Promesse.
Scritto il 9 maggio 2012 alle 20:21
Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.
Non camminare dietro me, potrei non guidarti.
Semplicemente cammina al mio fianco e sii mia compagna.Albert Camus (scrittore francese)
Emanuele

Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.
Non camminare dietro me, potrei non guidarti.
Semplicemente cammina al mio fianco e sii mia compagna.Albert Camus (scrittore francese)
Emanuele

Non lasciatevi intruppare dai dogmi, dalle uniformi, dalle dottrine,
non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda, da chi vi promette, da chi vi spaventa,
da chi vuole sostituire un padrone con un nuovo padrone, non siate gregge perdio,
non riparatevi sotto l’ombrello delle colpe altrui, lottate, ragionate col vostro cervello,
ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile,
artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà,
la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere.Oriana Fallaci (giornalista italiana)
Emanuele
Mi regala puntualmente un brivido l’idea che tra meno di tre settimane sarò in un angolo del pianeta in cui neanche Google Maps, l’esempio lampante della digitalizzazione compulsiva del mondo in cui viviamo sia mai arrivato. Le immagini riprese dal satellite non hanno una risoluzione migliore di questa e lasciano semplicemente presagire che vivrò in un villaggio di poche anime in cui l’asfalto è qualcosa che tarda ad arrivare. Il non poter vedere oltre, dopo un attimo di smarrimento in cui speravo di capire meglio dove finirò, si è trasformato in regalo.

Non porterò con me strumenti digitali, oltre la fotocamera avrò un vecchio cellulare che utilizzerò solamente a Roma per avvertire la famiglia e che finirà – spento – nello zaino, subito dopo. Un po’ come quando gli astronomi cercano luoghi distanti dalle città per ammirare al meglio il cielo io, in quelle settimane, avrò l’occasione di vivere un silenzio più intenso. Un silenzio dettato dall’assenza di stimoli ai quali sono assuefato che nulla ha a che vedere con le voci che mi colpiranno tra quelle casette. Il silenzio reale, infatti, sarà assente e la vita – sono certo – scorrerà continuamente con una vitalità matematicamente maggiore di quella da cui provengo e che potrà solo insegnarmi come rafforzare la mia.
Noi non sapevamo se queste persone (…) erano degli uomini e delle donne aperti o chiusi, dolci o aggressivi, felici ed equilibrati o infelici e dal temperamento mutevole (…) oppure, al contrario, come noi avemmo modo di verificare una volta arrivati là, che una moltitudine di corrispondenze spirituali e religiose cullava degli individui sereni, gioiosi, stabili e di grande libertà affettiva, come in una rete d’amore che gli dei e gli antenati avevano disteso per attenuare le durezze della vita terrena dei loro cari esseri…
Tratto da: “La sfida dell’altro. Le scienze psichiche in una società multiculturale” di Mario Galzigna
Emanuele
PS: fatevi un regalo: approfondite l’origine del titolo…
Nell’industria in cui sto lavorando in questo periodo si vedono in giro pochissime donne. Nessun operaio, sono tutte segretarie o addette all’amministrazione e le vedi girare quotidianamente per i reparti per recuperare report, documenti di lavoro e cose del genere. Sono poche dicevo ma non passano inosservate.
Purtroppo per me che son giovane però non sono delle avvenenti sculture di madre natura pronte a far impallidire le veline dei calendari appesi in giro. Al contrario, sono espressione vera e naturale del boterismo. Non sarebbe un problema – e voglio che sia chiaro – non sarebbe un problema perché, alla fin fine, l’importante è che siano preparate nel loro lavoro e in grado di svolgere al meglio la mansione che gli è stata affidata.
Sfortunatamente invece è un problema perché il fatto che siano come pepite d’oro in un fiume italiano le convince che debbano atteggiarsi a Sabrine Ferilli della situazione. Le vedi spuntare, per questo, con magliettine improponibili o scarpe da serata di gran gala. Non hanno l’obbligo di adottare un abbigliamento particolare ma, certamente, esiste anche un limite al buon-senso nel presentarsi all’interno di un’area industriale che ha tutt’altro che l’aspetto di un lungomare di qualche bella isola del mediterraneo.
L’operaio medio (esiste l’operaio di alta classe?) abbocca, ovviamente, come un pesce. Si gira, domanda loro se stiano arrivando da una serata particolare e tutta la scena è grasso che cola nella loro mente: un sorrisino malizioso, una risposta tra lo snob e il compiaciuto e via verso la prossima preda.
Qualche giorno fa una di queste aveva una magliettina in pailettes d’oro, un’altra invece una specie di abito nero in pizzo.
Immaginate tutti questi uomini in tuta da lavoro, con scarponi antinfortunistici, caschetti, imbragatura che arrotonda ed esalta persino i glutei dell’operaio più anziano, che tra un’operazione e l’altra vengono interrotti da queste dive-per-un-giorno.
Credo che le donne potranno protestare quanto vogliono per la parità dei sessi, si potranno organizzare i migliori 8-marzi della storia per il riconoscimento della loro competenza a fronte di una valutazione puramente estetica ma finché giocheranno con una tale consapevolezza nel provocare i bisogni più ancestrali di un uomo nulla cambierà. Loro rimarranno oggetti e nessuno proverà ad andare oltre quelle pailette. O meglio, si proverà a farlo solo per una cosa.
Emanuele

