Archivio dei post taggati ‘blog’

The one-person product.

Scritto il 21 maggio 2013 alle 7:40

Yahoo compra Tumblr per uno virgola uno miliardi di dollari. Tumblr nacque sette anni fa dall’idea di un ragazzo.

Andate a guardare le foto dell’ambiente in cui lavora. I ragazzi italiani non sono privi di fantasia. Sono privi di finanziatori che diano spazio e fiducia alla loro creatività.

Emanuele

L’Italia è vi-Cina.

Scritto il 14 maggio 2013 alle 15:56

In Cina il regime vieta l’installazione di parabole sui tetti e la gente è costretta ad inventarsi termini omofonici per riferirsi ad un tema caldo su internet senza farsi intercettare dall’occhio di Stato.

In Italia un blogger che denunciava l’abuso (e il giro di soldi) che sta dietro l’affissione smodata dei cartelli pubblicitari (sia in campagna elettorale che non) è stato condannato a 9 mesi per istigazione a delinquere nonostante il diritto di critica.

In questo momento sento meno la distanza da casa.

Emanuele

Enel Blogger Award 2012.

Scritto il 6 gennaio 2012 alle 12:16

Questo è un articolo sponsorizzato, nonostante ciò, sono libero di scrivere quel che penso.

˜˜˜

Il rapporto tra questo blog ed Enel è sempre stato altalenante. Anni fa presi in esame un documento che descriveva come aumentare la potenza del contatore, di recente invece mi lamentavo del servizio di chat inserito nel portale Enel e qualche settimana fa, infine, difendevo le scelte tecniche innovative che l’Enel ha portato avanti in questi ultimi anni e che, grazie ai suoi contatori elettronici (ma non solo), può vantare una smart grid presa attualmente come punto di riferimento anche all’estero.

Oggi vengo chiamato in causa per segnalare la realizzazione di un concorso che permette ai blogger di vincere un iPad2 3G. L’idea è carina e – secondo me – originale anche per un semplice motivo: quando tutte le forme di comunicazione si stanno spostando verso i social network (Facebook e Twitter in prima istanza), è piacevole veder promuovere nuovamente la qualità dei bei post scritti su piattaforme meno note ma che – spesso – sanno essere molto più utili di 100 stream di informazione su quei network famosissimi. Proprio qualche giorno fa, tra l’altro, si discuteva in rete sulla particolare forma di comunicazione dei blog (che non stanno morendo a discapito di quanto la blogosfera italiana da anni vada pronosticando ).

Concorso Enel Blogger Award 2012

Partecipare al concorso è semplice. Innanzitutto bisogna avere un blog che parli di ambiente, finanza, attualità o lifestyle. Se il tuo blog tratta questi argomenti puoi candidarlo sul sito dell’Enel Blogger Award 2012 indicando il post che reputi maggiormente utile e significativo per la categoria di appartenenza. E’ possibile iscriversi fino al 17 Gennaio, giorno in cui finisce la prima fase. Da quel giorno fino al 13 Marzo 2012 invece tutti i vostri estimatori potranno votare il post ed aiutarvi a vincere.

Avrei tanta gente cui consigliare il concorso, ma non potendo elencare mille blogger, invito Mao, Stefy, Farnocchia, neoargo, SuperDels, Gioxx, Piero, Ondiz, Stormy e Daniela a farsi sotto e tentar la fortuna.

Ovviamente anche se non siete stati menzonati siete liberi di candidarvi e farvi conoscere attraverso il vostro post preferito. Mi spiace solo che, scrivendo questo post, non potrò partecipare anch’io. Mi riprometto però di valutare e votare i post che mi segnalerete attraverso i commenti…

Emanuele

Articolo sponsorizzato

Le parole.

Scritto il 29 ottobre 2011 alle 23:32

Le parole me le hai date. Ad oggi direi che me le hai concesse forse. Credevo fosse un prestito “a perdere“, un dono lasciato di nascosto sotto il cuscino in una di quelle giornate in cui ti gira tutto per il verso giusto e persino le sorprese più assurde riescono a meraviglia. E invece no. Te le sei riprese. Guardo spesso tra le lenzuola, mi chiedo persino se non le abbia portate io ai piedi del letto. Sotto i miei piedi. Non ci son più, mi accorgo di questo e mi strugge. Cosa ho fatto? Le ho usate come non dovevo?

Questo silenzio non è colpa mia. Io ero la penna.

Emanuele

…e ‘sti cazzi?!

Scritto il 16 settembre 2011 alle 10:45

Scusate, mi son ripromesso di non parlare più di me su queste pagine e, in effetti, la cosa mi sta riuscendo (e divertendo). Ieri sera però ero dentro l’autodromo di Monza, per l’evento di presentazione della nuova BMW Serie 1 (ok, ho detto due cose che inserite in una frase insieme, a me, fan sbavare…).

