Archivio dei post taggati ‘auto’

Land Rover Freelander 2.

Scritto il 2 dicembre 2012 alle 11:23

Questo è un post sponsorizzato ma sono libero di esprimere le mie opinioni.

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Quando ero piccolo le auto capaci di affrontare qualsiasi terreno mi affascinavano: trasmettevano e trasudavano libertà da tutti i pori e ti permettevano di sognare quelle avventure che, magari, poi concretizzavi durante il pomeriggio, con le biciclette, nel cortile di casa coi compagni. Crescendo però tra traffico e caro benzina, le cose sono un po’ cambiate. Adesso preferisco altre tipologie d’auto ma – bisogna dirlo – esistono autonomobili capaci di farsi desiderare per la loro storia. I SUV, categoria di auto nata di recente, sono sempre più presenti nelle nostre città. A dispetto del loro acronimo però, il più delle volte, rimangono salotti ambulanti incapaci di lasciare l’asfalto per permetterti di realizzare quei sogni sopiti.

Land Rover invece arriva dalle strade senza asfalto. La sua storia annovera mezzi militari e civili adatti ad affrontare terreni molto accidentati. Nel 2012 tutto questo si trasforma nel Freelander 2, un mezzo che strizza l’occhio ai suoi antenati ma che non dimentica che la società odierna vive in città sempre più cementate.

Il Freelander 2 continua a presentarsi con la trazione integrale ma integra anche il recupero dell’energia in frenata per venire incontro al costo dei carburanti e si presenta con un blocco motore totalmente in alluminio. Che voglia presentarsi come un punto di riferimento nel settore lo si evince dalla gamma di dispositivi che presenta di serie e/o come optional. Si va da un sistema di controllo vocale dei comandi alla videocamera posteriore per facilitare i parcheggi passando dal freno elettrico (di recente introduzione nelle auto di ultima generazione) che regola l’intensità della presa in base alla pendenza del terreno in cui si sosta e che controlla l’affaticamento dell’impianto frenante per garantire una presa sicura anche quando l’impianto inizia a raffreddarsi. Altro strumento da top di gamma è il climatizzatore con programmazione settimanale che permette di far trovare sia l’abitacolo che il motore già caldi a determinati orari. Se a tutto questo si aggiunge l’esperienza di Land Rover nel mondo off-road si ottiene un mezzo che permette di realizzare quei sogni infantili senza alcuna rinuncia…

Emanuele

Articolo sponsorizzato

Mini Cooper S.

Scritto il 22 novembre 2012 alle 19:06

L’ho guidata per qualche giorno. Stratosferica. I 170cv si sentono tutti e l’assetto kart regala sensazioni uniche: i cambi di direzione sono pressoché immediati. Un giocattolino che lascia a bocca aperta.

Mini Cooper S

C’è un però per cui non la comprerei: i sedili hanno la seduta dannatamente corta. Io non sono un watusso ma è comunque fastidioso e l’idea di far tanti km d’autostrada su quel sediolino lì non è assolutamente affascinante. E poi è piccola, troppo piccola: far salire i colleghi in auto è stata una scena divertentissima.

Per il resto va detto: tante auto del segmento B e C hanno solo da imparare da questa creatura.

Emanuele

The Waiting: scopri il finale su Waiting4Clio.

Scritto il 1 ottobre 2012 alle 18:27

Questo è un articolo sponsorizzato, ma sono libero di scrivere ciò che penso.

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Il mondo dell’auto è un mondo strano. C’è chi afferma sia il massimo del conformismo verso le regole sociali di quest’epoca ma, è un dato di fatto, gli spot televisivi più originali ed intriganti sono sempre legati  alle quattro ruote. Non credo sia solo una questione di agenzie di marketing ben selezionate quanto perché il prodotto in sé è frutto di continua ricerca, sperimentazione ed evoluzione di ciò che possiede già. E’ “il genio dell’uomo” messo in atto, a piccoli passi, nel tempo. Vedi il passaggio dai motori a combustibili fossili a quelli elettrici, vedi la ricerca nel campo della guida automatica (che sembra possa diventare realtà già nei prossimi 5 anni e che, secondo gli analisti, avrà una crescita più rapida dell’auto elettrica stessa).

La Renault, in tutto questo, sta giocando un ruolo interessante attraverso la campagna “The Waiting” per la nuova Renault Clio che finirà sulle nostre strade tra pochissime settimane. Non ha investito in una massiccia presenza sui media tradizionali ma è andata a giocare con strumenti nuovi della rete, un po’ per esplorarli e far esperienza, un po’ per servirsene e raggiungere i propri obiettivi: la nuova Clio, d’altronde, sarà un’auto fresca e votata ai giovani. Quale dunque, se non il web, il posto migliore per cercarli?

