Archivio dei post taggati ‘moda’

«Se mi cercate, non mi trovate…!».

Scritto il 7 luglio 2011 alle 10:04

Una cosa che mi manca della mia terra è l’uomo del sale. Lui, incurante degli anni che passano, della modernità che incombe sui ritmi e sugli stili di vita delle persone, continua imperterrito nel suo giro mattutino. Lo vedi passare per i vicoli dei quartieri più popolari col suo Ape giallo che abbannia (grida) verso i balconi attraverso un megafono installato con cura sul tetto del suo mezzo tripode.

“Quattro pacchi di sale, mille lire!”. E’ così che, da generazioni, vende la sua mercanzia e quand’ero piccolo – nonostante il mio non fosse un quartiere dei più popolari – la sua voce arrivava fin sopra il balcone di casa, in una di quelle giornate in cui all’asilo non eri andato ed eri a casa coi fratelli e la signora delle pulizie. Sdraiato per terra per combattere il caldo, buttavo un occhio al di sotto del parapetto in vetro rinforzato cercando di scorgere il suo passaggio. Gli alberi del condominio nascondevano per bene la strada e per questo, se mi riusciva, dovevo accontentarmi di godermelo per pochissimi secondi.

Quella scena mi è rimasta dentro negli anni e si è rifatta viva oggi mentre leggevo che – sul web – Google ha aperto gli inviti verso Google+; «l’ennesimo social network, l’ennesimo luogo in cui tutti attraverso strumenti di modernità si sentiranno al passo coi tempi» mi ripeto da giorni. Perchè il mondo su internet non è assolutamente diverso da quello sconnesso.

L’uomo del sale però ha fascino. Il suo spirito ribelle che nessuno vuol notare è qualcosa di autentico e genuino ed io oggi, proverò a seguire il suo esempio, come quando, incurante della possibilità odierna di comprare il sale altrove, avverte le signore dei borghi con un laconico “se mi cercate, non mi trovate”.

Rimarrò su queste pagine, forse da solo, forse più lento, ma felice di abbanniare a bordo del mio piccolo Ape mentre il mondo avanza veloce.

Emanuele

La mamma dei coglioni…

Scritto il 4 luglio 2011 alle 8:54

…qualcuno l’ha dimenticato per strada!

Chiede soldi per una borsa

A Milano puoi vedere di tutto. Persino un idiota che – seduto dalle parti del Duomo – chiede soldi per una nuova borsa di Louis Vuitton.

Emanuele

Pevché questo è un luogo in!

Scritto il 29 dicembre 2010 alle 16:02

Stamattina sono andato a tagliarmi i capelli. Non sarebbe un evento da raccontare se non fosse che – convinto da mia madre – sono andato a finire in un barbiere-parrucchiere tipico di Milano.

O meglio, “andato a finire” è già un eufemismo, perché per entrare bisogna prenotare.

Appuntamento fissato, esco a piedi sprezzante del freddo (e spinto da quel timido sole che oggi ha fatto capolino…) e arrivato nel locale una signorina mi aiuta a togliere la giacca e va a conservarla in uno stanzino. Un gesto che forse vi sembrerà normale ma che a me faceva già capire l’antifona.

Perché per me il Barbiere è qualcosa di maschio. Il canovaccio tipo è il seguente: io arrivo senza aver avvisato, chiamato, prenotato (che neanche so se abbia il telefono lì!) e se il barbiere è in vena e non sta già parlando di calcio mi saluta. Aspetto leggendo il giornale che dalle 8 del mattino è consumato dai clienti e poso la giacca – da solo – dove capita. Se son fortunato c’è un appendi abiti. Se son fortunato c’è una sedia libera. E basta.

“Si può accomodare lì, la chiamiamo noi” mi informa la signorina con un tono dolcissimo (oh, se lo merita). Anzi, volendo parlare delle signorine, come direbbe un carissimo amico sembrava fossi finito alla sagra della figa (ok, sono ufficialmente volgare anche sul blog). Secondo me, seppur non possano scriverlo a chiare lettere, le selezionano in base al fisico. Penso di avere dei gusti particolari, ma di quelle non ne avrei scartata nessuna… o l’avrei scartata come dico io (ok, ufficialmente volgarissimo). 8-)

Aspetto con aria confusa e – a tratti – milanese anch’io guardo l’iPhone rileggendomi gli sms ricevuti (no, non ho ancora deciso se fare una flat dati…) finché non mi invitano ad accomodarmi (ACCOMODARMI!) nella poltrona per il lavaggio.

