Archivio dei post taggati ‘natura’

Rainbow of flowers.

Scritto il 5 agosto 2013 alle 12:52

Rainbow of flowers.

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti….
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini (poetessa e scrittrice italiana)

Emanuele

PS: le ninfee si trovavano nel laghetto delle carpe all’interno del Tempio del Buddha di Giada a Shanghai.

Regalo alternativo per Natale!

Scritto il 20 dicembre 2012 alle 13:40

Sono sicuro che questo post fa per te. Mancano appena 6 giorni al Natale e trovare un regalo per quella persona lì, quella che non vedi da un po’ ma alla quale comunque devi fare un regalo, è decisamente un’impresa. E allora… leggi qui. Si, perché ciò che organizza il WWF quest’anno è propriamente quel tipo di sorpresa che può esser definito come alternativo.

Ovviamente c’è tipo e tipo di regalo e così c’è anche tipo e tipo di alternativa. Il tuo regalo – in tempo di crisi – deve avere un tassello fermo: non deve essere stupido o inutile. Il WWF concilia tutto questo con l’adozione di una specie a rischio. Nel corso dell’anno ha individuato 13 specie animali a rischio d’estinzione e organizzato dei pacchetti di salvaguardia del loro habitat. Le specie adottabili sono panda, orso bruno, orso polare, foca, pinguino, delfino, lupo, tigre, gorilla, elefante, ghepardo, leone, orango.

Il kit di adozione oltre all’immancabile lettera di Fulco Pratesi contiene una mappa delle adozioni nel mondo, una descrizione di ogni specie e delle principali minacce, un certificato personale e, se si è scelto il tipo di adozione omonima,  un peluche dell’animale scelto per l’adozione (realizzati con materiali rispettosi dell’ambiente). Così il regalo non sarà esclusivamente astratto ma – in modo simpatico – presenterà la scelta fatta. Non contento (e volendosi mantenere al passo coi tempi) il WWF ha preparato anche un’app ad-hoc (sia per iOS che per Android) con la descrizione multimediale di ogni specie a rischio.

WWF - Adozioni digitali

I pacchetti d’adozione variano da un minimo di 30€ ad un massimo di 125€ (versione trio, con peluche di tre specie accoumunate da uno stesso habitat) e se ordini entro il 20 Dicembre il WWF assicura che il tuo peluche sia sotto l’albero il 25 Dicembre pronto per essere scartato! Se vuoi adottare clicca qui oppure chiama lo 06.84497500 – Ufficio Adozioni WWF Italia.

E allora… che aspetti a regalare una tigre o un delfino quest’anno? :-)

Emanuele

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Questo è un articolo sponsorizzato ma sono libero di esprimere le mie opinioni!

Vedono meglio di noi.

Scritto il 18 agosto 2011 alle 19:56

Sapevo che la vita nei villaggi distanti da quel minimo di civiltà chiamato “Dakar” sarebbe stata diversa. Con una cosa però non avevo fatto i conti come si deve: il buio.

Vederlo per la prima volta mi ha lasciato senza parole e, al volo, mi sono accorto che era come una perla incastonata in un fondale profondissimo. Avrei potuto riportare indietro qualsiasi cosa. Potrò raccontarvi di testimonianze più o meno toccanti o mostrarvi foto più o meno interessanti ma – in alcun modo – potrò farvi capire cosa rappresenti il buio. Questa sensazione, ogni volta che arrivava la sera, mi affascinava e infastidiva allo stesso tempo. Il buio non puoi fotografarlo: se usi il flash… non è più buio.

Africa - 01 Africa - 02 Africa - 03

Nei villaggi si vive al ritmo della natura. La sveglia è all’alba anche per i bambini e non semplicemente perché bisogna abituarli alle “sane abitudini” che si impongono (con un’impegno che rasenta lo zero) anche ai bambini occidentali, piuttosto perché nelle capanne in cui vivono, dopo che sorge il sole, il caldo inizia ad essere insopportabile e su un unico letto dormono 5-6 persone. Così… tutti fuori, alla ricerca di protezione sotto un albero o sotto una di quelle strutture (che da scout ho apprezzato perché stavano in piedi senza usare neanche 2cm di cordino…) che rappresentano il loro “soggiorno“.

