Archivio dei post taggati ‘Amore’

Il mondo fa la guerra, noi tutti giù per terra.

Scritto il 2 luglio 2011 alle 11:08

Ho voglia di scrivere ancora una lettera, come non si fa più.
Ho voglia di leggere ancora una favola, come non si fa più.

Jacopo Ratini – Su questa panchina

Conservo questo video come un regalo prezioso da un anno e mezzo. Mi segnalò la canzone una carissima lettrice di questo blog (che se le dico che è storica si offende) ed io, nel tempo, mi son ritrovato ad ascoltarla decine di volte per vari motivi. Uno di questi può essere perché parla di lettere (e io ho sempre amato sia scriverle che riceverle) oppure perché parla di una semplicità nel modo di vivere che vorrei tanto saper trasmettere al mio nipotino.

Mi ero sempre ripromesso di scriverne, di farvela ascoltare ma ho puntualmente faticato nel trovare le parole che la descrivessero meglio. La pubblico adesso, di Sabato, quando molti di voi trascureranno questo blog per dedicarsi ad altro. Passerà in sordina e forse è così che deve essere: continuerò a canticchiare certe strofe da solo…

…il mondo canta storie che parlano d’orrore, noi non lo ascolteremo…

Emanuele

Cinquemila chilometri al secondo.

Scritto il 16 maggio 2011 alle 9:48

Copertina de "Cinquemila chilometri al secondo" di Manuele FiorSabato pomeriggio ho letto la mia prima (se non si conta Topolino) graphic novel. Si tratta di “Cinquemila Chilometri al Secondo” di Manuele Fior, uno che, maledetta ignoranza, sembra essere tra i migliori esponenti attuali di graphic novel italiane tanto da essersi aggiudicato il premio “libro dell’anno 2011″ alla più grande manifestazione dedicata al fumetto d’Europa.

La trama descrive due giovani, Piero e Lucia, che si conoscono ed innamorano in età adolescenziale per poi perdersi dopo pochi anni alla ricerca di una utopica idea di felicità. La vita li porterà verso nuove esperienze, entrambi distanti migliaia di chilometri da casa, ma non riuscirà a sottrargli quel senso d’insoddisfazione. Si incontreranno nuovamente dopo anni, scoprendo d’esser cambiati in un mondo che è rimasto noiosamente uguale.

Il romanzo, nella prefazione, indica “il ritratto di una generazione precaria anche negli affetti” e il risultato, seppur si tratti di un libro che si beve in poche ore, è piacevole.

Ovviamente nel prezzo (17€ quello di copertina) influisce pesantemente anche l’ottimo lavoro di disegno dell’intera storia. Ho apprezzato molto alcune tavole che raccontavano da una prospettiva originalissima le sensazioni dei personaggi.

Emanuele

Via.

Scritto il 11 maggio 2011 alle 9:38

Emanuele pedala in monociclo

Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere. Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti. Se non resisti e torni indietro, non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mia. O’ capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddu.

Alfredo in Nuovo cinema Paradiso

Emanuele

La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto.

Scritto il 6 maggio 2011 alle 16:55

Per quanto possa sembrare paradossale, la natura è di una precisione incredibile. Non sempre si ha la possibilità di osservarne le regole che la descrivono ma questa primavera qui – fuori città – mi sta facendo questo regalo.

Ricordate quel campo dipinto di giallo che vi avevo fatto vedere tempo fa? E’ scomparso. Una bella mattina passavo da lì in bicicletta per andare al lavoro, e non c’era più. La notte, quella precisa notte l’intero campo si era spogliato, come una donna che decide di concedersi magicamente alla sua terra. I petali dovevano essere finiti, come un mantello, sdraiati in basso e il giallo aveva lasciato posto ad un verde intenso. Avrei voluto esser lì – avrei rinunciato al mio sonno – per assistere alla scena: silenziosamente un petalo dietro l’altro, con qualche volteggio, avrà lasciato la cima del suo mondo. Mi ha sorpreso e fatto riflettere. Sapevo che l’avanzare delle stagioni cambia colori al pianeta, non immaginavo però che sarebbe potuto accadere in maniera così affascinante. Tutte quelle piante sono andate avanti per giorni come il motore di una bella auto: un ritmo preciso, uniforme, costante. Nessuna correva più delle altre, nessuna è rimasta indietro.

Papaveri

In questi giorni i campi in questa zona han cambiato colore. Il rosso dei papaveri la fa da padrone e – devo dire – mi piace un sacco. Sa di passione. La terra ama quelle piante e lo dimostra così. Il giallo è concime di quel rosso intenso.

