Archivio dei post taggati ‘altruismo’

L’accoglienza di questi uomini è impareggiabile.

Scritto il 30 agosto 2011 alle 16:12

Tra gli aspetti più toccanti e belli con cui ci si scontra in Africa la disponibilità e l’accoglienza hanno un ruolo fondamentale. E’ qualcosa che non ti spieghi ma che – magicamente – esiste. Uno dei missionari mi raccontava che il senegalese è un uomo tipicamente propenso alla cordialità e te ne accorgi subito, quando il saluto non è definito da una semplice stretta di mano ma da un’intera sequenza di azioni con le mani che girano e giocano tra loro per concludere con un pugno sul proprio petto.

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Eppure, da bravo malpensante, me lo son chiesto – e l’ho anche chiesto – se non esistesse la mafia lì. La risposta è stata che, piccoli furti di galline e pecore a parte, una mentalità mafiosa stenta ad attecchire proprio perché il senegalese vive già bene con quel poco che ha. Non pretende molto di più.

Tutto questo però si trasforma in qualcosa di più profondo e intenso quando ti ritrovi in giro per i piccoli villaggi dell’Africa più dura, distante da quel briciolo di civilità chiamato Dakar.

In quel tempo, seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Marco 12, 41-44

In uno dei villaggi visitati, infatti, il capo villaggio ci raccontava che oltre la metà delle persone faticava ad arrivare ad un pasto al giorno. La notizia in sé non era un fulmine a ciel sereno perché di storie simili ne raccontano anche i meno blasonati dei report televisivi. La cosa che – in realtà – sconvolge è che nonostante quel grave problema l’intero villaggio si era fermato per noi. Molti degli uomini che solitamente avrebbero passato la mattina coltivando erano rimasti nel villaggio in attesa del nostro arrivo. Le persone con cui eravamo in contatto avevano mandato persino due cavalli per trasportarci fino al villaggio (irraggiungibile col pick-up). Dopo una bella presentazione però è arrivato il momento del pranzo ed è lì che mi è tornato in mente quel passo del Vangelo.

Non potevo rifiutare il cibo perché la condivisione della giornata – per loro – era un regalo enorme però ogni boccone che masticavo era una domanda in più che si conficcava dentro. Queste persone, cui manca praticamente il cibo per sopravvivere, erano state in grado di sfamare tutto il nostro gruppo.

Quante volte la nostra pseudo-povertà ci spinge a credere di non poter fare di più? Con che coraggio possiamo definirci poveri ed incapaci di donare quel centesimo in più a chi ce ne fa richiesta?

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Sono andato via da quella gente felice, tanto quanto erano stati felici loro di mostrarci il pozzo o la macina in cui trasformavano in polvere arachidi, soia e qualsiasi altro ingrediente fosse possibile conservare per il periodo della siccità. Felice non per questo però, o tantomeno per l’idea che – molto probabilmente – è tutta gente che nella mia vita non rivedrò mai più. Ero felice, semplicemente perché mi avevano messo di fronte alla mia incredibile avidità.

E’ questa l’Africa che ti brucia dentro, che ti scotta e ti lascia un segno. Non è il caldo a sconvolgerti. E’ questa capacità di donarsi, quasi irrazionalmente, che batte qualsiasi tuo slancio di altruismo: sarà sempre e comunque infinitamente più insignificante. Perché anche il mio andare in Africa, anche il mio spendere interamente quattordicesima e ferie con loro, anche il mio imbiancare la parete di una biblioteca… quanto poco vale rispetto ad una persona che non avendo il cibo per sopravvivere decide che è giusto e doveroso offrirtene una parte?

Qualche giorno fa, prima di tornare al lavoro, ho preso un gelato in centro a Milano. Subito dopo ho chiesto un bicchiere d’acqua e mi è stato presentato – come consuetudine qui al nord – un bicchierino poco più grande di una tazzina. E’ quella l’acqua “prevista” se non vuoi comprare una bottiglietta. Quant’è disumana quella che noi chiamiamo civiltà?! In quel villaggio, per farci pulire le mani dopo il pranzo, portarono un pentolino con l’acqua che avrebbero usato per bere; quell’acqua che – raccontavano – scarseggia facilmente nel pozzo (e vorrebbero tanto averne un altro più profondo) e infatti, nonostante si fosse sporcata delle nostre mani, l’acqua rimasta tornò nella damigiana posta all’ombra di un grande albero…

Capite quando dico che non tutta l’Africa va cambiata? Sono così avanti rispetto a noi…

Emanuele

Correte finché non la trovate!