Tutto avveniva nel massimo della gentilezza. Non c’era il figlio del proprietario che si mette a fumare la sigaretta davanti la porta e poi torna a massaggiarti i capelli con lo shampoo, non c’era il proprietario che un po’ taglia i capelli e un po’ cambia la musica alla radio (o sceglie gli mp3 sul portatile). Nessuno m’ha chiesto se volessi farmi la barba.

Che poi no, la barba preferisco sempre farla a casa, che è un rito tutto personale, però cavoli: il mio barbiere – che tratta solo con uomini – mi chiede sempre se voglio fatta la barba! Puntuale, matematico! Mi seggo e parte: “facciamo anche la barba?”. Lì ero circondato da donne. Una raccontava che era stata, nel suo passato, una di quelle manager tacchi a spillo e tailleur e che un bel giorno ha lasciato tutto per dedicarsi alla barca a vela (ahhhh… che sacrificio!). Un’altra chiedeva come avessero festeggiato il Natale e poi rifletteva che fare il pranzo il 24 è “molto meridionale” (ho sempre immaginato che certe frasi le avrei sentite solo dalla satira tv nella mia vita…!).

A fine taglio, il barbiere (o pseudo-tale), mi chiede “vuoi una sciacquata?”. Io mi guardo allo specchio un po’ sorpreso ed esclamo un si deciso! Cavoli, sembravo l’orso grizzly che esce da un pagliaio dopo aver inseguito una gallina! Seriamente c’è chi si rimette la giacca con il volto tutto pieno di capelli?! Certo che voglio una sciacquata! E devi anche togliermi tutti i pelucchi dalle orecchie!

In definitiva è chiarissimo che è la prima ed ultima volta che mi vedranno, anche perché mia madre mi aveva istruito e dovevo esser più sveglio prima di uscir da casa: “guarda che sanno che a casa siamo così, blablabla… sanno che tua sorella invece blablabla…”. Insomma, quel covo di donne non era il posto migliore per sistemarsi i capelli ed inoltre – già all’andata – mi domandavo perché le donne raccontino così tanto ai propri parrucchieri. Il mio barbiere – da bravo – non sa neanche che mi son laureato nonostante sia andato a tagliarmi i capelli la settimana prima.

Si fa i cazzi suoi e camperà cent’anni.

Emanuele

You don’t have to be cool to rule my world.

Scritto il 11 dicembre 2010 alle 14:52

Ieri sera ero immerso in un altro mondo e proprio mentre le note della frase del titolo venivano sparate a 140 decibel nelle orecchie di trecento persone mi rendevo conto di quanto quel mondo fosse distante dal mio e da ciò che io cerco intorno a me.

Tutto e iniziato dall’invito di un’amica “ho una festa di compleanno in un locale e poi andiamo a ballare, vieni con me?”. Perché tirarsi indietro? Questo periodo è volato senza molti svaghi (ma strapieno di gioie…) e poi devo pur sempre iniziare a conoscere gente qui.

Festa compleanno - Dive in posa

La festa nel locale era una di quelle feste che solo a Milano puoi vedere e che classificherei così: riunioni di gente piena di sé che va – in mezzo ad altra gente – a dirsi d’esser figa guardando se stessa.

La serata è passata con tante ragazze che si scattavano foto come dive o vamp davanti un pannello bianco e due lampade da fotografo. Tra parrucche, maschere, tette finte (e tette vere mostrate come fosse frutta in vendita) ho capito quanto non potrò mai diventare un milanese come loro. C’erano ragazze che si facevano autoscatti col cellulare e sono stra-sicuro che oggi finiranno tutte su feisbuk. Perché loro – sì – sono fighe. Loro si fanno le serate cocktail e divertimento.