Io, in tutto questo, comprendo che non c’è legge più giusta di quella della natura. Una legge lenta, premurosa, attenta, precisa e silenziosa. Una legge cui non sfugge neanche un petalo. Una legge che, lasciandomi abbracciare, saprà dipingermi di nuovi colori.

Perché anche noi siamo natura…

Emanuele

E’ un grande giorno per il pianeta delle scimmie.

Scritto il 4 maggio 2011 alle 9:27

No, non si può esultare per l’uccisione di un uomo. Chiunque esso sia. Rifletto da un paio di giorni riguardo l’uccisione più o meno efferata (e più o meno voluta durante l’irruzione) di Osama Bin Laden che ha fatto esultare l’America (ma non solo lei) come fosse l’Indipendence day.

Non si può. So bene che Osama è stato un terribile terrorista, il mandante (presunto o meno – che di teorie complottistiche ne è pieno il mondo) di efferati crimini verso l’umanità. So bene che tanta gente ha perso figli, fratelli, genitori quell’11 Settembre di 10 anni fa. So bene che dichiarava d’essere nemico dell’America. Però non si può esultare.

Perché chi esulta non potrà più scandalizzarsi davvero quando, dall’altro lato del mondo – o della fazione – si esulterà per un militare preso in ostaggio ed ucciso in 24 ore. Sarà la stessa identica cosa, vista da due posizioni diverse.

Era un’occasione questa. La cattura di un terrorista come Osama era l’occasione per l’occidente – che si dichiara sempre evoluto riservando l’incivilità esclusivamente ai paesi orientali come se la selezione naturale avesse contraddistinto geneticamente l’intelligenza di nord e sud, est ed ovest – per mostrare la sua superiorità, la sua effettiva modernità.

E invece così non è stato. “Giustizia è stata fatta” sono state le parole di un Presidente neo-nobel per la Pace. Quelle parole mi suonano dentro come un occhio-per-occhio dente-per-dente terribile e pericoloso. Una freccia sparata che inviterà la controparte a rispondere al fuoco. Un nobel per la pace che si esprime così, poi, mi da modo di rivedere la mia simpatia nei confronti di un presidente che mi ha fatto sognare un reale cambiamento per l’intero occidente. “Ha usato parole sbagliate”, mi ripeto da giorni, tentando di giustificarlo.

Giustizia non è mai fatta attraverso la violenza.

Mi rendo benissimo conto che Osama era un peso enorme per qualsiasi Stato. Se lo rinchiudevi in qualche carcere lo processavi poi per una eventuale scarcerazione? Non era ridicola di per sè l’opzione? E se condannato alla pena di morte (tutt’ora, anacronisticamente, presente in America) lo seppellivi poi da qualche parte rendendo – di fatto – quel terreno luogo di visita per curiosi o “estimatori” del grande terrorista relegandogli un posto nella storia futura?

Si è scelto di farlo sparire per sempre non tanto per le ragioni filosofiche descritte dal discorso pronunciato a reti unificate, quanto, più verosimilmente, per un fardello indiscutibilmente grosso da gestire. Funerale celebrato in fretta sulla strada del ritorno e via.

Non l’ho con l’America da questo punto di vista: sono sicuro che Italia, Francia, Germania, Inghilterra e chi più ne ha più ne metta non si sarebbero comportate diversamente.

La gente, come una grande massa, non riesce a non pendere da quella parola di rivalsa ed inondare le strade esultando. L’esaltazione, lo strumento probabilmente peggiore per garantire un futuro di pace. Perché siamo i primi a dire che gli islamici sono degli “esaltati”.

Io mi chiedo come si possa giustificare una cosa simile ad un bambino: “lui era un cattivo, dunque è stato eliminato”. Ma allora tutti i cattivi che il bambino incontrerà nella sua vita potrà eliminarli, no? Proverei ad usare altre parole immagino. Parole che non potrebbero che sfociare in qualche piccola menzogna, per non fargli credere che questo mondo insegue ancora la legge del taglione. Qualche anno dopo però, son sicuro, lo capirebbe da solo.

Perché tutta questa evoluzione non c’è. Tutto questo gran cambio di mentalità non esiste. Anni fa mi dissero, in ben altre circostanze, “è facile amare chi ci ama, è difficile amare chi non ci ama. Probabilmente la vera chiave di volta è solo questa.

