Archivio dei post taggati ‘bacio’

Abbandonare i preconcetti.

Scritto il 19 agosto 2011 alle 18:19

La prima cosa descritta quando è arrivato il momento di presentarci è stata la mia voglia di libertà. Ero partito per l’Africa convinto di non dovermi aspettar nulla e di dover abbracciare qualsiasi esperienza mi fosse stata offerta. Avevo lasciato l’orologio, avevo abbandonato il cellulare, avevo deciso che non avrei mantenuto i contatti con gli amici. Non era la stessa Africa che han cercato e vissuto gli altri ma era esattamente come sentivo di doverla vivere io. L’Africa doveva essere un momento mio, diverso. Io, dovevo provare a pensare diversamente.

Birra in caso d'emergenza.

Dopo un paio di giorni di conoscenza divenne palese che un’altra del gruppo mi veniva dietro. Gli altri lo facevano notare attraverso battutine velate e io – da bravo – facevo finta di non comprender nulla e me ne stavo sulle mie.

L’intera prima settimana, senza rendermene conto, stavo vivendo libero da tutto tranne che dai miei preconcetti. “Non voglio rovinare la mia esperienza e neanche la sua“, “non voglio modificare gli equilibri nel gruppo“, “non voglio fissarmi su qualcosa che posso ritrovare anche in Italia…” e così via. Nonostante fosse una ragazza molto interessante e mi trovassi bene a discutere e scherzare con lei, quando vedevo qualche segnale di avvicinamento mi ritiravo indietro. Ero il solito me.

Avevo ripreso con tutta una serie di ragionamenti che ogni volta mi porta forse a non vivere per dar voce ad un particolare senso di responsabilità verso tutto il resto. Qualcosa che tra educazione scout e bisogni familiari particolari si è instaurata in me in maniera pesante. Più passavano i giorni però, più mi chiedevo quanto non fosse stupido tutto ciò. Perché dovevo preoccuparmi di tutte quelle cose? Perché dovevo decidere io se fosse un “rovinarle l’esperienza” provare a lasciarmi andare? Perché dovevo occuparmi dell’equilibrio del gruppo? Se anche fosse stato vero tutto quanto… non poteva esser vero anche l’esatto opposto? Forse quella ragazza era anche il segno di questo cambiamento. Un’offerta che dall’Alto, stava a dir qualcosa e che potevo – per l’ennesima volta – prendere o lasciare andare. E io, che finalmente e dopo anni, mi ponevo domande simili… potevo far passare l’occasione senza darle un minimo di considerazione in più?

Così una sera, ho provato a pensare diversamente. Ho preso un grande lenzuolo, il cavalletto e la macchina fotografica e sotto quel bel cielo africano ho proposto una veglia alle stelle. Tutti sdraiati col naso all’insù abbiamo fatto tardi parlando delle cose più assurde. Io però, persino in quel momento, provavo a rimanere sulle mie mantenendomi concentrato sulla macchina fotografica e un po’ defilato dalle risate. Volevo ancora, per l’ennesima volta, capire quanto fosse giusto.

Pian piano andò via il primo e poco dopo anche la seconda del gruppo si trasferì a letto. Rimanemmo solo io e lei. Io continuavo a scattare foto, lei continuava a smuovere il mio braccio quando – finito di giocare con le impostazioni – tentavo di far memorizzare a quel miracolo dell’umanità composto da obiettivo, diaframma e sensore fotorecettore, una cartolina del cielo.

Una rana quella sera gracidava molto vicino, probabilmente era nascosta tra qualche pianta a pochi metri. Sempre più vicini ed incuranti di quel rumore poco rassicurante (oh, se ti salta addosso non è piacevolisimo!) si chiacchierava come se quella notte potesse durare all’infinito e non c’era bisogno di dormire. Nessuno dei due aveva fretta di rientrare.

Non so se sia stato l’ennesimo gracidare fastidioso o qualche zanzara che pungendomi mi fece sobbalzare verso di lei ma, tutt’un tratto la stavo baciando. Mi stava baciando.

