Archivio di febbraio 2012

“I pesci non chiudono gli occhi” di Erri De Luca.

Scritto il 21 febbraio 2012 alle 11:58

Pochi mesi fa avevo letto “E disse” di Erri De Luca e pochi mesi fa mi ero lamentato per lo stile dello scrittore che trasuda di amore per i periodi brevi, per le frasi che alla leggibilità contrappongono la ricercatezza dei vocaboli. Dentro me però sapevo che il gioco condotto da De Luca mi aveva affascinato e quando ho visto in libreria “I pesci non chiudono gli occhi” non ho saputo resistere. Perché oltre a ricordarmi sia il mio segno zodiacale che i pesciolini del mio acquario, la quarta di copertina anticipa qualcosa di intrigante per chi, come me, reputa i cambiamenti qualcosa di necessario per il sol fatto di voler rimanere in vita.

Il mio corpo non mi sta a cuore e non mi piace. E’ infantile e io non sono più così. Lo so da un anno, io cresco e il corpo no. Rimane indietro. Perciò pure se si rompe, non importa. Anzi, se si rompe, da lì dovrà venire fuori il corpo nuovo.

Tratto da “I pesci non chiudono gli occhi” di Erri De Luca

In realtà devo confessare che questo libro, col senno di poi, potrebbe condividere qualcosa di più (tristemente?) profondo. Vi spiego: non so se sia colpa dell’ascetismo che, per forza di cose, la vita in un monolocale un po’ impone o se il fatto che in tv dessero solo Sanremo (che ho volutamente perso ed ho “letto” giornalmente a-posteriori un po’ sul web un po’ attraverso i tg) ma le ultime sere di questi giorni le ho dedicate a queste pagine. Il libro però, vede come protagonista un ragazzino un po’ schivo nei rapporti umani che scopre il mondo e gli adulti attraverso i libri. Ovviamente – vi rassicuro – continuo ad avere una vita sociale ma ammetto di amare e godere nel ritrovare spazi tutti miei.

Leggere somigliava a prendere il largo con la barca, il naso era la prua, le righe le onde. Andavo piano, a remi, qualche parola non capìta la lasciavo stare, senza frugare nel vocabolario. In attesa di intenderla, restava approssimata. Dovevo arrivarci da solo, definirmela attraverso altre occasioni, a forza di incontrarla.

Copertina de: "I pesci non chiudono gli occhi" di Erri De Luca“I pesci non chiudono gli occhi” è la storia d’amore estiva dell’infanzia. E’ la tenerezza della scoperta della mano di quella bambina che, fino a qualche istante prima per te era solo un altro essere, qualcosa che non poteva scuoterti all’interno. E’ la strana sensazione che si prova nell’aver pronunciato, in piena inconsapevolezza, una frase che trasuda di romanticismo. E’ la scoperta della parola “amore” stessa: un termine che fino ad una certa età si fatica a comprendere: perché “i grandi” stanno male per essa? Perché farebbero di tutto per averne? Perché sembra così bella ma è intrisa di odio e vendetta? Domande innocenti di un bambino che non l’ha ancora scoperta.

Il tutto, raccontato durante l’estate di poco più di mezzo secolo fa, caratterizzata dal papà che salpa verso l’America alla ricerca di fortuna nel primo dopo-guerra e la saggezza del mare e degli animali che trasmettono verità senza dilungarsi in troppe parole.

E’ un bel libro. Una storia molto leggera accompagnata dallo stile, inequivocabile, che contraddistingue De Luca: sembra sia un uomo incapace di strillare. Non incontri eccessi, non ci sono pagine particolarmente spigolose ma anche le scene più convulse e appassionanti sono raccontate con la stessa velocità. Potrebbe suonar strano ma ti permette di apprezzare allo stesso modo dalla prima all’ultima pagina.

Emanuele

Debug di uno script batch quando usato nel task scheduler.

Scritto il 20 febbraio 2012 alle 10:56

Problema: ho creato un file batch che ogni tot ore svuota delle cartelle su un drive di rete mappato sotto Windows 2003 Server. Se mandato in run manualmente lo script esegue il compito in maniera egregia, se invece lo si avvia tramite task scheduler qualcosa fallisce.

Il log dello scheduler non è sufficiente a risolvere il mistero (il batch viene lanciato correttamente quindi il file è accessibile e l’utente di riferimento ha tutti i diritti per eseguirlo) ma l’azione non viene compiuta (le cartelle rimangono piene).

Come uscire dal problema?

Create un ulteriore file batch (debug.bat) da avviare tramite schedulazione e scrivete al suo interno queste istruzioni:

echo [%date% - %time%] Log start > C:\log.txt
CALL "C:\my_real_script.bat" >> C:\log.txt 2>&1

Sostituite my_real_script.bat con lo script che non vi funziona ed eseguite tramite schedulazione debug.bat

In log.txt avrete sia l’elenco delle azioni eseguite (lette in my_real_script.bat) che le eventuali risposte di errore da parte del sistema operativo. Il trucco sta in quel 2>&1 che redireziona l’output sul file.

