Archivio dei post taggati ‘ballare’

Silvio Travolta.

Scritto il 24 ottobre 2011 alle 9:20

Poi Berlusconi dà la sua versione dei fatti sull’ormai arcinoto bunga-bunga: “Quando qualcuna delle mie ospiti diceva: dopo cena facciamo un po’ di bunga-bunga si riferiva a fare quattro salti. A cui io, peraltro, non partecipavo a causa di un antico e sempre rispettato fioretto”. E qui si passa ai tre fioretti del presidente del Consiglio: Non fumo da quando riuscii a salvare la mia prima avventura imprenditoriale da una fine non gloriosa. Non gioco da quando mi esposi al rischio di una pessima figura pretendendo, da dilettante, di potermi confrontare con un professionista delle tre carte. Non ballo da quando ne feci promessa se una mia amica, che rischiava di morire, si fosse salvata”.

Fonte: Repubblica.it

Sto ancora ridendo con una mano sulla pancia piena d’aria e le lacrime agli occhi.

Vi rendete conto? Ci siamo persi un John Travolta italiano! :lol:

Emanuele

Toubab: quello dalla pelle strana ero io.

Scritto il 17 agosto 2011 alle 20:38

Ho dormito, sono ancora un po’ raffreddato (che attraversare 5 aereoporti con relative arie-condizionate non fa bene…) ma cerco di tirare qualche somma. Premetto col dire che non credo d’aver visto una sola Africa. Ne ho viste almeno due, o forse anche tre. C’è l’Africa di Dakar e di Goree e l’Africa dei villaggi, delle missioni, dell’entroterra sub-sahariano che affascina e graffia allo stesso tempo.

Africa - 01 Africa - 02 Africa - 03

Come scrivevo ieri, ho riempito oltre 90 pagine del mio taccuino. Molto spesso ho ricordato ciò che avevo vissuto e quando possibile memorizzavo anche le testimonianze che raccoglievo. Non sapevo parlare in Wolof e col francese, solo gli ultimi giorni sapevo rispondere in maniera carina al buon giorno… come al solito però, l’inglese mi ha salvato. Ho parlato con un giovane venditore ambulante che mi ha raccontato la sua storia. Mi ero talmente immerso nella discussione che gli altri del gruppo sono usciti dal bar in cui si stavano riposando per chiedermi di entrare. Ho parlato con un insegnante, ho parlato con un carpentiere. Ho parlato in inglese tutte le volte che mi era possibile… e devo dire che è sempre stato interessante. Ogni volta ho cercato di curiosare senza fermarmi alla superficialità delle classiche domande “come fai a vivere?“, “quanto mangi?” e cose così. Abbiamo parlato della politica del Senegal, dei giovani senegalesi che sono una speranza per la rinascita della nazione. Abbiamo parlato di come l’educazione nelle scuole può fare tanto ma di come servano anche una serie di attività extra-scolastiche. Ho raccontato un po’ anche dell’Italia, della nostra situazione socio-politica. Ho cercato di far capire che tutto il mondo è paese. Col carpentiere, che era anche un ottimo maestro di musica, abbiamo persino parlato – con una birra in due – di donne, di amore, di passioni…

Sapete, più vado avanti, più mi rendo conto di quanto piccola sia la possibilità di raccontarvi tutto ciò che ho incontrato in questi 16 giorni vissuti con un’intensità devastante. Se mi concentro su questi discorsi dimentico la bellezza dei paesaggi oppure l’aver visto come un intero villaggio dipende da un pozzo di 55 metri che tira acqua attraverso due asini. E se vi parlo di questo trascuro un’altro aspetto mille-mila-anni-avanti-a-noi del Senegal: la convivenza pacifica tra le religioni. Lì infatti il cristiano non odia il musulmano e viceversa. Entrambi riescono a rispettarsi e addirittura ad apprezzarsi per ciò che sono. Un giorno abbiamo fatto visita ad un villaggio di poco meno di 80 anime. Eravamo missionari cristiani eppure tutti, musulmani compresi, quel giorno si son fermati per accoglierci (e per quante ore dovrei parlare adesso del nostro rispetto del tempo?) e tra danze e racconti ci hanno mostrato le difficoltà della loro comunità. Ah, prima che parlasse il capo villaggio ha parlato anche una donna. Nonostante siano qualche secolo più indietro di noi per tanto altro, loro hanno già una associazione delle donne (che nella loro società ha un ruolo importantissimo: mantiene la casa e gli affari). La cosa mi ha stupito piacevolmente e, come diceva qualcuno, questo mostra quanto l’africano – in realtà – sia molto più intelligente di un bianco. Quel giorno ci han raccontato della difficoltà nel trovare il cibo che porta 1 persona su 2 (si, una su due!) ad avere al massimo un pasto al giorno o dell’assenza di strade per raggiungere i villaggi più grandi (noi siamo arrivati lì su due piccole carrozze trainate da un cavallo perché neanche il pick-up poteva avventurarsi in quel bosco…).