Scritto il 31 luglio 2011 alle 12:00

Donna a braccia aperte su una collina

Non lasciatevi intruppare dai dogmi, dalle uniformi, dalle dottrine,
non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda, da chi vi promette, da chi vi spaventa,
da chi vuole sostituire un padrone con un nuovo padrone, non siate gregge perdio,
non riparatevi sotto l’ombrello delle colpe altrui, lottate, ragionate col vostro cervello,
ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile,
artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà,
la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere.

Oriana Fallaci (giornalista italiana)

Emanuele

(photo credits)

La religione che io amo!

Scritto il 4 febbraio 2011 alle 21:58

Questa foto, nonostante la censura, è arrivata e sta girando su Twitter in queste ore.

Cristiani difendono Musulmani in preghiera a Il Cairo

Cristiani proteggono musulmani che pregano durante la rivolta al Cairo.

Nient’altro da aggiungere se non pregarvi di notare la differenza

Emanuele

(Fonte: Il Post)

Tazza grande macchiato caldo.

Scritto il 16 gennaio 2011 alle 12:00

Moka sul fuoco

Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola,
senza saperlo hanno accolto degli angeli.

Lettera di Paolo agli Ebrei 13, 2

Emanuele

(photo credits)

Guida pratica per tutte le religioni (regola unica).

Scritto il 26 dicembre 2010 alle 12:00

Monaci buddhisti in fila

Comprendere: cum prendere, cioè prendere qualcosa e diventare uniti con essa. Se ci limitiamo a esaminare una persona dall’esterno senza diventare una con lei, senza metterci nei suoi panni, entrare nella sua pelle, non arriveremo mai a comprenderla.

Thich Nhat Hanh (monaco buddhista)

Emanuele

(photo credits)

Perché alla fine dei vostri giorni, i soldi li vedrete come… carta.

Scritto il 4 dicembre 2010 alle 13:56

Soldi per la raccolta di beneficenza

No, stanotte non ho rapinato una banca o scippato una borsetta. Questi sono soldi vostri. O meglio, sono i soldi della raccolta fatta per la mia laurea. Gli amici, invece di comprarmi qualcosa, si son tassati. Avevo già spiegato le mie intenzioni ma in questi giorni una certa Samantha, proprio su quella pagina aveva esposto alcune perplessità: perché doveva darmi qualcosa invece di fare beneficenza per conto suo?

La domanda si allargava e sbordava in “perplessità” (più che lecite per una sconosciuta) che però mi hanno amareggiato un po’.

Non tanto perché non ci fosse fiducia nei miei confronti, quanto perché quella paura diretta, perentoria e a tratti arrogante è segno di tante cose. Mi piace leggere sempre tra le righe e negli spazi vuoti tra le parole perché la comunicazione è frutto di ciò che siamo o viviamo.

Quella sfiducia totale è segno di una insicurezza, paura e distacco verso prossimo impressionante. In un mondo ideale (quello che ho in testa purtroppo) la fiducia tra le persone non viene mai tradita e per questo è difficile che qualcuno dubiti di un fratello. La realtà è ben diversa e Samantha ne era la prova. E’ finita sul mio blog cercando come fare una donazione e si è spaventata pensando volessi rubare qualcosa agli sprovveduti del web.

Personalmente sono abituato a fare raccolte. Fin da piccolo, con gli scout, abbiamo raccolto soldi per le più disparate emergenze (dalla costruzione di un pozzo in Africa alle missioni in Brasile o alla riparazione di una base scout cittadina confiscata alla mafia e continuamente oggetto di vandalismi o furti) e così, quest’altra era – semplicemente – un’altra occasione per fare del bene. Niente di più, niente di meno.

Io so che esiste la violenza, la prepotenza, l’egoismo, ma quando guardo le persone cerco sempre di credere che ci sia del buono in loro. Come esiste il nero esiste il bianco, così intorno a noi ci son tante persone che non passano le giornate pensando come fregare il prossimo. La tv, mi rendo conto, non aiuta in questo. L’informazione, i telegiornali, le radio ci tartassano continuamente di notizie “nere“, dimenticando invece le notizie “bianche“. La criminalità fa notizia. Ci raccontano sempre di furti e rapine ma mai dell’opera di infinite associazioni che giornalmente regalano anche semplicemente un sorriso. Non sarebbe bello un telegiornale totalmente incentrato sulle notizie “bianche”? Vi ponete mai certi quesiti?

Per trasparenza vi comunico che la somma raccolta è di 615€: 95€ raccolti attraverso voi lettori del blog e 520€ attraverso il mio passaparola tra amici e parenti. Ogni busta che ricevevo finiva in quella grande predisposta per l’occasione.

Oggi quei soldi son arrivati alle mani di due famiglie palermitane che stanno attraversando un periodo particolarmente difficile. Le due famiglie non le conoscevo direttamente e mi son fidato di mio zio sacerdote.

Non sarà una cifra da win for life (e non parlatemene entusiasti che vi guardo con rassegnazione), ma mi piace pensare che grazie a quella busta queste due famiglie passeranno un Natale un po’ più sereno.

Grazie ancora a tutti per il regalo che mi avete fatto. Era proprio ciò che volevo… :-)

Emanuele

Non fatemi regali ma fatemi un regalo!

Scritto il 14 novembre 2010 alle 23:09

Io credo che la vita mi abbia regalato tanto: ho una bella famiglia alle spalle, ho dei grandi amici, ho tutto ciò – e forse anche oltre – di cui una persona normale possa necessitare per un sostentamento dignitoso. Per questo semplice motivo, da mesi mi ronzava in testa un’idea che finalmente posso condividere con voi: il giorno della mia laurea non voglio ricevere alcun regalo!

Professo-a, dal latino, significa promettere. Le professioni, secondo me, sono qualità messe al servizio: non hanno senso altrimenti. L’ho imparato da mio padre che ancora oggi, seppur in pensione, non perde occasione per fare qualche lezione gratuitamente. Così, voglio che il primo giorno della mia vita in cui mi verrà riconosciuta una professione, possa essere segno del mio servizio verso la comunità. Ho già detto ad amici e parenti di non acquistarmi regali ma di metter da parte qualcosa perché voglio donare il ricavato a qualcuno che ne abbia veramente bisogno. La busta è già pronta da giorni e un centone (al momento) è conservato li…

La cosa bella di questo singolare modo di festeggiare una laurea è che, così, non escludo nessuno dalla mia gioia. I miei amici hanno già accolto l’idea e siete invitati anche voi. :-)

Come? Anche in maniera anonima potete effettuare una donazione sul mio conto Paypal e tutto ciò che arriverà da oggi fino a, diciamo, una decina di giorni dopo la mia laurea lo destinerò alla donazione. Se avete difficoltà con Paypal (serve una carta di credito) contattatemi in privato: posso darvi l’IBAN del mio conto bancario per un bonifico o il numero della mia PostePay per un accredito (lo fate in qualsiasi ufficio postale o direttamente dal vostro conto BancoPosta!). Altrimenti, cliccate sul pulsante qui sotto.

La raccolta è finita. Ho rimosso il pulsante. Grazie a chi ha partecipato! :-)

Ho lasciato libera la scelta dell’importo in modo che ognuno di voi possa fare i conti con le proprie tasche. Io, per ogni donazione tramite questo sistema pagherò a Paypal una commissione superiore ad 1€, così cercate di non tirare troppo verso il basso o rischiamo di regalare semplicemente soldi.

Mi piacerebbe se questa scelta potesse prendere il largo un po’ più delle pareti di questo blog, per questo considerato che giornalmente siete tutti impegnati a condividere ovunque (Facebook, blog, twitter…) link più o meno utili, questa volta provate a segnalare questo post. Lascia il mondo un po’ migliore di come l’hai trovato dovrebbe essere una regola per tutti noi e i bei propositi maturati dentro in questi giorni dopo aver visto Benigni in tv (non trovo gente che non l’abbia visto) avranno l’occasione di concretizzarsi. Infine, sarà un modo per condividere con me la gioia della mia laurea.

Mi sembra decisamente il modo più bello per farmi sentire un professionista. :-)

Emanuele

I santi peccavano ma sapevano scegliere bene.

Scritto il 13 settembre 2010 alle 8:05

Ieri il sacerdote – durante l’omelia – ha precisato che i santi non erano persone senza peccato. Anche loro, come noi, erano macchiati non solo dal peccato originale ma anche dai piccoli peccati quotidiani. Anche loro, come recita un proverbio, peccavano almeno sette volte al giorno. Semplicemente – spiegava il sacerdote – erano persone che nel momento delle scelte difficili erano in grado di rispondere col messaggio di Cristo. Un concetto concreto quanto le quattro regole di Don Bosco: allegria, impegno, fare del bene, devozione.

M’è piaciuta questa riflessione e proverò a tenerla in mente nei prossimi giorni. :-)

Buon inizio di settimana,

Emanuele