Archivio di novembre 2011

LG Direct Drive F1495BDS.

Scritto il 30 novembre 2011 alle 17:41

Questo è un articolo sponsorizzato. Sono comunque libero di scrivere ciò che penso.

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Quando ho ricevuto questa proposta di sponsorizzazione, ero tentato di cestinarla anche perché questi giorni nel monolocale mi stan trasformando – più che mai – in un factotum. Ho passato una notte senza caldaia (ahi!) e stasera, dopo questo post, mi tocca calarmi sotto il lavandino della cucina perché, da un paio di giorni, quando lavo i piatti il lavello si riempie d’acqua e devo scoprire cosa ottura lo scarico. Il fatto che non scriva più qui giornalmente, non significa che abbia terminato la lista delle minchiate da raccontare, al contrario, tra l’assenza della tv e della wi-fi (!) l’esperienza, al momento, è moooolto particolare.

LG-1495BDSIn ogni caso, la LG Direct Drive F1495BDS (uhm, la prossima volta però date un nome carino alle cose che le casalinghe il modello effeunoquattrocomecavoloera non lo impareranno mai) sembra una bella lavatrice e non lo dico solo perché quella mia ha due rotelline meccaniche per scegliere il programma e la temperatura mentre questa ha un display che tra un po’ servono gli occhialetti 3D per sfruttarlo a pieno. Sembra interessante perché ha il cestello che – mi dicono – fa sei movimenti (in questo però la mia lavatrice del cavolo la batte perché mentre lavora saltella per tutto il monolocale) e durante il lavaggio spara del vapore per igenizzare il bucato già a basse temperature. Il motore che ha dentro, tra l’altro, è garantito 10 anni (senza estenzioni di garanzia particolari) e lavora in classe A+++ (30% in meno rispetto alla classe A+).

Infine – per la gioia delle casalinghe – la lavatrice in caso di difetti comunica attraverso dei beep particolari il problema. In questo modo i tecnici, telefonicamente, possono riconoscere il tipo di lamento e indicare velocemente quale sia il problema. Quest’ultima funzione mi ha sorpreso: quando ho letto il depliant ho creduto istintivamente che fosse in grado di comunicare via internet e invece… usa proprio un codice “morse” telefonico che può aver senso perché – vedi il mio caso attuale – non sempre a casa è disponibile una connessione internet.

Se avete ulteriori domande, potete cercare informazioni sulla pagina FaceBook LG o sul loro blog. Io torno alla mia avventura.

Emanuele

Why try.

Scritto il 28 novembre 2011 alle 22:46

Movimenti lenti. Aspettavi da alcuni minuti di poter girare quella fredda manopola luccicante che da avvio al getto d’acqua. Scorre. Richiudi l’anta e attendi, da fuori, di intravedere un po’ di vapore che attesterà la prima trasformazione. Il calore fuori, intanto, è sempre poco. Vai abbandonando i vestiti qua e là, coprendo sempre più parti del tuo corpo di quel coraggio che permette ad un bambino appena nato di gridare ma non di esser terrorizzato. Un brivido lungo la schiena accompagna e saluta la magliettina che indossavi. Ogni centimetro di pelle sembra tendergli una mano, vorrebbe tirarla giù ma ne viene privato e decide di urlare. Intanto l’acqua continua a scorrere segnando la seconda trasformazione: tutto è in divenire. I movimenti che fai fuori sono calcolati, non vaghi più, sai qual è lo scopo e ti affanni affinché sia tutto compiuto. Parte una musica in sottofondo, ti chiede “Why try?“. Non puoi darle risposta, non adesso, non ancora. Riapri l’anta, lentamente. Un po’ di vapore fugge via, con la stessa gentilezza che ritrovi in chi ti cede il posto in un autobus pieno di gente. Senti una nuova maglietta sulla tua pelle, senti l’acqua scorrere. Chiudi gli occhi. Li riapri. Li richiudi lentamente. La temperatura è giusta. Lasci che quel flusso baci per qualche istante le tue labbra. E’ il momento di riscaldare un po’ quei pensieri e poi, come un’ultima trasformazione, lasciarli scorrer via.
D’altronde: why try?

Emanuele

Fatti vedere, bastardo.

Scritto il 24 novembre 2011 alle 18:56

Un odore. Basta quello. Un maledettissimo e bastardissimo odore. Lui lo sa e per questo arriva. Però è insulso perché non si fa vedere, non puoi lasciarlo fuori casa, non puoi decidere «oh, lo metto sotto con l’auto che non sapete quanto mi sta antipatico». No. Lui arriva quando e dove vuole. Ti raggiunge seppur sei tappato in casa da ore, con le finestre chiuse, le persiane sigillate,  la porta serrata con doppia mandata. Luce spenta, si sa mai che si accorge che sono in casa (shhh, leggete col fiato quanto vi dico). Probabilmente invece si è già nascosto da qualche parte – chessò, su un vestito -, ti è saltato addosso di soppiatto mentre salivi le scale o mentre ti lavavi le mani. Ad un certo punto, si decide e ti esplode in faccia. «Spara, spara maledetto. Provaci ancora. Si, si, dico a te. Non mi guardare come se fossi sorpreso e togliti quell’aria da santerellino». Non servono chissà quali rivoluzioni copernicane o quali grandi ricerche scientifiche. Per viaggiare nel tempo basta un odore. Un maledettissimo odore che, fosse una macchina, potresti decidere di distruggere, di far fuori, di nascondere in una cantina che la riempirà di polvere dopo un pomeriggio in cui quella diavoleria ti ha sconvolto per sempre. No. Lui – l’odore – devi accettarlo e devi accettare persino l’idea che possa raggiungerti ancora. Che possa regalarti un viaggio, un istante altrove, un biglietto magico verso terre che in realtà non esistono già più. Se l’umanità chiudesse gli occhi più spesso, quietasse il proprio corpo in riva al mare – giusto a tre passi dal punto in cui l’acqua concede alla terra di esistere -, se proprio lì smettesse di pensare a tutte le stupidaggini che presume di “dover continuare a portare avanti” avrebbe certo modo di attraversarlo quel mare lì. Senza fare un passo. Perché, per viaggiare, basta un odore.

Emanuele

Cuscini.

Scritto il 19 novembre 2011 alle 10:22

Il gioco più ingannevole della mia fantasia è stare qui, a sognare, ricamato sul divano.

Emanuele

Paradise.

Scritto il 14 novembre 2011 alle 11:13

L’ultimo CD dei Coldplay – secondo me – non eccelle, quelli passati avevano un’anima in cui mi rispecchiavo maggiormente. Avrei persino evitato di parlarne ma devo far eccezione perché ben due persone mi han detto “c’hai fatto la testa tanta parlando di Coldplay e monociclo che adesso t’han messo nel loro video!”.

Coldplay - Paradise

Io il video non l’avevo ancora visto, però non posso dar loro torto: c’è anche un po’ d’Africa…

Emanuele

Appuntamento a Belleville.

Scritto il 13 novembre 2011 alle 21:46

Una piccola perla, da gustare in rigoroso silenzio.

Appuntamento a Belleville

L’opera di Sylvain Chomet è come un quadro e ogni giovane ciclista, dovrebbe poterne sorridere almeno una volta.

Emanuele

11-11-11.

Scritto il 11 novembre 2011 alle 21:26

Oggi è l’ultimo giorno binario del secolo. Oggi è il primo giorno della mia vita in cui dormo nel mio monolocale.

Il mondo e io. Ognuno osserva il tempo dalla prospettiva che preferisce.

Emanuele