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Save the Children: “Ricordiamoci dell’infanzia”.

Scritto il 31 maggio 2012 alle 0:07

Questo è un articolo sponsorizzato, ma sono libero di esprimere la mia opinione.

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Mi è stato chiesto di parlarvi di una iniziativa di Save the Children titolata “Ricordiamoci dell’infanzia” e, nonostante il pochissimo tempo libero che mi rimane in questo periodo, ho pensato di non potermi tirare indietro. Sono cresciuto pensando che la povertà non sia da cercare distante ma che – situazioni di disagio e degrado – si possano facilmente trovare a due passi dalle case in cui abitiamo. Sono stato in Africa la scorsa estate, non per cercare una realtà “da terzo mondo” in cui spendermi (sebbene poi sia inevitabile farlo) quanto, più che altro, per assorbire il più possibile da una società differente dalla nostra.

Save the Children - Campagna: "Ricordati dell'infanzia"

Save the Children con la campagna “Ricordiamoci dell’infanzia” fa un passetto in più: non vuol preoccuparsi semplicemente dei bambini disagiati di oggi ma di quelli che, in futuro, potranno esserlo per via di politiche non orientate allo sviluppo. Si calcola ad esempio che solo un bambino su dieci figlio di un genitore non diplomato riuscirà a laurearsi: gli altri nove sono destinati a rimanere culturalmente indietro trasformandosi col tempo in soggetti a più forte rischio di indigenza.

L’appello che potete sottoscrivere (qui trovate il manifesto) invita l’attuale Governo ad avviare un percorso delineato da tappe misurabili per costruire un futuro diverso per i più piccoli. L’iniziativa presumo voglia esser distante da qualche credo politico e così va intesa non come un attacco quanto come una domanda di ulteriore attenzione verso questi problemi. Penso possa essere una bella cosa, specie in questo periodo in cui si sta tentando di risanare il paese e le strategie per farlo sono tutte in costruzione.

Emanuele

PS: per l’occasione Save the Children ha realizzato anche un video in cui Mario Monti viene interrotto da un bambino durante una conferenza stampa…

“Memorie di un giovane re” di Heinrich Boll.

Scritto il 16 marzo 2012 alle 20:44

Di Heinrich Böll (premio Nobel per la letteratura nel 1972) ho già acquistato un altro libro, molto promettente, che non voglio anticiparvi e non sarà neanche il prossimo che leggerò. Per scelta ho voluto conoscere il suo stile con calma e il primo approccio con la sua fantasia è arrivato proprio grazie a “Memorie di un giovane re“.

Copertina de "Memorie di un giovane re" di Heinrich BollQuesto libro, in realtà è una raccolta di sei racconti, molto leggeri, che mettono a fuoco il mondo dei grandi visto da quello dei più piccoli. Un’esperienza simpatica avventurarsi in certe scene, esser trasportati fin sotto un albero con un barattolo di marmellata da colpire con la pistola o fuggire dal proprio stato, in cui si era giovanissimi re, per via di tumulti politici che non si ha voglia di gestire.

I racconti trasudano di quella ingenua semplicità che i bambini portano dentro quando affrontano argomenti seri e l’aspetto piacevole del libro è che ogni racconto ha un colore tutto suo così, dopo alcune pagine, ti ritrovi immerso in una nuova ambientazione ed un nuovo linguaggio senza soffrire mai la stanchezza di un cammino a volte forzato, a volte troppo lungo. Le scene scorrono, neanche troppo veloci, e lasciano dentro tanta tranquillità.

Le storie, considerate adatte ad adolescenti, non sono comunque da sottovalutare perché viste con un occhio più adulto regalano vari spunti di riflessione su quel mondo “incantato” in cui tutto era possibile e nulla mai eccessivamente complicato o contorto che è parte di una bella fase della vita di ognuno di noi.

Emanuele

Il ciclo.

Scritto il 7 giugno 2011 alle 11:12

Da piccolo odiavo le bambine che, tutt’un tratto, non giocavano più con me a rincorrersi perché non si sentivano più in età da giochi simili. Erano lì – le incontravo sotto casa – con quelle gambe esili identiche a quelle che il giorno prima zompettavano allegramente ma con qualcosa di talmente diverso in testa che mi era letteralmente impossibile capire cosa fosse successo.

Emanuele

Ogni tanto perdo il filo…

Scritto il 20 gennaio 2011 alle 10:09

A dispetto di tutte le critiche che ho sentito, io sono dalla parte di quella pazza donna e la sua maternità in età avanzata. Tante giovanissime fanno figli senza aver voglia o capacità per seguirli come si deve. Lei ha aspettato piuttosto che vivere e far vivere qualcosa irresponsabilmente.