Africa - 04 Africa - 05 Africa - 06 Africa - 07

Potrei parlarvi inoltre di quando uno stuolo di donne m’ha assalito – non so ancora bene perché visto che non capivo – e mi son ritrovato, da solo, accolto in quel villaggio a ballare al ritmo delle loro musiche cercando come fuggir via. Anche perché lì, quando vedono un bianco, vogliono sposarlo. Perché è una via di fuga verso l’occidente che affascina perché vien visto ricco e prosperoso. Qualche donna, mi ha addirittura chiesto di portar con me i suoi figli più piccoli…

Non so, fatico nel trovare le parole adatte e sapevo già che sarebbe finita così. Dovrei anche raccontarvi di me, di come ho voluto e saputo vivere questo viaggio ma almeno per quello proverò a dedicare un post a parte. Intanto sono ancora in attesa del mio bagaglio. A Casablanca han trattenuto quelli di mezzo aereo e io avevo lasciato le chiavi di casa mia lì dentro così prima di riprendere la mia vita mi sto godendo questo rientro lento, distante anche dal mio cellulare. Forse, più che una sfortuna, devo considerarla una manna dal cielo… avrei sentito ancor più devastante riappropriarmi in pochi minuti di tutto ciò che mi ha sempre circondato.

L’Africa più che colpire quando si arriva, da una mazzata quando vai via. In questi giorni mi sento strano: lì non avevo niente, eppure mi sembrava d’avere tutto ciò di cui si può aver bisogno e – addirittura – ero tra i fortunati. Qui, cosa diamine divento?

Emanuele

PS: “Toubab” significa “bianco” e i bambini dei villaggi erano soliti gridarlo quando ci vedevano arrivare. Ah, se cliccate sulle foto potete vederle ingrandite. Ho fatto oltre 1800 scatti, non ho ancora idea di come farvi vedere – con un minimo di descrizione – ciò che dagli occhi si è andato ad incastrare nel cuore.

Alla felicità (che vorresti non finisse mai).

Scritto il 4 luglio 2011 alle 17:44

Balliamo. Dimmi di si, «dimmi di si», ti prego. Balliamo e ruotiamo. Fammi sentire il rumore dei tuoi passi a pochi millimetri dai miei, emozionati. Lasciati stringere, lascia che i miei occhi incontrino i tuoi e poi, entrambi e simultaneamente, chiudiamoli. Danziamo. Lasciamo che la musica ci abbracci, ci avvolga e ci renda immensamente felici. Fammi sentire il battito del tuo cuore, fallo scoprire al mio petto. Le mie mani ti possiedono. Ti fanno sentire protetta. Le tue, dietro al mio collo, ricordano alla mia testa che non deve volare. Eppure sta già volando, eppure è così dannatamente persa di te, per te, con te. Lasciala volteggiare, per una volta non trattenerla, regalami l’euforia del momento che saprò trasformare in un eco perpetuo. Accuccia adesso le tue braccia tra i nostri corpi, fa che sentano il calore e che possano ricordarlo quando questa musica sarà finita. Insegna alle mie membra un movimento che sia in piena armonia col tuo. Fa che le mie e le tue siano un tutt’uno. Non farmi cogliere più dove finisce il mio corpo, dove inizia il tuo. Rendimi incapace di pensare che possa esistere, d’ora in avanti, un “me” senza “te“. Torna ancora suoi miei passi, concentrati e controllali. Torna, ritorna. Vai via. Ma torna. Lascia che questa musica possa incantarsi di fronte a ciò che diventiamo. E’ l’unico modo per renderla eterna.