E adesso, se volete sapere perché il mio script non andava, la risposta è semplice: Windows non ha accesso ai drive mappati quando esegue un’azione chiamata dallo scheduler (vi ricordo che lo script funziona benone se lanciato manualmente) e risponde con “The system cannot find the path specified.” in quanto il mapping dei drive viene effettuato solo per l’utente corrente.
Per risolvere il mio problema, nello script batch, ho dovuto usare la path UNC del tipo \\ip-address\folder_name.

Emanuele

L’apicoltore di Maxence Fermine, un capolavoro senza tempo.

Scritto il 16 febbraio 2012 alle 19:06

Copertina de "L'apicoltore" di Maxence FermineFossi Roberto Benigni, io direi “che ho voglia di fare l’amore con lei… ma non una volta sola, tante volte, ma a lei non lo dirò mai solo se diventassi scemo direi, direi che farei all’amore anche ora qui davanti casa per tutta la vita…” ma non sono Roberto e – soprattutto – mi riferisco ad un libro. Però è stata questa la sensazione: quando non lo leggevo mi mancava. Quando mi immergevo tra quelle pagine, la sua delicatezza, sembrava dovesse rompersi e finire troppo presto tra le mie mani. Maxence Fermine, fosse una donna, avrebbe me come stalker.

L’apicoltore era una perla, un dolce che aspettavo di gustare nei mesi in cui andavo avanti con Dostoevskji… come un’amata che sai che non ti sfuggirà perché il destino l’ha assegnata a te.

Il libro era già garanzia di successo. Mi ero innamorato di Neve, un capolavoro bellissimo che porto nel cuore (e nascosto nel footer di questo blog…) e la descrizione de L’apicoltore non lasciava spazio alle alternative: sarei caduto – tra quelle pagine – come una pera cotta.

Il giovane Aurélien Rochefer, vive in un paesino del sud della Francia alla fine dell’Ottocento, vuole realizzare il suo sogno, fare l’apicoltore. Gli alveari che costruisce vengono incendiati da un fulmine, mentre una misteriosa femmina nera che gli appare in sogno lo invita a raggiungerlo. Aurélien si imbarca per l’Africa, dove passerà di avventura in avventura, tra re ricchi e avidi, mercanti spietati e una Regina delle Api che gli farà un magico dono. Solo al ritorno a casa, egli troverà la forza di dedicarsi a una ciclopica impresa e saprà scoprire dentro di sé un puro amore per l’unica donna che lo ha sempre aspettato.

Descrizione de “L’Apicoltore” di Maxence Fermine

C’è l’Africa. C’è l’oro – il miele – giallo, che mi ricorda il mio giallo interiore di qualche tempo fa. C’è una donna che sai che non scappa, dolce e silente. C’è la ricerca, la necessità di esplorare… ok, non sto facendo una recensione. Sto letteralmente vaneggiando come si fa quando si descrive una persona di cui si è fulminati follemente.

Lo stile di Fermine è sempre fenomenale: con poche parole riesce a trasmettere colori, sensazioni, stati d’animo. Sembra abbia ricevuto il dono della sintesi che non va interpretato come una perdita. Le poche parole che adornano le sue pagine sono una ricchezza e, più volte, ti domandi quante volte sia tornato su un singolo vocabolo prima di giudicarlo come definitivo.

E’ finito prestissimo. Proprio come un dolcino che vuoi assaggiare in tutti i suoi mille sapori, ho tentato invano di rallentarne la lettura. Certe sere leggevo appena due pagine, cercando di ribellarmi a quella incorruttibile legge che prevede che ogni libro abbia – ahimé – l’ultima pagina.

Emanuele

Detersivo e ammorbidente.

Scritto il 14 febbraio 2012 alle 12:13

L’inettitudine di un uomo, che puoi tentare (per alcuni minuti) di spacciar per minimalismo o filosofia ecologica non la si evince dalle sue scelte di vita, dalla sua storia o dalla sua cultura. L’uomo sarà eternamente diverso da un esemplare di homo sapiens sapiens del sesso opposto per un motivo semplicissimo: usa solo due flaconi di composti chimici per gestir la lavatrice contro i cinque di una donna.

L’armadio è vuoto, l’ambiente ringrazia, la lavatrice si abitua. I vestiti, non so (ma la specie sembra ancora florida).

Emanuele

PS: potrebbe (non) interessarvi anche @manulocale (le avventure di un uomo in un monolocale).

E si amarono l’un l’altro, sospesi su un fil di neve.

Scritto il 4 febbraio 2012 alle 18:43

Monociclo sulla neve

L’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare. Funambolismi.
La cosa più difficile è avanzare senza cadere.

Tratto da “Neve” di Maxence Fermine

Emanuele

Music has changed. The snow must go on.

Scritto il 2 febbraio 2012 alle 22:05

Neve su neve

Per un siciliano rimarrà pur sempre un mare. Un mare di freddo.

E, così, saprà riderne e – in silenzio – aprir le braccia in piena notte per una breve nuotata verso l’alto.

Emanuele