La campagna virale di Renault si dipana su una storia lunga sei puntate, di cui vi presento qui sotto la quinta.

Durante la mini-serie accadono continuamente eventi strani ed inspiegabili. Il protagonista sembra essere l’unico, insieme ad un mentore, ad accorgersi delle anomalie ma non riconosce l’origine di tali stranezze.

Su Youtube Luca Argentero racconta che è importante prestare attenzione ai piccoli particolari dei video in quanto nascondono la chiave dell’enigma. Se ti senti in grado di riconoscere le chiavi di volta delle varie puntate, prova ad inserire la soluzione su Enigmi4Clio e parteciperai all’estrazione di vari premi (borsa porta PC, custodia per iPad, etc…). Intanto io torno a guardare l’ultima puntata. Chissà che il protagonista non riesca a “uscire dal Matrix“. Secondo me dovrebbe provare ad entrare nella nuova Clio per tornare a vedere il mondo com’è in realtà. Secondo voi riuscirà a farcela?

Emanuele

Articolo sponsorizzato

…e ‘sti cazzi?!

Scritto il 16 settembre 2011 alle 10:45

Scusate, mi son ripromesso di non parlare più di me su queste pagine e, in effetti, la cosa mi sta riuscendo (e divertendo). Ieri sera però ero dentro l’autodromo di Monza, per l’evento di presentazione della nuova BMW Serie 1 (ok, ho detto due cose che inserite in una frase insieme, a me, fan sbavare…).

Non voglio raccontarvi dell’evento né dell’emozione di entrare nell’autodromo. Piuttosto, ad un certo punto, mentre facevo entra-esci dalle auto esposte (sbav, ma l’ho già detto che…) un ragazzo ferma un mio amico: voleva fargli due domande sull’auto e – serissimo – si presenta esordendo con “ciao, sono un famoso blogger“.

Ok. Fermi tutti. Spegnete la musica, rimettete i veli alle auto. Chiudete i cofani. Fate rientrare le ragazze immagine. F-a-m-o-s-o b-l-o-g-g-e-r.

Cosa ha detto?! Calma, calma calma. Respiriamo e… va bene. Anzi, va benissimo che ti definisci blogger (in mancanza d’altro?!?). Tu scrivi, quindi sei blogger (cogito ergo sum). Bene. Posso anche accettarlo anche se io, per abitudine, se devo scegliere cosa dire di me, preferisco parlare della mia professione (e ok, magari è il tuo lavoro, ma che io sappia – in Italia – solo un paio di persone han tentato di “vivere” facendo i blogger). Ma… “famoso“? Non è uno status che dovrebbe riconoscerti la società? Tu sei famoso se io ti riconosco nella massa. Tu sei famoso se io vengo incontro per stringerti la mano. Tu sei famoso se un grosso gruppo di persone sa chi sei. Tu sei famoso se io avessi saputo prima che saresti stato presente all’evento.

A me questi tipi fan ridere apertamente e posso assicurarvi, ahimé, che sparsi per la blogosfera ce n’è vari. La cosa che più mi diverte è che molti famosi blogger si stracciano le vesti per guadagnare briciole di visibilità e non dormono la notte se gli sponsor non arrivano, così – per fargli un dispetto – li manderei tutti su questa pagina qui (che ho sempre visto queste pagine solo come un gioco).

E’ anche grazie a tipi così che nei primi anni del boom-dei-blog seguivo un po’ quel mondo e poi, pian piano, mi sono defilato nel mio angolino.

Emanuele, blogger dal 2003.

No, dai, Emanuele, scrivilo… ti dico che… – no, dai non posso, mi sembra una cazzata, io neanche dico ai miei amici che ho un blog… – ma si, ma si! – Ok ci provo però… – Fidati cavoli, vedrai che bello…

Emanuele, famoso blogger.

Ohhhh… e ora?!  – e ora… ‘sti cazzi! – Ahaha, lo sapevo, me l’hai fatta…

PS: ma poi, per fare due domande su un’auto, bisogna essere famosi?! :-?

Is it stormy where you are?

Scritto il 14 giugno 2011 alle 22:05

Pioggia, vento, sole. Ho incontrato di tutto in questi due giorni e una cosa è chiara: di guidare non mi stancherei mai. Che poi, mi sono accorto, quando fai così tanta strada tutta solo, vivi i chilometri secondo fasi che si susseguono.