Emanuele

Donne, che saliva preferite?

Scritto il 17 gennaio 2011 alle 11:46

Premetto che non sono il tipo che usa mentine e potrebbe – in effetti – essere una discriminante.

Sabato sera ero in un locale con degli amici. Questa volta niente discoteca, al contrario eravamo in uno “spazio arte”, in cui si esibivano alcuni gruppi dal vivo. Locale strano ma musica non male.

Durante la serata parte una canzone nota, non ricordo di che cantante, ma non è questo l’importante. L’attenzione si concentra su un ragazzo ed una ragazza. Lei shorts, lui camicia e cravatta sottile pseudo-filosofica. Durante la canzone molto coinvolgente lui la tiene con le mani sulle guancie e naso con naso le canta la canzone con passione. Ok, poteva starci. Anzi, era una bella scena in fin dei conti.

La canzone però ad un certo punto finisce e lui… le sputa in faccia. Mi ripeto: le sputa in faccia. Tre millesimi di secondo dopo lei con una mano si asciugava naso ed occhio ed a quel punto lui la bacia. Un bel bacio appassionato che lei non rifiuta assolutamente.

Per questo – donne, lettrici – chiedo a voi: che tipo di saliva preferite? No perché dopo quella scena da vero macho (ed io penso di aver sbagliato tutto in questa vita) lei era totalmente ammaliata da quell’uomo rude, forte e cattivo. Lui si è seduto, lei gli ballava davanti con una sua gamba tra le sue.

Fin ora non l’ho mai fatto, non ho mai sputato ad una ragazza e stamattina quando la segretaria dell’ufficio mi ha salutato ero quasi tentato di cambiare approccio ma non ero sicuro che il dentifricio alla menta fredda fosse l’ideale. Può andare bene? :o

Emanuele

You don’t have to be cool to rule my world.

Scritto il 11 dicembre 2010 alle 14:52

Ieri sera ero immerso in un altro mondo e proprio mentre le note della frase del titolo venivano sparate a 140 decibel nelle orecchie di trecento persone mi rendevo conto di quanto quel mondo fosse distante dal mio e da ciò che io cerco intorno a me.

Tutto e iniziato dall’invito di un’amica “ho una festa di compleanno in un locale e poi andiamo a ballare, vieni con me?”. Perché tirarsi indietro? Questo periodo è volato senza molti svaghi (ma strapieno di gioie…) e poi devo pur sempre iniziare a conoscere gente qui.

Festa compleanno - Dive in posa

La festa nel locale era una di quelle feste che solo a Milano puoi vedere e che classificherei così: riunioni di gente piena di sé che va – in mezzo ad altra gente – a dirsi d’esser figa guardando se stessa.

La serata è passata con tante ragazze che si scattavano foto come dive o vamp davanti un pannello bianco e due lampade da fotografo. Tra parrucche, maschere, tette finte (e tette vere mostrate come fosse frutta in vendita) ho capito quanto non potrò mai diventare un milanese come loro. C’erano ragazze che si facevano autoscatti col cellulare e sono stra-sicuro che oggi finiranno tutte su feisbuk. Perché loro – sì – sono fighe. Loro si fanno le serate cocktail e divertimento.

Discoteca Milano "Divina"

Non contento però (e forse un po’ curioso) sono finito in una discoteca che ha voluto 25€ per entrare! Classico mi direte voi amanti delle piste da ballo! Classico un par de p… vi dico io! Non è il mio mondo la discoteca, questo l’ho chiarissimo ma vedere certi prezzi mi sembra una follia (25 per entrare, 15 per la giacca, 10 per il cocktail…). Che poi non è che sia uno che non balla e si addormenta di lato su un divanetto, semplicemente però quella gente mi sembra totalmente distante da ciò che piace a me. Di ragazze belle, per carità, ne ho viste a decine. C’erano i taxi fuori dalla discoteca, come nelle più tipiche serate della milano da bere e queste miss con tacchi mozzafiato e minigonne erano lì a sfoggiare il loro corpo più di ogni altra cosa, però capite, secondo me la bellezza è altro. A me le ragazze impupate come Barbie-prostituta non sanno di dolce ed è proprio la dolcezza un aspetto che amo di più vedere in chi ho di fronte.