La sera, dopo il calare del sole però la vita non si ferma immediatamente. Continua ancora per qualche ora ed è lì che conosci cosa significhi vivere senza luce. Nei villaggi infatti non si accedono fuochi. Forse possono permetterselo in altre zone dell’Africa oppure il fuoco è riservato alle grandi feste ma… non è possibile bruciare legno ogni sera (significherebbe abbattere alberi in quantità smisurata impoverendo la terra ancor di più…). Così, semplicemente, si vive nella più totale oscurità.

Africa - 04 Africa - 05 Africa - 06 Africa - 07

L’ultima mattina, quando andammo via dal villaggio, nella missione mancava la luce. La sveglia – per ragioni logistiche – avvenne prima dell’alba e mi ritrovai a richiudere lo zaino a lume di candela; nello stesso istante in cui accesi quella misera fiammella però mi resi conto che loro non usavano neanche quelle.

Vedono meglio di noi. E’ questa la realtà. Crescono abituati sia alla luce che al buio e così riescono a muoversi agevolmente con la sola luce della luna. La vita non si ferma: c’è chi chiacchiera, chi gioca e chi continua a far qualcosa in “cucina“. Abbiamo fatto qualche giro nel villaggio dopo il tramonto e quando spegnevamo la torcia era divertente far silenzio e sentire quanta vita ci fosse intorno nonostante fosse tutto invisibile.

Quante capacità del nostro corpo lasciamo silenti pensando di non essere in grado di far di più?

Emanuele

La fine è il mio inizio.

Scritto il 17 agosto 2011 alle 1:21

Da dove parto? Da un sorriso? Da una stella? Da un bacio? Da un piatto di riso? Da una donna che porta l’acqua sulla testa? Da un asinello martoriato dalle frustate? Dal sapore del facocero? Dal salam aleikum? Dal bagno nell’Atlantico? Dalle coltivazioni di arachidi? Dal mortaio per rendere ogni cibo una conserva in polvere? Da due mani intrecciate? Da un pozzo? Dalle religioni che convivono pacifiche? Dal fatto che sono ancora fuori casa? Dal viaggio sul cassone del pick-up? Dalla mia caduta da cavallo? Dai bambini che si lavavano in una pozza d’acqua? Dal cibo così diverso dal nostro? Dalla parola toubab? Dall’aver stravolto il mio modo di pensare ed agire? Dall’esserci riuscito? Dall’aver preparato lo zaino, di notte, a lume di candela? Dall’essermi lavato con un secchio? Dall’aver giocato a piedi scalzi? Dall’aver conosciuto persone con un senso d’accoglienza mai visto prima? Dal fiume guadato col pick-up? Dall’aver avvertito in maniera quasi tangibile la presenza di Dio uno degli ultimi pomeriggi a Koumpentoum? Dall’aver fatto vari chilometri, da solo in bicicletta, alle sette del mattino per soddisfare una irrefrenabile sete di scoperta che avevo dentro ogni giorno?

Sono arrivato oggi a Milano, dopo tre giorni di viaggio. Ho un taccuino pieno di roba. Ho scritto – senza neanche rendermene conto – oltre 90 pagine. Pensieri e cronache, domande e risposte.

E’ successo di tutto tanto che fatico nel capire cosa dirvi prima, come scriverlo e quanto a fondo provare ad andare. In ogni caso, ho come l’impressione, che questo ritorno sarà anche… la fine. Ho un brivido, vado a sdraiarmi. Dormire. Sognare. Domani ci riprovo.

Emanuele

La chiave.

