Archivio dei post taggati ‘risate’

Perché il cuore ha le sue ragioni (che la ragione non conosce).

Scritto il 11 giugno 2011 alle 2:53

Targa EGIIIAH!

Non sempre puoi spiegare a parole, riuscendo ad esser convincente ed entusiasmante, certe serate. Serate inutili per certi versi. Serate in cui paghi 5€ di metropolitana per recarti ad un concerto che non c’è più. Serate in cui ti ritrovi a vagare per chilometri in città con un amico per risparmiare un singolo euro di metropolitana e cercare un posto in cui cenare. Serate in cui, la cena, la trovi poi in un angolino nascosto del centro, in uno di quei kebabbari che i padani più convinti vorrebbero fuori dall’Italia. Gente buona. Gente che ti regala anche due vaschette di patatine che prepara solo per noi mentre si scambiano due parole fuori dal piccolo locale. Serate in cui, le amiche, a giro, ti abbandonano tutte prese da milioni di altri impegni di cui tu non fai parte. Serate in cui, nonostante non ci sia nulla da fare, finisci per prendere l’ultima metro e rischiando quasi di perderla corri sulle scale mobili scendendo da quelle che salgono perché son le prime che hai incontrato. Serate in cui, torni a casa, e non hai ancora voglia di andare a letto così, preso da un raptus malato esclami “ma ci facciamo un giro in monociclo?”.
Sono le due e cinquanta di notte, ho passato l’ultima mezz’ora abbondante in giro per il paese quasi deserto con un altro cretino che monociclava con me. C’era molto silenzio, a me però sembrava d’essere alle giostre, quando ti stai divertendo talmente che non vuoi più scendere.

Serate che non so spiegare…

Emanuele

PS: la targa, bellissima, l’ho fotografata stasera a Milano e secondo me appartiene a Vasco Rossi…

Genio… genio! (alla René Ferretti).

Scritto il 25 maggio 2011 alle 18:58

Per morire dalle risate, certe volte, basta davvero poco. Ieri sera abbiamo prenotato due doppie in Liguria: con tre amici passerò il weekend sulla costa, un po’ pedalando, un po’ in acqua. :-)

Intanto il vero colpo di genio è stato obbligare chi ha chiamato per prenotare l’albergo ad utilizzare quattro semplici parole che – ci siamo accorti – usiamo spesso mentre parliamo (non vi svelo qual è la mia). “Perfettissimo“, “praticamente“, “ma dai” (detto con un certo tono) e “appò” non sarebbero neanche state così difficili da intercalare durante la telefonata se non fosse che il genio ha utilizzato, puntualmente, il momento meno adatto per sceglierne una. :lol:

So già che questo weekend data la destinazione (ma non vi anticipo nulla) sarà deleterio. Non tanto per i chilometri in bicicletta (che non saranno assolutamente troppi) quanto per le ore di battute idiote che la località in cui dormiremo richiama… :roll:

Emanuele

PS: per comprendere meglio il nostro delirio, potete leggere anche questa discussione pro-fondamente istruttiva.

Esse.

Scritto il 29 aprile 2011 alle 17:05

Io mi sento un po’ Clark Kent ragazzi miei. Ma non Clark Kent che vola o che fonde le cose con gli occhi.

Io mi sento un po’ Clark Kent quando la mattina, magari già in sella alla bicicletta, tento di chiudere la serratura del garage e però le chiavi finiscono a terra e allora mi abbasso ma il filo degli auricolari si blocca nel manubrio, mi si staccano dalle orecchie, e nel colpo il manubrio si gira e la ruota anteriore fa scivolare la bici verso terra. Mi sento un po’ Clark Kent quando – al lavoro – aspetto una telefonata (una! che ancora ne ricevo pochissime), e mi scappa la pipì e non so se correre al bagno o aspettare un altro minuto. Mi sento un po’ Clark Kent quando qualcuno si presenta con – mettiamo – “Piacere, Matteo” e io sovrapensiero rispondo istintivamente “Piacere, Matteo!dovendo motivare successivamente che cavolo ho detto. Mi sento un po’ Clark Kent quando in una “serata pizza&film” aprendo la prima birra faccio distruggere un bicchiere per terra. Mi sento un po’ Clark Kent quando, prima di andar via dal lavoro, entro in una grande sala vuota e chiudo silenziosamente la porta credendo d’esser solo per cambiare maglietta prima di ripartire in bici e mentre mi cambio mi accorgo di non aver notato uno che lavorava al pc nella sala. Mi sento un po’ Clark Kent quando, a casa, un amico mi offre il caffé col vassoio (roba che non accade praticamente mai) e il gatto accovacciato accanto a me mi spaventa e faccio volare l’intero vassoio. Mi sento un po’ Clark Kent quando devo brindare alla firma del contratto con gli amici e verso una birra intera sul tavolo in cui stavamo cenando.

