Archivio dei post taggati ‘Apple’

Carrefour, iPad2 e diritto di recesso.

Scritto il 20 dicembre 2011 alle 20:26

Non mi interessa acquistarlo, ieri vagando in pausa pranzo ho visto quel cartello: è legale una cosa simile? La legge sul diritto di recesso non dovrebbe applicarsi a qualsiasi acquisto fatto da un privato senza partita IVA?

Carrefour e iPad2 - diritto di recesso negato

Capisco (ma non condivido totalmente) lo sgravio del supporto in garanzia che viene demandato sempre alla casa costruttrice ma… se arrivo a casa e decido che pesa troppo o che la mela è morsicata più del dovuto o, ancor più banalmente, c’è un graffio dietro, non dovrei poter tornare al negozio e lasciarlo all’ufficio resi entro 7 giorni? Una comunicazione simile vale qualcosa? C’è qualche avvocato o aspirante tale che sa togliermi il dubbio?

Emanuele

PS: tralasciamo che “ne” andrebbe scritto ““…

La batteria del MacBook dopo 400 cicli di carica.

Scritto il 16 dicembre 2011 alle 20:47

Attenzione: questo post farà innervosire tutti quelli che… “è orrendo: nei prodotti Apple non puoi cambiar batteria!“.

Qualche giorno fa ho raggiunto i 400 cicli di carica del mio Macbook (il mio è il vecchio modello in policarbonato bianco in cui la batteria poteva ancora esser sostituita). Ho monitorato l’andamento ogni 100 cicli e come si può vedere dal grafico sotto, il decadimento della batteria durante gli ultimi 100 cicli di carica è accelerato vertiginosamente.

Attraverso “System profiler” il mio Mac mi consiglia di sostituirla presto ma, in realtà, riesco ancora a utilizzare il MacBook circa 2 ore senza alimentazione e la cosa mostra palesemente quanto le batterie Apple siano di qualità. Proprio qualche giorno fa una amica con un Sony Vaio acquistato un anno fa mi raccontava che ormai non può più usarlo se non con l’alimentatore. Il mio Macbook due settimane fa ha compiuto 4 anni.

Grafico decadimento batteria MacBook

Informazioni sulla carica:
Carica restante (mAh): 3483
Carica completa: Sì
In carica: No
Capacità a carica completa (mAh): 3647
Informazioni sulle condizioni della batteria:
Conteggio cicli: 400
Condizione: Sostituisci presto
Batteria installata: Sì
Amperaggio (mA): 0
Voltaggio (mV): 12408

Ad ogni modo, l’unico difetto che ho notato (non trascurabile) è che – fisicamente – la batteria sembra un po’ gonfia (non so se avete presente le batterie dei cellulari quando invecchiano): la plastica che le fa da involucro non è più piatta come un tempo.

In ogni caso, se decidesse di morire, non potrò lamentarmi. Stato batteria MacBookQuattro anni sono un tempo più che auspicabile e se non fosse che le ore che passo al computer nel tempo libero sono diminuite parecchio (di pari passo col tempo libero :-| ) potrei anche dire che la vita della batteria coincide con il momento in cui viene voglia di cambiare portatile perché obsoleto prestazionalmente. Non farò questa spesa al momento ma sono curioso di scoprire quanto potrebbe durare una batteria di nuova generazione (quelle dei nuovi MacBook unibody promettono 1000 cicli di carica).

Emanuele

Ciao Steve.

Scritto il 6 ottobre 2011 alle 9:13

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata.

Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull’unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato? E’ cominciato tutto prima che nascessi.

Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente“.

Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi.

Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso.

Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare.

Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo.

Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così.

Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita.

Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità.

Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno.

Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita. Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita. Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte. Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione“. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?“. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato. Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore. Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio“. Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario. Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.“, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.

Steve Jobs (24 Febbraio 1955 – 05 Ottobre 2011)

Emanuele

Annulla… niente da annullare?!

Scritto il 23 maggio 2011 alle 10:13

Non ho ancora trovato il tempo per raccontarvi la mia esperienza con l’iPhone, ma quest’errore entra di diritto tra gli errori più strambi che un qualsiasi software possa mostrare all’utente! :-)

Errore iOS - Annulla

Annullo o non annullo?!

Emanuele

Unstoppable Snow Leopard.

Scritto il 6 gennaio 2011 alle 21:11

Ogni tanto è giusto dire le cose come stanno.

Da quando, nel 2007, son passato a Mac, la mia esperienza al computer è totalmente diversa. La differenza fondamentale, nelle operazioni più comuni, non la fa l’hardware più potente quanto un software più utilizzabile, stabile e rifinito.

Non mi dilungo – se volete possiamo farlo nei commenti – ma il mio MacBook l’ho comprato nel Dicembre 2007 e da allora non ha mai avuto bisogno di una formattazione. Va avanti come una roccia. Non ho nessun antivirus o firewall esterno installato (che sotto Windows appesantiscono abbastanza il sistema) e nonostante ciò,  non ho preso alcun virus o worm in tutto questo tempo (sebbene mi sia divertito a rimuovere manualmente quelli trovati nelle penne usb degli amici…).