L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci,
soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino.Charles Bukowski (scrittore statunitense)
Emanuele
Dobbiamo sopportarci quali siamo, il segreto è tutto qui. Sopportare il nostro carattere, la nostra natura di fondo, con tutti i suoi difetti, il suo egoismo e la sua cupidigia, che non saranno corretti né dall’esperienza né dalla buona volontà. Dobbiamo accettare che i nostri sentimenti non siano contraccambiati, che le persone che amiamo non rispondano al nostro amore, o almeno non nel modo che vorremmo. Dobbiamo sopportare il tradimento e l’infedeltà, e soprattutto la cosa che ci riesce più intollerabile: la superiorità intellettuale o morale di un’altra persona. Ecco cosa ho imparato nel corso di settantacinque anni, qui, in mezzo ai boschi.
Tratto da: “Le Braci” di Sàndor Márai
Cosa penso del libro l’ho già scritto qui.
Emanuele
Stasera non ho resistito. Stavo tornando a casa, in auto, su una delle circolari interne di Milano.
Al primo semaforo vedo la signora accanto a me che si libera del pacchetto vuoto di sigarette: colpo deciso, mano convinta e zac, pacchetto per terra che rotola inerme.
Si riparte ma non per molto (che Milano ha più semafori che alberi) e mi ritrovo accanto a lei – nuovamente – al semaforo successivo. Stessa scena, questa volta però si trattava della plastica che ricopre il pacchetto di sigarette nuovo.
Argh! Non sono milanese, sono palermitano – e si sa – noi terroni siamo più sporchi, più incivili, più rozzi, più maleducati e decisamente incuranti del bene pubblico.
Però stasera non ho resistito, al terzo semaforo ho abbassato il vetro ed ho esclamato “ma hai finito di buttare tutto fuori dal finestrino?”. Così, di getto, d’istinto, senza neanche pensar troppo al tipo-poco-rassicurante che aveva accanto.
Ho rialzato il vetro e mi sono sentito libero: un peso in meno. Nello stesso tempo ho capito che non è questione di sentirsi appartenenti o meno ad una città o ad uno stato. Non è neanche questione di provenienza.
E’ maleducazione, niente di più, niente di meno.
Emanuele
Da un lato son felice, perché è bello vedere pubblicità di questo tipo. Dall’altro sono preoccupato… perché se serve una pubblicità per dire certe cose, si vede che ce n’è bisogno.

Intanto ho scattato una foto ed ho sorriso (no, ero solo, niente abbracci).
Emanuele