Archivio dei post taggati ‘estate’

Lausanne.

Scritto il 13 agosto 2012 alle 10:54

Losanna è interessante. Città svizzera per tanti aspetti (mercatini da film di Heidi; pulizia, ordine e quiete sparsi come erba su un prato concimato) d’estate da il suo meglio sulla riva del lago di Léman dove si possono fare barbecue stupendi giocando in tranquillità con ciò che si vuole tra un bagno e l’altro. Io, oltre a portare il monociclo, mi son cimentato su jboard e slackline. C’era però chi faceva di meglio…

Per i lombardi che non sanno che fare con questo caldo: si raggiunge in auto in 3 ore e mezza (se passate da Domodossola non pagate il tunnel) e il clima era favoloso!

Emanuele

Vizioso e viziato.

Scritto il 8 agosto 2012 alle 10:14

Recco - Mare

The sea is trying to disappear from my life.

Quest’anno ho fatto due bagni: uno a Cannes e uno a Portofino. Sono decisamente fortunato ma non mi riterrò soddisfatto finché non immergerò il piede nella sabbia sicula. Speriamo a Settembre…

Emanuele

Mezzaluna.

Scritto il 18 luglio 2012 alle 22:56

Turchia - 01

Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull’altra riva, l’Asia. Stare vicino all’acqua, guardando la riva di fronte, l’altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, ed era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere.

Tratto da “Istanbul” di Orhan Pamuk

Turchia - 02 Turchia - 03 Turchia - 04

Il mio soggiorno in Turchia è stato sorprendente ma è stata tale la velocità con cui mi son catapultato nel mondo del lavoro al rientro, che ancora non ho assimilato a dovere le emozioni vissute. Stasera però, mi va di ricordarlo così, mettendo insieme un po’ di cose e notando – scorrendo le foto – che quell’angolo di mondo, tra storia, natura e società avrebbe tantissimo da raccontarci.

Emanuele

Iyi şanslar.

Scritto il 27 giugno 2012 alle 11:05

Dopodomani parto per la Turchia. Vado con due amici a fare un giro talmente ben organizzato che ancora non so neanche dove dormiremo. Zaino in spalla e scarponi, ci addentreremo fino in Cappadocia.

Intanto c’è da star sereni, tra terremoto e tensioni con la Siria sto seriamente pensando di caricare nello zaino qualche cruciverba (metti che finiamo ostaggi, se gioco con l’iPhone dopo alcune ore si scarica…) e ho fatto i salti mortali, tra dialettica e retorica, per mantenere i genitori sereni.

Vi racconto qualcosa, se mi gira, al ritorno. Ah, il blog in caso di decesso va in eredità al primo che mi fa un in bocca al lupo (strana richiesta per una vacanza ma stavolta ne sento il bisogno).

Emanuele

“I pesci non chiudono gli occhi” di Erri De Luca.

Scritto il 21 febbraio 2012 alle 11:58

Pochi mesi fa avevo letto “E disse” di Erri De Luca e pochi mesi fa mi ero lamentato per lo stile dello scrittore che trasuda di amore per i periodi brevi, per le frasi che alla leggibilità contrappongono la ricercatezza dei vocaboli. Dentro me però sapevo che il gioco condotto da De Luca mi aveva affascinato e quando ho visto in libreria “I pesci non chiudono gli occhi” non ho saputo resistere. Perché oltre a ricordarmi sia il mio segno zodiacale che i pesciolini del mio acquario, la quarta di copertina anticipa qualcosa di intrigante per chi, come me, reputa i cambiamenti qualcosa di necessario per il sol fatto di voler rimanere in vita.

Il mio corpo non mi sta a cuore e non mi piace. E’ infantile e io non sono più così. Lo so da un anno, io cresco e il corpo no. Rimane indietro. Perciò pure se si rompe, non importa. Anzi, se si rompe, da lì dovrà venire fuori il corpo nuovo.

Tratto da “I pesci non chiudono gli occhi” di Erri De Luca

In realtà devo confessare che questo libro, col senno di poi, potrebbe condividere qualcosa di più (tristemente?) profondo. Vi spiego: non so se sia colpa dell’ascetismo che, per forza di cose, la vita in un monolocale un po’ impone o se il fatto che in tv dessero solo Sanremo (che ho volutamente perso ed ho “letto” giornalmente a-posteriori un po’ sul web un po’ attraverso i tg) ma le ultime sere di questi giorni le ho dedicate a queste pagine. Il libro però, vede come protagonista un ragazzino un po’ schivo nei rapporti umani che scopre il mondo e gli adulti attraverso i libri. Ovviamente – vi rassicuro – continuo ad avere una vita sociale ma ammetto di amare e godere nel ritrovare spazi tutti miei.

