Archivio dei post taggati ‘amicizia’

Promesse.

Scritto il 9 maggio 2012 alle 20:21

Scarpe su pietrisco

Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.
Non camminare dietro me, potrei non guidarti.
Semplicemente cammina al mio fianco e sii mia compagna.

Albert Camus (scrittore francese)

Emanuele

Ma io, li merito davvero amici così?!

Scritto il 22 luglio 2011 alle 11:26

Quest’anno, il giorno del mio compleanno, ero reduce dal funerale di mio zio. Scesi a Palermo ma praticamente non ebbi modo né di festeggiare (figurarsi), né di incontrare gli amici.

Oggi, a distanza di mesi, è in arrivo una torta con un corriere direttamente dalla Sicilia. Sono questi i momenti in cui ti chiedi a cosa servano i social network se, al contrario, starne fuori ti tiene alla larga da tantissime relazioni illusorie regalandoti esclusivamente amici su cui potresti contare persino nei periodi più neri. Doveva essere una sorpresa ma per motivi logistici (qualcuno doveva essere a casa per riceverla) l’ho saputo prima e finalmente mi son spiegato perché, all’inizio della settimana, un amico mi mandò un sms: “Manu, mi dici dove abiti di preciso che sto calcolando quanto vivo distante dai miei amici?”. Uno di quei messaggi assurdi che però ti dici “ogni tanto queste idee idiote, in un momento di fancazzeggio, le hai anche tu…” e così rispondi senza sospettar nulla. :-|

Siccome però non ha senso una torta senza amici intorno al tavolo da oggi a Lunedì ospiterò un amico in arrivo da Palermo, uno da Treviso, una da Modena e una da Milano! Sarà bello passare con loro l’ultimo weekend prima dell’Africa… :-)

Emanuele

PS: e ci sarebbe da discutere per ore sul fatto che la società odierna faccia credere che il benessere sia aumentato quando invece si parte dai propri cari proprio come 1000 anni fa e impone che i giovani alla ricerca di un futuro debbano disperdersi in giro per il mondo.

Perché il cuore ha le sue ragioni (che la ragione non conosce).

Scritto il 11 giugno 2011 alle 2:53

Targa EGIIIAH!

Non sempre puoi spiegare a parole, riuscendo ad esser convincente ed entusiasmante, certe serate. Serate inutili per certi versi. Serate in cui paghi 5€ di metropolitana per recarti ad un concerto che non c’è più. Serate in cui ti ritrovi a vagare per chilometri in città con un amico per risparmiare un singolo euro di metropolitana e cercare un posto in cui cenare. Serate in cui, la cena, la trovi poi in un angolino nascosto del centro, in uno di quei kebabbari che i padani più convinti vorrebbero fuori dall’Italia. Gente buona. Gente che ti regala anche due vaschette di patatine che prepara solo per noi mentre si scambiano due parole fuori dal piccolo locale. Serate in cui, le amiche, a giro, ti abbandonano tutte prese da milioni di altri impegni di cui tu non fai parte. Serate in cui, nonostante non ci sia nulla da fare, finisci per prendere l’ultima metro e rischiando quasi di perderla corri sulle scale mobili scendendo da quelle che salgono perché son le prime che hai incontrato. Serate in cui, torni a casa, e non hai ancora voglia di andare a letto così, preso da un raptus malato esclami “ma ci facciamo un giro in monociclo?”.
Sono le due e cinquanta di notte, ho passato l’ultima mezz’ora abbondante in giro per il paese quasi deserto con un altro cretino che monociclava con me. C’era molto silenzio, a me però sembrava d’essere alle giostre, quando ti stai divertendo talmente che non vuoi più scendere.

Serate che non so spiegare…

Emanuele

PS: la targa, bellissima, l’ho fotografata stasera a Milano e secondo me appartiene a Vasco Rossi…

E’ arrivato un fratellino!

Scritto il 10 giugno 2011 alle 9:23

Io non so in ventott’anni quante altre volte mi sia accaduto, però in questi mesi ho visto realizzarsi due belle magie.