E’ un mondo strano quello. Ho visto la festeggiata del compleanno conoscere un tipo in discoteca e scomparire con lui fino alla fine della serata.

Sono tornato alle 5 e dopo 2 cocktail e quasi 24 ore sveglio (per andare a lavoro m’ero alzato alle 7…) ero totalmente andato. Però la dolcezza non la dimenticavo ed era proprio questo contrasto ad infastidirmi più di ogni altra cosa. Ero rinchiuso in una gabbia che era cool secondo le riviste di gossip patinate che ogni giorno finiscono in edicola ma non lo era – assolutamente – per i miei gusti. :-)

Evviva le persone acqua e sapone.

Emanuele

Memoria olfattiva.

Scritto il 4 novembre 2010 alle 20:03

Ma capita anche a voi di tornare indietro nel tempo sentendo degli odori?

L’altra sera mentre ero a letto ne ho sentito uno che mi ha riportato in mente una ragazza con cui ballai – ad una festa di compleanno – svariati lenti (…) alla tenera età di 14 anni. Incredibile anche perché neanche ricordo più il nome di quella ragazza… iniziava con la G. Gloria? Gaia? Mmm… forse Giada. Si, Giada. Chissà che fine ha fatto.

Però non è solo questo. Io so ancora tornare a Londra sentendo un odore mentre salgo per le scale oppure quando qualche tempo fa ho cambiato marca di deodorante m’è tornata viva in mente una ragazza che – a questo punto – ho capito che deodorante usava.

E’ memoria olfattiva probabilmente. A me tornano in mente situazioni, persone, cose… basta un odore e scatta un flash visivo incredibile.

Ricordo che a 15 anni mi affacciavo dalla finestra della casa in cui ero ospite a Londra per “catturare gli odori” perché ero convinto che fossero importanti da ricordare al pari delle foto. Ancora oggi so ricordare l’odore che si sentiva…

E’ una cosa bellissima perché non dipende da ciò che sto facendo, dall’umore o da cosa mi dicono.

E’ un ricordo invisibile nell’aria. :-)

Emanuele

Esultare!

Scritto il 23 luglio 2010 alle 18:01

Due anni fa, per i 25 anni di Gioca Jouer, fu creato questo bellissimo video girato intorno al mondo. Oltre all’italiano, il brano è stato tradotto in in francese, inglese, spagnolo, tedesco e cinese.

Avrei voglia d’unirmi a loro… oggi andrei a fare “Supermanin qualsiasi Stato fosse necessario! :joy:

Emanuele

Ed una stellina scendeva vicina vicina…

Scritto il 30 giugno 2010 alle 21:14

Era l’inizio degli anni ’90. Forse ’91 o ’92, non saprei dirvi con certezza. Mia sorella recitava sul palco della scuola elementare cui eravamo iscritti. Era il giorno della recita – forse di Natale -. Aveva una calzamaglia color panna, la punta del nasino colorata di nero e due orecchiette finte. Io, ancor più piccolo di lei, ricordo solo della particolarità di quel giorno, del fatto che ero il fratellino di quella bimba che sgambettava qua e là sul palco e che il teatro della scuola non aveva nulla da invidiare – nella mia mente – al Teatro Massimo di Palermo. Probabilmente avevo al collo quel papillon azzurro che mia madre amava mettermi su una camicetta bianca per le occasioni importanti.

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Sembra passata una vita… e probabilmente lo è. Mia sorella oggi è mamma, io divento zio e una stellina alle 20 e 58 di questa magica sera nata! :joy:

Chissà se quel giorno, quel papillon, quella calzamaglia e quelle note, sapevano fin dove avrebbero condotto quella bimba che ballava. Chissà se quella testolina immaginava già la famiglia che avrebbe creato, il futuro che avrebbe costruito, l’amore che avrebbe donato.

Benvenuto nipotino mio! Quando imparerai a leggere voglio che tu sappia che tua madre è stata una bimba come te e per questo ho scelto di raccontarti proprio questo nel giorno della tua nascita!

A lei – mi raccomando – ricordalo sempre perché è la parte di noi più bella che esista. :-)

Emanuele

PS: dovevo interrompere la pausa… notizie così non capitano mille volte nella vita! :joy: