Emanuele, ingegnere. Nato a Palermo verso ora di pranzo. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Divide un monolocale con otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.
Domani è l’ultimo giorno prima della partenza, così stasera andrò a cena dai miei. Saluti a tutti, ultime raccomandazioni da sentire (e sorbire), qualche altra informazione da dare e poco più.
Domani sera chiuderò tutto e non dovrà mancare più nulla: non sarà facile sopperire a qualcosa dimenticata e non sono il tipo che inizia a chiedere quando sa di mettere in difficoltà. Devo stare attento o dovrò stringere i denti durante l’intero il viaggio…
Comunque, questa foto è quasi una cartolina per me. L’ho ricevuta oggi pomeriggio da un missionario che è lì da alcuni giorni. Mi raccontava come sta procedendo il suo viaggio. Ha percorso 60km in oltre due ore e ad un certo punto sono rimasti bloccati da un albero caduto durante la notte.
Io non vedo l’ora di essere lì, su quella Toyota, con lo zaino buttato dietro con noncuranza, con le scaffe che ti fan saltare sul sedile, con l’aria calda, i pantaloncini corti che vorresti ancora più corti, con gli insetti fuori e il vetro sporco che non conosce – e non conoscerà mai – l’esistenza degli autolavaggi drive-in. Con le mani perennemente sporche e un po’ di cianfrusaglie nelle tasche, con qualche indigeno che parla francese che faticherò a comprendere ma, come amava dire Terzani: «(quando faticate a comunicare) cominciate tutto con una gran risata e finite tutto con una gran risata!». Così quando non capirò… sorriderò!
Domani mattina lavoro per l’ultimo giorno prima di un viaggio che, seppur breve, mi sembra di aver aspettato da una vita. Non credo farà miracoli, non credo stravolgerà ciò che sono, sicuramente però sarà un altro tassello dal peso non indifferente.
Balliamo. Dimmi di si, «dimmi di si», ti prego. Balliamo e ruotiamo. Fammi sentire il rumore dei tuoi passi a pochi millimetri dai miei, emozionati. Lasciati stringere, lascia che i miei occhi incontrino i tuoi e poi, entrambi e simultaneamente, chiudiamoli. Danziamo. Lasciamo che la musica ci abbracci, ci avvolga e ci renda immensamente felici. Fammi sentire il battito del tuo cuore, fallo scoprire al mio petto. Le mie mani ti possiedono. Ti fanno sentire protetta. Le tue, dietro al mio collo, ricordano alla mia testa che non deve volare. Eppure sta già volando, eppure è così dannatamente persa di te, per te, con te. Lasciala volteggiare, per una volta non trattenerla, regalami l’euforia del momento che saprò trasformare in un eco perpetuo. Accuccia adesso le tue braccia tra i nostri corpi, fa che sentano il calore e che possano ricordarlo quando questa musica sarà finita. Insegna alle mie membra un movimento che sia in piena armonia col tuo. Fa che le mie e le tue siano un tutt’uno. Non farmi cogliere più dove finisce il mio corpo, dove inizia il tuo. Rendimi incapace di pensare che possa esistere, d’ora in avanti, un “me” senza “te“. Torna ancora suoi miei passi, concentrati e controllali. Torna, ritorna. Vai via. Ma torna. Lascia che questa musica possa incantarsi di fronte a ciò che diventiamo. E’ l’unico modo per renderla eterna.
Io non so in ventott’anni quante altre volte mi sia accaduto, però in questi mesi ho visto realizzarsi due belle magie.
La prima è ben più piccola ma da quando è arrivato il mio monociclo a casa un’altro co-abitante aveva mostrato particolare interesse (voleva che lo lasciassi a casa la domenica, se – durante la settimana - rientrava a casa prima di me balzava in sella etc…). Così, adesso, in occasione del suo compleanno, ho pensato: perché non regalargliene uno insieme agli altri coinquilini? Tra il dire e il fare, certe volte, non c’è di mezzo il mare.
La seconda magia è ambientata al lavoro: erano sono i primi mesi per me e non conoscevo tanta gente. Socializzando con un ragazzo un po’ più grande (va per i quaranta) è uscita fuori la mia insanapassione per il monociclo. Gli ho raccontato quanto fosse divertente e un bel giorno, poco più di un mesetto fa, seguendo unicamente il suo istinto, si è fatto consegnare in azienda una biciclettina acrobatica (che, credetemi, ho provato ma è ben più difficile del monociclo!). Dopo un po’ di tempo mi ha confidato che erano anni che sognava di provarla ma non si era mai convinto e che ormai conservava l’idea come “un sogno che avrebbe dovuto realizzare quand’era più giovane”. Tra le motivazioni del passo mi ha svelato che ero stato io a dargli la giusta spinta per osare: sono rimasto senza parole e non posso che continuare ad approvare la sua scelta… il tutto però mi ha riportato, malinconicamente, in mente le ultimeparole di mio zio. Aver convinto un bel po’ di gente a comprare un Mac è stato facile… ma questa volta, senza neanche volerlo, ho spinto una persona che conosco pochissimo a comprare una biciclettina acrobatica!
In ogni caso, dopo ben sette biciclette in garage (condivido casa con altri malati-di-bicicletta) ecco il fratellino del mio monociclo. E’ stato un piacere vedere il festeggiato gongolante sul suo mono-ruota fiammante!
Quante cose nella vostra vita non realizzate perché non vi sembra mai il momento giusto?