La prima è ben più piccola ma da quando è arrivato il mio monociclo a casa un’altro co-abitante aveva mostrato particolare interesse (voleva che lo lasciassi a casa la domenica, se – durante la settimana - rientrava a casa prima di me balzava in sella etc…). Così, adesso, in occasione del suo compleanno, ho pensato: perché non regalargliene uno insieme agli altri coinquilini? Tra il dire e il fare, certe volte, non c’è di mezzo il mare. :-)

Due monocicli

La seconda magia è ambientata al lavoro: erano sono i primi mesi per me e non conoscevo tanta gente. Socializzando con un ragazzo un po’ più grande (va per i quaranta) è uscita fuori la mia insana passione per il monociclo. Gli ho raccontato quanto fosse divertente e un bel giorno, poco più di un mesetto fa, seguendo unicamente il suo istinto, si è fatto consegnare in azienda una biciclettina acrobatica (che, credetemi, ho provato ma è ben più difficile del monociclo!). Dopo un po’ di tempo mi ha confidato che erano anni che sognava di provarla ma non si era mai convinto e che ormai conservava l’idea come “un sogno che avrebbe dovuto realizzare quand’era più giovane”. Tra le motivazioni del passo mi ha svelato che ero stato io a dargli la giusta spinta per osare: sono rimasto senza parole e non posso che continuare ad approvare la sua scelta… il tutto però mi ha riportato, malinconicamente, in mente le ultime parole di mio zio. Aver convinto un bel po’ di gente a comprare un Mac è stato facile… ma questa volta, senza neanche volerlo, ho spinto una persona che conosco pochissimo a comprare una biciclettina acrobatica! :o

In ogni caso, dopo ben sette biciclette in garage (condivido casa con altri malati-di-bicicletta) ecco il fratellino del mio monociclo. E’ stato un piacere vedere il festeggiato gongolante sul suo mono-ruota fiammante!

Quante cose nella vostra vita non realizzate perché non vi sembra mai il momento giusto? :-)

Vola solo chi osa farlo gente! Vola – dannatamente – solo chi osa farlo!

Emanuele

PS: il monociclo con la ruotina da 20″ l’ho già provato e posso assicurarvi (chissà vi balenasse l’idea) che è incredibilmente più semplice del mio da controllare (me l’avevano detto che con la ruota grande è più difficile imparare, ma ormai lo sapete che senza difficoltà non mi diverto! :-P).

Ssa-sa-sa. Test-test. Sa-sa.

Scritto il 1 giugno 2011 alle 15:38

Movie, desk, pen, pencil, mouse, window, smartphone, suitcase, dress, sleeping, bed, eat, sugar, car, milk, sun, umbrella, knife, fork, spoon, cheesecake, butter, lovely, music, wonderful, take a photo, really, name, old, funny, amazing… no, non sto impazzendo. Sto ripassando. :timid:

Domani mattina – alle 9 – sarò in aeroporto a prendere due amiche inglesi che vengono a visitare Milano. Le ospito a casa mia e dovrò portarle in giro, dovrò far assaggiar loro del buon cibo italiano (in pratica: non dovrò cucinare ma al più dovrò pagare il conto) e dovrò mostare quanto l’Italia sia bella (che poi è bella, politica a parte… ma, tranquilli, non mi metto a parlare di politica a pranzo con due ragazze londinesi!).

Intanto però sembra che – come qualsiasi donna che viaggia – non stiano lasciando nulla a casa anche a costo di portare 20 valigie. Da ieri piove ed è prevista una maledetta pioggia londinese su tutta la Lombardia almeno fino a Domenica! :-|

Devo ripassare Singing in the rain mi sa… :roll:

Emanuele

Verità stampate (non scritte).

Scritto il 21 marzo 2011 alle 19:13

I libri, tutti i libri (qualsiasi libro), indipendentemente dalla storia che raccontano, insegnano una cosa fondamentale: nella vita, per tutte le cose (in qualsiasi cosa) c’è sempre un inizio e una fine.

Ieri sera ho finito di leggere Un giorno, ho completato un cammino insieme ai due protagonisti e tutto ciò che voglio portar con me è proprio questo: nulla è eterno.

Intanto voi, se avete voglia di leggere un bel romanzo, non perdete d’occhio questo capolavoro.

Emanuele

Darwin sbagliò: non ci evolviamo (del tutto).

Scritto il 21 marzo 2011 alle 9:12

La foto che vedete qui sotto l’ho scattata al Museo di Storia Naturale. Ogni tipo di animale ha il suo tipo di corna e non potevo lasciarmi sfuggire una frase emblematica come questa. In realtà una riflessione mi ronzava in mente già da qualche giorno ma quel momento è stato determinante per convincermi a scriverne due righe.

Scritta "Questioni di corna" al Museo civico di Storia Naturale - Milano

La questione è semplice: perché questo mondo è arrivato incapace di vedere relazioni diverse da quelle a sfondo sessuale tra un uomo e una donna? Prima di continuare nella discussione vi avverto che faccio parte anch’io dei “contagiati” (non volate a conclusioni affrettate però…).

Tutto è iniziato la settimana scorsa (no, il mondo già girava in questo mondo da prima) quando ho dormito a casa di un’amica. Nulla di prestabilito o di programmato, casualmente volendo uscire insieme il giorno dopo mi ha detto “ma perché non dormi da me?”. E io non mi son posto problemi (come, è giusto dirlo, nessun essere al mondo in quel momento si pone). Bene… il giorno dopo è stato un susseguirsi di scene in cui dovevi giustificare l’aver condiviso il letto con una Amica.

Prima le sue coinquiline (che in effetti m’han pure visto uscire a petto nudo dal bagno perché ero convinto fossero già fuori casa…), poi gli amici incontrati. E ripeto: sono il primo che fa un certo tipo di battutine quando accadono situazioni simili.

Perché tutto questo? Mi sento drogato in questi giorni. Mi sento come se fossi – nuovamente – stereotipo di una società che non amo, di un modo di fare e vivere che non condivido.

L’amica, tra l’altro, è fidanzata e (oltre a scommettere di non interessarle minimamente) posso assicurarvi che non avrei mosso mai un dito. Io sono single, lei no. Certe cose distruggono le vite. Mi correggo: non avrei mai mosso mezzo dito.

[...] pensa se la gente, invece del potere,
pensasse all’amicizia come modo per godere.
E come capi indiani, magia,
si fuma per la pace
ma tu mi dirai “Poesia,
non si mangia con la poesia!!”.
Basta! Per me questo è un duello
devo salvar la testa perché dentro c’è il cervello!

Bandabardò – Sogni grandiosi

Perché però il mondo insegna, un po’ a tutti, a ragionare semplicemente nell’ottica delle esperienze sessuali? Capisco che è innato nell’uomo (come essere animale) la necessità di riprodursi e garantire un futuro ai suoi geni ma credevo ci fossimo evoluti un pochetto.

Emanuele

La mosca bianca.

Scritto il 13 marzo 2011 alle 19:58

Manu, te lo dico così, papale papale, anche perché non so in che altro modo dirtelo. La vedi quella lì? Mi hanno fatto sapere che ha chiesto di te, che le interessi.

Arriva così, a metà serata di un qualsiasi sabato in un locale del centro di Milano, con una birra in mano, la notizia.

Quella lì. Quella carina con cui stavi parlando prima. Laureata in non-mi-ricordo-che (che queste riforme hanno decuplicato gli indirizzi di laurea) con uno stage quasi concluso in un museo. Le piace l’arte però non paga. Lombarda, forse fin troppo. Accento odioso in un bel corpicino.

E io son fesso. La mia amica dice che son cresciuto fin troppo bene, che sono buono, che non mi comporto come il resto del mondo e che… dovrei approfittarne. E’ stata a ripetermelo fino alle tre di notte “sei un ragazzo simpatico, intelligente, lavori, ti presenti anche bene fisicamente; si, se non fossi fidanzata ci penserei anch’io!”. Io carino. Non lo sono e non mi ci vedrò mai (e non è un problema perché vivo bene con me stesso).

Così, tornato a casa, avevo voglia di ritrovare nella stanza un sacco da boxe per dare due pugni. Perché non capisco più cosa stia aspettando, cosa stia cercando, da cosa stia scappando. Perché in questi tre anni in cui avevo deciso di star solo ne ho contate otto. Otto volte ho detto di no. Non l’ho scritto prima perché non amo vantarmi di queste cose… anche perché, diciamocelo, dire di no non è che sia una gran bella notizia.

La mosca bianca, ho sentito dire. Sarà lei forse. Il sogno di qualcosa di ancora più grande. Perché l’argento sai, si beve, ma l’oro si aspetta (cit.).

Emanuele