Archivio dei post taggati ‘religione’

Gli auguri, quando nevica dentro, sono freddissimi.

Scritto il 24 dicembre 2010 alle 21:03

Ogni anno, mi piace trovare un senso al Natale che vivo. Se non so dare un nome a quel bimbo che nasce mi vien difficile augurare e trascorrere un Santo Natale.

Nel 2005 mi catturò il senso vero del Natale. Nel 2006 dedicai quel giorno alla difficoltà di un perdono che non sapevo compiere. Nel 2007 ad una persona importante. Nel 2008 ad una persona povera conosciuta quel pomeriggio. Nel 2009 non fu una persona a trasformarsi in Cristo che nasce quanto la freddezza con cui si vive il proprio Credo in questa società.

Da giorni pensavo che il 2010 sarebbe stato caratterizzato dallo stato in cui mio zio vive da 31 giorni ormai. Dorme, è in coma, non so più trovare la differenza ma – giornalmente – continuo a pensare agli ultimi momenti insieme. Cerco di trovare un senso alla sua situazione, mi chiedo quanto e perché Dio vorrà che rimanga così, attaccato a delle macchine che misurano qualsiasi parametro possibile. Eppure, oggi pomeriggio, ho capito che non è questo il senso vero del mio Natale.

Da tempo, quella freddezza che vedevo l’anno scorso, la avverto prepotente tra molte persone decisamente più vicine a me e la cosa mi dispiace e infastidisce per l’impotenza che provo in ogni mio tentativo di cambiamento. Andrò a Messa cercando una risposta perché ho paura di darne io: sarebbero frettolose e forse anche cieche dei disegni più grandi che coinvolgono ognuno di noi.

In ogni caso auguri a Voi per un Santo Natale. E’ un piacere avervi tra queste pagine, giornalmente mi fate compagnia e condividete parte dei miei pensieri e della mia vita.

Fuori fa freddo ma cerchiamo d’essere caldi in Spirito.

Emanuele

La felicità interna lorda!

Scritto il 31 maggio 2010 alle 18:19

Proprio pochi giorni fa discutendo tra i commenti mi chiedevo (e chiedevo) se non fosse possibile pensare ad una vita incentrata su altri valori, altre priorità, altre unità di misura.
Leggete quest’articolo che voglio conservare con cura tra queste pagine.

Non tutti sanno che nel lontano 1972 Jigme Singye Wangchuk, sovrano del Bhutan, dichiarò che ‘la felicità interna lorda è più importante del prodotto interno lordo’. Da allora, questa piccola nazione buddista arroccata nell’Himalaya ha fatto il possibile per rendere operativa questa curiosa idea. La felicità interna lorda può essere misurata facendo riferimento a quattro parametri: promozione di uno sviluppo equo e sostenibile, preservazione e la promozione dei valori culturali, conservazione dell’ambientebuon governo. L’idea di fondo è che la prosperità e il benessere non possono essere misurati facendo riferimento soltanto a un indicatore come il Pil, che non considera le condizioni e la gratificazione dei lavoratori.

I buddisti del Bhutan sono infatti convinti che la felicità vada ricercata nell’animo delle persone, nella loro spiritualità, non nei beni materiali che queste posseggono. E dal momento che la felicità interna lorda ha assunto negli anni una posizione centrale nella politica interna di questa piccola nazione, il governo ha deciso di aprire un ‘centro felicità’ nella foresta, vicino alla cittadina di Chamkhar.

L’obiettivo del centro è quello di aiutare i cittadini a ‘praticare la felicità’, mettendo in contatto persone con esperienze di vita diverse in maniera da permettere loro di ‘assorbire felicità’ le une dalle altre, ha spiegato il Primo Ministro al quotidiano principale del Paese. La delibera per procedere alla constuzione del centro non è ancora stata concessa, ma è da circa un anno che il governo riflette su come aumentare la felicità e il benessere del Paese per cercare di porre fine al recente aumento del tasso dei suicidi in Buthan.

La popolazione del Bhutan sta soffrendo per le preoccupazioni legate alla crisi economica e alla disoccupazione, e tende sempre più spesso a rifugiarsi nell’alcol. La speranza, oggi, è che quando i giovani in difficoltà potranno regolarmente far visita al ‘centro felicità’ nella foresta, troveranno qualcuno pronto ad accoglierli per guidarli lungo la strada del progresso e dello sviluppo in stile bhutanese, vale a dire in armonia con la cultura e le tradizioni su cui si fonda il buddismo.

