Emanuele, ingegnere. Nato a Palermo verso ora di pranzo. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Divide un monolocale con otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.
L’ultimo giorno di lavoro dell’anno guardi i minuti con un fare diverso. Li conti. Ne mancano trenta, ne mancano venti, ne mancano cinque. Ad un tratto ti ritrovi fuori, con le spalle all’edificio, coi passi che bramano l’auto per il freddo e un brivido ti attraversa ogni parte del corpo senza distinzioni. Non per il freddo però, non questa volta. Il brivido lo avverti per tutto ciò che quell’edificio significa. L’ultimo giorno di lavoro dell’anno avresti tantissime cose da dire e invece ti ritrovi, abbracciato in un cappotto, con una strana voglia di silenzio. Come se tutto quel che senti, quelle parole, quel freddo, quei sorrisi, quelle strette di mano, quell’incredibile agglomerato di emozioni che vorticosamente trattieni debbano esser cullate ancora per un po’ dentro te, lasciandole invisibili a chi – andando di fretta – attraversa la tua strada coi fari accesi. Sensazioni che avran bisogno di un nuovo anno per esser smaltite.
Questo è un articolo sponsorizzato, ma sono libero di esprimere la mia opinione.
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Non mi era mai capitato di vedere una proposta pubblicitaria e pensare: “voglio partecipare“… ma qui l’argomento era pane per i miei denti ingegneristici e così mi sono auto-proposto. Il motivo è uno: sono – dannatamente – affascinato da tutto ciò che si può catalogare o analizzare matematicamente. Lo sapete, ho collezionato in maniera certosina i primi 10000km della Panda e ho un foglio di calcolo delle mie uscite in bicicletta.
L’argomento questa volta è una scarpa, qualcosa che – tipicamente – nessuno si aspetta che possa avere più di una buona suola e una buona resistenza durante l’uso. La adidas però propone le adizero f50 delle scarpe “futuristiche” che tracciano una marea di informazioni quando le indossiamo.
Sono proposte per i calciatori, o comunque per tutti gli aspiranti tali che vogliono avere maggiori informazioni sulle loro performance. Le adizer0 f50 sono capaci di memorizzare i valori di velocità media, velocità massima, distanza percorsa, numero di scatti… insomma, sono certo che la sola idea di poter “battere se stessi” in maniera tangibile e numerica sia un’ottimo sprone per migliorare il rendimento durante la partita successiva.
Il bello della soluzione adidas però non finisce qui. Altro tassello della proposta è la possibilità di accedere, tramite miCoach, ai propri dati direttamente da iPhone o iPad (oltre a PC o Mac) e di condividerne i risultati con gli amici su Facebook, così – se oltre ad amare il calcio siete anche nerd (a Balotelli faranno un corso immagino) – potrete inviare i vostri risultati direttamente da bordo campo.
Sarei curioso di analizzare i dati e le differenze tra un giocatore professionista e uno amatoriale e, perché no, vedere annegati questi sensori in tanti altri accessori sportivi che possano dare il senso dei propri sforzi. Solo io immagino già un pugile che conosce la velocità del proprio destro?
Non mi interessa acquistarlo, ieri vagando in pausa pranzo ho visto quel cartello: è legale una cosa simile? La legge sul diritto di recesso non dovrebbe applicarsi a qualsiasi acquisto fatto da un privato senza partita IVA?
Capisco (ma non condivido totalmente) lo sgravio del supporto in garanzia che viene demandato sempre alla casa costruttrice ma… se arrivo a casa e decido che pesa troppo o che la mela è morsicata più del dovuto o, ancor più banalmente, c’è un graffio dietro, non dovrei poter tornare al negozio e lasciarlo all’ufficio resi entro 7 giorni? Una comunicazione simile vale qualcosa? C’è qualche avvocato o aspirante tale che sa togliermi il dubbio?
Questo è un articolo sponsorizzato, ma sono libero di scrivere la mia opinione.
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Manca una settimana a Natale e non hai ancora trovato cosa inviare ai tuoi amici? Hai già fatto fuori tutta quella serie di gif e presentazioni powerpoint irriverenti sul Natale che circolano ogni anno? Sei un patito dei social-network e pensi che gran parte delle relazioni debbano o possano passare da lì? Alcuni tuoi amici ti hanno inviato degli auguri originalissimi credendo di essere imbattibili?
Se hai risposto si a tutte e quattro le domande, sappi che Sky ha preparato per te, Don Natale, una applicazione per Facebook che in pochi passi ti permette di realizzare un video personalizzato ed irriverente: il protagonista infatti è un Babbo Natale siciliano che riprende i film hollywoodiani sulla Mafia.
Come si usa? Nell’era del web 2.0 è tutto semplicissimo: permetti all’applicazione di Sky di accedere al tuo profilo Facebook e in un attimo avrai pronto un video in pieno stile cinematografico con alcuni particolari tuoi e del tuo amico! L’effetto sorpresa è garantito… e chissà che non dia il là ad una serie di video di risposta sullo stesso stile.