Il resto non ve lo racconto, ma la settimana successiva è cambiata inesorabilmente. Non è successo nulla di sconvolgente, nessuno del gruppo ha sofferto nulla, né io né lei abbiamo vissuto male o chiusi a riccio e adesso non posso che esser felice anche di questo. Ho provato a vivere “una storia di una settimana” che per tanti altri motivi non volevo portare in Italia e che per come son fatto non avrei mai fatto nascere. Qualcosa che diventa l’ennesimo regalo di quest’Africa misteriosa e sconvolgente. Il segno che altro in me deve ancora cambiare ma che se ha compiuto il primo passo è già sulla buona strada… perché è da tempo che sono convinto che so vivere tutto con leggerezza tranne i rapporti interpersonali.

Che io – mi sa – non ho bisogno di una donna. Ho bisogno di una donna che mi prenda a gomitate perché il tempo mi ha disegnato malissimo.

Emanuele

PS: la foto, scattata sulla nave verso l’isola degli schiavi, mi sembra perfetta. Sia perché Goree era il luogo in cui quegli uomini perdevano la possibilità di decidere della loro vita, sia perché – a volte – piuttosto che un giubotto di salvataggio, si ha bisogno di quella sana pazzia che solo una bella sbronza può assicurarti…

La fine è il mio inizio.

Scritto il 17 agosto 2011 alle 1:21

Da dove parto? Da un sorriso? Da una stella? Da un bacio? Da un piatto di riso? Da una donna che porta l’acqua sulla testa? Da un asinello martoriato dalle frustate? Dal sapore del facocero? Dal salam aleikum? Dal bagno nell’Atlantico? Dalle coltivazioni di arachidi? Dal mortaio per rendere ogni cibo una conserva in polvere? Da due mani intrecciate? Da un pozzo? Dalle religioni che convivono pacifiche? Dal fatto che sono ancora fuori casa? Dal viaggio sul cassone del pick-up? Dalla mia caduta da cavallo? Dai bambini che si lavavano in una pozza d’acqua? Dal cibo così diverso dal nostro? Dalla parola toubab? Dall’aver stravolto il mio modo di pensare ed agire? Dall’esserci riuscito? Dall’aver preparato lo zaino, di notte, a lume di candela? Dall’essermi lavato con un secchio? Dall’aver giocato a piedi scalzi? Dall’aver conosciuto persone con un senso d’accoglienza mai visto prima? Dal fiume guadato col pick-up? Dall’aver avvertito in maniera quasi tangibile la presenza di Dio uno degli ultimi pomeriggi a Koumpentoum? Dall’aver fatto vari chilometri, da solo in bicicletta, alle sette del mattino per soddisfare una irrefrenabile sete di scoperta che avevo dentro ogni giorno?

Sono arrivato oggi a Milano, dopo tre giorni di viaggio. Ho un taccuino pieno di roba. Ho scritto – senza neanche rendermene conto – oltre 90 pagine. Pensieri e cronache, domande e risposte.

E’ successo di tutto tanto che fatico nel capire cosa dirvi prima, come scriverlo e quanto a fondo provare ad andare. In ogni caso, ho come l’impressione, che questo ritorno sarà anche… la fine. Ho un brivido, vado a sdraiarmi. Dormire. Sognare. Domani ci riprovo.

Emanuele

Donne, che saliva preferite?

Scritto il 17 gennaio 2011 alle 11:46

Premetto che non sono il tipo che usa mentine e potrebbe – in effetti – essere una discriminante.

Sabato sera ero in un locale con degli amici. Questa volta niente discoteca, al contrario eravamo in uno “spazio arte”, in cui si esibivano alcuni gruppi dal vivo. Locale strano ma musica non male.

Durante la serata parte una canzone nota, non ricordo di che cantante, ma non è questo l’importante. L’attenzione si concentra su un ragazzo ed una ragazza. Lei shorts, lui camicia e cravatta sottile pseudo-filosofica. Durante la canzone molto coinvolgente lui la tiene con le mani sulle guancie e naso con naso le canta la canzone con passione. Ok, poteva starci. Anzi, era una bella scena in fin dei conti.

