Un paio di anni fa, usufruendo degli incentivi dello stato per i sedicenni “pc ai giovani – vola con internet“, comprammo un piccolo computer per mia sorella. Scheda madre con socket 754 AMD64, 512mb di ram e così via. Insomma, un terminale per internet, film e poco più.
Quel computer in realtà è sempre stato usato poco… anche perché il più delle volte soffriva qualcosa.
La prima bolla di uscita da una riparazione in garanzia, segnalava la rimozione della pasta termica sul processore, perché eccessiva. La seconda invece dichiarava l’aggiunta di pasta termica.
Poi un giorno, booom. Si è spento e non ha più dato segni di vita. Tristemente mia sorella (e la sua sbadataggine) si occupò del problema solo un bel po’ di tempo dopo.
A Dicembre, così, è tornato nuovamente dove l’avevamo comprato, un piccolo negozio di informatica della città. Fu accettato in garanzia, ma solo adesso si sono accorti che la garanzia era scaduta da due mesi. Alla faccia delle pratiche gestite tramite computer (ma inizio a pensare che usino semplicemente Word con un modello personalizzato…). Soprassediamo su questo, è stato un errore nostro e… magari una distrazione loro (a voler esser buoni, perché comunque è pur sempre un rientro e mi chiedo, a questo punto, se abbiano un processo di gestione che distingue le riparazioni in garanzia da quelle a pagamento).
Ieri però è arrivata la goccia che fa traboccare il vaso. E così mi sono incavolato. Ma tanto tanto tanto.
Avevano sostituito i pezzi, il computer era pronto. Ah si, c’erano anche da pagare 150€.
Non si avverte il cliente se c’è da fare una sostituzione a pagamento? Stiamo parlando di un computer di oltre due anni fa… nel frattempo per quel prezzo si comprano ormai scheda madre e processore dual core. Siamo sicuri che io voglia comprare ancora dei pezzi vecchi? Siamo sicuri che non voglia spendere 150€ in più e comprare anche 4GB di ram e una scheda video moderna (le cifre non son buttate li, io ho speso quella cifra pochi mesi fa) per sostituire tutto?
Questa è stata la prima (la prima?!).
Poi… chiamano (non me). Hanno bisogno della password DI WINDOWS per poter collaudare il sistema.
E la privacy degli utenti? E l’accesso a dati sensibili?
Esistono migliaia di soluzioni alternative per testare un hardware. Esistono i live CD, esiste la possibilità di partizionare e fare i propri test, esistono le soluzioni sotto DOS… insomma, perché chiedere la password di un utente? E poi… se l’utente non avesse avuto diritti di amministratore che facevano? Chiamavano per quella di Amministratore? Se avessi avuto un account con una policy molto restrittiva? Perdevano altre 3 settimane facendo una telefonata dietro l’altra?
“No ma serviva anche per salvare i dati…”. Ah, e come fanno a sapere cosa salvare? E se io avessi qualche licenza software da conservare? E se avessi qualche cartella nascosta che non voglio comunicare? E se volessi conservare i file di configurazione di ogni singolo programma installato?
Che fanno, iniziano a salvare ogni file (e a questo punto mi torna in mente l’idea partizione quanto meno), oppure decidono di testa loro?
“Se lei è una persona competente, poteva lasciare il suo numero di cellulare…”. Ma perché, si lavora in maniera professionale solo quando si ha davanti qualcuno che se ne intende?
Quando risponde invece mia sorella o la casalinga di voghera si lavora come fossimo nel computer di nostro nonno?!
Me ne sono andato disgustato. Però tutte queste cose, questa volta, non me le son tenute dentro. Gliele ho dette tutte.
Gli ho anche detto che se hanno bisogno di un tecnico per qualche consulenza possono anche contattarmi.
Mi dispiace questo pressappochismo. E’ un negozio palermitano. Sono palermitano anch’io.
Mi spiace vedere questo modo di lavorare così poco professionale. Questi piccoli negozi sono quelli che poi lamentano la concorrenza spietata delle grandi catene informatiche. Sono quelli che… non potendo puntare sui prezzi aggressivi dovrebbero sicuramente puntare sulla professionalità. Sulla qualità. Sul livello di preparazione tecnica. Sulla customer satisfaction a voler parlare quel minimo di tecnichese.
E invece no. Lavorano in modo tale che… ti vien voglia di non tornare. Ti vien voglia di fornirti sempre più spesso via internet e saltare un anello (utile all’economia) della catena produttore-consumatore. Ti vien voglia di andare in un centro commerciale, prendere il tuo hardware li senza poterne parlare con qualcuno, e andar via.
Mi dispiace dire tutte queste cose. Mi dispiace perché queste aziende non sanno come puntare in alto. Sembra che stiano li giusto per guadagnare quel tot al mese necessario a pagare la luce, l’acqua, il collegamento adsl, il tecnico che sta in magazzino e la signorina all’accoglienza. Sono, tristemente, vittime e carnefici di loro stesse.
E’ vero, è un periodo di crisi a livello mondiale, però c’è crisi anche perché di spender soldi ti passa proprio la voglia.
Hanno perso un cliente, un buon cliente. Ma forse non faranno neanche un minimo di verifica dei loro processi. Non si siederanno mai a tavolino per controllare in cosa hanno sbagliato e perché i clienti più competenti non tornano.
Voglio esser buono e non dirò il nome dell’azienda. Sicuramente non la consiglierò ai miei amici, ma il titolo dice comunque qualcosa…
Emanuele