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Voglio eliminare tutti i bambini.

Scritto il 23 febbraio 2009 alle 22:32

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Io voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari clandestini!
Voglio la pulizia dalle strade di tutte queste etnie che distruggono il nostro paese.
Voglio la rivoluzione nei confronti dei nomadi, dei zingari.
Ho distrutto due campi di nomadi e di zingari a Treviso… non ci sono zingari!
Voglio eliminare tutti i bambini dei zingari.
Voglio eliminare tutti i bambini dei zingari che vanno a rubare dagli anziani.
Voglio tolleranza a doppio zero!
Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono aprire le moschee e i centri islamici.
E qui ci sono anche le gerarchie ecclesiastiche che dicono “lasciate anche loro pregare…”. NO!
Vanno a pregare nei deserti!
Aprirò una fabbrica di tappeti e regaleremo i tappeti ma che vadano nei deserti!!!
Poi… voglio la rivoluzione contro il buonismo e la tolleranza della magistratura… è tempo che le leggi vengano applicate ma che vengano applicate da giudici del Veneto… nostri!
Basta giudici romani, basta giudici del sud!!!
Voglio la rivoluzione nei confronti di quelle aperture dei call-center, dei negozi di cose straniere.
Poi… voglio la rivoluzione nei confronti di coloro che sostengono che dobbiamo mangiarci la spazzatura di napoli… NO!
Faccio così… li macino e li do in pasto a loro. Sono loro che li hanno prodotte e loro le devono mangiare. Il nord non vuole quel cibo del sud, assolutamente!
Quindi… neanche un grammo di spazzatura napoletana nel nostro TERRITORIO!
Noi abbiamo una CIVILTA’ che è ormai matura per cui sappiamo dove mettere le nostre spazzature, ma non vogliamo che dopo decenni di miliardi SPERPERATI per il Sud, ci buttino anche le spazzature.
Rivoluzione anche in questo campo! Non tollero che ci siano queste sbavature!
Io non voglio vedere consiglieri neri, gialli, marroni, grigi insegnare ai nostri giovani!
Cosa insegnano!? La civiltà del deserto! La civiltà di coloro che scappano davanti ai leoni o quelli che corrono dietro alle gazzelle per mangiare e per vivere!
Niente da fare!
Il voto spetta soltanto ai cittadini italiani… e qualcuno sta spingendo. Ma io ho bisogno del popolo prado, del popolo Veneto, del popolo leghista di dire “NOOO… NOOO!!!”.
Voglio la rivoluzione anche qua.
Quindi la parola d’ordine del vangelo secondo Gentilini è “Rivoluzione” e ho bisogno di voi per portarla a termine!
Statemi vicino perché NOI siamo quelli che faremo il cambiamento della nostra Italia e della NOSTRA CIVILTA’!
Non voglio più vedere queste egenie che girano per le strade di giorno e di notte, questo è un primo compito e io sono convinto che il nostro governo, i nostri parlamentari, saranno in grado di dare una risposta al popolo padano, al popolo veneto, al popolo leghista!
Un abbraccio a tutti, viva la lega!

Giancarlo Gentilini – Lega Nord

Queste parole, questi discorsi, questi atteggiamenti, queste visioni, queste promesse, sono del tutto simili a quelle che faceva Hitler ottanta anni fa alla sua nazione.

Mi vengono i brividi nel vedere che una persona (persona?) nata alla fine di quel periodo non abbia imparato nulla dalla storia. Mi vengono i brividi a pensare che nel nostro paese esistano gruppi di italiani capaci di inneggiare al razzismo, capaci di esultare per la distruzione di campi rom.

Lo straniero è una persona, un uomo. Ne avevo già parlato. Mentre riscrivevo il testo del discorso, mi son venute le lacrime agli occhi. Mi tornavano in mente le persone che vissero e morirono nei campi di concentramento per colpa di persone (nuovamente… persone?!) come queste che facevano della politica un modo per curare il proprio orticello. Hanno sbagliato completamente missione.

Si credono “politici” ma non lo sono. Il termine politica deriva da “polis” che in greco stava per “città“. La politica era dunque l’arte di governare la città. Ma cos’è la politica, cos’è la città, in questo mondo sempre più interconnesso, se non l’intenzionalità di far convivere differenti culture?

Questo discorso è pieno zeppo di parole che fanno paura. Etnie, civiltà, distruzione, razza matura

In America viene eletto un presidente hawaiano e noi siamo ancora invasi da una politica che invece di parlare di “integrazione“, parla di “emergenza immigrazione“, “emergenza rom“. Non si parla di “piano di convivenza” se proprio ce ne fosse bisogno.

In Italia esiste una legge che limita a quattro bambini il numero di rom iscritti alla stessa scuola pubblica. In Spagna non esiste una differenza tra “rom” e “spagnolo“. Le scuole sono pubbliche.

A Roma quattro anni fa è stato costruito un campo rom che doveva essere una sistemazione temporanea. Doveva essere una sistemazione per 1000 persone per 12 mesi. E invece la “possibilità di rinnovo” del *progetto* li ha lasciati li. Dove? Ad una decina di chilometri dalla città. Giusto fuori il grande raccordo anulare, in aperta campagna, senza acqua potabile. Circondati da transenne, chiusi in quel mondo che, come un truman show, insegna a quei bambini che quello è il posto dove devono vivere.

Ma senza voler far solo filosofia, quel campo rom è costato all’Italia (e a tutte le nostre tasche), oltre 12 milioni di euro. Con quella spesa a Mestre il sindaco sta tentando di costruire delle case in muratura per i rom che vivono ormai da quelle parti da oltre 40 anni. Sono italiani a tutti gli effetti: pagano le tasse italiane, votano e lavorano. Solo in una cosa differiscono dagli italiani: le radici culturali.

Hanno le loro. Hanno una storia che portano con orgoglio e che non vogliono dimenticare o cancellare.

Dicevo, a Mestre il sindaco sta tentando di rendere operativo questo progetto. Eppure… è un tentativo. E lo è non perché i rom non vogliano le case ma perché la gente del luogo, senza schierarsi politicamente, si sta coalizzando e raccogliendo firme perché “non li vogliono vicini alle loro”. Eppure se provi a chiedere se han mai dato problemi, non sanno rispondere.

Dall’altro dell’Italia, a Lampedusa, chi con l’immigrazione ci convive da anni è di un parere diverso.  Gli autoctoni, intervistati in seguito alla recente rivolta del centro di prima accoglienza, hanno le idee molto chiare a riguardo. “E’ colpa del governo, se trattassero me in quel modo, farei molto peggio” dichiara una signora lampedusana.

Caro vice-sindaco Gentilini, se mai un giorno dovesse ritrovarsi, per uno strano caso della vita, della fortuna o della natura, senza casa, con difficoltà d’integrazione, con difficoltà economiche… beh, avrò il suo discorso qui. Mi ricorderò di queste parole e della rivoluzione che giustamente lei vuole. Sarò qui, pronto a dire che voglio eliminare anche i suoi bambini, se dovesse averne.

A tutti gli altri darò pane e coraggio. “Pane e coraggio” lo meritano tutti coloro che, seppur nati nel 21esimo secolo, devono ancora sottostare a persone simili.

Io sarò dalla vostra.

Emanuele

PS: non studio giurisprudenza, ma mi chiedo come sia stato permesso che Gentilini dicesse in pubblico frasi come “non voglio nessun nero che insegni ai giovani…”. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea all’articolo 21 afferma che:

È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

Non è perseguibile per legge un discorso simile?