PS: il monociclo con la ruotina da 20″ l’ho già provato e posso assicurarvi (chissà vi balenasse l’idea) che è incredibilmente più semplice del mio da controllare (me l’avevano detto che con la ruota grande è più difficile imparare, ma ormai lo sapete che senza difficoltà non mi diverto! ).
La realtà è che fermo non so stare. Gli ultimi due giorni ho sofferto immensamente per questa cavolo di pioggia che mi costringeva a stare rintanato in casa dopo le 8 ore passate in ufficio (tant’è che, se ci fate caso, non ho neanche avuto voglia di scrivere sul blog).
Stamattina, così, alle 7 e 30 ero già sulla metropolitana verso il centro di Milano, le tappe previste erano: Poste Italiane, macchinetta per le foto, Tabacchi (per una marca da bollo) e… Commissariato! Il tutto per un motivo semplicissimo: ho fatto richiesta per il Passaporto!
Perché mi serve? Dove voglio andare? E’ ancora presto per svelarvi tutto, non ho raccontato niente neanche ai miei ma spero di potervi aggiornare quanto prima.
Non so più cosa stia cercando in questa vita. So solo che sento un irrefrenabile bisogno di vivere esperienze nuove e, questa volta, il richiamo è abbastanza distante e ancestrale…
Visto che in questi giorni gli eventi si accavallano e non ho il tempo di fermarmi per raccontarvi tutto per filo e per segno, eccovi due brevi video-playlist che ho caricato sul mio account Youtube: la prima è una piccola raccolta sulla conclusione del Giro d’Italia a Piazza Duomo, la seconda – sempre nella stessa piazza – è l’euforia di un popolo che esulta per l’elezione a sindaco di Giuliano Pisapia e potete vederla qui sotto (non perdetevi il primo video che esprime bene l’atmosfera che si viveva…).
E’ bello vedere, avvicendarsi nello stesso luogo, in pochissime ore di differenza così tante emozioni.
Emanuele
PS: ne approfitto per una piccola nota di servizio: da qualche tempo, oltre al classico feed, è possibile seguire il mio blog anche attraverso gli aggiornamenti inviati in automatico su Twitter e Friendfeed.
Un weekend spettacolare… c’è poco da dire! La Liguria mi è piaciuta tantissimo e mi ha ricordato la bellezza unica della Costiera Amalfitana (quella l’ho percorsa a piedi!).
I chilometri non sono stati tantissimi (circa ottanta il sabato, e appena una ventina domenica) però i sali-scendi per far tappa in ogni paesino della costa sono stati massacranti. Pochi chilometri prima dell’arrivo a Chiavari, dopo aver pedalato poco più di 70km ero steso a terra coi crampi allo stomaco per un calo di zuccheri! Non appena arrivati, ovviamente, mi sono imbottito di gelati e bustine di zucchero in un bar…
Bellissimo tuffarsi in acqua in una caletta qualche curva prima di Portofino. Incuranti delle altre persone i pantaloncini da ciclisti son volati via in un attimo. L’acqua era splendida, fresca al punto giusto, calma e chiarissima! Potete vederla cliccando sulla terza foto sotto a destra: sarei rimasto lì tutto il giorno se non avessimo programmato una giornata sui pedali! A proposito di Portofino: non è male, era sufficientemente piena di turisti ma è un peccato che non sia attrezzata per accogliere i ciclisti che probabilmenterispettano l’ambiente molto più dei ricconi che arrivano in Mercedes! Capisco (e condivido) che nel piccolissimo centro sia vietato entrare pedalando perché c’è sempre un gran via vai di gente ma una (o due) belle rastrelliere per accogliere i turisti-ciclisti non sarebbero una brutta idea!
In ogni caso è stata una sensazione di libertà unica partire con alcuni amici con uno zainetto piccolissimo sulle spalle che conteneva lo strettissimo indispensabile e in riva, appoggiare le biciclette e ritrovarsi – dopo aver faticato – a nuotare sott’acqua senza dover pensare ad altro!
Ho ancora i pensieri confusi, sto scrivendo letteralmente di getto e non riesco a trovare un briciolo di razionalità per raccontarvi le cose come si deve. Sono così tante le cose successe e le emozioni vissute che mi è sembrato di viaggiare per molto più tempo, come se il weekend fosse durato una settimana intera! Buona la foccacia di Recco (ho mangiato quella alla cipolla e quella al formaggio), un po’ meno quella presa – il giorno dopo – a Genova.
Domenica mattina, dopo un bagno e un’oretta di sole a Lavagna, siamo finiti a Genova tra le stradine del centro storico che ricorda molto quello palermitano nonostante (credo) sia di origini diverse.
Non contenti di questi due giorni incredibili, rientrati a Milano siamo andati ad assistere alla tappa finale del Giro d’Italia e come – bambini cretini – a fine gara abbiamo vissuto un momento di gloria idiota: subito dopo il passaggio di Contador (l’ultimo a dover effettuare la crono), volendo raggiungere prima possibile il Duomo per le premiazioni, abbiamo seguito il percorso (in pista) correndo con le nostre biciclette mentre ancora le persone ai bordi del tracciato non avevano capito che era finito tutto… amazing!
A proposito di questa parola inglese, tenetela a mente perché la settimana è appena iniziata e avrò, sicuramente, altro da raccontarvi!
Emanuele
PS: il titolo del post è una citazione che vi lascio scoprir soli!