Fonte: Panorama.it

Che poi, discorso religioso a parte (anche se – personalmente – credo che una vita religiosa si sposa bene con certe scelte), immaginate che mondo sarebbe se il nostro – occidentalissimoPIL fosse sostituito proprio da questo parametro “FIL“? La gente invece di accumular soldi sarebbe impegnata a rispettare questi favolosi quattro punti che ripeto:

  • Sviluppo equo-sostenibile
  • Promozione dei valori culturali
  • Conservazione dell’ambiente
  • Buon governo

Tornando coi piedi per terra ci si rende conto che certi cambiamenti sono più facilmente attuabili nei piccoli centri urbani, nelle piccole realtà. Il Bhutan è una piccola nazione di 650.000 abitanti che fonda la sua economia sull’agricoltura e una densità di appena 16 persone per km² e sicuramente questi aspetti contribuiscono nel determinare il successo di questa proposta nata nel quarant’anni fa. In ogni caso, questo posto entra di diritto tra i luoghi da visitare nell’arco di una vita e, anche se in maniera più moderata, sarebbe auspicabile vedere un impegno concreto verso questi aspetti da parte dei nostri governanti.

Emanuele

Apartheid?

Scritto il 7 gennaio 2010 alle 21:22

Razzismo della Lega in un ufficio

C’è qualcosa che non mi torna.

art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza(n.d.r.-casomai la Costituzione va modificata in questo termine con “nazionalità”), di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
art. 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
art. 10. L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
art. 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché‚ non si tratti di riti contrari al buon costume.

Costituzione della Repubblica italiana

E’ proprio buffo (ad esser leggeri) quando i leghisti chiedono l’applicazione severa delle norme ma poi neanche ricordano le prime, fondamentali.

Emanuele

Deficienti.

Scritto il 26 dicembre 2009 alle 19:56

La Lega Nord da un lato sta riflettendo se inserire la croce sulla bandiera, dall’altra si è fatta promotrice del “White Christmas”: un Natale “bianco“, ateo.

Oltre alla contraddizione in termini “festeggiamo la nascita di Dio, senza nessun Dio”, mi sembrano estremamente confusi.

Sono credenti o amano solo sventolare bandiere senza comprenderne i contenuti?

Emanuele

L’agnosticismo è per uomini freddi.

Scritto il 25 dicembre 2009 alle 18:37

Durante un viaggio, Alex Zanotelli, incontrò un vescovo del Guatemala e durante la discussione, quest’ultimo sentenziò così:

La cosa che mi sorprende di più è l’abisso tra il vostro essere cristiani e la vostra vita.

A cosa si riferiva?

Alla nostra capacità di giustificare ciò che non facciamo bene.

Diciamo d’esser cristiani ma poi “no, io non pratico”, oppure “sono cristiano agnostico” o anche “sono cristiano ma la Chiesa no, quella non la sopporto”, oppure “si, sono cristiano ma la Messa non è obbligatoria…”, oppure “credo in Dio ma non capisco perché confessarmi con un altro uomo…”.

Insomma, costruiamo la nostra religione in base a come ci gira. Manco fosse un paio di calze da indossare la mattina e aprendo il cassetto scegliamo quello che meglio si intona con la tonalità di nero delle nostre scarpe.

Da questo punto di vista apprezzo tanto i testimoni di Geova, gli evangelisti o anche i musulmani. Sono molto più coerenti e legati a ciò che credono.

Non si sono inventati mezze misure. Agnostico. Ma che razza di parola è?! Va benissimo quando si parla di etica, di consumi, di politica… ma cacchio, non va bene nella religione!

Il termine agnosticismo, dal greco a-gnothein significa letteralmente “non sapere” e indica un atteggiamento concettuale con cui si sospende il giudizio rispetto a un problema, poiché non se ne ha (o non se ne può avere) sufficiente conoscenza. E il Mistero della Fede? Il cattolicesimo si basa tutto li! Credete davvero di poter avere un giorno qualche risposta scritta?

Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!