Ovviamente il Natale è tanto – ma proprio tanto – altro, però un anticipo di auguri di Natalesimpatici e allegri possono sempre fare comodo, sperando che i più piccoli non si convincano che sia questa la vera versione di Babbo Natale, anche perché tra crisi, tasse sempre più opprimenti e portafogli sempre più vuoti, ci si augura sempre che – almeno Babbo Natale – non debba rivedere la propria magnanimità…
Attenzione: questo post farà innervosire tutti quelli che… “è orrendo: nei prodotti Apple non puoi cambiar batteria!“.
Qualche giorno fa ho raggiunto i 400 cicli di carica del mio Macbook (il mio è il vecchio modello in policarbonato bianco in cui la batteria poteva ancora esser sostituita). Ho monitorato l’andamento ogni 100 cicli e come si può vedere dal grafico sotto, il decadimento della batteria durante gli ultimi 100 cicli di carica è accelerato vertiginosamente.
Attraverso “System profiler” il mio Mac mi consiglia di sostituirla presto ma, in realtà, riesco ancora a utilizzare il MacBook circa 2 ore senza alimentazione e la cosa mostra palesemente quanto le batterie Apple siano di qualità. Proprio qualche giorno fa una amica con un Sony Vaio acquistato un anno fa mi raccontava che ormai non può più usarlo se non con l’alimentatore. Il mio Macbook due settimane fa ha compiuto 4 anni.
Informazioni sulla carica:
Carica restante (mAh): 3483
Carica completa: Sì
In carica: No
Capacità a carica completa (mAh): 3647
Informazioni sulle condizioni della batteria:
Conteggio cicli: 400
Condizione: Sostituisci presto
Batteria installata: Sì
Amperaggio (mA): 0
Voltaggio (mV): 12408
Ad ogni modo, l’unico difetto che ho notato (non trascurabile) è che – fisicamente – la batteria sembra un po’ gonfia (non so se avete presente le batterie dei cellulari quando invecchiano): la plastica che le fa da involucro non è più piatta come un tempo.
In ogni caso, se decidesse di morire, non potrò lamentarmi. Quattro anni sono un tempo più che auspicabile e se non fosse che le ore che passo al computer nel tempo libero sono diminuite parecchio (di pari passo col tempo libero ) potrei anche dire che la vita della batteria coincide con il momento in cui viene voglia di cambiare portatile perché obsoleto prestazionalmente. Non farò questa spesa al momento ma sono curioso di scoprire quanto potrebbe durare una batteria di nuova generazione (quelle dei nuovi MacBook unibody promettono 1000 cicli di carica).
Ho vissuto un mese senza tv. Mi son perso qualsiasi spettacolo #primadopoeduranteilweekend degno di nota ma ne ho approfittato per alleggerire la lista di film da vedere. In sequenza alfabetica (come selezioni un film se non hai internet per legger la recensione?) ho finito tutta la serie di Romanzo Criminale (stupenda) e visto 500 giorni insieme, Appuntamento a Belleville, Basilicata Coast to Coast, Charile Barlett, Crash contatto fisico, Essere John Malkovich, La mia vita a Garden State, Ogni cosa è illuminata, Ogni maledetta domenica, Paz! e Persepolis.
Considerata la mia – antipaticissima – decisione di non raccontar più nulla di superfluo (definizione: agg. – eccessivo rispetto al bisogno, non necessario, inutile, ridondante) e considerato che quasi tutto al momento mi sembra tale, ho sorvolato elegantemente sull’impressione che mi ha lasciato ognuno di quei film.
Faccio un’eccezione stasera perché Persepolis è un’altra bella perla. Candidato all’Oscar nel 2007 il film basato sull’omonima graphic novel racconta la realtà della rivoluzione iraniana vista da una bambina-adolescente-ragazza. La storia del velo, la libertà, la guerra, le differenze tra uomo-donna, la visione dell’occidente sia da parte di una islamica progressista che dal resto della popolazione.
Inutile continuare a sprecar parole. Guardatelo e non ve ne pentirete (forse, molto spesso, dimentichiamo tanti aspetti quando valutiamo quegli immigrati…).
Ogni tanto ho l’impressione che agli italiani piaccia martellarsi chiodi sui piedi, sempre e comunque, per partito preso.
E’ vero che la politica italiana dell’ultimo ventennio non da adito al nutrire grosse speranze, ma ciò che mi infastidisce e dispiace contemporaneamente è notare che, quando qualcosa funziona, l’italiano deve necessariamente sminuirla, smontarla, lamentarsene e ipotizzare che è indubbiamente certo che altrove, all’estero, la situazione sia migliore. Se infine provi a dirgli che la realtà (mettiamo anche “miracolosamente” se proprio volete) non è così si sente quasi offeso e stenta a crederci. Probabilmente, volendone trovare una ragione psicologica, la storia recente non spinge a dar credito a nulla che nasce su questa terra ma penso sia quasi un dovere morale non diventare vittime di questo gioco.
Siamo in un periodo di crisi, lungi da me affermare il contrario, ma per ripartire, per uscirne bisogna far leva proprio su quelle quattro cose che ancora funzionano: valorizzarle e farle diventare da traino.
E’ un po’ come se un uomo con l’auto con la batteria scarica, decidesse di sgonfiare anche le gomme per farla ripartire a spinta. Assurdo, no?