Archivio dei post taggati ‘musica’

So delicate, so pure.

Scritto il 16 gennaio 2012 alle 15:36

Prima imbiancata invernale

But it’s you, so delicate, so pure, enough to seem unreal.
Yes it’s you, so delicate, so pure, it’s so hard to believe.
I love your laugh, the way you say my name.
I want to be hard, I wanna know your pain, I was so wrong, but now I see the truth.
I blame it on my youth and I’m coming back to you.

Elisa – So delicate, so pure

Emanuele

Paradise.

Scritto il 14 novembre 2011 alle 11:13

L’ultimo CD dei Coldplay – secondo me – non eccelle, quelli passati avevano un’anima in cui mi rispecchiavo maggiormente. Avrei persino evitato di parlarne ma devo far eccezione perché ben due persone mi han detto “c’hai fatto la testa tanta parlando di Coldplay e monociclo che adesso t’han messo nel loro video!”.

Coldplay - Paradise

Io il video non l’avevo ancora visto, però non posso dar loro torto: c’è anche un po’ d’Africa…

Emanuele

E non ha un nome solo ma mille suoni in un solo canto…

Scritto il 17 luglio 2011 alle 19:51

Passaporto, certificato internazionale di vaccinazione, moleskine e Fuji. Pochi elementi, molto semplici che avrò sempre con me. La moleskine ha già iniziato a riempirsi perché – si sa – un viaggio non inizia mai quando si sale sul primo treno ma quando l’anima del viaggiatore si mette in moto. Appunti, numeri di telefono, indicazioni, località… si è già creata la base di quel che sarà.

Occorrente viaggio

[...] C’è chi la teme e non vuole sentire, ma è forte e sa farsi ascoltare. E’ arrivata la grande musica, ha preso il ritmo da lontano. E ha un tamburo che rimbomba, ha un tamburo che rimbomba! Sì! Melodia di sogni nel vento!
Eh! La Musica del Tempo! Ecco arriva la Musica del Tempo!
Graffia e scende, scende profonda, pulsa, batte e ti parla dentro. Mille sogni in un solo canto e mille canti per un nuovo giorno. Ha preso il ritmo da lontano…

Modena City Ramblers – La musica del tempo

Quanti click farà quella macchina fotografica? Quanti istanti imprimerà nell’eterno dei ricordi della mia vita? Quanti sorrisi, panorami, volti, colori cristallizzati? Quanta strada ho fatto per arrivare fin lì?

Emanuele

Fineco mi regala le AKG K518 DJ!

Scritto il 15 luglio 2011 alle 11:44

L’ho sempre detto che la mia banca è differente: Fineco è l’unica banca che più passa il tempo più mi regala soldi. L’ultima promozione prevedeva in regalo un paio di cuffie della AKG, marchio austriaco storico nel mondo degli audiofili. Il modello è il K518DJ, fratello minore delle K181DJ ed indirizzate a DJ semi-professionisti.

AKG K518DJ

Non sto a raccontarvi delle specifiche tecniche perché – a dirvi la verità – non ho una cultura specifica tale da poterle confrontare con altri prodotti del settore, posso dirvi però che la qualità audio mi ha impressionato. Per me che vivo con gli auricolai in-ear dell’iPod/iPhone (che hanno una risposta in frequenza decisamente limitata) passare ad un paio di cuffie esterne è come fare un giro in limousine invece che camminare su una lambretta. La scelta dei materiali inoltre sembra sufficientemente ricercata, i cuscini sono morbidi e non pressano neanche troppo (cosa che mi è capitato di avvertire in passato con altre cuffie esterne).

I suoni sono più pieni e l’isolamento dal mondo esterno è incredibile. Insomma, un regalo ottimo per immergersi ancora di più nella musica: sdraiarsi sul letto, pressare Play sul lettore e chiudere gli occhi ti apre un nuovo mondo… :roll:

Emanuele

PS: ma voi che aspettate per passare a Fineco?! :o

Primavera Maisha.

Scritto il 14 luglio 2011 alle 11:18

Mi regala puntualmente un brivido l’idea che tra meno di tre settimane sarò in un angolo del pianeta in cui neanche Google Maps, l’esempio lampante della digitalizzazione compulsiva del mondo in cui viviamo sia mai arrivato. Le immagini riprese dal satellite non hanno una risoluzione migliore di questa e lasciano semplicemente presagire che vivrò in un villaggio di poche anime in cui l’asfalto è qualcosa che tarda ad arrivare. Il non poter vedere oltre, dopo un attimo di smarrimento in cui speravo di capire meglio dove finirò, si è trasformato in regalo.

Google Maps - Senegal

Non porterò con me strumenti digitali, oltre la fotocamera avrò un vecchio cellulare che utilizzerò solamente a Roma per avvertire la famiglia e che finirà – spento – nello zaino, subito dopo. Un po’ come quando gli astronomi cercano luoghi distanti dalle città per ammirare al meglio il cielo io, in quelle settimane, avrò l’occasione di vivere un silenzio più intenso. Un silenzio dettato dall’assenza di stimoli ai quali sono assuefato che nulla ha a che vedere con le voci che mi colpiranno tra quelle casette. Il silenzio reale, infatti, sarà assente e la vita – sono certo – scorrerà continuamente con una vitalità matematicamente maggiore di quella da cui provengo e che potrà solo insegnarmi come rafforzare la mia.

