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L’Africa è anche colpa degli africani (e del caldo).

Scritto il 26 agosto 2011 alle 14:01

Questo è un discorso delicato e va preso con le pinze perché da il là a tutta una serie di persone che nell’Africa vedono solo inciviltà e una terra distante dal mondo dei soldi (o vicina al mondo dei soldi facili) ma credo sia dovuto per coloro che verso l’Africa provano compassione e ne vorrebbero il riscatto (e, probabilmente, di tutti i paesi in via di sviluppo simili ad essa).

Come sapete avevo difficoltà a dialogare, non ho mai studiato francese e le lingue locali erano arabo per me, così le volte in cui incontravo qualcuno in grado di parlare inglese lo spolpavo come farebbe un cane con qualsiasi osso dopo una settimana senza cibo. Sfruttavo le occasioni tanto che, più di una volta, gli altri del gruppo dovevano avvertirmi che era ora di andare.

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In una delle visite a Koungheul, dentro la scuola ho avuto la fortuna di incontrare un giovane insegnante. Ha frequentato l’università a Dakar, ha condiviso la stanza (una stanza) con altre sei persone per via dei costi degli affitti insostenibili e adesso è tornato dalle sue parti. Insegna ma è anche un ricercatore. E’ un pedagogista così mi sembrò la persona migliore (probabilmente – scientificamente – più preparata di me ad affrontare il problema) per parlare degli africani.

E qui viene la parte che forse qualsiasi innamorato dell’Africa vorrebbe non dover sentire o riferire mai: una parte della colpa dell’Africa è da attribuire agli africani stessi.

Quel ragazzo (che ha il mio indirizzo e-mail ma che purtroppo ad oggi non mi ha scritto e mi dispiace terribilmente) mi raccontava infatti che l’africano, molto spesso, non vuol far nulla per cambiare la sua situazione. Vive le giornate senza costruire più di tanto se stesso in prospettiva futura. E’ un fenomeno che avvertiva direttamente dai giovani che frequentavano le sue classi: molti di essi, nonostante non avessero altre scuse tardavano ad arrivare in classe.

Si smonta qui il mito della diligenza del bambino africano che in certi dibattiti europei suona spesso così: “se solo avesse un banco e una sedia studierebbe il triplo di un occidentale“. Tutto il mondo è paese e anche in Africa in tanti non vogliono studiare. Anche in Africa in tanti saltano la scuola senza particolari motivi. Tra l’altro, approfondendo meglio il fenomeno, quel ragazzo/insegnante mi spiegava che spesso le famiglie non spingono più di tanto i giovani a studiare ma… non li spingono neanche a trovarsi un lavoro. Semplicemente oziano sotto il sole.

Ho scritto “il sole“, perché io mezza analogia la vedo con la terra da cui provengo, la Sicilia. Un mondo in cui le cose non sono poi così diverse, vuoi per il passato dominato dagli arabi, vuoi perché il clima (non identico ma molto simile) porta per natura a star fermi. Questa è una cosa che il nordico (e spesso i politici che non comprendono le ragioni dell’arretratezza del sud ignorano) non può capire. Se il freddo ghiaccia le mani e bisogna coprirle, il caldo spinge l’uomo (l’animale!) a star fermo all’ombra. E’ una forma di sopravvivenza. La pressione tende ad abbassarsi, bisogna proteggersi dai colpi di sole e di calore… e – vuoi o non vuoi – tutta la società, il progresso e la cultura di una popolazione finisce per essere influenzata da un fattore climatico, qualcosa che sembra spesso così distante da ciò che si pensa sia frutto esclusivamente di una buona volontà.

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L’Africa (intesa come situazione sociale), così, non è solo colpa dello sfruttamento dei secoli scorsi o della mancanza d’acqua che oltre a non far bere non permette neanche la coltivazione (con cosa irrighi i campi se anche avessi 1000 semi in più da piantare?) ma anche di un fattore climatico e, consequenzialmente, di uno stile africano che non è portato all’iperattività.

L’insegnante, facendomi sorridere, mi raccontava che ai suoi alunni porta spesso come esempio proprio l’Europa. Diceva che se questo lato di mondo è così “civilizzato” (passatemi il termine, non esprime precisamente il concetto) è merito degli europei che la mattina si svegliano e sanno che devono studiare o lavorare sodo. Ovviamente per rompere il mito occidentale (a lui) ho fatto il discorso inverso. Tutto il mondo è paese e anche qui c’è chi non vuol studiare, chi a quarant’anni vive ancora sotto il tetto di mamma, chi cerca i soldi facili e non si preoccupa del futuro…

Continuando mi raccontava di come lui, nonostante fosse estate, quella mattina era venuto lì per studiare senza ascoltare gli inviti dei suoi amici di rimanere con loro a bere tè sotto una tettoia di paglia. Fortunatamente ho incontrato anche altri giovani (anche ragazze, che magari si pensa abbiano meno opportunità!) che come lui credevano nell’istruzione, nella cultura e nell’università come strada per l’emancipazione sociale. In ogni caso, dopo aver sdoganato questo mito nella mia testa – per deviazione professionale (anche se lo scoutismo non è una professione) – all’insegnante dicevo che molte delle sue conclusioni erano giuste e condivisibili ma che era importantissimo farle conoscere in giro. Gli ho chiesto perché non organizzasse con altri giovani attività extra-scolastiche, incontri estivi coi più piccoli e così via… tutti mezzi che – in Europa – funzionano non tanto per far scomparire i mammoni, quanto almeno per farli riflettere. Mi ha detto che ci stava pensando, che aveva l’incarico in quella scuola da appena un anno ma che era sua intenzione fare qualcosa (magari insieme ai missionari). Io, adesso, vorrei la sua e-mail anche per fargli forza in quest’avventura…

Emanuele

«Se mi cercate, non mi trovate…!».