Non voglio raccontarvi dell’evento né dell’emozione di entrare nell’autodromo. Piuttosto, ad un certo punto, mentre facevo entra-esci dalle auto esposte (sbav, ma l’ho già detto che…) un ragazzo ferma un mio amico: voleva fargli due domande sull’auto e – serissimo – si presenta esordendo con “ciao, sono un famoso blogger“.

Ok. Fermi tutti. Spegnete la musica, rimettete i veli alle auto. Chiudete i cofani. Fate rientrare le ragazze immagine. F-a-m-o-s-o b-l-o-g-g-e-r.

Cosa ha detto?! Calma, calma calma. Respiriamo e… va bene. Anzi, va benissimo che ti definisci blogger (in mancanza d’altro?!?). Tu scrivi, quindi sei blogger (cogito ergo sum). Bene. Posso anche accettarlo anche se io, per abitudine, se devo scegliere cosa dire di me, preferisco parlare della mia professione (e ok, magari è il tuo lavoro, ma che io sappia – in Italia – solo un paio di persone han tentato di “vivere” facendo i blogger). Ma… “famoso“? Non è uno status che dovrebbe riconoscerti la società? Tu sei famoso se io ti riconosco nella massa. Tu sei famoso se io vengo incontro per stringerti la mano. Tu sei famoso se un grosso gruppo di persone sa chi sei. Tu sei famoso se io avessi saputo prima che saresti stato presente all’evento.

A me questi tipi fan ridere apertamente e posso assicurarvi, ahimé, che sparsi per la blogosfera ce n’è vari. La cosa che più mi diverte è che molti famosi blogger si stracciano le vesti per guadagnare briciole di visibilità e non dormono la notte se gli sponsor non arrivano, così – per fargli un dispetto – li manderei tutti su questa pagina qui (che ho sempre visto queste pagine solo come un gioco).

E’ anche grazie a tipi così che nei primi anni del boom-dei-blog seguivo un po’ quel mondo e poi, pian piano, mi sono defilato nel mio angolino.

Emanuele, blogger dal 2003.

No, dai, Emanuele, scrivilo… ti dico che… – no, dai non posso, mi sembra una cazzata, io neanche dico ai miei amici che ho un blog… – ma si, ma si! – Ok ci provo però… – Fidati cavoli, vedrai che bello…

Emanuele, famoso blogger.

Ohhhh… e ora?!  – e ora… ‘sti cazzi! – Ahaha, lo sapevo, me l’hai fatta…

PS: ma poi, per fare due domande su un’auto, bisogna essere famosi?! :-?

I libri che ho letto.

Scritto il 9 settembre 2011 alle 12:41

Non ho fatto le cose per bene ma mi è stato chiesto (e in effetti andava fatto), così da oggi ho inserito la categoria Libri letti in cui andranno a finire le mie sensazioni sui libri tenuti sul comodino (e, soprattutto, su quelli mantenuti a 20 centimetri dai miei occhi per alcune ore). :-)

Purtroppo sono svogliato, così non ho cercato bene negli anni passati quali altri libri ho letto (e di alcuni, son certo, non ne ho mai parlato) ma almeno verrà più semplice in futuro (e se non si lavora in prospettiva futura, per cosa si lavora?!).

Emanuele

Camminare, senza più pensieri né storia.