Vangelo di Giovanni 20,29

Perché ci ostiniamo a vivere in una mediocrità così palesata tanto da avere termini entrati nell’uso comune ai quali neanche badiamo più? Un Vero cristiano dovrebbe stranirsi nel sentire un altro fratello definirsi “cristiano agnostico”, invece, passa quasi per un fatto normale.

Gente fredda. Gente che non ha il coraggio di esclamare a voce alta ciò in cui crede.

Gente che, condizionata da questo mondo così vizioso, preferisce rimanere la mattina della Domenica a letto invece di dedicare un’ora del suo tempo al Dio per cui, un giorno, fu battezzato e col quale (molto spesso) ha promesso qualcosa (cresima, matrimonio…). Il 90% degli agnostici secondo me è gente che preferisce la strada facile a quella un minimo in salita.

Questo post arriva proprio oggi, per Natale. Giorno in cui migliaia e migliaia di questi agnostici saranno a condividere pranzi luculliani, scambiandosi regali e festeggiando non si sa bene cosa a questo punto!

Emanuele

Disgusto indescrivibile.

Scritto il 4 dicembre 2009 alle 9:41

Scusate se sarò offensivo, vado un po’ di fretta e non ho neanche voglia di sprecar parole (tra l’altro qualcosa l’ho già scritta) ma, a leggere questo articolo mi viene solo una cosa da dire: MI FATE SCHIFO.

Corteo anti moschea a Genova

Vi manca solo il forcone, le torce infuocate le avete già… e siamo tornati alla caccia alle streghe medioevale.

Eppure siamo noi la società civilizzata. Siamo noi quelli che accolgono e loro quelli che non capiscono quanto sia pacifico il nostro mondo. Siamo noi quelli che si indignano quando nascono le baby gang e non ci spieghiamo quest’ondata di violenza.

Che schifo. Mi vien voglia letteralmente di andar via dall’Italia a veder ‘ste cose.

Signore, donne, guardatevi un po’ allo specchio mentre la sera – col rosario in mano – ripetete ad alta voce: “O signore, fa di me uno strumento della tua pace”.

Portate tutte un anello al dito: ma di quale razza di amore vi han parlato quel giorno?

Emanuele

Best salesman.

Scritto il 26 novembre 2009 alle 8:28

Due amici, grazie alle lodi da me tessute, in questi mesi sono passati a Mac e adesso anche loro capiscono come si possa creare un rapporto d’amore tra uomo e macchina.

Ieri, mio cognato, prima di prendere l’aereo con mia sorella, è corso da FNAC – e ha fatto il diavolo a quattro – per prendere uno spettacolare MacBook Pro in modo da godere della mia presenza durante il sacro rito di iniziazione al mondo della mela morsicata. Ovviamente anche lui si è convinto grazie alla mia sapiente evangelizzazione.

Infine, è possibile che nei prossimi mesi si aggiungerà, grazie alle mie pressioni, un ulteriore adepto.

Cara Apple, sono stato buono e bravo quest’anno, non merito un iPod touch sotto l’albero? :roll:

Emanuele

Quanta ignoranza.

Scritto il 10 novembre 2009 alle 23:33

E’ l’inizio di un’altra avventura. Stasera ho partecipato al primo incontro di un “laboratorio biblico” che durerà un anno.

Sono tornato a casa con tre pagine piene di appunti ma, soprattutto, con la consapevolezza di essere – al più – un semplicissimo “lettore” della Bibbia.

Sapevate che nella natività descritta nel Vangelo non esistono né il bue né l’asinello?

Sapevate che la Mirra (uno dei tre doni dei Re Magi – anch’essi non descritti così precisamente), era un unguento funebre e così, donarlo ad un bambino aveva un significato ben preciso: “è colui che è nato perché deve morire”.

Avete mai riflettuto perché viene posto in una mangiatoia?

Sapevate che il contrario dell’Ascolto, non è il “non ascoltare”, ma il “mormorare“?!

Ecco, l’Ascolto. Sarà proprio questa una delle dimensioni in cui cercheremo di entrare nei prossimi incontri.

Come potrà un giovane tenere pura la sua vita? Custodendo le tue parole.

Salmo 119 (118), 9-10

Sono contento di aver deciso di parteciparvi perché sarà un’ottima occasione per crescere spiritualmente (nonostante il tempo in questi giorni sia cosa rara per me). :joy:

Emanuele