La canzone però ad un certo punto finisce e lui… le sputa in faccia. Mi ripeto: le sputa in faccia. Tre millesimi di secondo dopo lei con una mano si asciugava naso ed occhio ed a quel punto lui la bacia. Un bel bacio appassionato che lei non rifiuta assolutamente.

Per questo – donne, lettrici – chiedo a voi: che tipo di saliva preferite? No perché dopo quella scena da vero macho (ed io penso di aver sbagliato tutto in questa vita) lei era totalmente ammaliata da quell’uomo rude, forte e cattivo. Lui si è seduto, lei gli ballava davanti con una sua gamba tra le sue.

Fin ora non l’ho mai fatto, non ho mai sputato ad una ragazza e stamattina quando la segretaria dell’ufficio mi ha salutato ero quasi tentato di cambiare approccio ma non ero sicuro che il dentifricio alla menta fredda fosse l’ideale. Può andare bene? :o

Emanuele

La lingua… italiana.

Scritto il 25 agosto 2010 alle 10:01

Scrivere è come baciare, solo senza labbra. Scrivere è baciare con la mente.

Tratto da “Le ho mai raccontato del vento del Nord” di Daniel Glattauer

Ok bella questa frase. Poetica. Autocelebrativa. Però no, non è come, eddai.

Emanuele

PS: il libro comunque sembra un romanzo da non sottovalutare, lo aggiungo alla wishlist, così sapete che regali farmi per Natale (si si, mi impegno a comportarmi bene…). :roll:

Un bacio l’uno.

Scritto il 4 dicembre 2008 alle 0:40

Giusto per chiarire il mio precedente post.

L’impeto e la fretta mi han fatto scrivere tante parole, di vero cuore… ma non perché volevano sostituire un dialogo.

Questo vorrei fosse chiaro, non per me, ma per chi mi legge e magari inconsapevolmente si convince che sia giusto comunicare attraverso un blog.

E’ vero, attraverso i blog si dicono tante cose, si comunica giornalmente con decine (centinaia!) di persone, però ho ben chiaro che, quando possibile, il dialogo e la comunicazione diretta è fondamentale ed insostituibile.

Stasera c’è stata anche quella, e c’era stata ancora prima che scrivessi quelle parole.

Però, avevo anche voglia di fermarne alcune qui.

“Verba volant, scripta manent” dicevano i latini. E io mi auguro che le parole di quel post riescano a diventare motivo di riflessione personale, sia per chi erano dirette, che per me (perché no!).

Inoltre sono convinto che esistano varie forme di comunicazione. Non tutto può esser detto a voce.

E così come certe frasi che ho scritto non potevano esser ripetute in quel momento, allo stesso modo nulla poteva sostituire la prima cosa che ho fatto rientrando a casa stasera.

Non mi sono neanche tolto la giacca e sono andato a dare due forti abbracci ed un bacio l’uno.

Nulla poteva comunicare meglio di quei gesti in questo momento.

Voglio che sia chiaro, perché a me i blog dei tredicenni che si sfogano su internet e poi non sanno chiarire e dialogare realmente danno fastidio. O forse, li comprendo (ma non approvo) per via dell’età. Lungi da me, comunque, il voler esser questo.

Non è andata così, altrimenti mi sarei già dato del cretino da solo. :-)

Le due riunioni di stasera mi hanno fatto bene. Hanno rallentato la tensione con cui ero uscito. No, il sorriso e l’ottimismo non erano stati intaccati.

Quelli ci sono, e continuerò a valorizzarli giorno dopo giorno.

Adesso vado a nanna perché oggi è stata una giornata lunghissima: un pomeriggio con un’esercitazione massacrante ed un finale di serata a discutere di politichese scout (progetto educativo & company :-) ).

Domani non sarà da meno. Ma neanch’io lo sarò… altrimenti che SuperMan-u sarei?! ;-)

Emanuele