Scritto il 7 luglio 2011 alle 10:04

Una cosa che mi manca della mia terra è l’uomo del sale. Lui, incurante degli anni che passano, della modernità che incombe sui ritmi e sugli stili di vita delle persone, continua imperterrito nel suo giro mattutino. Lo vedi passare per i vicoli dei quartieri più popolari col suo Ape giallo che abbannia (grida) verso i balconi attraverso un megafono installato con cura sul tetto del suo mezzo tripode.

“Quattro pacchi di sale, mille lire!”. E’ così che, da generazioni, vende la sua mercanzia e quand’ero piccolo – nonostante il mio non fosse un quartiere dei più popolari – la sua voce arrivava fin sopra il balcone di casa, in una di quelle giornate in cui all’asilo non eri andato ed eri a casa coi fratelli e la signora delle pulizie. Sdraiato per terra per combattere il caldo, buttavo un occhio al di sotto del parapetto in vetro rinforzato cercando di scorgere il suo passaggio. Gli alberi del condominio nascondevano per bene la strada e per questo, se mi riusciva, dovevo accontentarmi di godermelo per pochissimi secondi.

Quella scena mi è rimasta dentro negli anni e si è rifatta viva oggi mentre leggevo che – sul web – Google ha aperto gli inviti verso Google+; «l’ennesimo social network, l’ennesimo luogo in cui tutti attraverso strumenti di modernità si sentiranno al passo coi tempi» mi ripeto da giorni. Perchè il mondo su internet non è assolutamente diverso da quello sconnesso.

L’uomo del sale però ha fascino. Il suo spirito ribelle che nessuno vuol notare è qualcosa di autentico e genuino ed io oggi, proverò a seguire il suo esempio, come quando, incurante della possibilità odierna di comprare il sale altrove, avverte le signore dei borghi con un laconico “se mi cercate, non mi trovate”.

Rimarrò su queste pagine, forse da solo, forse più lento, ma felice di abbanniare a bordo del mio piccolo Ape mentre il mondo avanza veloce.

Emanuele

#123: Temperature… militari.

Scritto il 12 aprile 2011 alle 12:50

Amico: qui ci sono qualcosa come ventisei gradi!

Io: Caporal maggiore? Cosa è? Non li ricordo i gradi io…

Oh mia amata!

Scritto il 5 febbraio 2011 alle 20:23

A Palermo, cavoli, è sempre estate!

Palermo a Febbrario (è estate!)

E poi avere un aereoporto in riva al mare ti ricorda istantaneamente in che angolo del pianeta torni! :roll:

Emanuele

Abbronzatura da muratore?

Scritto il 30 agosto 2010 alle 10:26

Non è grave che al braccio sinistro abbia il segno dell’orologio dovuto all’abbronzatura del viaggiatore. Quella l’hanno tutti coloro che, anche d’estate, amano portare l’orologio al polso. Piuttosto, è grave (ma proprio grave) che abbia il segno degli infradito sui piedi. Sono inguardabili. :-|

Devo decidermi ad alternare le scarpe con cui esco… (ma con questo caldo uscirei scalzo).

Emanuele

Di nuovo nel mio caldoooo!

Scritto il 20 agosto 2010 alle 21:32

Rieccomi a Palermo!

La prima cosa che non ho potuto evitare di notare è stato il caldo incredibile se confrontato alla temperatura di Milano e dintorni delle ultime settimane.

Poi – quasi come un bambino smanioso di giocare – insieme a mio fratello sono subito andato a cavalcare per un paio d’ore il mio monociclo (rifiutando l’invito a cena!) e – rullo di tamburi – posso dire di aver imparato ad andarci sopra!!! :joy:

Farei salti di gioia in questo momento… incredibile! I 30-40 metri (un intero isolato) sono miei ormai! :joy:

Adesso mi toccherà imparare a far andare quella assurda ruotina per percorsi più lunghi e poi migliorare in tante cosette (salita sul monociclo, camminata all’indietro che non ho ancora provato mai, equilibrio da fermi…) ma dopo circa 9 ore totali passate su quel sellino i risultati si vedono… che bello, che bello.

Mi sentirò soddisfatto solo quando potrò girare per la città con disinvoltura su una ruota sola… :roll:

Emanuele

Voglio essere preparato.

Scritto il 20 luglio 2010 alle 18:27

Ieri a Wild dicevano che il babbuino è l’animale migliore per dormire al sicuro perché in caso di pericolo tende a segnalare al resto del gruppo l’agguato imminente.

Stamattina ho cercato il numero dei negozi di animali del quartiere… entro stasera dovrei avere un babbuino al guinzaglio da tenere accanto al letto, tanto col caldo che fa nessuno può convincermi che la Sicilia non sia stata presa da sotto, come una grossa zolla di terra con una pala da giardiniere, e trasportata al centro di qualche Savana proprio mentre dormivamo tutti profondamente!

A proposito, ricordatevi che le larve sono molto caloriche. :-|

Emanuele

D’estate non si digerisce roba impegnativa?

Scritto il 19 luglio 2010 alle 14:21

Un blog, per sopravvivere d’estate – m’hanno detto – deve scrivere post leggeri, così mi era quasi venuta l’idea di parlarvi di un palloncino che ho visto volare in alto nel cielo qualche giorno fa.

Sfortuna vuole che mi era impossibile raggiungerlo, altrimenti avreste avuto qui una delle più belle interviste di quest’estate.

La prima domanda, da giornalista provetto, era già pronta: “Anche voi scoppiate di caldo in questo periodo?”. :worry:

Emanuele