Noi non sapevamo se queste persone (…) erano degli uomini e delle donne aperti o chiusi, dolci o aggressivi, felici ed equilibrati o infelici e dal temperamento mutevole (…) oppure, al contrario, come noi avemmo modo di verificare una volta arrivati là, che una moltitudine di corrispondenze spirituali e religiose cullava degli individui sereni, gioiosi, stabili e di grande libertà affettiva, come in una rete d’amore che gli dei e gli antenati avevano disteso per attenuare le durezze della vita terrena dei loro cari esseri…

Tratto da: “La sfida dell’altro. Le scienze psichiche in una società multiculturale” di Mario Galzigna

Emanuele

PS: fatevi un regalo: approfondite l’origine del titolo… :roll:

E andammo via con un tavolo sulla testa…

Scritto il 11 luglio 2011 alle 9:26

Si dice sempre che non c’è due senza tre e così ieri sera (sembra un classico degli ultimi post) ero nuovamente ad un concerto che… non c’è stato. Ad esibirsi dovevano essere gli Almamegretta, gruppo ventennale che sarei riuscito a conoscere se subito dopo la prima canzone un diluvio non avesse interrotto tutto.

Ah, per concludere il round “concertistico” vi do un po’ di numeri che ho scoperto chiacchierando con uno degli organizzatori dell’evento: concerto di Caparezza, prevendite 4500; concerto dei Club Dogo, prevendite 1500; concerto degli Almamegretta, prevendite intorno ai 500. In pratica – fortunatamente – Caparezza ha un pubblico 3 volte maggiore dei Club Dogo mentre gli Almamegretta si dimostrano per un pubblico di nicchia… e in effetti, ieri sera, a naso la gente era decisamente più interessante.

Il vero problema è che stamattina la sveglia è suonata sempre prima delle 7 e adesso il malditesta è atroce! Arriverò a stasera?! :timid:

Emanuele

Bella fraté! (ma quando mai).

Scritto il 10 luglio 2011 alle 18:56

Ieri sera ho scoperto perché non ascolto musica rap. Che poi, in realtà, come giustamente mi ha fatto notare un amico, la musica è sempre bella. Sono le parole, gli atteggiamenti e tutto il resto a poter essere “meno belli”. Dopo la prima serata col concerto di Caparezza, la tornata di Luglio al Carroponte proseguiva con un sabato-rap in cui si sono succeduti vari gruppi più o meno noti. E’ passato J-Ax e – credo – i principali protagonisti della serata siano stati i Club Dogo.

Concerto Rap a Carroponte

Ciò che ne ho tratto però, sono poche e semplici conclusioni. Non voglio disquisire sul genere musicale perché i gusti son gusti ma era visibile che il 90% della gente accorsa al concerto era composta da ragazzini. Questo mi ha fatto domandare se i Club Dogo esistano commercialmente solo per quella fascia d’età oppure se l’intero rap (italiano? Milano è una bella vetrina d’altronde!) è promosso principalmente da under-18 che fanno dello “spacco tutto, non me ne frega un cazzo” il loro stile di vita (tipico di quell’età). Una macchina crea soldi che gioca con una ben definita categoria di pubblico che è andata in delirio quando i rapper dal palco hanno annunciato che sul loro sito si possono trovare finalmente “accendini, cartine e tutto l’occorrente per drogarvi come vi paremarchiato Club-Dogo.

La seconda triste considerazione invece è che – quei pochi adulti che affollavano il pubblico – mi sembravano un modello ancora più triste per un sol motivo. Le canzoni rap, se le sentite, denunciano una marea di cose (facendo anche una marmellata a-tematica in ogni brano): dal sistema, alla polizia, alla musica italiana, alla storiaEfilosofia. Denunciano tutto. E’ tutto merda.

Potrebbe essere positivo questo atteggiamento da bastian contrari che si accorgono delle storture della società se poi avessero (oltre la musica?) un interesse valido da coltivare. Noi, ad esempio, eravamo lì – neanche troppo defilati – a vendere magliettine di Addiopizzo. Ci sarebbe da parlarne per ore dell’antimafia, del connubio mafia-stato, degli equilibri invisibili e dei rapporti che storicamente intercorrono e che persino Falcone denunciava. Tutta roba che poteva andare a nozze coi rapper seri.

E invece non abbiamo venduto neanche una magliettina. O meglio, l’unica venduta ieri sera l’ha acquistata la signora dello stand accanto che era interessata e ha voluto pure il numero per poterci contattare per eventuali altre occasioni. Per il resto niente. Zero.

Così mi domando: ma questa denuncia sociale che fanno continuamente i rapper, dove va a parare? E’ semplice voglia di buttare merda su ogni cosa? Non è un po’ puerile e vuoto un atteggiamento simile? Esiste una forma di sensibilità verso qualcosa?

Ho un paio di Nike / talmente limitato / che se ti do un calcio in culo / devi esserne onorato!

Club Dogo – Nuove Nike

Bah! :o

Emanuele

Caparezza – Eretico Tour!

Scritto il 9 luglio 2011 alle 16:05

Concerto Caparezza 01

Ieri sera concerto di Caparezza a Carroponte, avrei voluto dirvelo prima ma in questo periodo il tempo vola e praticamente sono uscito dal lavoro, ho lasciato la borsa col computer a casa e sono rientrato in macchina perché con un amico siamo andati ad allestire lo stand di Addiopizzo prima dell’inizio del concerto! :-x

Concerto Caparezza 02 Concerto Caparezza 03 Concerto Caparezza 04 Concerto Caparezza 05

La serata non è stata assolutamente malaccio, anche se da un tipo come lui mi sarei aspettato maggiore interazione col pubblico. Intanto ho avuto modo di riascoltare molti suoi testi con attenzione e mi son convinto ulteriormente – se mai ce ne fosse bisogno – che sia meno fancazzista di quanto possa sembrare!

Emanuele

PS: su Flickr ho messo un paio di altre foto…