Scritto il 15 luglio 2011 alle 17:28

Emanuele

.chiave nuova la sempre ritrovare nel piuttosto Esercitati .limitata decisamente logica tua la secondo cosa ogni comprendere nel tempo tuo il più sprecare non oggi Da .stesso te a orgoglio con mostrerai che più in chiave una ha momento quel da tasca tua La .originale schema tuo il abbandonato l’aver più preoccupa ti non e senso avere ad torna tutto chiave nuova la trovi se ma spiazza spesso vita la che questo per E’ .tue non regole secondo farlo a adattarti contrario al devi ma canoni tuoi i secondo istantaneamente tutto leggere di pretendere puoi Non .prospettiva cambiare è soluzione l’unica che scoprire poi e tempo del passare Far .attenzione prestare e fermarti Devi .d’occhio colpo a riconoscerlo a o comprenderlo a Fatichi .qui testo questo come è volte a vita La

Do you really want to assert that a flower can find the sun and you cannot?!

Scritto il 14 luglio 2011 alle 18:14

Giallo, rosso e poi di nuovo giallo. Che la natura – è evidente – ha anch’essa dei colori che preferisce maggiormente.

Girasole

Ed è anche dai girasoli che dobbiamo imparare: non hanno cervello ma sanno trovare il sole.

(no perché mi è stato detto che la felicità è un fattore genetico, mentre – secondo me – serve solo la voglia di guardare nella giusta direzione e prospettiva sfruttando a dovere la nostra testolina).

Emanuele

Primavera Maisha.

Scritto il 14 luglio 2011 alle 11:18

Mi regala puntualmente un brivido l’idea che tra meno di tre settimane sarò in un angolo del pianeta in cui neanche Google Maps, l’esempio lampante della digitalizzazione compulsiva del mondo in cui viviamo sia mai arrivato. Le immagini riprese dal satellite non hanno una risoluzione migliore di questa e lasciano semplicemente presagire che vivrò in un villaggio di poche anime in cui l’asfalto è qualcosa che tarda ad arrivare. Il non poter vedere oltre, dopo un attimo di smarrimento in cui speravo di capire meglio dove finirò, si è trasformato in regalo.

Google Maps - Senegal

Non porterò con me strumenti digitali, oltre la fotocamera avrò un vecchio cellulare che utilizzerò solamente a Roma per avvertire la famiglia e che finirà – spento – nello zaino, subito dopo. Un po’ come quando gli astronomi cercano luoghi distanti dalle città per ammirare al meglio il cielo io, in quelle settimane, avrò l’occasione di vivere un silenzio più intenso. Un silenzio dettato dall’assenza di stimoli ai quali sono assuefato che nulla ha a che vedere con le voci che mi colpiranno tra quelle casette. Il silenzio reale, infatti, sarà assente e la vita – sono certo – scorrerà continuamente con una vitalità matematicamente maggiore di quella da cui provengo e che potrà solo insegnarmi come rafforzare la mia.

Noi non sapevamo se queste persone (…) erano degli uomini e delle donne aperti o chiusi, dolci o aggressivi, felici ed equilibrati o infelici e dal temperamento mutevole (…) oppure, al contrario, come noi avemmo modo di verificare una volta arrivati là, che una moltitudine di corrispondenze spirituali e religiose cullava degli individui sereni, gioiosi, stabili e di grande libertà affettiva, come in una rete d’amore che gli dei e gli antenati avevano disteso per attenuare le durezze della vita terrena dei loro cari esseri…

Tratto da: “La sfida dell’altro. Le scienze psichiche in una società multiculturale” di Mario Galzigna

Emanuele

PS: fatevi un regalo: approfondite l’origine del titolo… :roll:

Cultura “generale”.

Scritto il 1 luglio 2011 alle 17:31

Le uniche zanzare che durante la notte vi svegliano col loro bzzzz fastidiosissimo, che pungono, succhiano il sangue e lasciano la pelle gonfia sono le zanzare femmine.

Io non sto alludendo a niente, voi però tenetelo a mente…

Emanuele