Il trapassato remoto è morto.

[…] Ma in realtà il trapassato remoto è un modo di pensare la storia, ed è un modo di capire il tempo. Non è la stessa cosa dire: ebbi cantato piuttosto che cantai. Perché tra i due tempi c’è una linea di separazione. Un qualcosa di avvenuto e di concluso, una sistemazione del disordine della vita. Usare il trapassato remoto è un modo per archiviare davvero, ma non è un modo per dimenticare.

(Via: Il trapassato remoto che non usa più nessuno)

Emanuele

6 commenti » Scrivi un commento

  1. Credo sia un tempo che non uso mai…
    Quindi non archivio niente?
    Ecco perchè spesso sono “confusa e felice”…
    robi

  2. Certo…
    Una cosa che comunque faccio notare loro è che in Veneto non esiste nemmeno il passato remoto…al massimo raggiungiamo il passato prossimo (figurati il trapassato), mentre nel Sud (almeno tra le persone del Sud che conosco) si fa il contrario:
    “Scrissi ad Emanuele”…e magari sono passati solo due minuti…

    • La realtà è che ogni lingua è frutto di una necessità. Se le necessità si evolvono, anche la lingua cambierà e si adatterà continuamente a nuovi contesti. E’ vero che perdere alcune radici può far strano in maniera maggiore rispetto all’accettare un neologismo, ma è anche vero che è qualcosa che accade e accadrà sempre. Chissà quale sarà la lingua che si parlerà tra 100 o 200 anni. Il nostro italiano sembrerà distante come quello di certi sonetti del tardo rinascimento. Chissà però se si continuerà a dire che c’era una bellezza o se, a questo giro, è solo un impoverimento…
      Ciao,
      Emanuele
      PS: ma si fanno ancora le paginette con le coniugazioni di un verbo nelle scuole? Io ricordo che la maestra ci lasciava dei verbi da coniugare e noi dovevamo scrivere tutte le coniugazioni…

  3. La tua riflessione è molto interessante.
    Comunque la lingua è un affascinante mistero in continuo mutamento e ognuno di noi è responsabile del suo evolversi.
    Quando la lingua volgare cominciò a soppiantare il latino chissà quanti illustri scrittori avranno pianto. Ma nacquero capolavori anche con essa.

    Rispetto alla tua domanda: certo! Le coniugazioni si imparano ancora e i bambini, in genere, amano anche studiarle.
    Usare poi i tempi dei modi adeguatamente è un altro paio di maniche, anche per chi insegna…
    Io poi parlo quasi eslusivamente il dialetto con amici e parenti per cui se riesco a parlare un italiano decente è solo grazie alla lettura e agli amici che vivono in altre regioni d’Italia con i quali parlo italiano. Con Tania comunque abbiamo scelto di parlare italiano, sebbene io ed Ermanno parliamo in dialetto tra di noi.
    Robi

    • Eheh, mi hai fatto immaginare tutti quegli scrittori latini disgustati dal nuovo che avanza. Che divertimento. In definitiva, ciò che colgo è che: o si è aperti al nuovo, o si è destinati a soffrire. Vale per la lingua ma anche per tanto altro. La vita è dinamicità, è inevitabile.
      Riguardo i dialetti io storco il naso. Mi sembra corretto conoscerlo ma non mi piace tantissimo parlarlo (sebbene qualche parola scappi sempre…).
      Ciao,
      Emanuele

Lascia un Commento

I campi richiesti sono marcati con *.


È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>