Discoteca Milano "Divina"

Non contento però (e forse un po’ curioso) sono finito in una discoteca che ha voluto 25€ per entrare! Classico mi direte voi amanti delle piste da ballo! Classico un par de p… vi dico io! Non è il mio mondo la discoteca, questo l’ho chiarissimo ma vedere certi prezzi mi sembra una follia (25 per entrare, 15 per la giacca, 10 per il cocktail…). Che poi non è che sia uno che non balla e si addormenta di lato su un divanetto, semplicemente però quella gente mi sembra totalmente distante da ciò che piace a me. Di ragazze belle, per carità, ne ho viste a decine. C’erano i taxi fuori dalla discoteca, come nelle più tipiche serate della milano da bere e queste miss con tacchi mozzafiato e minigonne erano lì a sfoggiare il loro corpo più di ogni altra cosa, però capite, secondo me la bellezza è altro. A me le ragazze impupate come Barbie-prostituta non sanno di dolce ed è proprio la dolcezza un aspetto che amo di più vedere in chi ho di fronte.

E’ un mondo strano quello. Ho visto la festeggiata del compleanno conoscere un tipo in discoteca e scomparire con lui fino alla fine della serata.

Sono tornato alle 5 e dopo 2 cocktail e quasi 24 ore sveglio (per andare a lavoro m’ero alzato alle 7…) ero totalmente andato. Però la dolcezza non la dimenticavo ed era proprio questo contrasto ad infastidirmi più di ogni altra cosa. Ero rinchiuso in una gabbia che era cool secondo le riviste di gossip patinate che ogni giorno finiscono in edicola ma non lo era – assolutamente – per i miei gusti. :-)

Evviva le persone acqua e sapone.

Emanuele

La città degli eccentrici.

Scritto il 24 aprile 2010 alle 23:15

Mr. Magorium: 27 secondi.
Mahoney: ottimo, ben fatto, ora aspettiamo…
Mr. Magorium: no, ora respiriamo, vibriamo, ci rigeneriamo, i nostri cuori battono, le menti creano e le anime si espandono… 27 secondi ben usati sono tutta una vita

Tratto da: Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie

Avevo già visto questo film e stasera è stata una fortunata coincidenza rivederlo. Coincidenza simile a quella di oggi pomeriggio quando, dopo aver vagato in centro per Milano con mia sorella per oltre un’ora, ho trovato due jeans proprio nel negozio che avevo scartato perché notoriamente caro: la Benetton.

Comunque il fatto che Milano sia città della moda non si vede nelle vetrine. Si vede, indiscutibilmente, nelle persone che incroci per strada. E’ assurdo quanta gente “attenta al look” giri per strada… cavoli, certi momenti ti sembra di assistere ad una sfilata. Che poi, secondo me, molti/e sono proprio eccentrici con quei vestiti improponibili e quegli occhiali indescrivibili…

Almeno io mi son limitato ad indossarli per scherzo:-|

Emanuele

PS: il prezzo standard per un jeans in Via Torino è 85€. Ma la concorrenza?!

Non so scegliere un cellulare.

Scritto il 25 marzo 2010 alle 19:58

Mi rendo conto di non saper scegliere un misero cellulare.

Oggi ho accompagnato un amico e un’amica alla ricerca dei regali per due neolaureati e non ho potuto far altro che stare ad ascoltare.

C’è poco da consigliare (io ero l’esperto) quando si sceglie in base al colore della cover, alla forma dei tasti e alla consistenza della gomma.

Non c’era molto da dire, tutti belli e brutti allo stesso tempo.

Sarà che quando devo acquistare qualcosa di tecnologico io parto prima con la pagina delle caratteristiche tecniche del prodotto, poi mi immergo in infinite ricerche incrociate su forum, blog, riviste online e quant’altro possa darmi un’idea, poi inizio col setaccio dei negozi di e-commerce per stabilire il prezzo medio e infine individuo il miglior compromesso tra notorietà dell’azienda e prezzo finale (incluse spese di spedizione).

E’ un processo mentale totalmente diverso dal “wow, guarda che carino quello… però peccato che c’è solo fuxia…”.

Non so decisamente scegliere un cellulare. :-|

Emanuele

Mondo “fescion”.

Scritto il 10 giugno 2009 alle 18:33

Questo post è sponsorizzato (non so neanche quanto mi diano, ho accettato a scatola chiusa per curiosità…).

Guardate il video fissando il rosa con gli occhi. Dopo 20 secondi sicuramente avrete voglia, come me, di premere stop andare a comprare qualcosa del noto stilista francese Jean-Paul Gualtier. :-|

Emanuele

#28: Vestiti fescion.

Scritto il 3 marzo 2009 alle 12:50

Amico: bella questa felpa, dove l’hai presa?!

Io: dal secondo cassetto della mia stanza!