Leggere somigliava a prendere il largo con la barca, il naso era la prua, le righe le onde. Andavo piano, a remi, qualche parola non capìta la lasciavo stare, senza frugare nel vocabolario. In attesa di intenderla, restava approssimata. Dovevo arrivarci da solo, definirmela attraverso altre occasioni, a forza di incontrarla.

Copertina de: "I pesci non chiudono gli occhi" di Erri De Luca“I pesci non chiudono gli occhi” è la storia d’amore estiva dell’infanzia. E’ la tenerezza della scoperta della mano di quella bambina che, fino a qualche istante prima per te era solo un altro essere, qualcosa che non poteva scuoterti all’interno. E’ la strana sensazione che si prova nell’aver pronunciato, in piena inconsapevolezza, una frase che trasuda di romanticismo. E’ la scoperta della parola “amore” stessa: un termine che fino ad una certa età si fatica a comprendere: perché “i grandi” stanno male per essa? Perché farebbero di tutto per averne? Perché sembra così bella ma è intrisa di odio e vendetta? Domande innocenti di un bambino che non l’ha ancora scoperta.

Il tutto, raccontato durante l’estate di poco più di mezzo secolo fa, caratterizzata dal papà che salpa verso l’America alla ricerca di fortuna nel primo dopo-guerra e la saggezza del mare e degli animali che trasmettono verità senza dilungarsi in troppe parole.

E’ un bel libro. Una storia molto leggera accompagnata dallo stile, inequivocabile, che contraddistingue De Luca: sembra sia un uomo incapace di strillare. Non incontri eccessi, non ci sono pagine particolarmente spigolose ma anche le scene più convulse e appassionanti sono raccontate con la stessa velocità. Potrebbe suonar strano ma ti permette di apprezzare allo stesso modo dalla prima all’ultima pagina.

Emanuele

«Se mi cercate, non mi trovate…!».

Scritto il 7 luglio 2011 alle 10:04

Una cosa che mi manca della mia terra è l’uomo del sale. Lui, incurante degli anni che passano, della modernità che incombe sui ritmi e sugli stili di vita delle persone, continua imperterrito nel suo giro mattutino. Lo vedi passare per i vicoli dei quartieri più popolari col suo Ape giallo che abbannia (grida) verso i balconi attraverso un megafono installato con cura sul tetto del suo mezzo tripode.

“Quattro pacchi di sale, mille lire!”. E’ così che, da generazioni, vende la sua mercanzia e quand’ero piccolo – nonostante il mio non fosse un quartiere dei più popolari – la sua voce arrivava fin sopra il balcone di casa, in una di quelle giornate in cui all’asilo non eri andato ed eri a casa coi fratelli e la signora delle pulizie. Sdraiato per terra per combattere il caldo, buttavo un occhio al di sotto del parapetto in vetro rinforzato cercando di scorgere il suo passaggio. Gli alberi del condominio nascondevano per bene la strada e per questo, se mi riusciva, dovevo accontentarmi di godermelo per pochissimi secondi.

Quella scena mi è rimasta dentro negli anni e si è rifatta viva oggi mentre leggevo che – sul web – Google ha aperto gli inviti verso Google+; «l’ennesimo social network, l’ennesimo luogo in cui tutti attraverso strumenti di modernità si sentiranno al passo coi tempi» mi ripeto da giorni. Perchè il mondo su internet non è assolutamente diverso da quello sconnesso.

L’uomo del sale però ha fascino. Il suo spirito ribelle che nessuno vuol notare è qualcosa di autentico e genuino ed io oggi, proverò a seguire il suo esempio, come quando, incurante della possibilità odierna di comprare il sale altrove, avverte le signore dei borghi con un laconico “se mi cercate, non mi trovate”.

Rimarrò su queste pagine, forse da solo, forse più lento, ma felice di abbanniare a bordo del mio piccolo Ape mentre il mondo avanza veloce.

Emanuele

Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante!