Scritto il 1 settembre 2011 alle 12:50

Pick-up corre nella savana

Quel giorno Emanuele era su un pick-up. Le quattro ruote dentate del mezzo scorrevano veloci tagliando in due un pezzo di savana e il rumore del vento sconvolto dal suo avanzare gli sbatteva violento lungo viso. Guardava avanti quella mattina. Senza maglietta, per godersi al meglio il sole stava comodamente sdraiato nel cassone posteriore, tra due sacchi di arachidi e un bidone pieno di qualche strana farina. Gambe distese, braccia appoggiate lungo le paratie laterali e testa all’insù, guardava il cielo azzurro con un occhio solo. L’altro doveva bilanciare quella grossa stella che in quell’angolo di mondo sembrava più aggressiva del solito. Tutto in quel momento, nonostante le sconnessioni del terreno, appariva incredibilmente perfetto. Non un pensiero triste, non un sorriso forzato. Se l’universo fosse stato in grado di cristallizzare l’istante in cui una gocciolina di sudore fece capolino dalla sua fronte, l’avrebbe fatto. Lei, quella piccola e quasi insignificante creatura dell’universo, quel concentrato di energia riprodotto e distrutto da millenni secondo la teoria che fascinosamente vuole che nulla si crei ma tutto si trasformi era la ciliegina finale di una torta mai vista prima. Quell’uomo, in calzoni corti, coi suoi scarponi e le tasche vuote, in quel momento e per pochi attimi fermò l’intera scena nella sua testa, sostituendosi quasi irrispettosamente, ai limiti imposti alla fisica dell’universo stesso. Quel fermo immagine poteva ruotarlo da tutti i lati, andando a definire il moto parabolico di ogni singola pietrina che gli pneumatici facevano librare in volo. Poteva accarezzare la scia di fumo e terra che dai passaruota si espandeva intorno all’abitacolo, creando varie fettine pettinate dalle sue mani. Poteva persino passare un dito su quell’unica goccia di sudore senza farla esplodere ma carezzandola col rispetto e la lentezza che si riserva alla propria amata nel risveglio silenzioso di una domenica mattina. Lei, quella sfera schiacciata, brillava di varie sfumature dovute ai sali ed alle scorie che il suo corpo aveva diligentemente espulso. Lui lo sapeva e ne sorrideva sommessamente. Non sentiva più nulla sebbene gli fosse chiaro dov’era finito. Avrebbe potuto girovagare nei pressi dell’auto, lasciando tutti i passeggeri del mezzo incantati nel loro moto. Chi dormiva e si era arrestato con la bocca semi aperta nella fase di inspirazione. Chi guidava, fermo con una mano sul cambio che – magicamente – aveva cessato di vibrare e chi cantava, imbalsamato ed incantato tra chissà quale nota pronta a trasformarsi in onde sonore che in pochi, pochissimi istanti, si sarebbero infrante tra i timpani degli altri passeggeri. Avrebbe potuto prendersi tutto il tempo che voleva per rileggere quella scena, per scrutare ogni ruga dei passeggeri, per verificare se una scheggia, insignificante, non avrebbe – di li a poco – terminato la sua corsa conficcandosi e dilaniando uno degli innumerevoli tasselli del pneumatico. Sarebbe potuto balzar giù, eseguire una breve corsa e nascondersi, due secondi, dietro un baobab prima di schioccar le dita per far ripartire la scena, senza di lui. E invece… decise che tutto doveva scorrere.

L’auto, il moto, le pietrine, il fumo, lo sbadiglio, la nota, il vento, il cambio, la terra, il bagliore del sole, la scheggia, il suo sudore. Tutto si mosse, lui non seppe registrarne più la sequenza, l’ordine temporale degli eventi gli sfuggì inesorabile ma, gli era ormai chiaro che perdere qualcosa – nella vita – nascondeva un segreto talmente profondo che molti, nella storia del mondo, avevano desistito dal cercarlo, rifugiandosi tra milioni di ricordi. E lui, non era fatto assolutamente per i rifugi.

E’ così, trasformandomi per una volta (e per la prima volta) in un personaggio dei miei tentativi di scrittura (me lo dovevo questo regalo: finire parola tra le mie parole), che vi informo che questo blog sta provando a cambiar linea per qualche tempo. I motivi non sono da ricollegare all’Africa ed alla sua capacità di mostrarti una vita semplice, quanto piuttosto, ad un disagio interiore che da tempo perdura. Devo ammettere di aver scritto in questi ultimi quindici giorni per voi. Quando tornai avevo seriamente voglia di non raccontar nulla, di mantenere tutto sul mio taccuino, di conservare baci, foto e sorrisi in una scatola solo mia. Poi ho pensato che ve lo dovevo perché mi siete stati accanto in questi anni e perché, a giro, un po’ tutti avete manifestato la voglia di leggere un po’ della mia Africa.

In ogni caso, i più attenti avranno notato che le domeniche successive al mio ritorno non è arrivata alcuna perla di saggezza e che, durante queste settimane, non ho più intervallato i post con argomenti futili, con idiozie tratte dalle mie giornate (e di stravolgimenti, in questi giorni, avrei da raccontarne…), ma è proprio quest’ultima parte che voglio provare ad abbandonare per un po’.

Lasciare scorrere tutto quanto con maggior forza, provare a “non raccontarmi”. E’ qualcosa che, mi son convinto, porterà buone nuove in me.

Emanuele

Bl8g.

Scritto il 27 agosto 2011 alle 9:50

Oggi questo blog compie 8 anni. Siccome però non sono in vena di festeggiamenti (che il mio rapporto con questo strumento è in crisi profonda), facciamo che il riassunto delle puntate precedenti lo demando all’anno scorso (e potete considerarla – giustamente – una fortuna… che un altro sermone inutile non lo desidera nessuno).

Mi fa sorridere però che Facebook, Twitter o Friendfeed sono tutti siterelli più giovani di queste pagine. Potranno dire quel che vogliono ma internet, prima di loro (loro = falsa idea di socializzazione e condivisione), non era assolutamente male.

Emanuele