Quando il tuo sguardo arriverà,
sarà il dolore di un crescendo,
Sarà come vedersi dentro

Ogni tanto penso a te,
sposti tutti i miei confini…

Amor che bello darti al mondo…

Gianna NanniniOgni tanto

Trovo che il testo di questa canzone sia spettacolare, ma forse è anche perché ogni volta che la ascolto certe parole mi ricordano mia sorella che durante gli ultimi mesi della gravidanza mi diceva “son curiosa di vederlo in faccia ormai…”. Saranno emozioni indescrivibili quelle di una mamma che porta in grembo il suo bimbo tanto desiderato.

Infine, visto che è giusto analizzare parola per parola certe canzoni, concorderete con me che non si può dir che è brutta una canzone che conclude con uno stupendo “amor che bello darsi al mondo…”: quella frase vale da sola come inno alla gioia di vivere! :-)

Emanuele

Lullaby.

Scritto il 16 gennaio 2011 alle 19:58

Dolci fatine, palloncini colorati. Pan di zenzero e orsacchiotti sorridenti. Cosa sogni nipotino mio?

È bellissimo quando nel sonno ti scappa un inconsapevole sorriso. Sarai immerso in un mondo beato, circondato dalla tua più allegra fantasia.

E’ un segreto che mai e poi mai mi svelerai.

Emanuele

Voltati, di continuo.

Scritto il 5 dicembre 2010 alle 12:00

Trottola gira

Penso che le cose più grandi della vita succedono nei tuoi sogni.
Insegnerei ai nostri bambini ad imparare a sognare piuttosto che imparare a ricordare.
Perché ciò che è importante non è quello che è successo, ma quello che potrebbe succedere. E per questo motivo devi essere pronto a sviluppare la tua immaginazione e permetterti di avere un sogno di giorno e di notte.

Shimon Peres (politico israeliano)

Emanuele

(photo credits)

PS: la foto è scattata da Peppe, un amico che sta scoprendo (con successo) una via d’espressione foto-filosofica. La trottolina che gira è parte della mia bomboniera di laurea (vedo, con piacere, che non è passata inosservata…).

If you want to view paradise, simply look around and view it.

Scritto il 17 ottobre 2010 alle 18:09

Un paio di giorni fa ho ricevuto una e-mail da lei (leggetela, è una giovane ingegnerA sposata che vive a San Diego!).

Ultimamente, non so perché, mi sveglio nel cuore della notte e il cervello inizia a pensare le cose più strane e cosi stanotte ho pensato che dovevo mandarti questo video.

A parte la follia del pensare ad un video da mandarmi nel bel pieno della notte, devo dire che ho apprezzato il pensiero anche perché questa pubblicità della AT&T è decisamente carina.

“Ricordi quando avevi cinque anni e tutto era possibile?” :-)

Emanuele

Scemetto.

Scritto il 8 ottobre 2010 alle 10:43

La realtà è che un bambino ti rende stupido, idiota. Da quando è nato il mio nipotino, tutta la famiglia è rincretinita di almeno un 60%. Lo dico così almeno chi ci frequenta è informato.

Pranziamo e abbiamo gli occhi su di lui, caga e lo seguiamo fino al fasciatoio, arriva a casa e quasi non salutiamo mia sorella e suo marito che già, in pieno stile natività del presepe, siamo tutti rincitrulliti intorno a lui, sul divano. Mio fratello fa il bue, io l’asinello. Tutti iniziamo a emettere gemiti strani, miagolii, le voci cambiano tono, neanche avessero posato il piede del tavolo sul nostro.

Credo sia persino necessaria una clessidra, un sistema a tempo, un arbitro. Qualcosa che stabilisca il turno. Ecco, forse dovremmo usare i numerini delle poste. Al più presto. E’ incredibile che, mentre lo tengo in braccio, arrivi mia madre e con la scusa – palese – del mettiamolo meglio lo prende tra le sue. E io rimango lì, incredulo che sia accaduto. Me l’hai strappato via.

Ancora non parla. Ancora piange, sorride (e lì ti sciogli come neve al sole) e agita gambe e braccia come un ranocchio. E’ bellissimo.

E’ un bellissimo rospetto, e io parlo come un cretino dopo appena tre mesi. Sarà pericoloso quando inizierà ad interagire, lo penso da tempo. Ga-ghe-ghi-gho-gu: lui farà così e noi a seguirlo a ruota. Senza. Più. Dignità.

Già adesso – più volte – come un giocattolo telecomandato, mi son ritrovato a bussare a casa di mia sorella pur di vederlo un po’ dopo una giornata di studio: “sai, ho posteggiato proprio qui dietro… a che c’ero… magari volevi compagnia…”. Ha qualche strano potere telepatico, telecinetico. Qualche magnetismo particolare. Secondo me sarebbero questi gli esami da fare a quel marmocchio cui non posso dire “scemettocon la voce da idiota che mia madre mi guarda male apostrofandomi ferma e perentoria: “no, non voglio.. Ve l’ho detto. Un frugoletto vi cambia la vita. Non posso neanche più dire scemetto in maniera dolce.

E però ieri sera, quando dopo la poppata si è addormentato tra le mie braccia, con un pugnetto che mi stringeva la magliettina, beh… mi son sentito felice d’essere scemetto. Io.

Emanuele