Archivio dei post taggati ‘freddo’

Nice to meet you.

Scritto il 19 novembre 2013 alle 11:32

Sono arrivato in Inghilterra ieri sera. L’aereoporto di Birmingham non è molto grande ma la signorina del rent-a-car mi ha subito dato l’accoglienza: l’inglese “vero” è distantissimo da quello di qualsiasi corso tu possa aver fatto e da qualsiasi pronuncia tu possa aver assimilato. Stretto, chiuso, curvo su se stesso. Sembrava me quando ho attraversato le portine dell’uscita: il freddo tagliente era lì in attesa di un caloroso benvenuto.

Il programma della giornata prevedeva una cosa semplicissima: raggiungere Leicester in auto. La cosa difficile è che dovevo farlo in uno dei pochi paesi al mondo in cui si guida dal lato sbagliato. Arrivare davanti la mia Vauxhall Corsa e tentare istintivamente di entrare da sinistra racconta metà della storia. In realtà dovrò accendere un cero al navigatore perché avere idea della rotonda in cui stai per finire e poter iniziare a ragionare duecento metri prima (ma non bastano mai e ne vorresti almeno il doppio) da un grosso aiuto.

Classic England Burger

In ogni caso, come visibile, sarà una settimana difficile: tra fish and chips, hot dog e burger capire cosa mangiare prima sarà un’impresa. Devo dire che quel mezzo litro di birra ha aiutato a mandar giù 0,80 pound di carne (non oso immaginare la versione .160p che equivale a 725grami di carne sopraffina…) e le patatine al lato han dato il colpo di grazia ad una digestione leggera e delicata.

Stamattina ho fatto il primo meeting di lavoro con una tazza di té nerissimo e bollente accanto. Il primo pensiero è stato: in Cina bevevo foglioline di té in maniera totalmente diversa”. Accorgersi in maniera così concreta delle differenze culturali è meraviglioso.

Mi mancava l’Inghilterra, non vi tornavo da tredici anni e sull’aereo riflettevo che l’ultima volta – a diciassette anni – ero stato qui in vacanza-lavoro come cameriere. Questa volta invece son qui come ingegnere per un software che ho sviluppato io in questi mesi… la vita è bella, perché nel tempo riscopri certi posti con occhi totalmente diversi.

Emanuele

E si amarono l’un l’altro, sospesi su un fil di neve.

Scritto il 4 febbraio 2012 alle 18:43

Monociclo sulla neve

L’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare. Funambolismi.
La cosa più difficile è avanzare senza cadere.

Tratto da “Neve” di Maxence Fermine

Emanuele

Music has changed. The snow must go on.

Scritto il 2 febbraio 2012 alle 22:05

Neve su neve

Per un siciliano rimarrà pur sempre un mare. Un mare di freddo.

E, così, saprà riderne e – in silenzio – aprir le braccia in piena notte per una breve nuotata verso l’alto.

Emanuele

So delicate, so pure.

Scritto il 16 gennaio 2012 alle 15:36

Prima imbiancata invernale

But it’s you, so delicate, so pure, enough to seem unreal.
Yes it’s you, so delicate, so pure, it’s so hard to believe.
I love your laugh, the way you say my name.
I want to be hard, I wanna know your pain, I was so wrong, but now I see the truth.
I blame it on my youth and I’m coming back to you.

Elisa – So delicate, so pure

Emanuele

Compostaggio.

Scritto il 23 dicembre 2011 alle 18:32

L’ultimo giorno di lavoro dell’anno guardi i minuti con un fare diverso. Li conti. Ne mancano trenta, ne mancano venti, ne mancano cinque. Ad un tratto ti ritrovi fuori, con le spalle all’edificio, coi passi che bramano l’auto per il freddo e un brivido ti attraversa ogni parte del corpo senza distinzioni. Non per il freddo però, non questa volta. Il brivido lo avverti per tutto ciò che quell’edificio significa. L’ultimo giorno di lavoro dell’anno avresti tantissime cose da dire e invece ti ritrovi, abbracciato in un cappotto, con una strana voglia di silenzio. Come se tutto quel che senti, quelle parole, quel freddo, quei sorrisi, quelle strette di mano, quell’incredibile agglomerato di emozioni che vorticosamente trattieni debbano esser cullate ancora per un po’ dentro te, lasciandole invisibili a chi – andando di fretta – attraversa la tua strada coi fari accesi. Sensazioni che avran bisogno di un nuovo anno per esser smaltite.

Emanuele

#124: Coinquilini senzatetto.

Scritto il 19 aprile 2011 alle 12:50

Amico (via sms): dormo fuori stasera.

Io: copriti bene allora.

Il naso e le dita congelano.

Scritto il 19 gennaio 2011 alle 9:18

Cari nordici, un giorno capirete quant’è traumatico - per un siciliano – dover grattare il ghiaccio dal parabrezza la mattina mentre la macchina, in moto, tenta di svegliarsi e fuori una coltre di nebbia ti avvolge come se fossi ancora tra le coperte. :-|

Emanuele

Etciù.

Scritto il 18 gennaio 2011 alle 12:06

E’ la parola che uso di più stamattina, però mi vergogno e la dico sempre con la mano davanti.

Emanuele