Credo d’essere un utilizzatore avanzato e “pesante” dello strumento. Lo uso per fare di tutto, in alcuni periodi ha avuto in dual boot Windows, in altri Linux. Un bel giorno ho persino cambiato hard disk ma OS X non si è mai scomposto e va avanti imperterrito.

Apple Macbook - Snow Leopard - UptimeOggi esce un aggiornamento e guardando l’uptime mi accorgo anche di aver superato il precedente record: non riavviavo o spegnevo il Macbook da 48 giorni. In pratica l’ultimo riavvio è stato a Novembre 2010, presumibilmente per qualche altro aggiornamento.

Riuscite a fare una cosa simile sotto Windows? Per quel che ricordo io, dopo qualche giorno d’utilizzo, un riavvio oltre ad esser necessario era consigliabile. Raggiungete un uptime così lungo, dopo anni senza una formattazione?

Da tempo sono curioso di formattarlo. E’ assurdo. Vorrei vedere se realmente possa guadagnare qualcos’altro in prestazioni perché per ora lavora come il primo giorno e la batteria mi dura oltre tre ore. Credo proprio che a meno di uno strabiliante lavoro dei concorrenti, sarà dura per me abbandonare il mondo Apple.

Emanuele

Oggi non è una giornata!

Scritto il 22 novembre 2010 alle 21:12

No, proprio no! Oggi sono – minimo minimo – tre giornate insieme per quante cose fantasmagoriche mi stanno accadendo! :joy:

Apple iPhone 4

E poi sfido chiunque quando mi ritrovo – in questo periodo a non riuscire a prender sonno per quanti pensieri belli mi investono! Ti voglio con giornate come queste!

Stasera ci vorrà una vagonata di valium, altro che camomille! :joy:

Emanuele

PS: grazie a mio zio. :love:

Creo dei mostri.

Scritto il 9 ottobre 2010 alle 13:58

Ok, vi avevo detto che ero arrivato a quota 6 persone convertite ad un Mac ma siamo già a sette: il collega con cui ho studiato tutto l’inverno è diventato anche lui cliente della mela morsicata da una decina di giorni.

Ieri, invece, ho visto fare a mio fratello 45km in bicicletta per andare a prendere il nuovo iPod touch all’Apple Store dall’altro lato di Milano, dopo aver venduto quello che aveva da un paio d’anni, per non rischiare che finissero. Colpa mia nuovamente se adesso è così Apple-dipendente…

Inizio a credere di potervi fare sentire il bisogno – impellente – di un prodotto Apple semplicemente durante una passeggiata in cui si parla d’altro. :timid:

Anzi, a volerne parlare, non sentite già nascere in voi una strana esigenza?! :eeeh:

Emanuele

I tipi (tecnologici) più divertenti in assoluto.

Scritto il 20 settembre 2010 alle 11:04

Riporto qui (rimuovendo l’autore) un commento tratto da un blog che parlava di iPhone (e non di iPad!).

ho un ipad e devo dire che una COSA piu’ inutile di questo tablet non l’ho mai visto, tutto ruota attorno ad ITUNES, tutto ha dei costi assurdi, safari senza flash e’ osceno, che navigazione e’?? E poi la Apple ha deciso di non far scaricare file superiori a 20MB se ci si connette col 3G…assurdo ma se ho una flat rate e posso scaricare quanto voglio…assurdo che limiti inutili…solo alla Apple poteva venire in mente una cosa del genere, no multitask, no camera, tutti i cavi bisogna comprarli a parte, neanche le cuffie nella confezione di vendita , ma dico ma siamo fuori??? Ladri e tirchi…. martedi’ lo rivendo e compro il galaxy tab…almeno avro’ un vero tablet con modulo gsm VEROOOOOOOOOO

A me quelli che comprano una cosa e poi la criticano così fanno ridere. Razza di pollo ma te l’ha detto il dottore di comprare l’iPad?

Quando sei andato a comprarlo (online, in un negozio, dove cavolo vuoi) non hai chiesto cosa fosse incluso nella confezione? Perché al momento dell’acquisto ti andava bene che non avesse cavetti, videocamera e cuffie e adesso te ne lamenti? In quel momento valeva quei soldi e adesso no? Forse hai valutato male tu dunque, non pensi?

“Ladri e tirchi” solitamente lo si può dire a chi ti ruba qualcosa… non a chi vai a dare i soldi di tua spontanea volontà.

A me la tecnologia piace, l’iPad incuriosisce, ma non lo reputo – attualmente – pronto a soddisfare le mie esigenze così (nonostante sia un utente Apple soddisfatto già da anni) faccio la cosa più semplice del mondo: non lo compro.

Leggo, mi informo, sono anche andato a provarlo dal vivo… ma va bene così. Nessuna prescrizione medica che mi obblighi a comprare qualcosa che non mi convince totalmente.

Si critica sempre la Apple per la sua capacità di fare marketing e descrivere i propri prodotti con toni trionfalistici ma mai ci si preoccupa di dire che in giro c’è gente idiota (e allora ben venga che li spennino: almeno un’azienda che investe in ricerca e sviluppo trova nuovi fondi!).

Emanuele