco sempre di credere che ci sia del buono in loro. Come esiste il nero esiste il bianco, così intorno a noi ci son tante persone che non passano le giornate pensando come fregare il prossimo. La tv, mi rendo conto, non aiuta in questo. L’informazione, i telegiornali, le radio ci tartassano continuamente di notizie “nere“, dimenticando invece le notizie “bianche“. La criminalità fa notizia. Ci raccontano sempre di furti e rapine ma mai dell’opera di infinite associazioni che giornalmente regalano anche semplicemente un sorriso. Non sarebbe bello un telegiornale totalmente incentrato sulle notizie “bianche”? Vi ponete mai certi quesiti?

Per trasparenza vi comunico che la somma raccolta è di 615€: 95€ raccolti attraverso voi lettori del blog e 520€ attraverso il mio passaparola tra amici e parenti. Ogni busta che ricevevo finiva in quella grande predisposta per l’occasione.

Oggi quei soldi son arrivati alle mani di due famiglie palermitane che stanno attraversando un periodo particolarmente difficile. Le due famiglie non le conoscevo direttamente e mi son fidato di mio zio sacerdote.

Non sarà una cifra da win for life (e non parlatemene entusiasti che vi guardo con rassegnazione), ma mi piace pensare che grazie a quella busta queste due famiglie passeranno un Natale un po’ più sereno.

Grazie ancora a tutti per il regalo che mi avete fatto. Era proprio ciò che volevo… :-)

Emanuele

Provando le comunità milanesi.

Scritto il 13 ottobre 2010 alle 9:28

Ieri sera sono andato all’incontro neocatecumenale cui ero stato invitato sabato scorso. Ero un po’ stanco, dopo una lunga giornata e un’ora di autostrada per tornare a casa, però ho preparato al volo una fetta di carne per cena e sono sceso.

Immaginavo di trovare gente anziana, magari poche persone. Non avevo mai partecipato ad incontri simili al di fuori dell’ambiente scout. Tutto in quest’ultimo è tagliato come il mio vestito migliore e so sempre sentirmi a casa. Come vi dicevo però non voglio morire dentro. Ancora non ho aperto bocca dall’ultimo campo estivo ma so che quel mondo mi manca tanto e devo trovare qualcos’altro capace di scuotermi dentro in questo periodo di transizione.

Sorprendentemente ho incontrato tanti giovani, non saprei dire se numericamente più presenti della gente di una certa età, ma è stato comunque positivo.

Ho cercato di vivere quell’oretta su più livelli, un po’ come mi piace sempre fare nella vita: nel primo mi immergevo anch’io e cercavo di cogliere il più possibile dagli spunti di riflessioni lanciati mentre nel secondo riflettevo sul tipo di approccio utilizzato in quell’ambiente distante e vicino allo stesso tempo al mio.

Si è parlato di desacralizzazione, del fatto che la gente sempre più difficilmente riconosce ciò che è Sacro nella vita. Il Sacro è sostituito non dal profano, ma da altre sicurezze che non necessariamente sono negative (il lavoro, una bella famiglia, l’onestà tra la gente…) ma che – ovviamente – non sono Sacre. Interessante, un aspetto che forse si tende a sottovalutare.

Penso proprio che parteciperò ai prossimi incontri, alla fine si tratta di meno di un’ora la sera. :-)

Emanuele

#111: Forse riscaldandolo…

Scritto il 5 ottobre 2010 alle 12:50

Amico: non riesco a sciogliere questo nodo.

Io: ma non lo vedi che non è di cera?

Questione di priorità…

Scritto il 29 settembre 2010 alle 10:45

E, comunque, ti rendi ulteriormente conto che lo scoutismo l’hai nel sangue quando dopo aver consegnato il libretto universitario, il giorno prima di partire per Milano, ritardi all’appuntamento con il professore della tesi perché vuoi necessariamente andare a parlare col papà di un ragazzino che ha deciso di non continuare il cammino all’interno del gruppo.

Non è questione di volontariato lì, perché quello – la gente – lo fa, (ahimè) nel tempo libero.

Emanuele