Pioggia in autostrada

…kiss the rain, whenever I’m gone too long…

Billie Myers – Kiss the rain

Ci sono momenti in cui canti a squarciagola qualche canzone passata alla radio (tanto, chi vuoi che ti senta, mentre sfrecci a finestrini chiusi a 130km/h), ci sono chilometri in cui appoggi un gomito al finestrino per tenerti dritta la testa, o chilometri in cui – e ne scorrono vari – la radio passa in secondo piano e non ti rendi conto che quella stazione, in quella determinata frequenza, non sta più trasmettendo nulla di udibile. Ci sono i chilometri in cui magari spegni tutto, ti godi le ruote che rotolano veloci e osservi tutto il mondo che scorre come in un enorme tapis roulant che circonda la tua auto.

Non importa il meteo, io ieri mentre scendevo lo stivale, sarei arrivato fino alla punta più estrema della Puglia e poi sarei risalito. Questo ovviamente è un problema perché, ad esempio, il giro dell’Europa lo farei volentieri sia a piedi (qualcuno ha detto interail?), sia in bicicletta, sia – decisamente – in auto per toccare la terra dal Portogallo agli Urali e tristemente servirebbero tre vite per poter fare tutto…

C’è nessuno che vuol partire con me? :-)

Emanuele

Mi manca solo la Ferrari.

Scritto il 12 giugno 2011 alle 23:58

E’ tutto pronto. Domani mattina parto, la segretaria aveva prenotato l’auto e gli alberghi venerdì e stasera ho stirato per benino le due camicie che dovrò appendere nel gancio porta-abiti dell’auto.

Mi aspettano quasi 1600 chilometri. Lunedì e Martedì sarò dalle parti di Teramo, poi mi sposterò a Pescara, in Abruzzo.

Chissà se tra dieci anni conserverò ancora l’elettricità interna che sento in questo momento. Sono particolarmente orgoglioso di questa trasferta, sia perché sarà molto interessante, sia perché – nuovamente – andrò solo. Il capo non ha avuto alcuna remora nel decidere di spedirmi dove non sono mai stato senza altri colleghi.

Se domani pomeriggio mi aspettano in un’industria farmaceutica (quella in cui feci la mia prima trasferta), il giorno dopo mi sposterò in un’industria energetica con cui ho avuto solamente contatti telematici. L’appuntamento è per Mercoledì mattina e io, con la seconda camicia, entrerò nella centrale di raccolta dati di tutti gli impianti di produzione di energia a gas del Mediterraneo! :o

Intanto ho visto che nell’albergo in cui dormirò c’è anche la piscina: ho già messo il costume in valigia, per favore – nei prossimi giorni – state fermi con le danze della pioggia (anche perché devo guidare per mezzo stivale!). :-)

Emanuele

#129: Permesso sostare qui.

Scritto il 31 maggio 2011 alle 12:50

Collega: certo che stanno lavorando a quel parcheggio da più di un anno!

Io: beh, però sta venendo benissimo visto come son fermi!

E’ solo maleducazione.

Scritto il 17 aprile 2011 alle 21:59

Stasera non ho resistito. Stavo tornando a casa, in auto, su una delle circolari interne di Milano.

Al primo semaforo vedo la signora accanto a me che si libera del pacchetto vuoto di sigarette: colpo deciso, mano convinta e zac, pacchetto per terra che rotola inerme.

Si riparte ma non per molto (che Milano ha più semafori che alberi) e mi ritrovo accanto a lei – nuovamente – al semaforo successivo. Stessa scena, questa volta però si trattava della plastica che ricopre il pacchetto di sigarette nuovo.

Argh! Non sono milanese, sono palermitano – e si sa – noi terroni siamo più sporchi, più incivili, più rozzi, più maleducati e decisamente incuranti del bene pubblico.

Però stasera non ho resistito, al terzo semaforo ho abbassato il vetro ed ho esclamato “ma hai finito di buttare tutto fuori dal finestrino?”. Così, di getto, d’istinto, senza neanche pensar troppo al tipo-poco-rassicurante che aveva accanto.

Ho rialzato il vetro e mi sono sentito libero: un peso in meno. Nello stesso tempo ho capito che non è questione di sentirsi appartenenti o meno ad una città o ad uno stato. Non è neanche questione di provenienza.

E’ maleducazione, niente di più, niente di meno.

Emanuele