Fondamentalmente viviamo in un mondo dissociato, dove il dire e il fare seguono due percorsi diversi, dove si proclama e acclama a gran voce Beato e Santo un grande Papa ma poi non si ha la capacità di seguire i suoi insegnamenti. Dove ci si professa civili e dalla parte dell’uomo e poi si continua ad uccidere. Non riesco e non si può esultare proprio perché non c’è stato alcun passo avanti. L’uccisione di una capocchia di spillo nel mare di una società che insegue valori antichissimi (soldi, fama, sesso, potere) in maniera cieca non è una conquista: è l’illusione di essersi mossi rimanendo comunque sulla stessa strada.

Non giustifico Osama. So bene cosa era. Non mi piace però neanche vedere che non compiamo mai passi avanti, che la storia non riesce realmente ad insegnarci nulla bensì serve solo a rivangare fango su fango, offese su offese.

Questo stile ci ha portati fin qua e questo stile ci porterà allo stesso modo all’anno 3000.

Ecco, non so se ho più voglia di festeggiare realmente l’avanzare delle stagioni. Avanzare. Ah-ah. Che roba assurda che ho scritto.

Emanuele

Osa essere tenero.

Scritto il 29 marzo 2011 alle 20:32

Da un lato son felice, perché è bello vedere pubblicità di questo tipo. Dall’altro sono preoccupato… perché se serve una pubblicità per dire certe cose, si vede che ce n’è bisogno.

Spot Milka - Osa essere tenero

Intanto ho scattato una foto ed ho sorriso (no, ero solo, niente abbracci). :-)

Emanuele

Verità stampate (non scritte).

Scritto il 21 marzo 2011 alle 19:13

I libri, tutti i libri (qualsiasi libro), indipendentemente dalla storia che raccontano, insegnano una cosa fondamentale: nella vita, per tutte le cose (in qualsiasi cosa) c’è sempre un inizio e una fine.

Ieri sera ho finito di leggere Un giorno, ho completato un cammino insieme ai due protagonisti e tutto ciò che voglio portar con me è proprio questo: nulla è eterno.

Intanto voi, se avete voglia di leggere un bel romanzo, non perdete d’occhio questo capolavoro.

Emanuele

Darwin sbagliò: non ci evolviamo (del tutto).

Scritto il 21 marzo 2011 alle 9:12

La foto che vedete qui sotto l’ho scattata al Museo di Storia Naturale. Ogni tipo di animale ha il suo tipo di corna e non potevo lasciarmi sfuggire una frase emblematica come questa. In realtà una riflessione mi ronzava in mente già da qualche giorno ma quel momento è stato determinante per convincermi a scriverne due righe.

Scritta "Questioni di corna" al Museo civico di Storia Naturale - Milano

La questione è semplice: perché questo mondo è arrivato incapace di vedere relazioni diverse da quelle a sfondo sessuale tra un uomo e una donna? Prima di continuare nella discussione vi avverto che faccio parte anch’io dei “contagiati” (non volate a conclusioni affrettate però…).

Tutto è iniziato la settimana scorsa (no, il mondo già girava in questo mondo da prima) quando ho dormito a casa di un’amica. Nulla di prestabilito o di programmato, casualmente volendo uscire insieme il giorno dopo mi ha detto “ma perché non dormi da me?”. E io non mi son posto problemi (come, è giusto dirlo, nessun essere al mondo in quel momento si pone). Bene… il giorno dopo è stato un susseguirsi di scene in cui dovevi giustificare l’aver condiviso il letto con una Amica.

Prima le sue coinquiline (che in effetti m’han pure visto uscire a petto nudo dal bagno perché ero convinto fossero già fuori casa…), poi gli amici incontrati. E ripeto: sono il primo che fa un certo tipo di battutine quando accadono situazioni simili.

Perché tutto questo? Mi sento drogato in questi giorni. Mi sento come se fossi – nuovamente – stereotipo di una società che non amo, di un modo di fare e vivere che non condivido.

L’amica, tra l’altro, è fidanzata e (oltre a scommettere di non interessarle minimamente) posso assicurarvi che non avrei mosso mai un dito. Io sono single, lei no. Certe cose distruggono le vite. Mi correggo: non avrei mai mosso mezzo dito.

[...] pensa se la gente, invece del potere,
pensasse all’amicizia come modo per godere.
E come capi indiani, magia,
si fuma per la pace
ma tu mi dirai “Poesia,
non si mangia con la poesia!!”.
Basta! Per me questo è un duello
devo salvar la testa perché dentro c’è il cervello!

Bandabardò – Sogni grandiosi

Perché però il mondo insegna, un po’ a tutti, a ragionare semplicemente nell’ottica delle esperienze sessuali? Capisco che è innato nell’uomo (come essere animale) la necessità di riprodursi e garantire un futuro ai suoi geni ma credevo ci fossimo evoluti un pochetto.

Emanuele