Perché io la maglietta con la mitica-S l’ho, miei cari amici. Dovrei semplicemente ricamargli accanto, in piccolo per preservare un briciolo di dignità, “figato“. Che poi magari non tutti se ne accorgono.

C’è esse ed esse ragazzi miei…

Emanuele

Il brutto vizio delle belle domeniche.

Scritto il 4 aprile 2011 alle 8:26

Non so ancora come sarà Aprile, quel che so è che la prima domenica a casa è riuscita benissimo. :-)

Barbecue a casa

Il problema adesso è accettare che è iniziata una nuova settimana lavorativa e che tutta la carne mangiata, le risate condivise, i passaggi al pallone effettuati dovrai rinchiuderli in un minuscolo angolo del tuo cervello per dedicarti a tutt’altro!

Emanuele

Pensiero stu…pesce!

Scritto il 2 aprile 2011 alle 11:35

Ieri sera sono andato a vedere Boris. Cinema quasi vuoto, roba da intenditori. 8-)

Ecco, se non volete passare per l’altra metà del globo ai miei occhi, sappiate che Boris è geniale, è fatto alla cazzo di cane, al film partecipa anche quella cagna maledetta, mi è sembrato – a tratti – il caso di inquadrare Gianfranco Fini ed… “eccola la concorrenza”!!

(Ufficialmente stiamo cercando un attore per il ruolo “Faccia di merda”).

Emanuele

PS: se non sapete di cosa si tratta correte a vedere il trailer e sappiate che nasce tutto da un telefilm!

Mamma, mamma, guardaaaa!!!

Scritto il 19 marzo 2011 alle 10:23

Monociclo sull'erba

Passare col monociclo, davanti una scuola elementare-media mi ricorda la storia del pifferaio magico; lui che girando per le vie del paese incantava i topolini e li trascinava con sé! Io non vengo seguito, ma quando attraverso le vie del paesino in cui vivo, gli occhi dei passanti ricalcano puntualmente ogni ciottolo che la ruota calpesta.

Dovreste provare. Dovreste provare a far sorridere, così, senza far nulla. Pedalando. E’ una cosa – questa – che continua a sorprendermi (e motivarmi…). :joy:

Devo finir di colorare il mondo che vorrei abitare,
un giorno, che piove, disegnerò sale
,
con l’acqua del cielo mi farò il mare

Bandabardò – Disegnata

Forse in questo momento non potrò fare volontariato in qualche associazione, ma credo che anche questo sia un piccolo (issimo, esimo, infimo) servizio alla comunità… :-)

Emanuele

Avanza roteando.

Scritto il 10 ottobre 2010 alle 12:00

Ragazze in girogirotondo

Danzala la vita tua, al ritmo del tempo che va, ridila la tua allegria…

Angelo Branduardi – Cogli la prima mela

Emanuele

(photo credits)

Bella vita (se durasse).

Scritto il 25 giugno 2010 alle 1:37

Oggi giornata piena di amici. Sembra che scrivere qualcosa contro-la-solitudine sia una via sorprendente per smuovere le acque.

A pranzo ho invitato un amico (e preparato un ottimo pranzo: spaghetti con le vongole, insalata e gelato finale…), subito dopo – in stile “esce Montolivo entra Pirlo” (ahem!) – è arrivata una amica per vedere la partita insieme e poi studiare.

Infine, dopo cena, prima film sul divanone (Io vi dichiaro marito e marito, vedetelo che fa ridere…) con due tre amici e poi gelato fuori con un amico.

Adesso sono appena tornato ed è anche il caso di andare a nanna. :-)

Le giornate così ti mettono la carica, rigirano – decisamentela chiavetta sulla schiena! :joy:

Emanuele