Scritto il 20 giugno 2011 alle 8:11

Era Aprile, precisamente era l’11 Aprile e da un paio di settimane il meteo lombardo non prevedeva altro che pioggerellina e cielo grigio. Al lavoro andava un po’ tutto a rilento e la mia vita stava scorrendo troppo monotonamente. Avevo anche concluso gli esami d’abilitazione, così da giorni mi domandavo “e adesso, qual è il mio prossimo traguardo?”. Senza un obiettivo da inseguire non riesco più a vivere bene, i giorni scorrono e mi sembra un peccato non avere una meta verso cui orientarli. “Divertirmi” non è abbastanza, divertirmi è un contorno. Mi sento disorientato e vivo male. Stavo vagando in spasimante attesa di una nuova linfa ed è proprio vera la frase del titolo.

Quello sturm und drang interiore bussava troppo forte e il silenzio esterno forniva un’ottima cassa di risonanza. Così, subito dopo la pausa pranzo di quell’anonimo 11 Aprile scrissi una e-mail, nell’oggetto c’era scritto “Mi aiuti?”. E’ in questo modo che nascono le stelle danzanti. Non esplodono in momenti di rivoluzione della serie “una cosa tira l’altra” bensì in momenti di troppa quiete.

Avevo trovato, attraverso il coraggio di una piccolissima e-mail, la prossima scommessa contro cui scontrarmi. Da lì è stato un turbine a senso unico: volevo riuscirci e per questo alla prima e-mail ne seguirono altre, a queste si aggiunsero telefonate e da queste si tornò nuovamente alle e-mail. Dopo poche settimane avevo sfruttato quattro piste che mi avevano portato a ben cinque proposte. Ero nel pieno del fiume ormai ed è proprio questo fiume metaforico (in cui bisogna sempre cercar di navigare) quello che può cambiare le vite.

Quest’estate andrò in Africa, ecco svelata la meta misteriosa. Proverò a portare, nel mio piccolo, la voglia di scommettere in questi fiumi interiori ma so già (che l’esperienza scout è stata un’ottima maestra) che l’unico vero risultato sarà il tornare arricchito ben oltre il bene che potrò donare in quella bellissima terra.

Andrò da solo. O meglio, andrò con un gruppo di padri missionari di Roma che, ad oggi, non ho mai visto neanche in faccia. Ma è così che volevo vivere questo viaggio ed appositamente non l’ho proposto a nessun amico o ne ho parlato in giro finché non fosse tutto concluso.

Un viaggio indimenticabile in cui persino la partenza sarà eccitante: per arrivare nel luogo della missione in Senegal dovrò fare Milano-Roma-Casablanca-Dakar e da lì in poi con qualche pulmino. Io, molto romanticamente sogno che, ad aspettarci, ci sia un bel pick-up sul quale lanciare il mio zaino e tuffarmi anch’io lì dietro, godendomi le scaffe che caratterizzeranno quell’angolo di paradiso terrestre.

A proposito di zaino. Non sono un tipo particolarmente geloso dei propri oggetti però ho già chiesto a mia zia di spedirmi il mio zaino scout e i miei scarponi. Sono stati i miei compagni nelle ultime sedici estati della mia vita (che pure quando conclusi il mio percorso da “educando” – per ben due anni – il mio gruppo mi chiamò a dargli una mano durante le attività estive…) Filosoficamente, così, mi sembrano i compagni ideali di quest’avventura.

Non potevo appenderli al chiodo e quest’anno in cui il trasloco verso il nord non mi ha permesso di vivere in qualche associazione di volontariato, eccomi pronto, a poco più di un mese, a lanciarmi in un’esperienza che porterò nel cuore per i prossimi anni e che rappresenta la realizzazione di un (bi)sogno che da anni pulsa dentro me!

Se posso concludere con un leitmotiv che risulterà noioso, vola solo chi osa farlo. Io, quell’11 Aprile mi dissi “ma se continuo a credere sempre che non è il momento giusto, quando lo sarà?”. :-)

Emanuele

Oh mia amata!

Scritto il 5 febbraio 2011 alle 20:23

A Palermo, cavoli, è sempre estate!

Palermo a Febbrario (è estate!)

E poi avere un aereoporto in riva al mare ti ricorda istantaneamente in che angolo del pianeta torni! :roll:

Emanuele